Scuole Professionali Salesiane, momenti della loro storia (1853-1953)

Scuole Professionali Salesiane, momenti della loro storia (1853-1953)

Autore/i: Josè Manuel Prellezo

Casa editrice: ASW S.r.l.

Data di pubblicazione: dicembre 2009

Collana: Pubblicazioni

Id Libro: urn:uuid:7e55b21c-ac52-45df-bd28-eccc2e0f64bd

Perché un volume come questo, in un momento storico come l’attuale, in cui stiamo celebrando, il 150° dell’Unità d’Italia? Per un motivo, direi, molto semplice. Se l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione Italiana, sono centinaia di migliaia gli Italiani che in questi 150 anni, nelle numerosissime case salesiane di tutta Italia, hanno “imparato un lavoro”, senza ovviamente contare le altre centinaia di migliaia di giovani che hanno “imparato a lavorare” mettendo le basi culturali per acquisire una più alta professionalità. Troppo facilmente oggi rischiamo di vivere in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato di cui pure siamo frutto. Troppo facilmente oggi anche gli storici italiani hanno “dimenticato” ciò che invece ex officio dovrebbero “ricordare” agli altri, il passato, tutto il passato. Ed in questo passato si trova che la legislazione relativa ad una riorganizzazione dell’istruzione professionale nel nostro Paese è di cinquant’anni dopo l’Unità d’Italia (1912), che essa recepì molto dell’apprezzata esperienza salesiana ma che non sortì effetti significativi a causa della Grande Guerra. La storia ci indica altresì che la riforma Gentile non considerò la Formazione Professionale come scuola di “pari dignità” con gli indirizzi umanistici, che durante il ventennio fascista la Scuola Professionale rimase in una specie di “limbo” legislativo – mentre le scuole salesiane continuavano la loro esperienza ed il loro ruolo di “supplenza” rispetto allo Stato – che anche la Carta della scuola del 1939, che pur tentava di correggere il tiro, ancora una volta, per lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, restò lettera morta. Solo negli anni cinquanta, in una Italia in cui ancora molti, troppi faticavano a vivere, in cui si trattava di dare lavoro e fiducia a tutti per ricostruire un tessuto sociale – ci ricorda sempre la storia – furono promossi dallo Stato corsi di “addestramento al lavoro”. Ma fu un episodio circoscritto, tanto più che presto sarebbe venuta la riforma della Scuola media unica e la situazione sarebbe cambiata radicalmente. Con tutto ciò solo ultimamente è stata editata un’ampia “Storia della formazione professionale in Italia”, guarda caso, proprio in una collana di pubblicazioni salesiane del CNOS-FAP, purtroppo relativa al solo triennio 1947-1977, praticamente dunque posteriore all’epoca cui si riferisce il presente volume di Prellezo. Il noto studioso spagnolo, da quattro decenni presente in Italia, docente emerito della Pontificia Università Salesiana ed autore di pregevoli saggi di storia salesiana, non vuole certo in questo testo colmare tale lacuna. Intende solo, sulla base in particolare delle fonti archivistiche salesiane, e della bibliografia esistente, ricostruire in quattro tappe la storia centenaria della Formazione Professionale salesiana, dagli umili laboratori di Torino-Valdocco dei primi cinquanta del secolo XIX fino alle “vere e proprie scuole professionali salesiane” del primo secolo successivo. L’indagine centenaria si chiude esattamente con il 1953. Cinque anni dopo don Bosco venne dichiarato patrono degli apprendisti. Ovviamente quella che Prellezo racconta è una storia ad intra della società salesiana, che però ha necessariamente operato a fronte di innumerevoli sfide ad extra: quelle dei nuovi fermenti sociali e dalla evoluzione della mentalità e del costume prodotti dai processi di industrializzazione e di modernizzazione economica, della crescita dei nuovi ceti sociali, dell’incremento dell’urbanizzazione, delle nuove ideologie e dei movimenti politici di massa, più tardi dalla “nazionalizzazione delle masse” e dall’educazione totalitaria della gioventù, fino a giungere alla ripresa economica del secondo dopoguerra; il tutto attraversato da profondi mutamenti del sistema scolastico nazionale e della dottrina sociale della Chiesa. Una storia dunque che ha vissuto momenti di euforia e momenti di crisi, momenti di serenità e momenti di difficoltà e di tragedia, vuoi per ragioni di ripensamento e riorganizzazione interna alla società salesiana dovuti magari a ristrettezze economiche e scarsità di personale, vuoi per rispondere ai sempre nuovi ed spesso urgenti appelli della società civile e delle autorità politiche, vuoi per aver dovuto portare le conseguenze di due guerre mondiali. Tutto questo è qui brevemente presentato, documentato, ed anche illustrato con fotografie più eloquenti delle parole. Non si può che essere grati all’autore. Lo sviluppo industriale dell’Italia, dai suoi timidi inizi torinesi al boom economico degli anni sessanta, fu reso possibile anche dalla non indifferente presenza di maestranze che i salesiani di don Bosco – e fra loro soprattutto la componente laicale, molte centinaia di “coadiutori”, italiani ed anche stranieri in un arricchente scambio interculturale – hanno preparato con seria disciplina, con nuove specializzazioni professionali, con ottima “qualità” di lavoro. “Mettere i giovani in grado di guadagnarsi onestamente il pane” in un ambiente sereno e sicuro, educarli ad essere “buoni cristiani, buoni cittadini, abili nell’arte” è stato un contributo prezioso che la società salesiana con le sue scuole professionali ed agricole ha dato (e continua a dare) al paese Italia. In esso gli ex allievi di tali scuole – per lo più figli di famiglie del ceto popolare – non solo hanno trovato modo di vivere dignitosamente del lavoro delle loro mani, ma si sono affermati proprio in ragione della loro capacità di produrre bene e servizi; non solo hanno potuto godere di un decente livello di sussistenza, ma spesso hanno anche acquisito un ruolo nella società di notevole prestigio. E non solo in Italia, visto che dall’Italia sono partiti salesiani capi-laboratori e maestri d’arte, che hanno creato dal nulla decine di apprezzate scuole professionali ed agricole in moltissimi paesi europei ed extraeuropei, sempre nel tentativo di rispondere alle “esigenze del tempo e del luogo” e di essere “con i tempi e con don Bosco”. Francesco Motto direttore Istituto Storico Salesiano

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