Ricerca azione di supporto alla sperimentazione della formazione professionale iniziale secondo il modello cnos-fap e ciofs fp –

Ricerca azione di supporto alla sperimentazione della formazione professionale iniziale secondo il modello cnos-fap e ciofs fp –

Autore/i: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni

Casa editrice: ASW S.r.l.

Data di pubblicazione: dicembre 2002

Collana: Pubblicazioni

Id Libro: urn:uuid:caa4e4b9-17d8-4cac-b94a-c2b1ef7fc237

Sulla base dell’articolo 68 della legge n. 144 del 17 maggio 1999 e dell’Accordo Stato Regioni del 2 marzo 2000, le sedi nazionali del CNOS-FAP e del CIOFS/FP hanno elaborato nel 2000 un progetto di FPI. Per monitorare la sua attuazione, è stata avviata una ricerca-azione che mirava a raccogliere dati sull’effettiva realizzazione di quanto previsto, al fine di tarare e ridefinire la proposta iniziale. L’investigazione è terminata nel giugno 2002 e i risultati sono stati presentati nel rapporto conclusivo (Malizia, Nicoli e Pieroni, 2002b). Quanto emergeva dalla rilevazione sulle prassi dell’obbligo formativo ha confermato l’importanza di una formazione professionale dotata di un proprio statuto peculiare, inserita in un complessivo sistema formativo articolato ed aperto, in grado di rappresentare un sottosistema educativo, dotato di obiettivi di pari dignità rispetto a quelli dell’istruzione e con questo interrelato con possibilità di passaggi, al fine di offrire ai giovani l’opportunità di acquisire una “qualifica professionale”. Nella ricerca azione di supporto alla sperimentazione della FPI, infatti, si sono composte in maniera sinergica l’istanza educativa, che è peculiare della FPI in quanto ha come destinatario il minore, il raccordo organico con il sistema economico-produttivo, da cui riceve indicazioni e proposte sui fabbisogni professionali del territorio, la personalizzazione del percorso (attuata soprattutto attraverso alcune azioni di sistema quali l’accoglienza, l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro) e il raccordo con il sistema di istruzione. L’indagine di cui si dà relazione nel presente rapporto si è svolta nel primo semestre del 2003. Essa non è un sottoprogetto del progetto biennale perché non era stato previsto nell’impostazione iniziale. Tuttavia, è legata sostanzialmente ad esso perché ne tenta una valutazione al di fuori delle mura dei Centri nel concreto del mondo del lavoro. Tra gli aspetti più significativi sottesi alla ricerca-azione biennale in merito al modello sperimentale CNOS-FAP e CIOFS-FP di FPI, un passaggio cruciale, ai fini della verifica del successo dell’intervento, consisteva indubbiamente nel monitoraggio della transizione degli utenti dalla FPI al sistema produttivo. Tale “inserimento”, mentre per un verso gioca da elemento di controllo del processo formativo connesso alla formazione iniziale e all’orientamento, intesi come fattori mirati a valorizzare la vocazione peculiare di ogni singolo utente della FPI, dall’altro permette di realizzare una interazione feconda tra formazione professionale e mondo del lavoro in tema di formazione iniziale. Più in particolare la presente indagine si è proposta i seguenti obiettivi: a) verificare l’esito finale degli allievi della sperimentazione della FPI nella transizione al mondo del lavoro o ad altro tipo di istruzione/formazione b) tenendo conto dei risultati della verifica, individuare eventuali ulteriori bisogni formativi dei giovani intervistati al fine di un perfezionamento della loro professionalità; c) contribuire a valutare il successo della FPI erogata sulla base dell’analisi degli esiti degli allievi; d) avanzare proposte per potenziare il programma sperimentale di FPI dal punto di vista dell’inserimento e dell’accompagnamento al mercato del lavoro. Il presente rapporto si articola in cinque capitoli. Il primo pone le premesse teoriche della ricerca, analizza i dati sulla transizione dei giovani dal sistema educativo al mondo del lavoro in Italia e descrive i cambiamenti che la riforma Moratti ha introdotto con particolare riferimento al tema centrale del rapporto. Il secondo presenta il progetto dell’investigazione nel quadro della sperimentazione della FPI e illustra lo svolgimento della indagine. Il terzo e il quarto capitolo analizzano i risultati dell’indagine in riferimento rispettivamente agli allievi che hanno terminato il biennio della sperimentazione e a quelli che si sono ritirati prima. Il quinto capitolo tenta di offrire un visione complessiva dei risultati della investigazione in una prospettiva di futuro e al termine viene offerta una bibliografia sintetica delle opere principali utilizzate nella ricerca, mentre in appendice sono allegati gli strumenti di indagine. In sintesi i principali risultati dell’indagine possono essere riassunti nei seguenti tre punti. 1) La situazione dei soggetti intervistati al momento del rilevamento Dei 492 ex-allievi del campione “A” che hanno portato termine i due anni della sperimentazione: – hanno ottenuto la qualifica in 437, pari all’88.8% del totale, mentre ammontano a 55 (11.2%) quelli che non hanno ottenuto tale titolo o non hanno risposto. Quest’ultimo dato non è del tutto soddisfacente e richiede un impegno ulteriore per potenziare le strategie della pedagogia del successo formativo nella FPI; tuttavia, esso è senz’altro migliore di quello riscontrato nel 2001-02 relativamente al secondo anno degli istituti professionali con il 20% di non ammessi agli scrutini o degli istituti tecnici con il 13.1% (Sugamiele, 2003, p. 238); – inoltre, sempre di questo gruppo 159 (32.3%) al momento dell’inchiesta erano già inseriti nel sistema produttivo e tra essi il numero dei lavoratori in possesso della qualifica riguardava 131, cioè la più gran parte (82.4%); 193 (il 39.2%) avevano ripreso a studiare; e altri 140 (il 28.5%) erano rimasti disoccupati o erano ancora inoccupati. A loro volta tra i 110 ex-allievi del campione “B” che si sono ritirati: – 52 (il 47.3% di questo gruppo) avevano trovato lavoro; – 15 (il 13.6%) avevano ripreso a studiare; – 43 (il 39.1%) erano rimasti disoccupati o erano ancora inoccupati. 2) Valutazione positiva della sperimentazione della FPI Il lato veramente positivo emerso dalle fila di coloro che hanno portato a termine la sperimentazione viene dai dati relativi alla valutazione del corso, da cui sono usciti rimanendo quasi all’unanimità soddisfatti, indipendentemente dal fatto poi di aver trovato o meno un’occupazione o di aver continuato la loro formazione. Tra coloro che si sono ritirati, solo 38 pari al 34.5% di questo gruppo motivano l’abbandono perché insoddisfatti del corso e per contrasti con il CFP. Tale dato porta di conseguenza a ritenere che nella maggior parte dei casi la conduzione della sperimentazione non può essere messa in discussione per l’ insuccesso di quanti hanno abbandonato. Questo tuttavia non esime dall’accogliere critiche e proposte di miglioramento. In particolare sono stati suggeriti alcuni “piccoli ritocchi” nell’organizzazione della sperimentazione, riferiti particolarmente all’introduzione dell’informatica e dell’inglese a livello elevato e alla progettazione di un terzo anno, finalizzato al conseguimento di una specializzazione. Riguardo poi all’orientamento si possono citare la coerenza almeno parziale tra la qualifica ottenuta e l’occupazione che viene indicata dal 70% degli ex-allievi che hanno trovato un lavoro dopo aver terminato il biennio della sperimentazione. È anche positivo che il 40% circa di chi ha concluso la sperimentazione abbia deciso di proseguire gli studi per ottenere un titolo superiore, una specializzazione e/o un approfondimento delle proprie competenze. In questo caso la sperimentazione è servita in ogni modo ad innescare il desiderio di traguardi più ambiziosi sia in termini formativi che professionali. E comunque il bisogno di ulteriore formazione è scaturito anche dalle fila di un certo numero di lavoratori, grazie proprio all’esperienza in atto, e perfino da un terzo degli inoccupati/disoccupati i quali però, diversamente dagli altri, si caratterizzano per la presenza di alcune condizioni di svantaggio (in particolare la mancanza di altre opportunità formative nelle Regioni del sud) nonostante la dichiarata volontà a riprendere gli studi. Le condizioni problematiche soprattutto nel Mezzogiorno, in linea con i dati nazionali sulla occupazione e legate al contesto sociale ed economico, oltre a denunciare le responsabilità, a livello di governo, di enti locali e di imprese, inducono a prevedere uno studio più accurato del mercato del lavoro locale per una programmazione il più possibile legata al territorio. Il mancato aggancio tra il sistema formativo e quello del mercato del lavoro è dovuto alla compresenza di più variabili riguardanti segmenti deboli della popolazione e lo stato di inoccupazione/disoccupazione (femmine + terziario + età avanzata). Infatti, la mancata corrispondenza tra la formazione/qualifica conseguita e il lavoro svolto – corrispondente al 30% circa di coloro che hanno terminato la sperimentazione e lavorano – riguarda soprattutto il terziario. Per quanto concerne l’orientamento, risulta un momento formativo meno segnalato dagli intervistati rispetto ad altri aspetti (indicazione rilevata dal quesito n. 2 della scheda n. 2 dello strumento proposto). È possibile leggere tale dato come indicativo di due fattori: – l’azione orientativa, pur non percepita importante in forma autonoma dalle altre azioni, ha raggiunto la finalità che le è propria di accompagnamento del processo di definizione del progetto professionale e di organizzazione dell’iter formativo sullo stesso; – lo strumento di rilevazione può essere migliorato. 3) Luci e ombre della transizione al mondo del lavoro Se si attribuisce alle modalità di assunzione/contrattazione un fattore di “riconoscimento” da parte del sistema produttivo del valore della sperimentazione e/o della qualifica conseguita (e, quindi, del “prodotto” scaturito dal sistema formativo, per stare in tema), in realtà i dati del monitoraggio spingono a parlare di un certo “atteggiamento predatorio” delle imprese piuttosto che di “rispetto” verso la risorsauomo messa a disposizione del mercato del lavoro attraverso l’intervento sperimentale. Tale valutazione deriva dal constatare che un terzo circa dei lavoratori non è stato regolarmente assunto. Sul lato positivo va sottolineato che la soddisfazione per il lavoro da parte degli occupati che hanno terminato il corso di FPI si situa tra molto e abbastanza. Inoltre, più del 70% degli ex-allievi di questo gruppo sono entrati nel sistema produttivo entro tre mesi dal termine della sperimentazione. Da ultimo, intorno ai due terzi degli occupati che hanno terminato il corso di FPI sottolinea la funzionalità delle competenze professionali apprese nella FPI per l’esercizio della varie mansioni e un terzo quella dello stage.

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