Autore/i: Guglielmo Malizia
Casa editrice: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: dicembre 2008
Collana: Studi
Id Libro: 978-88-95640-25-9
Questo libro è nato dall’esperienza di oltre trenta anni di insegnamento nel curricolo di Pedagogia per la Scuola e la Formazione Professionale della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Salesiana. Il corso è quello tradizionale di Legislazione e Organizzazione Scolastica, ma gli studenti sono italiani solo in una minoranza estremamente ridotta, mentre la grande maggioranza proviene da una gamma ampia di Paesi, situati in tutti i continenti: quest’ultima specificità mi ha impedito di parlare dell’Italia e mi ha imposto di fare riferimento alle dimensioni europea e internazionale della disciplina. Inoltre, molti degi allievi, quando si iscrivono da noi, possono già vantare una esperienza più o meno lunga di insegnamento o di coordinamento e talora pure di dirigenza. Per questi motivi, mi è sembrato che il libro potesse essere proposto con utilità a una platea di formatori e di dirigenti della formazione professionale del Cnos-Fap e del Ciofs/Fp. Nel titolo del libro ho usato il termine politica e con esso intendo indicare l’insieme degli in-terventi posti in essere dall’autorità pubblica a livello macrostrutturale nel sistema educativo di istruzione e di formazione in vista del raggiungimento del bene comune. In altre parole, mi occupo di quella disciplina che gli studiosi europei chiamano “amministrazione scolastica” e che all’interno delle scienze dell’educazione studia la gestione della scuola a livello di sistema (Federazione, Stato, Regione, Provincia, Distretto) allo scopo di conoscerla meglio e di renderla più efficace (Malizia, 2008). A questo punto mi permetto di ricordare in sintesi l’evoluzione di tale disciplina sul piano degli approcci scientifici adottati. Fino alla metà del secolo scorso ha dominato la prospettiva giuri-dica per cui ha coinciso con la legislazione scolastica. L’approccio delle scienze sociali ha esercitato un forte influsso sull’evoluzione della politica e dell’amministrazione scolastica e formativa per tutto il nostro secolo, soprattutto tra la metà degli anni ’50 e ’70. Lo scopo era di potenziare l’inse-gnamento universitario e la ricerca, facendoli uscire da uno stile prevalentemente esortatorio e impressionistico; d’altra parte, gli amministratori e i politici operavano in organizzazioni, comunità, gruppi, in situazioni cioè studiate proprio dalle scienze sociali. In particolare sono le teorie or-ganizzative a influire sulla politica e sull’amministrazione scolastica e formativa. Così le posizioni tayloristiche risultano visibili nell’enfasi sull’efficienza, i risultati, la competenza, la responsabilità soprattutto nei paesi anglosassoni, la concezione weberiana della burocrazia nella costruzione dei sistemi centralizzati delle nazioni in via di sviluppo, la teoria delle relazioni umane nella domanda diffusa di democrazia e di una “leadership” partecipativa, le impostazioni sistemiche nell’af-fermarsi dell’autonomia e della pedagogia del progetto. Agli inizi degli anni ’70 il panorama delle scienze sociali è percorso da forti dinamiche orientate al cambiamento. Anzitutto è la società ad essere scossa da un intenso attivismo politico che trova la sua espressione paradigmatica nella contestazione giovanile. Inoltre, viene denunciato da più parti il positivismo delle scienze sociali, cioè la pretesa che gli unici criteri di verità siano la verifica empirica e la logica analitica, che la metodologia delle scienze naturali debba essere trasferita senza adattamenti alle scienze sociali, che l’obiettivo di queste ultime consista nella elaborazione di leggi, che la ricerca debba essere neutrale sul piano dei valori. Emergono nuove prospettive tra cui va ricordato il “soggettivismo” che rifiuta ogni scientismo per affermare la ne-cessità di tener conto nella politica e nell’amministrazione scolastica e formativa anche dei valori e dei sentimenti. Pertanto, il campo degli studi va esteso dagli aspetti descrittivi a quelli normativi e la ricerca empirica non può limitarsi al quantitativo, ma deve affrontare temi come la volontà, le intenzioni, il linguaggio, ciò che è giusto o sbagliato nella politica e nell’amministrazione scolastica e formativa: di conseguenza la metodologia si orienta verso gli studi etnografici e qualitativi. Le ca-renze maggiori di tale prospettiva riguardano la concezione superata di scienze sociali che prende in considerazione e il relativismo in cui rischia di cadere per la mancanza di criteri oggettivi di va-lutazione. Le “teorie critiche”, che si ispirano alla scuola di Francoforte, focalizzano l’analisi sulla falsa coscienza che viene creata nella massa della gente da sottili meccanismi sociali, istituziona-lizzati nel mondo del lavoro, nell’educazione, nei mass media, nel tempo libero, in funzione degli interessi della classe dominante. Sul piano della politica e dell’amministrazione scolastica e formativa si parte dalla constatazione della funzione riproduttiva della scuola e del diverso tratta-mento prestato agli studenti secondo la classe sociale per affermare che i politici e gli amministratori sarebbero al servizio dei ceti dirigenti e, pertanto, non si impegnerebbero per realizzare una maggiore eguaglianza delle opportunità nell’istruzione e nella formazione. Le teorie critiche riflet-tono tutti i limiti delle posizioni marxiste: nell’ambito della politica e dell’amministrazione scola-stica e formativa hanno espresso più critiche che proposte, appaiono estranee alla realtà scolastica e formativa e le loro ipotesi sulla funzione riproduttiva della scuola sono messe in discussione dai risultati della ricerca empirica. Altri approcci da ricordare sono: il “postmodernismo” o “poststrutturalismo” che, a motivo del suo orientamento antintellettuale e antistituzionale, si rivela particolarmente critico nei confronti della scienza e della maggior parte delle forme di or-ganizzazione e di amministrazione; l’area degli studiosi impegnati nella promozione dei gruppi svantaggiati a causa del sesso, della razza o della nazionalità, che evidenziano la situazione di sottorappresentazione e di diseguaglianza di tali gruppi nella politica e nell’amministrazione sco-lastica e formativa; le interpretazioni che rifiutano lo scientismo e il positivismo, ma accettano la scienza e una molteplicità di metodi e che si ispirano al pragmatismo, alla fenomenologia e al rea-lismo. Gli anni ’90 e gli inizi del nuovo secolo offrono un quadro di riferimento sociale molto diverso: il crollo del socialismo reale, l’avvento di regimi moderati o conservatori, la sostituzione delle antiche controversie ideologiche con nuove problematiche come l’inquinamento ambientale, il rapporto nord/sud, il nazionalismo, l’intolleranza. Anche nelle scienze sociali, mentre perdono quota le impostazioni radicali, prevalgono tendenze sia alla conciliazione tra analisi strutturale e culturale e fra prospettive macro e micro, sia a un empirismo pratico che fa comunque uso del metodo scientifico qualunque sia l’approccio teorico seguito. Anche nella politica e nell’amministrazione scolastica e formativa si affermano prospettive meno polemiche, più flessibili e anche più sofisticate e una coscienza più acuta della complessità dell’oggetto porta sia all’accetta-zione di una pluralità di approcci e di metodologie sia ad un aumento della diversificazione, della frammentazione e della specializzazione. Si placa lo scontro tra sostenitori della ricerca quantitativa e qualitativa, benché sia quest’ultima a ricevere un forte impulso. I valori assurgono al centro della scena soprattutto nel contesto dei processi decisionali e della definizione di soluzioni alternative. La politica e l’amministrazione scolastica e formativa è riconosciuta come uno strumento in-dispensabile per il raggiungimento di obiettivi organizzativi e sociali. Il presente volume si ispira a questo orientamento fondato su una pluralità di approcci e in particolare a quelli delle scienze sociali, del soggettivismo e delle teorie critiche; naturalmente si è cercato di evitare i limiti di ciascuna di queste prospettive. Ritornando a questo libro, esso svolge una funzione di introduzione generale alla dimensione politica dei sistemi educativi di istruzione e di formazione. In particolare, esso vuole aiutare il lettore ad: acquisire una conoscenza generale dei modelli di sviluppo dei sistemi di istruzione e di formazione e una specifica delle politiche proprie dei diversi ordini e gradi di offerta; essere capace di valutare le politiche scolastiche e formative del proprio Paese a differenti livelli; essere capace di analizzare l’offerta di una scuola o di un centro di formazione professionale. Gli argomenti toccati prevedono anzitutto la presentazione del quadro generale delle politi-che educative a livello internazionale. Seguono quattro capitoli in cui vengono illustrate le strategie secondo i vari gradi e ordini di scuole: l’educazione di base, elementare e per la prima infanzia; la scuola secondaria e la istruzione e formazione tecnico-professionale; l’istruzione superiore; l’educazione degli adulti. Completano il panorama due tematiche di carattere trasversale: il ruolo e la formazione degli insegnanti; le relazioni tra centro e periferia dei sistemi e tra offerta statale e non statale.
Parole chiave:
Adulti, CFP, CNOS-FAP, Educazione, Europa, Formazione, Formazione Professionale, Giovani, IeFP, Istruzione, Istruzione e Formazione Professionale, Lavoro