Pubblicazioni

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Dicembre, 2012

Quanto emerge dalla presente rilevazione sui nuovi percorsi formativi sperimentali finalizzati al rilascio del diploma professionale di tecnico, conferma l’importanza di una FP dotata di un proprio statuto peculiare, inserita in un complessivo sistema educativo ad un tempo unitario e pluralistico, in grado di rappresentare un sottosistema dotato di pari dignità rispetto a quello dell’istruzione e con questo interrelato con possibilità di passaggi, al fine di offrire ai giovani l’opportunità di acquisire un diploma professionale che sancisce, oltre che la continuità all’assolvimento del diritto dovere, anche l’acquisizione di competenze professionali spendibili direttamente nel mondo del lavoro.
Nelle azioni formative, così come emerso dalla ricerca azione di supporto alla sperimentazione, si sono composte in maniera sinergica l’istanza educativa, che è peculiare della FPI in quanto ha come destinatari adolescenti e giovani, il raccordo organico con il sistema economico – produttivo da cui riceve indicazioni e proposte sui fabbisogni professionali del territorio, ed infine la personalizzazione del percorso (attuata soprattutto attraverso alcune azioni di sistema quali l’accoglienza, l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro).

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Settembre, 2012

Perché una nuova Linea Guida sulla progettazione formativa di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)? Avvalendosi della consulenza del prof. Dario Nicoli, la Sede Nazionale CNOS-FAP aveva elaborata una prima Linea Guida nel 2004, aggiornata poi nel 2008 e, con la collaborazione dei Settori professionali, aveva scritto Guide per specifiche Comunità Professionali. Perché, dunque, una nuova Linea Guida? Prima di presentare le caratteristiche di questo documento, rispondo alla domanda. Più che una Linea Guida “nuova”, si tratta di una Linea Guida “aggiornata” e “rinnovata” sulla base dell’esperienza maturata in questi anni, soprattutto a seguito della sperimentazione dei percorsi formativi triennali e quadriennali. Quindi, con questa pubblicazione, la Sede Nazionale propone a tutti gli operatori della Federazione CNOS-FAP e quanti operano, a vari livelli, in questo ambito, un “manuale”, una “guida” aggiornata e rinnovata nei contenuti e negli strumenti per accompagnarli nell’azione della progettazione formativa. Con l’avvio delle sperimentazioni dei percorsi formativi triennali nel 2003 il (sotto)sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) si è dotato di una metodologia organica, in grado di coniugare cultura del lavoro e cittadinanza. Possiamo affermare, senza cadere nella retorica, che la sperimentazione ha dato origine ad un modello di IeFP che si caratterizzata soprattutto per la personalizzazione dei percorsi, la didattica attiva e per competenze, il perseguimento del successo formativo per tutti, nessuno escluso, la valorizzazione delle potenzialità dei giovani, indipendentemente dai livelli di ingresso, la motivazione formativa connessa al lavoro ed alla professionalità soprattutto attraverso la valorizzazione dei laboratori e gli stage in impresa, la relazione educativo - formativa che rende il Centro di Formazione Professionale una vera e propria comunità nella quale formarsi è piacevole oltre che utile. Questo modello, pur in presenza di soluzioni differenti a livello regionale, ha dato vita anche ad un modello organizzativo di CFP imperniato sulla flessibilità, la partnership con le aziende del territorio, la figura del formatore-docente e la figura del tutor. Oggi, tuttavia, pur in presenza dei molti aspetti positivi acquisiti, il (sotto)sistema di IeFP è chiamato a fronteggiare, in modo particolare, tre sfide: a. superare la separazione tra discipline teoriche e discipline pratiche ancora presente, creando legami forti tra le materie degli assi culturali e l’area professionale e definendo una proposta culturale appropriata, i “contenuti irrinunciabili”, per i giovani dei percorsi di IeFP; b. superare la tendenza ad insegnare per abilità e procedure, dove si pone l’enfasi esclusivamente sulla diligenza, e stimolare, invece, i giovani a fronteggiare compiti e problemi che contemplino anche l’imprevisto, nella prospettiva dell’autonomia e della responsabilità; c. superare la tendenza all’abbassamento dell’asticella, comune, secondo vari esperti, a tutto il secondo ciclo di istruzione e formazione, e rilanciare, invece, il progetto educativo e formativo per veri cittadini della società complessa. Questa Linea Guida sulla progettazione formativa ha l’ambizione di aiutare gli operatori della IeFP a fronteggiare queste sfide approfondendo le modalità per rilanciare la didattica delle competenze applicata alla IeFP, una didattica che si caratterizza, per due aspetti: “imparare lavorando” e “imparare a lavorare”. Circa il primo aspetto, imparare lavorando, va riconosciuto che il cardine dello sviluppo cognitivo risiede nella relazione tra individuo e ambiente, mediata dalla cultura. Ciò consente di suscitare processi di costruzione della conoscenza che risultano situati nelle attività proprie di un contesto. Il percorso formativo è, pertanto, costituito dalla sequenza delle esperienze (“situazioni di apprendimento”) che mobilitano le risorse intrinseche degli allievi e permettono loro di fare esperienza personale del sapere, nel momento in cui assolvono a compiti reali e significativi e risolvono i problemi che questi compiti via via presentano. Circa il secondo aspetto, imparare a lavorare, va riconosciuto il fatto che un Centro di Formazione Professionale, inteso come comunità di apprendimento, presenta una decisa apertura alla realtà come fonte e riscontro delle occasioni di apprendimento più significative. La ricerca del sapere che viene sollecitata presso gli allievi non può essere rinchiusa entro uno spazio circoscritto, ma trova il suo ambito naturale di riferimento nella realtà intesa come totalità composta dalle sue varie componenti. L’apertura alla realtà si manifesta come sollecitazione agli allievi affinché considerino la cultura proposta non come un insieme inerte di nozioni bensì come un fattore vitale in grado di spiegare la realtà ed i suoi processi, ed inoltre come stimolo volto a scoprire insieme il sapere (buono) iscritto nelle dinamiche del reale così da renderlo personale attraverso la conquista e la conferma della corrispondenza con i tratti del proprio mondo personale. Il mondo reale e quello del lavoro in particolare, in tal modo, non sono tenuti fuori dal CFP, ma divengono un “libro di testo” che merita di essere sfogliato affinché il suo valore potenziale possa essere messo a frutto da parte degli allievi. In questo modo, il processo di crescita culturale si presenta come un cammino volto a rendere evidente il sapere implicito nei processi reali; per fare ciò il CFP è chiamato a sollecitare nei destinatari il desiderio e la passione della conoscenza ed a far intuire loro che è alla loro portata la possibilità di trovare soddisfazione a tale desiderio con un metodo di coinvolgimento attento e di investigazione aperta all’insegnamento emergente dal reale. L’apertura alla realtà comporta infine un aumento delle occasioni di relazione ovvero degli apporti di “maestri” non formali capaci di fornire un contributo significativo alla crescita culturale dei giovani. Prima di concludere questa presentazione mi sembra importante richiamare un altro contributo dato da questa Linea Guida. La proposta intende colmare anche una lacuna. Nel capitolo “La rubrica delle competenze”, infatti, l’autore così descrive la lacuna denunciata: La rubrica ha l’ambizione di colmare il vuoto lasciato dalla Conferenza Stato-Regioni il cui passaggio da un ordinamento centrato sui “programmi nazionali” ad un altro che predilige i “risultati di apprendimento” (knowledge outcome) risulta largamente incompiuto, e quindi equivoco, nel momento in cui ha prodotto gli “standard formativi” che sono in realtà standard di competenza poiché descrivono le conoscenze, abilità e/o competenze necessarie per una determinata professione, mentre ha omesso di indicare gli standard di apprendimento e di valutazione-certificazione, ovvero le caratteristiche ed i livelli delle prestazioni attese affinché si possano rilasciare i titoli ed i certificati previsti, limitandosi ad enunciare le competenze-traguardo articolate in conoscenze ed abilità. In sintesi, la IeFP è chiamata ad un salto di qualità, in direzione di una prospettiva pienamente umana: rendere esplicito il proprio profilo educativo, per formare lavoratori competenti, cittadini attivi e consapevoli, persone capaci di vivere in modo autentico la propria libertà. Ciò richiede una cultura della progettazione formativa che, superando la logica compilativa, adotti una prospettiva volta a progettare, allestire, gestire, valutare “ambienti di apprendimento” che valorizzi un modo di fare formazione per problemi presentati attraverso l’illustrazione di situazioni autentiche, significative, attinte dalla vita reale. In questo modo, gli allievi sono stimolati a scoprire la cultura facendone esperienza concreta, assumendo un profilo di corresponsabilità in riferimento al proprio percorso educativo e formativo. Per agevolare gli operatori in questo difficile compito la Sede Nazionale ha ideato questo nuovo strumento che si caratterizza per brevità e praticità. Sono brevi ed essenziali, infatti, i richiami teorici sottesi alla progettazione formativa. Sono numerosi ed esemplari, invece, gli strumenti operativi allegati per rendere più agevole questa nuova progettazione formativa. Mario Tonini Presidente CNOS-FAP

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Settembre, 2012

Nel presente Editoriale saranno presi in considerazione solo alcuni tra gli aspetti richiamati, rimandando il lettore agli approfondimenti contenuti negli articoli della Rivista.
A livello europeo verrà offerto al lettore il complesso e stimolante tema dell'educazione alla cittadinanza in Europa, dal momento che anche la cCommissione europea ha proposto l'Anno 2013 come l'Anno europeo dei cittadini per sottolineare i 20 anni dell'istituzione della cittadinanza dell'unione (1 novembre 1993) e la rete Eurydice ha pubblicato il secondo Rapporto su questo tema (2012).
A livello italiano l'Editoriale si concentrerà, in particolare, su l' "Intesa per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche" del 28 giugno 2012 e su le Linee guida in attuazione dell'art. 52 della L. 35/12 approvate dalla Conferenza delle Regioni il 26 settembre 2012.
A completamento del quadro generale l'Editoriale si soffermerà anche sui principali contenuti offerti dal Rapporto annuale ISFOl 2012 presentato nella Sala dellaRegina della Camera dei Deputati il 28 giugno 2012 e le proposte legislative contenute nella Legge 28 giugno 2012, n. 92 (la c.d. Legge Fornero) in materia di apprendimento permanente (art. 4, commi 51 e seguenti).
Uno studio curato dal dott. Giacomo Zagardo e pubblicato dalla Sede Nazionale CNOS-FAP "I cambiamenti nella IeFP" (luglio 2012), una rilevazione effettuata dal prof. Dario Nicoli e pubblicata da CONFAP , "Monitoraggio della Istruzione e Formazione professionale" (ottobre 2012), i primi risultati che emergono dall'osservatorio sulle politiche della IeFP nelle Regioni italiane, promosso dal CNOS-FAP e realizzato attraverso l'Università di Verona, permettono di offrire alcune considerazioni sulla situazione della filiera formativa nelle Regioni relativa all'anno 2012.

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Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Maggio, 2012

Con il presente volume vogliamo richiamare l’attenzione del lettore su due questioni che oggi sono oggetto di dibattito e che hanno riflessi importanti sulla via italiana del sistema educativo di Istruzione e Formazione e sul (sotto)sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) in particolare: 1. le Linee Guida previste dall’art. 52 della Legge 35/2012 che dovranno definire una filiera professionalizzante che tenga conto del più ampio quadro della Strategia “Europa 2020”; 2. il Disegno di legge recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita, approvato dal CdM il 23 marzo 2012. L’editoriale prosegue, come terzo punto, con alcune considerazioni sui principali orientamenti che emergono da recenti ricerche pubblicate dal Ministero del Lavoro. Ci soffermeremo, in particolare, sui seguenti testi: – i Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale a. f. 2009-10 e 2010-11. Rapporto di monitoraggio delle azioni formative realizzate nell’ambito del diritto-dovere all’istruzione e formazione (Gennaio 2012); – il Monitoraggio sull’apprendistato. XII Rapporto. Annualità 2009 e 2010 (Dicembre 2011); – il XII Rapporto sulla Formazione continua. Annualità 2010-2011 (Gennaio 2012).

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Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Perché un volume dal titolo “Cultura associativa e Federazione CNOS-FAP: storia e attualità”? Innanzitutto per ricordare un salesiano che sulla cultura associativa e sulla Formazione Professionale è stato maestro: “… per oltre 40 anni” si è impegnato per i giovani attraverso la Formazione Professionale. In secondo luogo per raccogliere materiali utili per quanti, salesiani e laici, oggi operano nell’ambito della Formazione Professionale, invitati dal Rettor Maggiore a “rilanciare” l’«onesto cittadino» e il «buon cristiano». Commenta don Pascual la Strenna 2013: In riferimento al «onesto cittadino», ci si impone una riflessione profonda. Innanzitutto, a livello speculativo, essa deve estendere la sua considerazione a tutti i contenuti relativi al tema della promozione umana, giovanile, popolare, avendo, al contempo, attenzione alle diverse qualificate considerazioni filosofico-antropologiche, teologiche, scientifiche, storiche, metodologiche pertinenti. Questa riflessione si deve poi concretizzare sul piano della esperienza e della riflessione operativa dei singoli e delle comunità. Vorrei qui ricordare che, per i Salesiani di don Bosco, un Capitolo Generale di grande rilievo, il CG 23, aveva indicato come importanti luoghi ed obiettivi dell’educazione la “dimensione sociale della carità” e “l’educazione dei giovani all’impegno e alla partecipazione alla politica”, “ambito da noi un po’ trascurato e disconosciuto” (cfr CG 23, numeri 203-2010-212-214). Se da una parte comprendiamo la scelta di don Bosco di non fare se non “la politica del Padre Nostro”, dall’altra dobbiamo anche chiederci quanto la sua iniziale scelta di un’educazione intesa in senso stretto, e la conseguente prassi dei suoi educatori di escludere dalla propria vita la “politica”, non abbiano condizionato e limitato l’importante dimensione socio-politica nella formazione degli educandi. Oltre alle obiettive difficoltà create da differenti regimi politici con i quali don Bosco ha dovuto convivere, non vi hanno per caso contribuito anche degli educatori propensi al conformismo, all’isolazionismo, con un’insufficiente cultura ed una scarsa conoscenza del contesto storico-sociale? Dovremo quindi procedere nella direzione di una riconferma aggiornata della “scelta socio-politica-educativa” di don Bosco. Questo significa non promuovere un attivismo ideologico, legato a particolari scelte politiche di partito, ma formare ad una sensibilità sociale e politica, che porta comunque a investire la propria vita come missione per il bene della comunità sociale, con un riferimento costante agli inalienabili valori umani e cristiani. Si tratta quindi di operare all’insegna di una più coerente attuazione pratica nel settore specifico. Detto in altri termini, la riconsiderazione della qualità sociale dell’educazione - già immanente, anche se imperfettamente realizzata nell’opzione giovanile fondamentale, anche dal punto di vista delle enunciazioni e delle formule - dovrebbe incentivare la creazione di esplicite esperienze di impegno sociale nel senso più ampio. Ma ciò suppone anche uno specifico impegno teorico e vitale, ispirato ad una più ampia visione dell’educazione stessa insieme a realismo e concretezza. Non bastano proclami e manifesti. Occorrono anche concetti teorici e progetti operativi concreti da tradurre in programmi ben definitivi e articolati. E altrettanto si dovrebbe dire del rilancio del “buon cristiano”. Don Bosco, “bruciato” dallo zelo per le anime, ha compreso l’ambiguità e la pericolosità della situazione, ne ha contestato i presupporti, ha trovato forme nuove di opporsi al male con le scarse risorse (culturali, economiche, …) di cui disponeva. Ma come attualizzare il «buon cristiano» di don Bosco? Come salvaguardare oggi la totalità umano - cristiana del progetto in iniziative formalmente o prevalentemente religiose e pastorali, contro i pericoli di antichi e nuovi integrismi ed esclusivismi? Come trasformare la tradizionale educazione, il cui contesto era “una società monoreligiosa”, in una educazione aperta, e al tempo stesso critica, di fronte al pluralismo contemporaneo? Come educare a vivere in autonomia e nello stesso tempo essere partecipi in un mondo plurireligioso, pluriculturale, plurietnico? A fronte dell’attuale superamento della tradizionale pedagogia dell’obbedienza, adeguata ad un certo tipo di ecclesiologia, come promuovere una pedagogia della libertà e della responsabilità, tesa alla costruzione di persone responsabili, capaci di libere decisioni mature, aperte alla comunicazione interpersonale, inserire attivamente nelle strutture sociali, in atteggiamento non conformistico, ma costruttivamente critico? Il volume non intende offrire risposte a queste impegnative domande. Ha il solo umile scopo di riportare pezzi di storia, che sono state delle risposte all’impegno salesiano della formazione dell’onesto cittadino e buon cristiano. Noi amiamo pensare, infatti, che l’impegno di don Pasquale Ransenigo e l’impegno dei salesiani e dei laici che operano nella Federazione CNOS-FAP siano “attuazione pratica”, una delle modalità per la formazione dell’onesto cittadino e del buon cristiano. L’organizzazione del volume che pubblichiamo rispecchia queste due finalità. Riportando testi scritti da don Pasquale Ransenigo vogliamo ricordare, innanzitutto, l’impegno di un salesiano che resta, per tutti noi, di stimolo a lavorare in questo particolare ambito. Raccogliendo documenti di storia della Federazione CNOS-FAP e di magistero salesiano sul rapporto tra salesiani e mondo del lavoro, in secondo luogo, vogliamo offrire spunti di riflessione per l’oggi e per il domani. Nel volume il lettore troverà la riflessione sul valore della cultura associativa e come la Federazione CNOS-FAP ha cercato di realizzare questi valori nel contesto italiano (prima parte). Sono stati riportate, inoltre, i principali interventi / documenti del magistero salesiano che hanno riflettuto sul ruolo dei Salesiani nell’ambito del mondo del lavoro (seconda parte). L’augurio che la presente pubblicazione, oltre che memoria, si riveli di stimolo e di incoraggiamento a tutti i salesiani e i laici che operano nella formazione professionale soprattutto quella rivolta ai giovani. La Sede Nazionale Roma 2 marzo 2013

Autori: Mauro Frisanco
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Caro lettore questo volume richiama la tua attenzione su una proposta che sta avendo successo; si tratta dell’offerta formativa appartenente al sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), promossa dalle Regioni. Oggi questo sistema propone percorsi formativi di durata triennale e quadriennale, validati da una sperimentazione avviata nel 2002 ed ora messa a regime, percorsi formativi il cui numero è cresciuto nel tempo dal punto di vista quantitativo e l’offerta formativa è migliorata dal punto di vista qualitativo. Per il primo aspetto è sufficiente ricordare che da appena 23.000 allievi circa del 2002/2003 i frequentanti hanno raggiunto, nell’anno 2010/2011, quota 179.000 unità, pari al 7,9% del totale della popolazione tra 14 e 17 anni, come si legge nel volume del Ministero del Lavoro “I percorsi di istruzione e formazione professionale. A.F. 2009-10 e 2010-11”, pubblicato nel mese di gennaio 2012. Questo numero sarebbe stato anche maggiore, secondo l’osservatorio delle Sedi nazionali degli Enti di Formazione Professionale, se le risorse finanziarie fossero state adeguate alla domanda dei giovani. La sperimentazione effettuata ha messo in evidenza, per il secondo aspetto, che i percorsi si sono rivelati efficaci per la loro capacità di catturare la motivazione degli allievi o di rimotivarli ed hanno risposto positivamente alle esigenze del mondo del lavoro con alte percentuali di occupazione; il progetto formativo, inoltre, ha suscitato in molti giovani la volontà di proseguire nel sistema formativo (quarto anno) o rientrare nel sistema scolastico; l’allargamento di questa offerta formativa, infine, si è rivelata efficace nelle azioni di contrasto alla dispersione scolastica. L’ISFOL, il 12 maggio 2011, in un comunicato stampa di presentazione dei risultati di una ricerca avviata nel luglio 2010 e terminata a febbraio 2011 dal titolo Istruzione e Formazione Professionale, ha dichiarato: “I percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) sono un importante canale di accesso al mercato del lavoro: già a tre mesi dal conseguimento della qualifica un giovane su due ha trovato il suo primo impiego e dopo tre anni la quota degli occupati sale al 59%. L’IeFP è anche un valido strumento per stimolare la prosecuzione degli studi. Al termine del percorso un terzo dei partecipanti decide di realizzare un’altra esperienza formativa e dopo 3 anni un giovane su dieci sta ancora studiando”. Quali sono le ragioni di questo successo? È ancora l’ISFOL che, sulla base delle ricerche effettuate, lo spiega mettendo in risalto due ragioni: la passione educativa e l’adozione di particolari metodologie formative. La passione educativa innanzitutto: “Prima di tutto la grande passione degli operatori dei Centri, che con il loro carisma ed il loro entusiasmo, e soprattutto trasmettendo un personale e genuino interesse verso le sorti dei ragazzi, hanno fatto comprendere loro come ci fosse qualcuno che ne aveva davvero a cuore le sorti e che era disposto ad aiutarli concretamente”. Le metodologie formative partecipative, in secondo luogo: “Da un’altra parte, ma sempre in connessione con gli aspetti di recupero e rimotivazione, le difficili situazioni familiari e personali che i formatori si sono trovati ad affrontare, hanno richiesto l’attivazione di metodologie formative partecipative in grado di mobilitare un interesse che la scuola non era riuscita ad attivare ed in grado di restituire al ragazzo fiducia nei suoi mezzi e nelle sue possibilità”. Il desiderio di tutti gli Enti di Formazione Professionale e dei loro operatori, che hanno partecipato alla sperimentazione ed hanno contribuito al successo di questa proposta, è che questa offerta si stabilizzi e si affermi come risposta alle molteplici domande di formazione dei giovani. Il volume che viene proposto, affidato dalla CONFAP ad un esperto di processi formativi, il dott. Mauro Frisanco, vuole documentare i principali pezzi del sistema Istruzione e Formazione Professionale: il repertorio nazionale dell’offerta formativa di cui il sistema si è dotato e le sue modalità di “mantenimento” per rispondere alle attese formative dei giovani e ai bisogni occupazionali dei vari territori. Nel volume è allegato anche un dossier. Lo strumento contiene, in modo sintetico, i principali aspetti della riforma del sistema Istruzione e Formazione nella sua globalità per orientare l’operatore della formazione professionale nel complesso processo di riforma sempre in fieri. I curatori del volume e la Sede nazionale CONFAP si augurano che questo testo possa rivelarsi un utile strumento di conoscenza del sistema di Istruzione e Formazione Professionale per gli operatori del settore e per tutti coloro che, ai vari livelli istituzionali, hanno il compito di accompagnarne l’affermazione. Il Presidente CONFAP (ing. Attilio Bondone) Roma 1 giugno 2012

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Da alcuni anni la Sede Nazionale ha messo in campo un’iniziativa denominata “Concorso Nazionale dei Capolavori dei settori professionali”, un’iniziativa che coinvolge, in forma anche ludica, l’allievo, il CFP e la Federazione nella didattica per competenze che è un orientamento generale europeo e italiano, ma, di fatto, rappresenta ancora più una sfida che una prassi adottata e condivisa da tutti. Il “Capolavoro” proposto agli allievi e ai CFP della Federazione CNOS-FAP, si colloca nel solco della tradizione salesiana, rivelandosi contemporaneamente uno strumento di apprendimento e una prova mediante la quale l’allievo dimostra di possedere le competenze necessarie a fronteggiare i compiti e i problemi propri dell’ambito su cui si è formato, così da meritare la qualifica professionale prevista. Inoltre il Concorso si sta rivelando un ambiente più ampio, in cui entrano in gioco come attori partecipi anche le Imprese leader del settore professionale di riferimento: in tal modo questa evento viene ad acquisire un valore ancora più pratico ed esperienziale, che l’allievo può spendere lungo tutto il suo percorso formativo e professionale. Il presente volume ha l’obiettivo di documentare un’esperienza che è già alla sua quarta edizione (almeno per la maggioranza dei settori professionali) e vuole metterne in risalto i punti forti e gli aspetti di miglioramento, attraverso una serie di materiali raccolti: il bando di concorso, le prove, la documentazione tecnica, i criteri e la griglia di valutazione, il regolamento, ecc. La Sede Nazionale si augura che la socializzazione di questa iniziativa possa costituire un’occasione preziosa di condivisione e di confronto con altre esperienze simili presenti in Italia e in Europa, per migliorare e crescere dal punto di vista didattico e professionale.

Autori: Maurizio Frisanco
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Caro lettore questo volume richiama la tua attenzione su una proposta che sta avendo successo; si tratta dell’offerta formativa appartenente al sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), promossa dalle Regioni. Oggi questo sistema propone percorsi formativi di durata triennale e quadriennale, validati da una sperimentazione avviata nel 2002 ed ora messa a regime, percorsi formativi il cui numero è cresciuto nel tempo dal punto di vista quantitativo e l’offerta formativa è migliorata dal punto di vista qualitativo. Per il primo aspetto è sufficiente ricordare che da appena 23.000 allievi circa del 2002/2003 i frequentanti hanno raggiunto, nell’anno 2010/2011, quota 179.000 unità, pari al 7,9% del totale della popolazione tra 14 e 17 anni, come si legge nel volume del Ministero del Lavoro “I percorsi di istruzione e formazione professionale. A.F. 2009-10 e 2010-11”, pubblicato nel mese di gennaio 2012. Questo numero sarebbe stato anche maggiore, secondo l’osservatorio delle Sedi nazionali degli Enti di Formazione Professionale, se le risorse finanziarie fossero state adeguate alla domanda dei giovani. La sperimentazione effettuata ha messo in evidenza, per il secondo aspetto, che i percorsi si sono rivelati efficaci per la loro capacità di catturare la motivazione degli allievi o di rimotivarli ed hanno risposto positivamente alle esigenze del mondo del lavoro con alte percentuali di occupazione; il progetto formativo, inoltre, ha suscitato in molti giovani la volontà di proseguire nel sistema formativo (quarto anno) o rientrare nel sistema scolastico; l’allargamento di questa offerta formativa, infine, si è rivelata efficace nelle azioni di contrasto alla dispersione scolastica. L’ISFOL, il 12 maggio 2011, in un comunicato stampa di presentazione dei risultati di una ricerca avviata nel luglio 2010 e terminata a febbraio 2011 dal titolo Istruzione e Formazione Professionale, ha dichiarato: “I percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) sono un importante canale di accesso al mercato del lavoro: già a tre mesi dal conseguimento della qualifica un giovane su due ha trovato il suo primo impiego e dopo tre anni la quota degli occupati sale al 59%. L’IeFP è anche un valido strumento per stimolare la prosecuzione degli studi. Al termine del percorso un terzo dei partecipanti decide di realizzare un’altra esperienza formativa e dopo 3 anni un giovane su dieci sta ancora studiando”. Quali sono le ragioni di questo successo? È ancora l’ISFOL che, sulla base delle ricerche effettuate, lo spiega mettendo in risalto due ragioni: la passione educativa e l’adozione di particolari metodologie formative. La passione educativa innanzitutto: “Prima di tutto la grande passione degli operatori dei Centri, che con il loro carisma ed il loro entusiasmo, e soprattutto trasmettendo un personale e genuino interesse verso le sorti dei ragazzi, hanno fatto comprendere loro come ci fosse qualcuno che ne aveva davvero a cuore le sorti e che era disposto ad aiutarli concretamente”. Le metodologie formative partecipative, in secondo luogo: “Da un’altra parte, ma sempre in connessione con gli aspetti di recupero e rimotivazione, le difficili situazioni familiari e personali che i formatori si sono trovati ad affrontare, hanno richiesto l’attivazione di metodologie formative partecipative in grado di mobilitare un interesse che la scuola non era riuscita ad attivare ed in grado di restituire al ragazzo fiducia nei suoi mezzi e nelle sue possibilità”. Il desiderio di tutti gli Enti di Formazione Professionale e dei loro operatori, che hanno partecipato alla sperimentazione ed hanno contribuito al successo di questa proposta, è che questa offerta si stabilizzi e si affermi come risposta alle molteplici domande di formazione dei giovani. Il volume che viene proposto, affidato dalla CONFAP ad un esperto di processi formativi, il dott. Mauro Frisanco, vuole documentare i principali pezzi del sistema Istruzione e Formazione Professionale: il repertorio nazionale dell’offerta formativa di cui il sistema si è dotato e le sue modalità di “mantenimento” per rispondere alle attese formative dei giovani e ai bisogni occupazionali dei vari territori. Nel volume è allegato anche un dossier. Lo strumento contiene, in modo sintetico, i principali aspetti della riforma del sistema Istruzione e Formazione nella sua globalità per orientare l’operatore della formazione professionale nel complesso processo di riforma sempre in fieri. I curatori del volume e la Sede nazionale CONFAP si augurano che questo testo possa rivelarsi un utile strumento di conoscenza del sistema di Istruzione e Formazione Professionale per gli operatori del settore e per tutti coloro che, ai vari livelli istituzionali, hanno il compito di accompagnarne l’affermazione. Il Presidente CONFAP (ing. Attilio Bondone) Roma 1 giugno 2012

Autori: Vittorio Pieroni & Antonia Santos Fermino
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

PERCHÉ questa ulteriore pubblicazione? Perché sintetizza e completa in forma pratica, di Laboratorio, la serie delle attività che in questi ultimi anni sono state promosse da parte della Sede Nazionale del CNOS-FAP in merito all’educazione alla cittadinanza: − con La valigia del “migrante”. Per viaggiare a Cosmopolis (2010), si è cercato di mettere in valigia i concetti-base per affrontare il viaggio verso una ipotetica città a cui viene attribuita l’utopia di una convivenza umana fondata sulle pari opportunità di accesso ai diritti di cittadinanza e sulla volontà di ciascuno di rispettare i doveri che tali diritti comportano; − con queste Unità di Laboratorio (UdL) si è avvertito l’urgenza di tradurre i concetti de “La valigia” in esercizi pratici destinati ai giovani che oggi sono in formazione, ma già “cittadini” della futura Cosmopolis; − nel frattempo tra queste due pubblicazioni è stata realizzata un’indagine su 5.000 allievi/studenti delle scuole/CFP di tutta Italia (“Cittadini si diventa”), in base alla quale si è costatato il “ritardo educativo” accumulato dai sistemi di istruzione e formazione rispetto all’evolversi dei cambiamenti epocali e, di conseguenza, l’urgenza di preparare il “cittadino” a vivere nel futuro di questa società multietnica, multiculturale, cosmopolita. Il focus di quest’ultimo lavoro, quindi, mira essenzialmente a FORMARE LA PERSONALITÀ di un giovane che, rispetto alle passate generazioni, si trova a dover affrontare sfide a livello: − generazionale (le mutazioni genetiche, le generazioni - tecno, le identità virtuali, …); − macro-sociale (i processi di mobilità su scala planetaria, incrociati da interessi diversamente motivati: lavoro, affari, turismo, guerre, ricerca di una migliore qualità della vita, …); − macro-ambientale (la difesa dell’ecosistema climatico - ambientale e la sua ricaduta sulla vita delle popolazioni locali, …); − macro-culturale (le sempre più inevitabili contaminazioni tra etnie, culture e religioni diverse, …); − macro-economico (la globalizzazione dei sistemi economico - finanziari e il susseguirsi delle loro crisi, …); − geo-politico (la primavera delle nuove generazioni nordafricane e medio - orientali, l’urgenza di nuove governance a livello sovranazionale/mondiale, …). Scaturisce da qui un primo interrogativo che non può lasciare indifferente chI sta all’interno dei sistemi educativo - formativi: cosa ereditano da noi le giovani generazioni per poter “abitare” nella futura Cosmopolis? Volendo parafrasare Gibran: “Noi siamo l’arco, loro (i figli) le frecce proiettate verso il futuro …” al precedente interrogativo se ne aggiunge un’altro ancor più provocatorio: quanto noi adulti/educatori siamo “ATTREZZATI” per dare loro la “spinta” verso il futuro? Il contributo che queste 22 UdL intendono offrire può essere così interpretato: − il bersaglio = l’obiettivo sotteso a questo lavoro: quello cioè di far acquisire alle nuove generazioni, caratterizzate da mutazione genetica, quella forma mentis che è necessaria per vivere da “buoni e onesti cittadini” in una società cosmopolita; − l’arco = lo strumento adottato: il quadro teorico corredato da esercizi pratici e da piste di ricerca-approfondimento; − la forza per scagliare la freccia = i contenuti espressi in forma “provocatoria” (teorie, canzoni, foto, testi e frasi per riflettere …), mirati a far acquisire autonomia, libertà di pensiero, responsabilità nella gestione della propria vita, equilibrio tra autodeterminazione e bisogno di protagonismo. È in quest’ottica che vanno interpretati quindi gli obiettivi, la metodologia e la stessa sperimentazione che è stata realizzata per verificare la tenuta di questo Laboratorio. 1. L’OBIETTIVO è quello di: − contribuire anzitutto alla costruzione dell’“impalcatura portante” della personalità del giovane, − attraverso attività laboratoriali teorico-pratiche, − con lo scopo di aiutarlo ad assolvere quei “compiti di sviluppo”, − che avranno in seguito una ricaduta sul futuro ruolo di “cittadino” onesto e responsabile, − in grado di contribuire attivamente con i propri valori alla costruzione della “città cosmopolita”. In questo senso, il percorso delle UdL si snoda secondo un itinerario che, toccando le basi su cui si fonda la personalità (identità, progetto di vita, …), si allarga progressivamente al rapporto con il “tu” (pedagogia dell’alterità) e, mediante un ulteriore salto di qualità nel far maturare una coscienza critica, intende affrontare poi il tragitto verso una cittadinanza responsabile e attiva, fino a raggiungere valori sempre più elevati all’insegna della solidarietà e del volontariato. 2. Quanto alla METODOLOGIA adottata, è necessario tener conto anzitutto che le UdL sono state volutamente giocate: − su un linguaggio rivolto al “tu” del giovane, in modo da farlo sentire protagonista, coinvolto in prima persona nella tematica/problematica di volta in volta trattata; − sull’inserimento di contenuti teorici e di interrogativi tematici formulati spesso in modo provocatorio, così da provocare appunto una ricaduta sulla coscienza critica del giovane, nell’intento di formare una forma mentis aperta, dialogica, flessibile, in ricerca …; − sul ricorso a citazioni bibliografiche e a testi corredati da frasi, canzoni, foto …, mirati a far riflettere, a portare il giovane a pensare con la propria testa, a saper assumere le proprie responsabilità. Oltre alla I parte, teorica, ogni UdL presenta una II parte, di LABORATORIO, composta da esercizi vari, impostati su una serie di dinamiche particolarmente adatte alla conduzione di gruppi/classe, tra cui in particolare: − il role - playing: attraverso la simulazione di un ruolo predefinito il giovane deve interpretare, nel rispetto di alcune regole di comportamento, un ruolo che gli servirà per sviluppare il processo di auto riflessione prima, e di decentramento poi, a seguito dell’interscambio dei ruoli e/o del confronto con il ruolo degli altri; − il circle - time: i partecipanti, disposti in cerchio, nel discutere di un problema o nel fare progetti anzitutto stabiliscono essi stessi le regole di conduzione; in questi casi l’insegnante non ha tanto il compito di dirigere l’azione quanto piuttosto quello di far prendere coscienza al gruppo/classe della necessità di autoregolare dall’interno il processo di interazione tra gli “attori”; metodologia che permette di maturare progressivamente il senso di partecipazione, di autonomia e di responsabilità individuale/di gruppo; − il metodo dialogico - narrativo di ascolto/confronto: attraverso questa metodologia si focalizza una delle più importanti attività di espressione e di auto riflessione di un sé impegnato a scavarsi dentro, a descrivere la propria esperienza, quale premessa indispensabile per la costruzione dell’identità personale, ma anche occasione per andare alla scoperta del “tu” dell’altro. 3. A questo punto è importante far presente che è stata realizzata, in collaborazione con la Commissione Nazionale Cultura e con i Formatori dell’area linguaggi e storico-sociale del CNOS-FAP, una SPERIMENTAZIONE su 20 classi di vari CFP del nord, centro e sud Italia, la quale ha dato i seguenti risultati: a) la valutazione complessiva emersa dal voto degli insegnanti, su una scala 1-10, si aggira intorno a “7”; b) le osservazioni critiche hanno riguardato in particolare il linguaggio, ritenuto: • in alcuni casi elevato; • in altri “vecchio”, in merito soprattutto a certe canzoni e/o relativi autori; c) di conseguenza i suggerimenti emersi sono stati soprattutto quelli di inserire: • generi musicali più adatti ai giovani (rock, rap, pop …), anche in altre lingue; • film e documentari sui contenuti delle UdL; • più esercizi di laboratorio in grado di coinvolgere l’intera classe. A seguito del quadro valutativo e delle osservazioni/sollecitazioni ricevute, e tenendo conto che nessuno ha contestato l’impianto complessivo del lavoro nella sua distribuzione per aree e relative UdL, nel preparare il report definitivo: − un primo intervento è consistito nel correggere, ripulire, spostare i contenuti teorici a seconda dei suggerimenti dati; − successivamente si è cercato di andare alla ricerca di nuovo materiale da inserire (film, documentari, testi, canzoni, …) ritenuto più vicino al linguaggio dei giovani; tutto questo ha portato poi a scomporre la II parte (il “Laboratorio”) tra “Esercizi” pratici e “Piste di ricerca-approfondimento”. A questo punto è necessario far presente ai docenti/operatori: − non è affatto scontato che, anche dopo le modifiche apportate, il linguaggio risponda a quello preferito dai giovani, per cui suggeriamo che la tematica di cui è composta ciascuna UdL venga considerata soprattutto come pista per orientare la ricerca verso altro materiale più rispondente alle loro esigenze, grazie soprattutto al contributo che essi possono dare; − questo far leva sul contributo del gruppo/classe può riguardare in particolare le canzoni: quelle inserite nel testo sono state scelte essenzialmente sulla base dei contenuti che esprimono, per cui anche se ritenute “vecchie” o non piacciono, possono benissimo essere sostituite da quelle suggerite dai giovani (pure in altre lingue), purché in qualche modo si tenga conto della coerenza con i contenuti della tematica trattata di volta in volta. Per finire, il docente/operatore, nel prendere in considerazione questo Laboratorio partirà ovviamente dal chiedersi “quanto sia spendibile” all’interno della propria disciplina. 1. L’impianto del lavoro permette di prendere separatamente ciascuna area o le UdL, così da poterle “spendere” anche in altre discipline, oltre alla cultura generale. 2. Inoltre anche le singole parti/componenti delle UdL possono essere utilizzate come “cassetta degli attrezzi” che permette ad operatori/educatori di varie altre strutture formative e di animazione (centri di orientamento, comunità, centri di accoglienza per minori, oratori, campi scuola, …) di prendere separatamente quel che serve loro (contenuti teorici, esercizi di laboratorio, test, frasi, canzoni per riflettere, …) per utilizzarlo nella propria attività. 3. E comunque va fatto presente una volta per tutte che la vera “spendibilità” di questo materiale sta essenzialmente nella personalità di docenti/operatori/educatori … che si caratterizzano per la loro apertura mentale a “guardare nel futuro” e, in particolare, per essere un pizzico “provocatori”, quel tanto che basta per promuovere/generare effetti innovativi sia a livello personale, che di gruppo/classe e di società in cammino verso Cosmopolis. BUON LAVORO!

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Il volume presenta nei dettagli i risultati della seconda fase di un progetto di ricerca di ampio respiro che il CNOS-FAP ha realizzato con la collaborazione dell’Istituto di Sociologia dell’Università Salesiana sul tema dell’inserimento nel lavoro dei qualificati della propria IeFP. Lo studio si pone in linea di continuità con due indagini condotte recentemente dal CNOS-FAP, una sulla transizione al lavoro degli allievi dei corsi triennali sperimentali di IeFP (Malizia e Pieroni, 2008) e una sul loro accompagnamento al lavoro (Malizia e Pieroni, 2009). Queste ricerche hanno evidenziato due problematiche che sembravano rendere opportuni ulteriori approfondimenti: la percentuale dei qualificati dell’anno formativo 2005-06 che all’uscita dal percorso aveva scelto di lavorare e che a distanza di un anno aveva conseguito un lavoro, era certamente consistente, 51.6%, ma non così elevata come si sarebbe potuto aspettare, tenendo conto del carattere immediatamente professionalizzante della IeFP; in ogni caso risultava difficile valutare con esattezza il significato della percentuale del 51.6% di occupati, perché mancavano dati regionali e nazionali complessivi sulla IeFP e su gruppi di giovani in situazioni comparabili sia a livello quantitativo che qualitativo. Per queste ragioni si è pensato di avviare una indagine che cercasse di identificare con più precisione la situazione dei qualificati della IeFP al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro in una prospettiva comparativa. Per motivi di tempo e di risorse la prima fase della ricerca è stata focalizzata sui qualificati nel 2008-09 dei settori automotive ed elettro/elettronico della IeFP salesiana (Malizia e Pieroni, 2010); la seconda fase, di cui il presente volume ha illustrato gli esiti principali, ha riguardato gli allievi dei percorsi biennali, triennali e quadriennali sperimentali di IeFP del CNOS-FAP, qualificati nell’anno formativo 2009-10, relativamente a 5 macrosettori (automotive, elettro/elettronico, grafico, meccanica industriale, turistico alberghiero) più vari altri (edilizia, lavorazione artistica del legno, agricoltura, benessere, amministrazione, punto vendita) che sono stati trattati insieme per la loro ridotta consistenza numerica. Al fine di valutare gli esiti della transizione al lavoro si è deciso di ricorrere alla seguente metodologia di ricerca: in un primo momento ci si è rivolti alle segreteria dei 47 CFP del CNOS-FAP, per conoscere il numero dei qualificati a giugno-luglio 2010, suddivisi per settori di qualifica operativi in ciascun CFP e per ottenere i dati anagrafici suddivisi per settori di qualifica; a seguito di queste prime informazioni è stato raggiunto, tramite intervista telefonica personalizzata, l’universo degli ex-allievi (2.609). Ad essi è stata applicata una breve scheda, articolata in una decina di domande, sostanzialmente la stessa utilizzata nella prima fase della ricerca (Malizia e Pieroni, 2010). Il report si divide in tre parti, per complessivi tre capitoli: − nella prima parte viene ricostruito lo scenario della transizione dalla formazione al lavoro a partire dagli anni ’60 fino ai tempi nostri, per passare poi, dopo aver ripercorso i risultati delle precedenti indagini del CNOS-FAP sugli esiti occupazionali, all’attuale crisi occupazionale e alle politiche di welfare attivo proposte dal governo in carica; − nella seconda parte si entra direttamente nel vivo dei risultati conseguiti attraverso il monitoraggio su 2609 ex allievi, a loro volta suddivisi tra i totali nazionali e quelli per singole regioni e all’interno di ciascuna per singoli CFP; − la terza parte, conclusiva, riassume i principali concetti espressi nella prima parte (quadro teorico) e quindi i risultati conseguiti attraverso il monitoraggio, al fine di offrire una visione d’insieme dello status quo del rapporto formazione-occupazione, relativamente alla IeFP del CNOS-FAP. Da ultimo, possono essere così sintetizzate le conclusioni principali della ricerca. a) Per quanto riguarda i dati di scenario, le punte percentualmente emergenti, riguardano: − la concentrazione al Nord dei qualificati (70.3%); − la provenienza da due settori trainanti, all’interno del CNOS-FAP: l’elettro/elettronico e la meccanica industriale. b) Passando ai dati anagrafici si osserva in relazione al totale nazionale: − una netta presenza della componente maschile (85.2%), − una discreta presenza di qualificati di origine migratoria (14.1%), pari al doppio rispetto ai loro coetanei iscritti nelle scuole secondarie di 2° grado. c) A un anno dalla qualifica la posizione in base alle scelte effettuate permette di evidenziare che: − il 21.3% si trova in una condizione di inattività; 2053 (78.7%) lavorano, studiano o fanno altro; − sia coloro che hanno proseguito gli studi (32.8%) come quelli che sono entrati nel mercato del lavoro (34.5%) presentano quote abbastanza vicine. d) Rispetto alla posizione dei lavoratori va evidenziato: − nel rapportare il numero dei qualificati a quello degli occupati nello stesso settore, le più alte percentuali si sono verificate nell’automotive (49.5%) e tra i settori “altri” (90.5%); questi in particolare hanno accolto 43 lavoratori sui 76 che non avevano trovato un’occupazione all’interno del proprio settore di qualifica; − il 58.5% ha trovato un lavoro subito o al massimo entro tre mesi dal conseguimento della qualifica e che dei 360 allievi che hanno chiesto aiuto al proprio CFP per trovare lavoro, 316 l’hanno effettivamente ottenuto; − quanto alle tipologie contrattuali, bisogna tener presente la consistenza dei contratti atipici (intorno a un quarto) e di quelli a tempo determinato (un altro quarto circa), mentre la maggioranza relativa dei contratti di apprendistato sembra anticipare la riforma che si va delineando a livello nazionale nei rapporti di lavoro, la cui validità dipenderà, però, dalla volontà politica di dare loro un vero contenuto formativo. e) L’attuale ricerca del CNOS-FAP, anche se non è comparabile come tale a quella dell’Isfol per le evidenti diversità indicate nel presente volume, ha comunque confermato i principali andamenti positivi di quella indagine: l’incidenza rilevante della IeFP sull’inserimento lavorativo dei giovani nella fascia 15-24, quella cioè che presenta maggiori problemi nella transizione occupazionale; l’impatto favorevole di tali percorsi sulla formazione dei qualificati; la brevità dei tempi di attesa per il reperimento di un lavoro; la coerenza di quest’ultimo con la preparazione ricevuta nella IeFP. Mentre la percentuale di quanti continuano gli studi o la formazione rimane pressappoco la stessa, diminuisce quella di chi riesce a trovare un lavoro e aumenta quella di coloro che hanno fatto registrare una posizione inattiva: su queste due differenze ha certamente influito la diversità della situazione del mondo produttivo che nel 2006-07, l’anno dei qualificati dell’Isfol, era in crescita mentre oggi risulta in grave crisi, soprattutto riguardo ai giovani. f) Anche le tre indagini del CNOS-FAP non sono comparabili come tali perché la prima riguarda un campione di qualificati anche del CIOFS/FP, la seconda considera l’universo dei qualificati del CNOS-FAP ma limitatamente ai settori automotive ed elettro/elettronico e l’attuale investiga l’universo dei qualificati della IeFP salesiana. È possibile, però, accostarle con un approccio globale e gli andamenti sono in generale positivi, anche se poi i risultati vanno utilizzati sul piano propositivo con molta prudenza. Il primo dato favorevole è costituito dalla diminuzione nel tempo della percentuale dei qualificati che non studiano né lavorano: essa era pari al 24% tra gli ex allievi del 2005-06, era salita al 30% quasi tra i meccanici d’auto (27.6%) e gli elettro/elettronici (29.5%) del 2008-09, mentre diviene il 21.3% tra i qualificati del 2009-10 oggetto della presente ricerca. Tuttavia, nonostante il miglioramento constatato, ci si aspetterebbe un ulteriore riduzione in tempi brevi di tale percentuale. L’altro andamento positivo è che la percentuale complessiva di quanti lavorano, continuano a studiare o fanno altro rimane pressoché invariata: 78.6% nel campione CNOS-FAP - CIOFS/FP (qualificati nel 2005-06) e 78.7% nell’universo del CNOS-FAP (2009-10), dopo un abbassamento tra i meccanici d’auto (72.4%) e tra gli elettro/elettronici (62.2%, ma con una percentuale dell’8.3% di non risposte) (2008-09). Indubbiamente, cresce l’entità di quanti studiano rispetto a quanti lavorano, ma il dato probabilmente è l’effetto sia della grave crisi occupazionale sia del cambiamento in atto dell’utenza della IeFP che è aumentata e comprende non solo giovani che vogliono entrare subito nel mondo del lavoro, ma anche coloro che, valorizzando la cultura del fare, intendono perseguire mete formative più ambiziose della qualifica. Inoltre, vengono confermate altre tendenze positive già evidenziate nel confronto con gli esiti dell’indagine Isfol: l’impatto favorevole di percorsi di IeFP sulla formazione dei qualificati; la brevità dei tempi di attesa per il reperimento di un lavoro; la coerenza di quest’ultimo con la preparazione ricevuta nella IeFP.

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