Pubblicazioni

Autori: Dario Nicoli, Giulia Norcia
Data di pubblicazione: Luglio, 2015

A differenza delle linee guida sin qui elaborate, centrate su precisi settori e figure professionali, quella che stiamo affrontando si distingue decisamente a causa del carattere polisemico, quindi più ampio e nel contempo più profondo, del termine “energia”. Sotto certi aspetti, la sfida che ci propone è un segnale indicativo del movimento culturale in cui siamo immersi. Mentre le varie figure professionali sino ad ora affrontate sono state aggregate in base alle classificazioni dei settori economici ed al tipo di tecnologie utilizzate generando a loro volta discipline ben distinte, la visione del mondo del lavoro e delle professioni che si apre a partire dalla prospettiva dell’energia introduce una diversa articolazione. Ciò deriva da un paradosso, in base al quale se pure non vi è un preciso settore professionale che potremmo definire “energetico”, si può affermare che nessuno ne risulta estraneo. Come altri termini chiave dal progresso culturale e scientifico (si pensi – per fare due esempi – all’“ecologia” oppure a quello di “mente” per le neuroscienze), l’energia ed il suo corrispettivo etico cui è strettamente intrecciata, la “sostenibilità”, presentano una valenza ampia ed inclusiva, staremmo quasi per dire olistica, essendo espressioni che abbracciano molti ambiti settoriali e disciplinari tradizionali, senza potere essere rinchiusi in confini ben chiari e distinti.

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Maggio, 2015

Questa pubblicazione sulla cultura ed etica del lavoro in Italia e nel mondo nasce dalla volontà del CNOS-FAP nazionale, in collaborazione con TUTTOSCUOLA, di verificare se dietro alla gravissima disoccupazione giovanile, causa di una delle più grandi esclusioni delle giovani generazioni dalla vita sociale che la storia ricordi, non vi sia soltanto la crisi economica, ma un atteggiamento culturale, e di costume, di una società che ha ritenuto di sostituire al valore del lavoro – cioè della responsabilità pubblica - la prospettiva dell’estetica dei consumi – quindi dell’immagine pubblica del cittadino.
Per sondare quest’ipotesi, si è pensato di svolgere un’indagine su come il lavoro viene presentato nei libri di testo dei vari corsi di studi, sia nella prospettiva dell’educazione alla cittadinanza sia in quella della storia e dell’insegnamento tecnico. Iniziata la ricerca, subito ci si è trovati di fronte ad una impasse piuttosto grave. In sostanza sul tema del lavoro nei libri di testo del nostro Paese si registra non solo un atteggiamento riluttante, quasi che si trattasse di un tema minore, di scarso valore culturale, ma una vera e propria omissione come accade di solito nei confronti di un argomento considerato un tabù oppure un disvalore nella prospettiva dell’educazione dei giovani. Infatti, tranne l’eccezione dei servizi sociali e sanitari, i pochi casi in cui il tema è trattato rivelano che intorno al lavoro si è tessuta una tela di critiche di varia natura, soprattutto di origine ideologica, tendenti a definire una linea di contrasto tra lavoro e libertà, tra esercizio di una professione e possibilità di espressione autentica dell’individuo. In certo qual modo, l’esclusione del tema del lavoro dalla proposta formativa delle scuole avrebbe un’origine prettamente intellettuale e proverebbe che la disoccupazione non è solo subita, ma perlomeno di una parte non secondaria della società italiana, quella che Luca Ricolfi chiama “signorile”, risulta in qualche modo perseguita, nella prospettiva di una vita che si ritiene umana in quanto liberata dal servaggio lavorativo.

Autori: G. Allulli
Data di pubblicazione: Aprile, 2015

L’ambito di questo testo riguarda sia le politiche condotte dall’Unione Europea per promuovere lo sviluppo di sistemi formativi europei in grado di affrontare le sfide poste dal processo di globalizzazione in atto, sia le politiche condotte dagli Stati membri dell’Unione per rispondere alle sollecitazioni proposte a livello europeo e mondiale, con particolare attenzione al versante dell’Istruzione e Formazione Professionale.In particolare il testo prende in esame le politiche condotte a partire dalla strategia di Lisbona, varata nel 2000, fino allo sviluppo della strategia per il 2020.Si è trattato di un periodo molto intenso per quanto riguarda l’attività europea in questo ambito, perché ha preso corpo la Cooperazione rafforzata che ha portato, nel quadro del processo di Copenaghen, alla definizione di un sistema orientato all’apprendimento permanente ed al varo di tre importanti Raccomandazioni che hanno introdotto un Quadro europeo per le qualifiche, un sistema di riconoscimento dei crediti formativi, un riferimento europeo per l’assicurazione di qualità.L’esame di questo periodo offre anche l’opportunità di condurre una verifica di cosa è stato realizzato rispetto agli obiettivi stabiliti nell’anno 2000, di quali sono i problemi tuttora aperti e di come si stanno muovendo i Paesi europei.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Aprile, 2015

In materia di Istruzione, Formazione e Lavoro stiamo vivendo una nuova stagione di riforme. La frase è ormai logora ma i temi all’ordine del giorno sono molteplici. Sono in atto riforme su aspetti importanti della Costituzione, sul sistema scolastico, sulla Formazione Professionale, sulle politiche del lavoro.
In questo quadro di cambiamenti, nel presente Editoriale, ci concentreremo soprattutto su tre problematiche:
a. La Costituzione
La riforma del Titolo V della Costituzione porta ad una riformulazione delle competenze tra Stato e Regioni in materia di Formazione Professionale e, più in particolare, di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Su questo tema specifico Rassegna CNOS vuole offrire alcuni spunti per un rilancio della Formazione Professionale per i giovani, dal momento che su questa filiera pesa un grande silenzio oltre che una scarsa conoscenza da parte dei giovani e delle famiglie.
b. La Buona Scuola
Alcune valutazioni, anche se provvisorie, saranno formulate sui provvedimenti inerenti il sistema scolastico: La Buona Scuola: linee guida. Un progetto un po’ meno Stato-centrico, ma pur sempre Scuola-centrico”;
c. Jobs Act
Alcune considerazioni, infine, saranno formulate anche sul “Jobs Act: una riforma in dirittura di arrivo”, con particolare attenzione ai riflessi che la Riforma avrà sul sistema formativo.
L’editoriale si conclude con la presentazione del Piano della Rivista per l’anno 2015, con i suoi aspetti di continuità e di novità rispetto a quello degli anni precedenti.

Autori: D. M. Marchioro
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

Da diversi anni la Federazione CNOS-FAP conduce una rilevazione periodica allo scopo di monitorare la situazione dei qualificati nei propri CFP al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro. Il presente lavoro interessa tutti gli allievi che hanno concluso i percorsi triennali di qualifica e di diploma quadriennale nell’anno formativo 2011-12.
Il principale obiettivo è stato quello di individuare l’incidenza dei percorsi formativi di IeFP sull’inserimento lavorativo dei giovani qualificati dei Centri di Formazione Professionale della Federazione CNOS-FAP, sia in termini qualitativi che temporali. Si è cercato di valutare, successivamente, l’impatto complessivo di tali percorsi sul livello di formazione e sulla occupazione dei qualificati/diplomati, anche in comparazione con altre rilevazioni e studi di settore.

Autori: L. Dordit
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

A livello internazionale si riscontra oggi un diffuso riconoscimento del fatto che i sistemi di valutazione e di assessment siano da considerare elementi determinanti per la costruzione di sistemi educativi più efficaci ed al tempo stesso più equi. In particolare, vi è consenso sul ruolo giocato da due dimensioni chiave, rappresentate da un lato dal grado di accountability espressa dai sistemi verso l’esterno e dall’altro dallo sviluppo e dal miglioramento progressivo generato al proprio interno (improvement). La valutazione dei sistemi educativi è diventata pertanto di importanza cruciale per garantire un’istruzione di qualità per tutti, coerente con il principio di equa eguaglianza di opportunità, in un contesto in cui la “mercatizzazione” dei servizi formativi tende ad assumere forme progressivamente più diffuse in Europa.
A partire dal 2009 l’OCSE ha promosso un programma, denominato Review on Evaluation and Assessment Frameworks for Improving School Outcomes, che articola l’analisi dei sistemi valutativi in quattro ambiti principali. Le sfere che interagiscono per dar vita ad un modello integrato di valutazione comprendono: l’accertamento degli esiti di apprendimento degli studenti (student assessment), la valutazione della performance degli insegnanti (teacher appraisal), la valutazione delle istituzioni educative (school evaluation) ed infine la valutazione complessiva del sistema educativo (system evaluation).
Il lavoro che di seguito si presenta prende in considerazione due degli ambiti citati che, nella prospettiva della Formazione Professionale, rinviano alla valutazione di sistema dei CFP ed alla valutazione dei formatori.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

Al centro della Linea guida emerge come questione di fondo il modo in cui considerare gli aspetti “sensibili” della personalità con quelli estrinseci relativi al lavoro desiderato/possibile. Il criterio centrale che guida il CNOS-FAP nel campo dei Servizi al lavoro è il realismo, che significa innanzitutto riferirsi alle effettive opportunità di lavoro offerte dal sistema delle imprese (fatta salva a possibilità di aprire attività di lavoro autonome corrispondenti alle proprie prerogative personali, purché vi siano entrate sufficienti ad una vita dignitosa e non si dipenda eternamente da mamma e papà e dal loro patrimonio).
Nell’ambito delle opportunità esistenti (o per le quali la persona sia candidabile), è decisivo il lavoro dell’orientatore: ciò significa escludere una concezione meccanicistica del matching tra domanda ed offerta, per una soluzione relazionale che consideri i fattori espressivi del candidato in stretto raccordo con la cultura dell’impresa. Il lavoro, quindi, è un’istituzione che presenta una sua propria consistenza (profilo, attese, compiti, norme, ecc.) per così dire “oggettiva”, ma nel contempo è un’esperienza sociale decisiva per la persona, che le consente – per dirla con Amartya Sen - di cavarsela da sé e di segnare la realtà immettendovi qualcosa di personale e riconoscibile dagli altri, una parte della propria anima. Questo modo di procedere, realistico e relazionale, consente al lavoratore (se il lavoro è buono) di superare l’alienazione (anche quella dei nuovi schiavi che lavorano solo per ottenere le risorse per calcare la scena della commedia dell’apparire) e di prendere piena dimora in un ruolo sociale significativo perché utile agli altri.

Autori: L. Dordit
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

Il rapporto intende presentare e commentare in forma sintetica i principali dati riguardanti la ricerca OCSE-PISA 2012 nel settore della Formazione Professionale. Trattandosi della prima analisi ad ampio raggio su dati PISA, si è ritenuto conveniente, ai fini di una prima ricostruzione generale di scenario, mantenere un certo equilibrio tra i livelli di approfondimento sulle tre literacy. Per tale ragione, sebbene l’indagine nel 2012 fosse focalizzata sulla matematica e fornisse un ampio livello di dettaglio, si è privilegiata la scelta di garantire un equilibrio analitico tra i tre ambiti di competenza (matematica, di lettura, di scienze), accompagnati da specifici approfondimenti nelle diverse scale di matematica (Formulare, Interpretare, Utilizzare).

Autori: C. Donati, L. Bellesi
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

I dati di monitoraggio diffusi dal MIUR in merito agli esiti occupazionali dei primi diplomati nei percorsi ITS evidenziano una buona, anche se non eccezionale, performance degli ITS nel loro primo biennio di attivazione.
Al 31 ottobre 2013, su 825 studenti che hanno conseguito il diploma, 491, pari al 59,5%, risultano occupati.
Si tratta comunque di dati parziali, non disaggregati territorialmente, e che denotano una significativa variabilità a seconda dell’area tecnologica ed anche della consistenza numerica di ciascuna area.
I migliori risultati sembrerebbero essere quelli dei corsi per la mobilità sostenibile (79,7% di occupati su un totale di 222 diplomati) e per la meccanica (65,2% su un totale di 198 diplomati) .
Le ultime informazioni diffuse in merito dal MIUR, e relative ad un campione di 68 corsi conclusi, comprendenti anche quelli monitorati in precedenza, descrivono una migliore performance occupazionale, con il 64,7% di diplomati, su un totale di 1.214 che ha trovato lavoro.
Al primo posto si colloca sempre l’area tecnologica relativa alla mobilità sostenibile, con l’82,1% di occupati su 209 diplomati. Tale valore (come quello delle altre aree tecnologiche) può essere la risultante sia di una migliore performance dei nuovi corsi conclusi sia un aggiornamento (positivo) dei dati relativi ai corsi già monitorati in precedenza .
L’area della mobilità sostenibile è anche quella che “produce” la quota maggiore di diplomati nell’ambito dei corsi censiti (22,9% del totale). La seconda area con un volume di diplomati consistente (251) è quella della meccanica, che è stata in grado di raggiungere il 64,9% di esito occupazionale positivo.
Performance meno brillanti caratterizzano i corsi del “sistema agroalimentare” (43 occupati su 125, pari al 39,5%) e del sistema casa (i cui dati sono però fermi all’unico corso già monitorato ad ottobre 2013).
Ma i dati percentuali sugli esiti non permettono di effettuare una valutazione sulla concreta efficacia di questa nuova proposta formativa. Numerose sono le domande per le quali non vi è ancora risposta.
È apparso dunque interessante approfondire, in primo luogo con le Fondazioni ITS che vedono la partecipazione del CNOS-FAP e con le altre Fondazioni già coinvolte nella precedente indagine , gli aspetti più qualitativi dei destini occupazionali dei diplomati.
L’obiettivo è stato quello di acquisire elementi conoscitivi utili per potenziare il ruolo del CNOS-FAP nell’ambito della formazione superiore, in generale, e dei percorsi ITS cui partecipa in particolare, facendo leva sul ruolo effettivo e potenziale che l’Ente di Formazione Professionale può svolgere nel raccordo con il sistema imprenditoriale.
In sostanza, si è voluta realizzare un’indagine essenzialmente qualitativa, non avendo l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo e statisticamente rappresentativo dello stato dell’arte, compito ben svolto dal sistema di monitoraggio MIUR-Indire, bensì quello di trarre elementi conoscitivi utili a rafforzare e supportare le attività di incontro domanda ed offerta, migliorare l’offerta formativa, verifica l’efficacia delle azioni di placement.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

A differenza delle linee guida sin qui elaborate, centrate su precisi settori e figure professionali, quella che stiamo affrontando si distingue decisamente a causa del carattere polisemico, quindi più ampio e nel contempo più profondo, del termine “energia”. Sotto certi aspetti, la sfida che ci propone è un segnale indicativo del movimento culturale in cui siamo immersi. Mentre le varie figure professionali sino ad ora affrontate sono state aggregate in base alle classificazioni dei settori economici ed al tipo di tecnologie utilizzate generando a loro volta discipline ben distinte, la visione del mondo del lavoro e delle professioni che si apre a partire dalla prospettiva dell’energia introduce una diversa articolazione. Ciò deriva da un paradosso, in base al quale se pure non vi è un preciso settore professionale che potremmo definire “energetico”, si può affermare che nessuno ne risulta estraneo. Come altri termini chiave dal progresso culturale e scientifico (si pensi – per fare due esempi – all’“ecologia” oppure a quello di “mente” per le neuroscienze), l’energia ed il suo corrispettivo etico cui è strettamente intrecciata, la “sostenibilità”, presentano una valenza ampia ed inclusiva, staremmo quasi per dire olistica, essendo espressioni che abbracciano molti ambiti settoriali e disciplinari tradizionali, senza potere essere rinchiusi in confini ben chiari e distinti.

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