Pubblicazioni

Autori: Alfonso Alfano
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

La presente pubblicazione, curata dalla Sede Nazionale del CNOSFAP, intende presentare l’esperienza del Centro Accoglienza Don Bosco di Roma, diretto da don Alfonso Alfano, S.D.B. Tale Centro, situato nel quartiere Termini, nei pressi della stazione, è un servizio polifunzionale diurno per minori italiani e stranieri soggetti a provvedimenti penali con misure alternative al carcere o provenienti dall’area della dispersione scolastica. È convenzionato dal 1992 con il Ministero della Giustizia, e ha protocolli d’intesa con Centri Territoriali Permanenti, con Istituti Professionali statali, per il riconoscimento di crediti nell’ambito dell’obbligo formativo e per le relative qualifiche professionali nei settori della meccanica, elettromeccanica, informatica, ristorazione. I ragazzi accolti vengono inviati dal Servizio Sociale della Giustizia Minorile o dei vari Municipi, da scuole pubbliche o accolti direttamente dalla strada. Dal 1992 ad oggi hanno frequentato il Centro circa 900 ragazzi di cui la metà provenienti direttamente dall’area del penale. In questo lavoro è presentata tale esperienza di accoglienza attraverso la raccolta di tre sussidi, realizzati ed utilizzati da don Alfano nel Centro Accoglienza Don Bosco, rispettivamente per la formazione degli operatori, l’accoglienza dei ragazzi e la formazione dei genitori. I sussidi sono presentati integralmente e con le caratteristiche con cui sono stati pensati dall’Autore, considerando i destinatari a cui sono rivolti; hanno, quindi, un’impostazione semplice e pragmatica. Sono presentati in modo indipendente l’uno dall’altro e presentano ognuno una propria struttura interna. Vengono offerti come uno strumento in vista di un duplice obiettivo: promuovere la conoscenza di questa esperienza di accoglienza salesiana e fornire un materiale che, con gli adattamenti necessari a seconda delle esigenze, può essere esportato in contesti educativi anche diversi rispetto a quello nel quale è stato prodotto. Nella prima parte viene presentato il sussidio “Sulle strade del cuore”, pensato e realizzato per formare gli educatori del Centro di accoglienza. Esso è introdotto da una presentazione del Centro stesso, in cui viene delineata la storia di tale istituzione, il riferimento alla figura educativa di Don Bosco e l’idea di formazione che soggiace alla missione educativa in questa realtà. Viene, quindi, proposto un itinerario di formazione attraverso la presentazione di 14 schede, di cui le prime 5 riguardano le caratteristiche dei destinatari del Centro, mentre nelle rimanenti 9 vengono descritte le strategie educative utili per accompagnare i ragazzi accolti. Infine, sono presentati come allegati alcuni testi di approfondimento, utili per la formazione degli educatori. Nella seconda parte viene presentato il sussidio “Benvenuti alla scuola della vita”. Esso rappresenta un insieme di materiali, piuttosto variegati tra loro ed esposti con una modalità accattivante, utili per una prima fase di accoglienza dei ragazzi che entrano nella realtà del Centro. In esso è delineato un percorso attraverso cui è possibile facilitare l’ingresso del giovane in una realtà a lui nuova e la conoscenza progressiva da parte degli educatori della storia di vita e formativa del giovane stesso. Infine, la terza parte è dedicata alla presentazione del sussidio “Gli esami non finiscono mai”. Tale materiale è stato pensato e realizzato per condurre una “scuola di vita” per genitori e adulti in generale che vogliono crescere nella loro capacità di accogliere i loro figli e i ragazzi in situazione di disagio. Similmente al manuale per la formazione degli educatori, anche questo sussidio è suddiviso in schede, nelle quali sono enucleati diversi temi educativi, e in tavole di approfondimento, utili per focalizzare in modo approfondito i diversi argomenti.

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni & Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

La nostra regione sta attraversando un momento particolarmente delicato dal punto di vista socio economico: da un lato riscontriamo le aspettative dei giovani e delle loro famiglie per ottenere servizi rispondenti alle proprie esigenze anche in termini di qualità e le difficoltà del sistema educativo a dare una risposta positiva alle diverse istanze; dall’altro assistiamo a profonde trasformazioni del mercato del lavoro derivate dalla globalizzazione della produzione, a condizioni sociali difficili di molte persone che si sono spostate da altri paesi per cercare in Piemonte migliori presupposti di vita, ecc.. Tali problematiche inducono a concentrare l’attenzione sulla definizione e lo sviluppo di uno spettro di una pluralità di azioni educative articolate e complesse. La pubblica amministrazione non può esimersi dall’affrontare questi temi spinosi che, se lasciati alla deriva possono produrre situazioni insostenibili e nel lungo periodo generare regressioni non solo di tipo economico. La formazione professionale piemontese nel panorama del sistema educativo, è certamente un comparto vivace e propositivo, animato da uno spirito che pone al centro dell’attenzione i bisogni della persona e lo sta a dimostrare questo volume che presenta l’impianto, le metodologie e gli esiti dei percorsi sperimentali svolti in Piemonte a seguito degli accordi intercorsi tra lo Stato e le Regioni. Nello scorrere le pagine del rapporto, si coglie come l’espressione “formazione” oggi abbia acquisito valenze nuove rispetto al passato anche recente: non si tratta solamente di attività di addestramento di natura prevalentemente tecnica, ma rappresenta processi rilevanti dal punto di vista delle politiche educative, sociali e di sviluppo delle economie locali. Il monitoraggio e la valutazione dei percorsi sperimentali ne mette in luce il valore sotto quattro prospettive: essa consente al giovane una crescita culturale a partire da realtà concrete in cui si svolge il lavoro umano, e quindi di cogliere il legame che intercorre tra compiti reali, processi tecnologici, aspetti scientifici, elementi della cultura linguistica, della storia, delle scienze umane, della cittadinanza attiva. In secondo luogo, essa presenta una metodologia basata sulla didattica attiva e sull’apprendimento dall’esperienza, centrata sulle competenze e sul profilo educativo, culturale e professionale del destinatario. Ciò al fine di realizzare un approccio amichevole che valorizza la vita dei giovani e conduce in modo induttivo verso traguardi di sapere soddisfacenti orientati a compiti concreti, valutati sulla base di specifici prodotti. In terzo luogo, la Formazione professionale consente una cooperazione tra soggetti di varia natura, erogativi, istituzionali, tecnici, economici, sociali, così da delineare una convergenza di intenti e di risorse al fine di qualificare l’offerta formativa in stretta (anche se non esclusiva) relazione con il territorio. Infine, è in grado di svolgere un’opera educativa concreta a favore della gioventù, in un tempo in cui spesso si concentrano le energie nell’analizzare la crisi piuttosto che nel tentare di superarla. Il dibattito politico che anima la discussione sul ruolo della formazione regionale nel panorama dell’offerta educativa, è in una fase cruciale: si auspica che la strategia da perseguire possa prendere forma e connotarsi in modo chiaro nel breve periodo. La Regione Piemonte sarà pronta in ogni caso e l’esperienza maturata in questa ed altre sperimentazioni tornerà certamente utile per meglio definire il futuro assetto del sistema educativo piemontese. Dott.sa Giovanna Pentenero Assessore all’Istruzione e Formazione Professionale Regione Piemonte

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Settembre, 2005

Anche in questi ultimi mesi dell’anno, la vita associativa della Federazione CNOS-FAP evidenzia una particolare attenzione agli eventi che, soprattutto in ambito politico-legislativo, determinano significative ricadute nel sistema educativo e formativo del nostro Paese. Su alcuni di questi eventi sembra opportuno fare cenno esplicito anche in questo editoriale della Rivista “Rassegna CNOS”, al fine di consentire una socializzazione e un confronto dei criteri di analisi da sottoporre ai lettori, nonché ai responsabili e agli operatori presenti nelle sedi della Federazione medesima. Il 14 ottobre 2005, il Consiglio dei Ministri (CdM) ha deliberato provvedimenti particolarmente importanti per l’innovazione e la riforma del nostro sistema educativo di istruzione e formazione: 1) su proposta del Ministro per le Politiche Comunitarie, il Governo ha approvato il Piano italiano per la crescita e lo sviluppo (PICO) che indica le riforme, le misure e gli interventi nazionali programmabili per perseguire gli obiettivi dell’Accordo di Lisbona del 2000 e rinnovarne le potenzialità per la crescita dell’Unione europea; 2) su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Governo, dopo aver acquisito i pareri della Conferenza Unificata (15 settembre 2005) e delle settime Commissioni di Senato (28 settembre 2005) e Camera (11 ottobre 2005), ha approvato in via definitiva: a) il Decreto legislativo n. 226 relativo alle “Norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione” (pubblicato in G.U. n. 257 del 04.11.2005); b) il Decreto legislativo n. 227 relativo alle “Norme generali in materia di formazione degli insegnanti ai fini dell’accesso all’insegnamento” (pubblicato in G.U. n. 257 del 04.11.2005). Con riferimento all’ordinamento complessivo del secondo ciclo e in analogia alle “Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati dei percorsi liceali”, approvate dal Governo per il sottosistema dell’istruzione, le Regioni, competenti in maniera esclusiva nel sottosistema di istruzione e formazione professionale, sono chiamate, a loro volta: 1) ad elaborare proprie “Indicazioni per i piani di studio personalizzati per i percorsi di istruzione e formazione professionale”, che dovranno assicurarne la coerenza nei confronti del Profilo educativo culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione eformazione; 2) a garantire, inoltre, che i titoli e le qualifiche professionali di differente livello, rilasciati dalle Regioni, abbiano una spendibilità nazionale ed europea. Pertanto, Unione europea, Stato e Regioni, nel rispetto delle relative competenze, saranno responsabili di questo lungo ed articolato processo riformatore del complessivo sistema educativo. Nel presente editoriale si intende, da una parte, offrire una panoramica informativa essenziale sulla problematica richiamata, dall’altra, indicare alcune proposte per contribuire a facilitare il processo della riforma, nella convinzione che il cambiamento vero avverrà non solo attraverso provvedimenti legislativi, ma anche e soprattutto attraverso il coinvolgimento dei soggetti e degli operatori che agiscono all’interno del sistema educativo italiano.

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Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Maggio, 2005
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Autori: Lucio Reghellin & Elisabetta Serra & Francesco Usai
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01; legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale (IFP), che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti. 1) Aspetti della nuova offerta formativa I ragazzi che, avendo compiuto il percorso di istruzione obbligatoria per almeno otto anni (art. 34 Cost.), in forza di quanto specificato dall’art. 68 della legge 144/99 in tema di obbligo formativo, non intendono proseguire gli studi nel contesto scolastico, necessitano di una nuova offerta formativa che preveda i seguenti aspetti. a) Sviluppo di percorsi formativi conformi con i requisiti della “società della conoscenza” così come indicati dall’istanza comunitaria, consentendo a tutti l’accesso ad un più elevato livello culturale ed il perseguimento del successo formativo di tutte le persone, nessuna esclusa, valorizzandone gli apprendimenti formali, non formali ed informali, lungo tutto il corso della vita, garantendo il diritto-dovere di istruzione e formazione ed i diritti educativi e formativi comunque intesi. b) Collocazione delle diverse componenti dell’offerta entro un disegno di sistema di istruzione e formazione professionale con carattere di organicità e continuità, che prevede percorsi pluralistici di qualifica, diploma e diploma superiore collocati in un organico processo di offerta dal carattere progressivo. Ciò considerando le diverse opzioni possibili (orientamento e bilancio, corsi strutturati, apprendistato, corsi destrutturati, alternanza formativa, servizi di accompagnamento, ecc.) entro un quadro unitario di offerta formativa. c) Sostegno del processo di innovazione dei diversi organismi erogativi verso un modello di servizio aperto alla soddisfazione dei bisogni degli utenti e del territorio, di qualità, nella logica del partenariato e della rete, in una prospettiva di “servizio della società civile”. d) Adozione della metodologia della personalizzazione basato su piani di studio e portfolio delle competenze comprendente un sistema di riconoscimento delle acquisizione e loro gestione sotto forma di crediti formativi. e) Qualificazione continuativa dell’offerta puntando in particolare all’eccellenza formativa in stretta connessione tra il sistema di istruzione e formazione professionale e gli ambiti economico-sociali e culturali che sviluppano un know how di alto livello. f) Garanzia della contestualizzazione del sistema di offerta formativa e dello sviluppo di una governance territoriale tramite la cura della rete territoriale che veda il coinvolgimento dei diversi attori che insistono nel medesimo ambito di riferimento con attenzione anche al primo ciclo degli studi, al sistema dei licei e all’Università. Per sostenere l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno elaborato delle specifiche “Guide” strutturate per comunità professionali, in coerenza con le “Linee guida” di riferimento (Nicoli, 2004).

Autori: Dario Nicoli & Chiara Savatteri
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il presente volume è in continuità con la precedente pubblicazione “Linee guida per la realizzazione di percorsi organici nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale” (Nicoli, 2004) e ne approfondisce un aspetto importante. Già in quel testo, infatti, all’interno della descrizione di un insieme di offerte formative e di diverse tipologie di interventi, inquadrati in un orizzonte normativo, veniva abbozzato un progetto di percorso annuale di diploma professionale, successivo al percorso triennale di qualifica. D’altra parte il riordino delle filiere di istruzione e formazione professionale, anticipato dalle sperimentazioni sui percorsi di formazione professionale triennale è ormai al nodo cruciale: ancora nel 1999 l’OCSE, nel rapporto sulle politiche dell’istruzione in Italia, indicava queste ultime particolarmente in difficoltà, segnate da un eccessivo processo di liceizzazione che di fatto riduceva la capacità professionalizzante a un 25% dell’intera filiera formativa (rispetto ad un fabbisogno, legato alla stessa domanda sociale, stimato attorno al 50%) e perché non in grado di mettere in campo una sufficiente diversificazione di opportunità capaci di garantire una formazione fino a 18 e 23 anni. L’effettiva affermazione di un sistema diversificato richiede di andare oltre il triennio ma anche oltre i quattro e i cinque anni se non sul piano ordinamentale, attraverso la previsione di un piano di sperimentazioni sufficientemente visibile e convincente, che includa anche ipotesi di formazione superiore. La presente pubblicazione si rende oggi ancor più necessaria perché segue immediatamente la firma di un Protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero del Lavoro e la Regione Liguria per la realizzazione, a partire dall’anno scolastico 2004/2005, di progetti pilota finalizzati a far conseguire un diploma professionale prioritariamente a coloro che concludono i percorsi sperimentali previsti dall’Accordo quadro del 19 giugno 2003. Il Protocollo porta la data del 26 gennaio 2005. Anche questa tappa, come quella dei percorsi triennali, dovrà essere gestita attraverso un approccio autenticamente sperimentale, con un adeguato sistema di monitoraggio, accompagnamento e valutazione, in modo da realizzare prototipi formativi fortemente innovativi. Il testo ci sembra meritevole di attenzione anche per altri motivi. La proposta conserva, innanzitutto, la metodologia di lavoro della collana del CNOS-FAP e del CIOFS/FP: non nasce, cioè, da uno studio teorico ma si avvale dei contributi degli operatori appartenenti alle rispettive organizzazioni regionali, già impegnati nelle sperimentazioni dell’obbligo formativo prima e dei percorsi triennali di qualifica poi. A differenza delle precedenti pubblicazioni, questa, tuttavia, resta “una proposta da sperimentare” perché non c’era in Italia un progetto di annualità coerente e successivo ad un triennio di istruzione e formazione professionale. Il volume completa, infine, un ciclo di progetti riconducibili al diritto-dovere sancito dalla legge 53/03. Ci riferiamo alle citate “Linee guida per la realizzazione di percorsi organici nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale”, alle varie “Guide per l’elaborazione dei piani formativi personalizzati” relative alle comunità professionali alimentazione, aziendale e amministrativa, commerciale e delle vendite, elettrica ed elettronica, estetica, grafica e multimediale, legno e arredamento, meccanica, sociale e sanitaria, tessile e moda, turistica e alberghiera (CNOS-FAP e CIOFS/FP 2004-2005), ai volumi “Proposta di esame finale per il conseguimento della qualifica professionale” (CNOS-FAP, 2005), “Prova di valutazione per la qualifica: addetto ai servizi d’impresa” (CIOFS/FP, 2003), “Le parole chiave della formazione professionale” (Malizia-Antonietti-Tonini, 2004), al presente volume “Il diploma di istruzione e di formazione professionale. Una proposta per il percorso quadriennale”. Il Protocollo di intesa rende evidente che il sistema di istruzione e formazione professionale non rappresenta una soluzione “minore” rispetto a quella liceale, ma si articola in una logica progressiva, istituzionale, pluralistica e di pari dignità, con una combinazione di opportunità che possono prevedere un cammino formativo fino ai 23 anni (10 anni formativi). La presente proposta ci sembra riconducibile a un modello che si caratterizza come un cammino di pari dignità rispetto ai percorsi liceali, basato su un approccio peculiare dell’istruzione e formazione professionale, fondato sulla valenza educativa, culturale e professionale del lavoro, considerato questo come il giacimento privilegiato che si propone all’allievo sotto forma di compito problemi che suscitano in esso il desiderio di mettersi alla prova in modo attivo e responsabile. Un sincero ringraziamento lo esprimiamo a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del presente volume. In primo luogo, al prof. Dario Nicoli che, a partire dagli apporti ricevuti, ne ha curato l’impianto scientifico e progettuale, oltre che la stesura. Quindi un riconoscimento alla Dott.ssa Chiara Savatteri, curatrice del paragrafo 5 (“Uno sguardo sull’Europa”) e un grazie a tutti gli operatori CNOS-FAP e CIOFS/FP che hanno contribuito con la loro esperienza e hanno redatto i vari allegati, in particolare ai partecipanti ai seminari nazionali. Le sedi nazionali del CNOS-FAP e del CIOFS/FP si augurano che anche questa fatica possa costituire un contributo per le Regioni che sono chiamate a realizzare un sottosistema di istruzione e formazione professionale che, se realizzato, permetterebbe all’Italia di adeguarsi alle migliori esperienze educative europee. Le Sedi Nazionali del CNOS-FAP e del CIOFS/FP

Autori: Sante Toniolo
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Mettere per iscritto una esperienza educativa significa “impoverirla”. Non è possibile, infatti, descrivere tutte le attenzioni di un educatore nei confronti dei giovani. Non sarà mai possibile documentare fedelmente il tono confidenziale di un colloquio, la premura adottata in occasione di una particolare situazione, la dolcezza e la fermezza di un intervento educativo… Pur consapevoli di questi limiti, abbiamo giudicato utile diffondere di questa esperienza. Il testo narra l’attività di un educatore che coordina e, in buona parte, anima in prima persona tutta una gamma di iniziative che hanno l’obiettivo di accompagnare l’adolescente in un percorso di progressiva maturazione delle proprie scelte, sia come persona che come allievo impegnato in una esperienza formativa e, in futuro, anche lavorativa. La persona, il mondo della formazione professionale e del lavoro, la preparazione al dopo la formazione sono i principali temi del testo. Il sussidio è strutturato in schede; il coordinatore può utilizzarle a livello sia individuale che di piccolo gruppo; esse possono costituire lo spunto per una riflessione, la traccia per un intervento educativo e la fonte per eventuali verifiche sull’efficacia dell’intervento. L’esperienza è maturata nel contesto dell’attuazione dell’obbligo formativo, all’interno delle misure della personalizzazione. Si tratta di una esperienza superata, per questo? Oltre a ritenere che la dimensione educativa deve essere sempre presente in ogni tipologia di percorso formativo, riteniamo questa documentazione utile e stimolante anche per l’immediato futuro, soprattutto perché la Legge 53/03, in fase di attuazione, finalizza i percorsi del secondo ciclo alla “crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi” e auspica che il sistema dell’istruzione e della formazione sviluppi “l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale” (Legge 53/03, art. 2, comma g). I materiali raccolti possono essere, dunque, un utile contributo per il nuovo sistema, oltre che una testimonianza educativa anche nel percorso dell’obbligo formativo. LA SEDE NAZIONALE DEL CNOS-FAP

Autori: Sandra D’agostino & Dario Nicoli & Gianni Mascio & Guglielmo Malizia
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il Decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 17 ottobre 2005 concernente la “Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003”, n. 53, all’articolo 18, comma 2, recita: “Gli standard minimi formativi relativi alle competenze di cui al comma 1, lettera b) sono definiti con Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai fini della spendibilità nazionale ed europea dei titoli e qualifiche professionali conseguiti all’esito dei percorsi”. L’esigenza di dotare di standard formativi minimi il sistema della formazione professionale prima, del sistema dell’istruzione e formazione professionale oggi, è stata ed è ancora affermata come necessità, come prerequisito per l’avvio di un vero sistema formativo a dimensione nazionale ed europea. Già la Legge 21 dicembre 1978, n. 845 (“Legge quadro in materia di formazione professionale”) all’articolo 18 recitava: “Spettano al Ministero del lavoro e della previdenza sociale: (...) la disciplina dell’ordinamento delle fasce di mansioni e di funzioni professionali omogenee ai fini dei rapporti contrattuali di lavoro. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale provvede con propri decreti, da emanarsi entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, sentita la commissione di cui all’articolo precedente, e tenuto conto degli accordi internazionali e comunitari in vigore, alla definizione delle qualifiche professionali, dei loro contenuti tecnici, culturali ed operativi e delle prove di accertamento per la loro attribuzione. Con successivi decreti si provvederà ai necessari aggiornamenti”. Dopo l’approvazione della Legge 17 maggio 1999, n. 144, contenente disposizioni relative all’obbligo di frequenza di attività formative, l’accordo tra Governo, Regioni, Comuni e Comunità montane del 2 marzo 2000, che aveva il fine di dare attuazione a quanto previsto dalla suddetta legge, prevedeva: “Al fine di diffondere standard formativi omogenei a livello nazionale, nella strutturazione dei percorsi formativi si persegue l’obiettivo dello sviluppo di competenze di base, di competenze tecnico-professionali e di competenze trasversali anche mediante le attività di tirocinio, al fine di realizzare un percorso educativo unitario”. Il Decreto legislativo attuativo della Legge 53/03 sopra citato descrive i livelli essenziali delle prestazioni del percorso formativo; all’articolo 18, comma 1, lettera d), prevede: b) l’acquisizione, ai sensi dell’art. 1, comma 5, di competenze linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, storico sociali ed economiche, destinando a tal fine quote dell’orario complessivo obbligatorio idonee al raggiungimento degli obiettivi indicati nel profilo educativo, culturale e professionale dello studente, nonché di competenze professionali mirate in relazione al livello del titolo cui si riferiscono; d) il riferimento a figure di differente livello, relative ad aree professionali definite, sentite le parti sociali, mediante accordi in sede di Conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recepiti con decreti del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Tali figure possono essere articolate in specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio. Viene spontaneo chiedersi: in questa materia si è ancora all’anno zero? Senza richiamare tutta la letteratura prodotta dall’ISFOL in materia e volendo riferirci solamente ad alcuni testi elaborati negli anni più recenti, possiamo affermare che sia Enti di formazione professionale che Regioni hanno elaborato proposte molto vicine agli obiettivi ancora una volta dichiarati nel decreto legislativo concernente il secondo ciclo. Il CNOS-FAP e il CIOFS/FP, in occasione della ricerca azione di supporto alla sperimentazione della formazione professionale iniziale, avevano provveduto ad elaborare un dispositivo di validazione delle figure professionali per il sistema della formazione professionale iniziale, con l’intento di formulare una proposta atta a far superare la proliferazione delle qualifiche professionali e a dotare di indicazioni, espresse in termini di competenze, le figure professionali scelte. Fermarsi alle sole denominazioni non avrebbe risolto di per sé la questione della validazione delle figure professionali, se non sul piano dell’etichetta. Si sarebbe corso il pericolo di elaborare una proposta in grado di garantire trasparenza e uniformità solo dal punto di vista formale, lasciando alla soggettività dei diversi attori sociali il compito di riempire di contenuti le denominazioni proposte e sacrificando in tal mondo la spendibilità sociale delle qualifiche professionali. La scelta, pertanto, è stata quella di problematizzare la questione fino alle competenze che ciascuna figura sottende, poiché da ciò dipende, in ultima istanza, la possibilità di definire degli standard formativi validi per tutti in grado di dare ordine a una materia che da sempre si è distinta per frammentazione e contingenza. Per realizzare il dispositivo, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno definito un percorso di riconoscimento della qualifica mediante il confronto con alcuni sistemi di classificazione delle professioni, sia tra quelli presenti all’interno dell’offerta formativa delle Regioni sia tra quelli elaborati a sostegno dell’attività di incontro domanda-offerta di lavoro, sia infine tra i repertori costruiti per l’analisi delle professioni e a supporto delle politiche formative e del lavoro. Le fonti consultate sono state: ErgOnLine, OBNF (anagrafe delle figure professionali), ISFOL (repertorio delle professioni), il CCNL di riferimento, le Regioni Piemonte (standard formativi), Toscana (repertorio dei profili professionali), Veneto (banca dati Ulisse), Lombardia (Direttiva regionale). Il percorso di riconoscimento si è articolato in tre distinti livelli di analisi. Il primo livello di confronto ha riguardato solo le denominazioni delle figure professionali. Per ciascuno dei sistemi di classificazione considerati sono state indicate una o più denominazioni giudicate equivalenti rispetto a quella scelta. Là dove è stato possibile sono stati riportati anche i dati relativi al tipo di utenza di riferimento, requisiti di ingresso, titolo rilasciato, durata, eventuali indirizzi previsti, comparto produttivo. Il secondo livello di confronto ha riguardato, invece, il cosiddetto referenziale professionale, ossia il documento che specifica la figura professionale, il tipo di competenze associate, nonché il grado di padronanza delle stesse. Il referenziale formativo è stato, infine, caratterizzato dall’indicazione dei prerequisiti e dei tempi. Il materiale elaborato è confluito nella stesura delle linee guida che hanno ispirato la sperimentazione dei percorsi formativi triennali a seguito dell’Accordo Stato-Regioni del giugno 2003 e nelle successive guide per l’elaborazione di piani formativi personalizzati articolate in comunità professionali. Accanto a queste ed altre documentazioni degli Enti, esistono pubblicazioni elaborate dalle Regioni che, in questi anni, hanno avviato le sperimentazioni di percorsi triennali (secondo l’Accordo quadro del giugno 2003) in collaborazione con gli Enti. Ci riferiamo in particolare alle Regioni Liguria, Lombardia, Sardegna, Veneto. Stimolato a seguito dei dati emergenti dai monitoraggi sui percorsi triennali promossi all’interno della Federazione e dalle varie documentazioni regionali, il CNOS-FAP ha ritenuto utile approfondire la problematica attraverso una azione di monitoraggio delle politiche di alcune Regioni in tema di istruzione e formazione professionale allo scopo di pervenire ad alcune conclusioni orientative. Il volume si apre con un primo commento sul decreto legislativo concernente il secondo ciclo che offre al lettore una prima analisi generale sulla proposta di riordino della scuola secondaria superiore e sulle caratteristiche fondamentali del sottosistema di Istruzione e formazione professionale in particolare. Lo studio è stato affidato ai professori Guglielmo Malizia e Dario Nicoli. Segue l’analisi di quattro casi di studio, e più precisamente le Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e la Provincia autonoma di Trento che presentano una fase avanzata di proposta in materia di standard, affidata dal CNOS-FAP alla dott.ssa Sandra D’Agostino, ricercatrice ISFOL. Il suo contributo delinea una panoramica non solo dal punto di vista di ciò che avviene in queste Regioni, ma anche dal punto di vista culturale e politico. Al dott. Gianni Mascio, esperto in processi formativi, è stato chiesto, di elaborare un saggio comparativo che ponesse in luce alcuni elementi di rilievo quali il riferimento alla riforma in atto, la contestualizzazione entro le politiche dell’amministrazione e le caratteristiche del sistema culturale, economico, sociale ed istituzionale, il modello di intervento, sia dal punto di vista istituzionale che metodologico, una interpretazione dei modelli entro lo schema-tipo che prevede le finalità prevalenti ed il grado di innovazione. Al prof. Dario Nicoli, consulente in tema di istruzione e formazione professionale, è stato affidato il compito di una valutazione dei modelli anche in rapporto ai dati campionari dei monitoraggi in atto nella Federazione CNOS-FAP e nell’Associazione CIOFS/FP. A questo punto ci preme sottolineare che la sperimentazione del modello integrale, o puro, è quello che maggiormente ha permesso agli operatori coinvolti di dare vita a proposte di standard descritti sia in compiti caratteristici di area che di figura collocata all’interno della medesima area di differente livello (qualifica professionale e diploma professionale); queste proposte ci sembrano coerenti con le finalità proprie del sistema di istruzione e formazione professionale che sono quelle del lavoro e della cittadinanza. Nel ringraziare vivamente i collaboratori che hanno reso possibile la realizzazione del volume, ci auguriamo che il presente studio risulti un utile contributo per quanti sono impegnati, nelle Istituzioni, a definire quell’insieme di competenze, relative alle singole figure professionali, assunto come standard formativo minimo e ritenuto indispensabile per il rilascio di qualifiche o diplomi. Riteniamo, infine, che anche tutti gli operatori della formazione professionale, che hanno vissuto il cambiamento di questi ultimi anni, possono trovare nelle pagine che seguono utili approfondimenti e spunti di riflessione per la loro azione formativa. La sede regionale CNOS-FAP

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

I giovani e le famiglie italiane mostrano di preferire, in maniera crescente, la scuola secondaria superiore e l’università; scelte alternative (apprendistato, formazione professionale iniziale) si attestano su percentuali molto contenute. È pressoché unanime la sottolineatura di questa tendenza negli studi o nei rapporti più recenti: Se la piena scolarità è ormai diffusa in tutto il ciclo dell’obbligo, anche nella secondaria di II grado il trend crescente sembra essere confermato e addirittura rafforzato, nonostante l’abolizione della legge sull’innalzamento dell’obbligo scolastico: il valore dell’indicatore passa, infatti, dal 91,5% del 2002/2003 al 94% dell’anno successivo (Rapporto CENSIS, 2004, 141). Il complessivo grado di partecipazione della popolazione italiana alle attività del sistema educativo e formativo è in crescita ormai da oltre un decennio, soprattutto grazie ad un intenso processo di scolarizzazione delle generazioni più giovani avviatosi all’inizio degli anni Novanta. Negli ultimi anni, inoltre, il processo riformatore culminato con l’introduzione del diritto dovere ad istruzione o formazione sino al compimento del diciottesimo anno di età ha ulteriormente accresciuto, tra i giovani, il numero di quanti permangono nei canali formativi (Rapporto ISFOL, 2004, 215-216). L’organizzazione di una offerta di tali dimensioni, tuttavia, sta mostrando oggi i suoi aspetti positivi ma anche i suoi limiti. Il CNEL ha tracciato nel corrente anno un’ampia fotografia di cui riportiamo la parte introduttiva: Pur muovendosi da una posizione di ritardo rispetto al resto dell’Unione, l’Italia non ha conseguito tutti i risultati che ci si poteva aspettare ed è tra i paesi che hanno fatto meno progressi nello sviluppare la Strategia di Lisbona. Ne danno conto i parametri prescelti sulle tematiche dell’istruzione e della formazione: la dispersione scolastica raggiunge il 24% dei giovani; solo il 73% completa almeno l’istruzione secondaria superiore; la percentuale di allievi con competenze di base insufficienti è tra le più elevate; la quota di adulti interessati da azioni di formazione permanente è meno della metà della media UE attuale, circa 1/3 di quella (CNEL, Educazione e formazione, aprile 2005, 4). Ma, oltre alla dispersione scolastica, il calo nelle competenze di base, la scarsa formazione permanente, c’è ancora un gruppo di adolescenti e giovani che è fuori di ogni sistema formativo: si tratta di un “3,4% di 15-24enni che, ancora nel 2003, risulta possedere al massimo la licenza elementare. Si tratta, in valori assoluti, di circa 220.000 giovani inseriti in situazioni di estremo disagio sociale ed economico, terreno fertile per fenomeni di devianza giovanile per lo più concentrati in specifiche aree del Paese” (Rapporto ISFOL, 2004, 222). Noi riteniamo che i primi destinatari di ogni riforma educativa siano innanzitutto i giovani che stanno fuori del sistema e, immediatamente dopo, quelli che stanno dentro, per i quali si devono fare proposte valide. La presente pubblicazione delinea una proposta specifica per questi giovani che “stanno fuori”, giovani che non si incontrano tra i banchi di scuola, destinatari classificati per lo più come “ragazzi difficili”, come soggetti che “abitano il disagio” in modo permanente. L’obiettivo del “successo formativo” obbliga ogni educatore a scommettere anche su questi giovani, per accompagnarli nel faticoso cammino della costruzione di un progetto di vita. Il sistema della formazione professionale, dotatasi nel tempo di proposte flessibili e personalizzate che valorizzano l’esperienza concreta e l’intelligenza pratica, può essere un aiuto prezioso per la vittoria di questa scommessa. La Sede Nazionale CNOS-FAP affida questo volume alla Federazione, augurandosi che anche questa fatica possa essere di aiuto a tutti gli operatori che quotidianamente si misurano con le difficoltà della didattica e della motivazione all’apprendere, consapevoli che, prima di ogni legge, è il loro impegno a dare attuazione al processo riformatore. Mario Tonini (Presidente CNOS-FAP)

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il presente documento si propone come uno strumento a disposizione delle istituzioni formative per la strutturazione dell’esame per il conseguimento della qualifica professionale al termine dei percorsi triennali sperimentali di istruzione e formazione professionale avviati nelle Regioni secondo l’Accordo quadro StatoRegioni del 19 giugno 2003. Le modalità organizzative in uso nelle varie Regioni per la realizzazione degli esami di qualifica dei corsi tradizionali di prima formazione sono molto disparate, sia nella durata che nella consistenza delle prove, per cui si è cercato di mediare tra le varie realtà per produrre una strumento che possa essere di riferimento per tutto il territorio nazionale. La definizione di un modello è stata resa urgente dal fatto che i primi percorsi triennali sperimentali, avviati con l’anno formativo 2002-2003, si sono conclusi nel giugno 2005. Alla proposta che qui presentiamo, già diffusa in bozza, si sono ispirate alcune istituzioni formative, per esempio della Lombardia e della Provincia di Roma, per strutturare la prova di qualifica. La Federazione Nazionale CNOS-FAP aveva già prodotto un modello di riferimento per l’esame finale dei percorsi biennali dell’ex obbligo formativo; questo lavoro si situa in continuazione con il precedente, facendo frutto dell’esperienza maturata nelle applicazioni concrete. Il presente documento è stato elaborato dai gruppi di lavoro dei Settori – comparti professionali e delle Commissioni dell’area culturale, scientifica e informatica del CNOS-FAP mentre la stesura definitiva è opera dell’équipe della Sede Nazionale. Essendo un modello da sperimentare, sarà necessario, in seguito alle sperimentazioni concrete, porre mano ad ulteriori revisioni per arrivare ad un documento conclusivo il più possibile condiviso dalle varie realtà regionali. Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato per la definizione di questo strumento, in particolare Lucio Reghellin e Daniela Antonietti che ne hanno curato la stesura definitiva, coloro che hanno messo a disposizione il materiale già elaborato nei singoli Centri di Formazione Professionale e tutti i gruppi di lavoro dei Settori – comparti professionali e delle Commissioni dell’area culturale, scientifica e informatica del CNOS-FAP. Ci auguriamo che questo documento torni utile per il lavoro di progettazione a cui le istituzioni formative sono chiamate e sia un ulteriore tassello per la definizione dei percorsi del sottosistema dell’istruzione e formazione professionale su tutto il territorio nazionale. La Sede Nazionale CNOS-FAP

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