Pubblicazioni

Autori: Dario Nicoli & Mario Comoglio
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

L’Unione europea sostiene la necessità di dotare ogni cittadino di competenze chiave tali da consentirgli di agire in modo autonomo e responsabile entro la società della conoscenza; in quest’ottica anche il sistema educativo italiano si sta confrontando con un processo di riforma lungo ed impegnativo. L’Unione europea ha in questi ultimi anni, costantemente richiamato all’attenzione dei decisori politici e degli attori dei sistemi educativi e formativi, su quanto siano determinanti l’accrescimento delle competenze e la loro costante manutenzione. Si avverte, quindi, la necessità di costruire le basi fondanti della cittadinanza attiva per tutti, per tutte le età della vita, poiché esiste un’evoluzione costante delle conoscenze e delle esigenze di ciascuno. Compito della formazione diventa, allora, quello di rivalutare le risorse di cui ogni persona è titolare, così da sollecitarla ad un percorso in grado di accrescere le sue esperienze culturali e professionali lungo tutto l’arco della vita. Per una società come quella europea che non intende disgiungere gli obiettivi economici della crescita e dello sviluppo dagli obiettivi di interesse sociale correlati all’inclusione, la valorizzazione delle persone e delle loro conoscenze e competenze è di primaria importanza. Il monitoraggio circa i percorsi di istruzione e formazione professionale dimostra che questa esperienza è in grado di realizzare gli obiettivi che ci si aspetta da un sistema educativo che persegua l’obiettivo dell’efficacia formativa: • creare percorsi in grado di soddisfare ad un tempo finalità educative, culturali e professionali; • attrarre i destinatari specie coloro che sono più in difficoltà e quindi accogliere tutti, nessuno escluso; • proporre una modalità di apprendimento attiva, che proceda per compiti e problemi e solleciti i giovani ad assumere in autonomia precise responsabilità; • condurre ad apprendimenti sostenuti da prove reali ed adeguate, sulla base delle quali sviluppare la valutazione; • coinvolgere nei processi formativi i soggetti della società civile ed istituzionale direttamente interessati alla qualità dell’offerta formativa; • introdurre la certificazione delle competenze, coerentemente con gli indirizzi nazionali, così da realizzare un linguaggio comune tra attori del sistema educativo, del lavoro e delle politiche di sostegno. La Regione Piemonte, nell’apprezzare quanto realizzato nell’ambito del progetto, valuterà con attenzione le indicazioni provenienti da questa esperienza che potranno essere elementi utili nell’elaborazione del sistema educativo regionale, centrato sulle necessità dei cittadini e orientato ad una formazione lungo tutto il corso della vita.

Autori: Dario Nicoli & Giuseppe Tacconi
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

Il volume che si presenta propone tre parti corrispondenti ad altrettante tappe di un lavoro di ricerca-azione sul tema della valutazione e della certificazione riferito ai percorsi di istruzione e formazione professionale. 1. La prima parte presenta una ricognizione teorica mirata a comprendere i problemi e le questioni più rilevanti riferiti al processo valutativo nella IFP. Si tratta di un punto di vista interessante poiché unisce in modo creativo tutte le problematiche proprie di una scuola con le questioni – e le opportunità – che si aprono in percorsi formativi che hanno come riferimento il tema del lavoro e della professionalità. La proposta cui si giunge si ispira ad un approccio valutativo promozionale e riconoscente ovvero che contribuisca ad apprendere sempre più e sempre meglio. Ciò significa porsi nella prospettiva di promozione della persona nella convinzione che questa attenzione consente anche di orientare più efficacemente l’apprendimento dei soggetti verso le mete desiderate. Sul piano della verifica, si suggeriscono compiti orientati a mettere il soggetto nelle condizioni di fornire evidenze di apprendimenti particolarmente complessi che richiedono per lo più una notevole disponibilità di tempo; inoltre si sollecitano prove di valutazione con strumenti quantitativi, costituite ciascuna da un compito complesso, mirate a verificare la profondità della comprensione e a raccogliere indizi relativi allo sviluppo di competenze così da assumere attendibilità nella misura in cui contengono una molteplicità di quesiti di diverso tipo. Ciò consente di intrecciare e integrare diversi fattori nella valutazione degli apprendimenti: i risultati delle prestazioni/prodotti degli allievi, l’osservazione da parte dei docenti e dei tutor, l’autovalutazione da parte dell’allievo. 2. La seconda parte si occupa più espressamente della tematica della certificazione, che è stata introdotta in Italia in maniera un po’ debole e con un debole profilo istituzionale e metodologico, mutuando nella gran parte approcci e riflessioni dalle elaborazioni europee e dalle esperienze di Paesi partner, prime fra tutti Inghilterra e Francia. La realtà italiana presenta infatti una notevole quantità di norme, inserite in una varietà di testi riferiti ad ambiti differenti del “sistema educativo”, ma con un taglio in generale segnato da debolezza. Nonostante questo, è possibile rintracciare una linea di intervento su cui vale la pena disegnare un approccio valutativo che abbia anch’esso un carattere promozionale nei confronti dei destinatari ed inoltre che consenta di attribuire ad essi un valore sociale condiviso tra le parti in gioco. Ne consegue una proposta di riconoscimento e certificazione delle competenze che supera la valenza amministrativa, ma comprende una prospettiva di animazione della comunità professionale dei docenti, finalizzata a consolidare una metodologia di gestione dei processi di apprendimento, di valutazione e riconoscimento delle acquisizioni e dei crediti, tale da favorire il successo formativo degli studenti, l’intesa con i referenti economico-sociali ed istituzionali, la valorizzazione della professionalità docente, la creazione di condizioni organizzative e di sistema favorevoli all’innovazione metodologica e didattica. 3. La terza parte si riferisce ad una ricognizione svolta entro cinque centri di formazione professionale appartenenti alla Federazione CNOS-FAP e collocati variamente sul territorio nazionale, volta a rilevare quali siano le pratiche valutative e certificative in atto e su quali tipi di riflessioni queste si appoggiano. Questa indagine ha potuto rilevare come il tema della valutazione sia effettivamente una questione tuttora critica, specie per la non ancora armonizzazione delle sue tre componenti: i saperi, le competenze professionali, i comportamenti o condotta. Ma si è anche scoperto che nell’ambito della Federazione, nonostante i diversi approcci e modelli spesso determinati dalle politiche regionali, esiste un solido “metodo salesiano” che si ispira ad una precisa proposta educativa ed informa in modo consistente ed armonico l’intera attività. Si tratta pertanto di delineare un approccio valutativo innovativo che valorizzi questo patrimonio vitale e consenta di affrontare in modo razionale le tre sfide che si presentano: la nuova rilevanza della competenza intesa come “saper agire” da parte dell’allievo di fronte a situazioni sfidanti, l’apertura al contesto esterno, ed in particolare alle imprese ed agli enti partner, che divengono veri e propri corresponsabili della qualità della formazione, ampliando in tal modo il concetto di comunità educante, la questione della certificazione delle competenze che è sempre più rilevante nella prospettiva europea. Su queste tre piste si propone un modello di innovazione delle metodologie valutative e certificative volta a realizzare una sperimentazione nelle strutture già oggetto di indagine. Questo primo volume si presenta quindi come un lavoro organico, secondo un itinerario che, attraverso la ricognizione della letteratura e delle metodologie più significative, oltre che tramite una ricognizione nelle concrete realtà formative, si pone il fine di delineare una prospettiva attenta al dibattito in corso ma non soggetta alle “mode” del momento, per loro natura transeunti, ma orientata a dotare le opere educative salesiane di un contributo coerente con la loro ispirazione educativa ed in grado di fornire agli operatori metodi e strumenti gestibili, fondati sui due caratteri di fondo della promozionalità della persona e della attendibilità dei giudizi.

Autori: Giuseppe Ruta
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

Questo volume è una piattaforma per riflettere sulla tua personalità confrontandoti su alcuni aspetti che identificano la persona umana, la ricerca di Dio, la figura di Gesù Cristo, il nucleo centrale del cristianesimo (la Pasqua) e la forza della sua trasmissione lungo i secoli.

Autori: Giuseppe Ruta
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

L’educazione religiosa è componente essenziale di qualsiasi istituzione scolastica o formativa. La Federazione CNOS-FAP, che persegue finalità istituzionali di orientamento, di formazione e di aggiornamento professionale ispirandosi esplicitamente ai valori cristiani, al sistema preventivo di don Bosco e agli apporti della prassi educativa salesiana, ha risposto a questa istanza elaborando specifici sussidi e strumenti destinati sia ai formatori che agli allievi. In tempi recenti ha chiesto al prof. Giuseppe Ruta, professore ordinario di pedagogia religiosa presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, di elaborare una proposta organica di formazione della dimensione etico–religiosa della persona. L’autore, che si è avvalso anche di esperti oltre che di formatori della Federazione CNOS-FAP, ha realizzato dapprima il volume Etica della persona e del lavoro, edito nel 2004, e ristampato nel 2007, accompagnandolo con una Guida per il formatore. Tra gli esperti vanno ricordati i professori Giuseppe Cassaro, Nunzio Conte, Giovanni Cravotta, Antonino Di Vincenzo, S.E. Mons. Calogero La Piana, Giovanni Russo, Francesco Varagona. I formatori coinvolti sono stati, invece, soprattutto quelli che hanno operato nell’area della cultura generale, oggi denominata area delle competenze di base. Negli anni successivi la sede nazionale del CNOS-FAP ha chiesto all’autore, insieme all’équipe, di proseguire nello studio e nella progettazione di uno strumento per gli allievi. Ne è risultato un progetto editoriale di tre volumi. Nel corrente anno vengono pubblicate la guida per il formatore totalmente rinnovata rispetto alla proposta precedente e il primo volume: RUTA G. (ed.), VIVERE… Linee guida per i formatori di Cultura etica e religiosa nei percorsi di Istruzione e Formazione professionale, 2007. RUTA G. (ed.), VIVERE IN… 1. L’identità. Percorso di cultura etica e religiosa, 2007. Nell’anno 2008 sono previsti i restanti volumi: RUTA G. (ed.), VIVERE CON… 2. La relazione. Percorso di cultura etica e religiosa. RUTA G. (ed.), VIVERE PER… 3. Il progetto. Percorso di cultura etica e religiosa. Il progetto editoriale appare ormai completo. Il formatore ha a disposizione le Linee guida e il volume Etica della persona e del lavoro. All’allievo viene dato un sussidio attivo e ricco di stimoli. Una proposta organica, dunque, basata su dimensioni che sono fondamentali nella formazione della persona: l’identità, la relazionalità, la progettualità e la responsabilità. Un “testo di religione” per i giovani della Formazione professionale iniziale? Non propriamente. Il progetto vuole essere un sussidio organico per il formatore che è impegnato nella formazione della persona dell’allievo dal punto di vista etico e religioso. Ciò si rende particolarmente necessario ed utile in questa fase, dal momento che la vigente legge 53/03 contiene, tra le sue finalità, la promozione di una formazione spirituale e morale dei giovani, mentre la normativa successiva relativa ai percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale, che riorganizza la classica area della “cultura generale” in standard formativi minimi riferiti alle competenze di base e, più recentemente, in saperi e competenze legate all’obbligo di istruzione aggregati in assi culturali (dei linguaggi, matematico, scientifico – tecnologico, storico – sociale) non contiene alcun riferimento a questa finalità. In questa situazione transitoria, riteniamo che il presente progetto si presenti prezioso perché offre spunti significativi per dare più sostanza alla declinazione della formazione spirituale e morale indicata nella legge 53/03 e colma il vuoto dei documenti successivi. Il progetto, che è stato riscritto sulla base della metodologia induttiva, ampiamente applicata nella formazione professionale iniziale, si presenta utile al formatore per l’elaborazione di un itinerario formativo organico e sistematico per aiutare i giovani a costruirsi una vita ben riuscita, dentro una prospettiva ricca di senso. La Sede Nazionale, che ha ben presente la fatica ed il tempo profuso per la realizzazione del progetto, ringrazia tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo e si augura che lo strumento si riveli utile a tanti altri formatori impegnati nel difficile compito educativo e formativo dei giovani.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Settembre, 2006

La scelta dei contenuti del presente editoriale mira ad accompagnare coloro che sono interessati a riflettere su alcuni aspetti fondamentali del sistema educativo di istruzione e formazione che, attualmente, sono oggetto di nuove proposte di riforma. Innanzitutto si esplicitano alcune motivazioni che giustificano l’attualità del tema monografico sviluppato in questo numero della Rivista “Rassegna CNOS”, proponendo contributi di carattere storico, di attualità e di prospettiva per affermarne l’urgenza di una sua realizzazione anche in Italia. In secondo luogo vengono richiamati, in forma sintetica, i punti di forza e di debolezza del sistema educativo di istruzione e di formazione che risultano maggiormente affrontati durante i numerosi dibattiti che si sono svolti durante l’ultimo decennio, per chiederci se l’accelerazione sull’innalzamento dell’obbligo di istruzione, voluta dall’attuale maggioranza parlamentare, sia la vera o la prima urgenza per l’innovazione del nostro sistema educativo. Seguono, infine, alcune prime e provvisorie considerazioni sui contenuti degli articoli relativi a tale materia, approvati dal Consiglio dei Ministri attraverso lo strumento della Finanziaria 2007.

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Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Maggio, 2006

Con il presente editoriale si intende offrire al lettore alcuni criteri-guida per riflettere insieme soprattutto su una domanda che si pongono non pochi di quanti operano attualmente nell’ambito del sistema educativo e formativo: dal confronto tra il cammino percorso dalle due ultime legislature e la declinazione del programma del nuovo Governo si possono individuare, se esistono, proposte per continuare a costruire?

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Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Filippo Hazon negli anni Ottanta del secondo scorso, in un testo in possesso di molti operatori della Formazione professionale iniziale dell’epoca, lanciava la sfida di una vera e propria scuola del lavoro, alternativa alla scuola secondaria superiore. La scuola del lavoro è un sistema formativo dotato di finalità autonome, di una sua logica, di un suo accumulo di esperienze. Di progetti di ricerca e sperimentazione, di cultura, di pedagogia, di didattica; va promosso e sostenuto tramite organici, permanenti collegamenti col mondo imprenditoriale e sindacale, esige stretti rapporti con gli enti locali, con gli osservatori del lavoro; deve essere programmato negli obiettivi da raggiungere in relazione ai piani di sviluppo ai vari livelli territoriali e deve procedere organicamente, utilizzando tutte le risorse disponibili: strutture, attrezzature, aziende, scuole; deve disporre di operatori, di docenti che oltreché dalle università provengano dai campi, dalle officine, dal management, dai servizi e che abbiamo una passione tutta particolare per la loro missione di educatori, e non abbiano alcuna nostalgia per i sistemi tradizionali di “fare scuola”. Con la Legge n. 845 del 1978, infatti, prendeva vita un sistema di formazione professionale (FP) iniziale le cui caratteristiche erano distinte, rispetto a quelle della scuola secondaria superiore. I percorsi formativi dovevano avere un carattere unitario, pur articolati in varie aree (l’area pratico-operativa, l’area tecnologica, l’area scientifica, l’area culturale e lo stage); dovevano essere brevi ed essenziali (4 cicli della durata massima di 600 ore ciascuno) e centrati su fasce professionali omogenee, polivalenti e organiche; inoltre dovevano avere una finalità formativa, anche se connessi alle politiche attive regionali del lavoro; dovevano prevedere, al termine del corso, un attestato di qualifica utile per l’inserimento nel mondo del lavoro. Ancora oggi, a distanza di decenni, gli enti di FP, convinti della bontà di quelle intuizioni, respingono ogni tentativo di omologazione dei percorsi formativi, attualmente triennali, con quelli della scuola secondaria superiore. Il progetto formativo della FP, pur perseguendo la medesima finalità educativa dei percorsi liceali, si distingue perché assume la “cultura del lavoro” come fondamento educativo e culturale e professionale, privilegia la didattica che sa integrare preparazione di base ed esperienza operativa, coinvolge gli allievi in compiti-problemi reali e progressivi per stimolarne l’apprendimento, sviluppa l’insieme delle loro potenzialità secondo un disegno di educazione globale della persona. Il suo approccio, pertanto, è pienamente formativo e non meramente addestrativo. In quanto servizio di interesse pubblico appartiene a pieno titolo all’unico sistema educativo di istruzione e formazione. La sua unitarietà è garantita dal raggiungimento delle finalità del medesimo Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) che lo studente deve conseguire in uscita dal secondo ciclo, a prescindere dal percorso seguito, liceale o professionale: “Il secondo ciclo, finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi, è finalizzato a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale” (legge 53/03, art. 2, comma g). Quanto sopra è sufficiente a giustificare la presente fatica compiuta da componenti della sede nazionale e formatori della Federazione CNOS-FAP, quella di proporre uno strumento a tutti i formatori per affinare l’approccio metodologico proprio della FP. Uno strumento che si propone a tutti i formatori della Federazione CNOS-FAP, perché tutti, entrando in un’aula o in un laboratorio devono accostarsi all’allievo.

Autori: Mario Becciu & Anna Rita Colasanti
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Il presente lavoro è frutto di una esperienza triennale sulla corresponsabilità CFP-famiglia realizzata con il CNOS-FAP nazionale negli anni 2004-2006. Tale esperienza, che ha visto impegnati 31 operatori della formazione professionale nella promozione di una serie di iniziative progettuali indirizzate a favorire l’inserimento e il coinvolgimento attivo dei genitori, ha coinvolto 21 Centri. Nel corso del triennio il gruppo di lavoro ha partecipato ad un percorso formativo, guidato da Mario Becciu, sul tema della corresponsabilità e, dopo aver riflettuto sulle peculiarità di tipo giuridico, pedagogico e metodologico in essa implicate, ha individuato alcune iniziative volte, da una parte, a sensibilizzare e coinvolgere il personale direttivo e i formatori all’interno dei singoli Centri rappresentati, dall’altra, ad avviare esperienze di partecipazione diretta da parte dei genitori alla vita dei CFP. Il lavoro in oggetto, che vuole appunto documentare il percorso effettuato, si articola in quattro parti. La prima parte intende raccontare il lungo percorso giuridico-normativo, pedagogico e culturale attraversato dal nostro Paese nel negare prima, nell’accogliere poi, seppure parzialmente, fino a recepire totalmente la presenza dei genitori nei contesti istruttivi e formativi. La seconda parte presenta principi, condizioni e strategie per la realizzazione della corresponsabilità. Essa attinge ampiamente a contributi provenienti dalla realtà statunitense che a questo riguardo ha maturato già significative esperienze. Le indicazioni fornite, quindi, seppure preziose, vogliono essere soprattutto occasioni di riflessione e stimolo per avviare iniziative di corresponsabilità educativa nei nostri contesti. La terza parte riprende l’esperienza formativa realizzata nei CFP documentando ampiamente il percorso effettuato nel triennio e le diverse azioni che si sono prodotte. L’ultima parte, infine, consiste in un’appendice nella quale sono inclusi alcuni strumenti operativi ai quali attingere per realizzare eventuali attività all’interno dei Centri. Ci auguriamo che il presente contributo possa costituire un utile ausilio a coloro che pioneristicamente decidono di farsi promotori di progetti orientati ad una reale corresponsabilità educativa.

Autori: Dario Nicoli & Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Il monitoraggio oggetto del presente lavoro si riferisce alle iniziative sperimentali nei percorsi di istruzione e formazione professionale, in atto nelle Regioni e Province Autonome sulla base dei Protocolli di intesa con il MIUR, in riferimento all’anno formativo 2004-2005, svolte dai Centri CNOS-FAP e CIOFS/FP, ma con una prospettiva più ampia, volta a comprendere le diverse strategie poste in atto dalle Regioni in questo ambito. Si tratta della continuazione dell’attività svolta già a partire dal 2003 e che ha inteso fornire una conoscenza approfondita e rigorosa dal punto di vista pedagogico e socio-istituzionale dei nuovi percorsi di istruzione e formazione professionale, al fine di accompagnare un intervento di forte carattere innovativo, tendenzialmente in grado di fornire pari dignità educativa, culturale e professionale ai percorsi formativi attuati entro il processo di riforma del sistema educativo complessivo. Per monitoraggio si intende un intervento sistematico e continuativo di rilevazione, confronto, accompagnamento e assistenza riferito ad un insieme definito di percorsi formativi, secondo una metodologia mista che comprende la raccolta dei dati sulla base di un linguaggio ed un modello comune, la riflessione di un gruppo rappresentativo di coordinatori tramite incontri ad hoc, la rielaborazione delle riflessioni e il completamento dei dati per consentire una reale comparazione dei diversi casi oggetto di studio, infine la creazione di una maggiore consapevolezza circa l’insieme delle tematiche pedagogiche, sociali e istituzionali poste in gioco nelle iniziative rilevate. Il quadro sottostante il monitoraggio appare peraltro piuttosto complesso, visto che, nonostante il completamento del processo riformatore (si pensi, ad esempio, ai decreti sul diritto-dovere e sul secondo ciclo degli studi), le modalità di attuazione (o non attuazione) dello stesso appaiono fortemente diversificate tra le diverse Regioni e Province Autonome; si tratta di una conferma, al di là delle diverse motivazioni politico-ideologiche, del carattere particolaristico in cui si svolge il processo di decentramento e di “devoluzione” che rischia di dar vita ad una frammentazione di tanti sistemi formativi quante sono le articolazioni del territorio; ciò in un contesto tanto delicato, trattandosi di interventi di diritto-dovere rivolti ad adolescenti e giovani, da condurre ad una distorsione tale da rendere difficile il compito educativo, culturale e professionale degli organismi formativi. Nonostante ciò, sulla base della comune necessità di risposte alle esigenze dei giovani e delle loro famiglie, oltre che dei contesti territoriali, e a partire dal riferimento allo stato dell’arte dell’elaborazione e delle pratiche riferite al sistema di istruzione e formazione professionale, emerge dalla presente rilevazione una notevole convergenza in ordine ad un nucleo di opzioni metodologiche e di strumenti di intervento, tale da poter dar vita ad un modello formativo consistente, non influenzabile da opzioni ideologiche, preferenze metodologiche ed organizzative, interessi in definitiva non compatibili con la formazione. Al centro di questo nucleo, si riscontrano quattro elementi: la personalizzazione dei percorsi formativi, la pedagogia dei compiti reali e del successo formativo, la pluralità delle opzioni, l’apertura al contesto sociale nella prospettiva di una comunità formativa territoriale. Si tratta di fattori che valorizzano le migliori tradizioni di intervento formativo in questi ambiti e che segnalano la necessità di superare un approccio tradizionale basato sull’epistemologia delle discipline e sulla prevalenza della formula liceale per sostenere e diffondere una proposta formativa sistematica e consistente basata sulla cultura del lavoro e della professionalità intese come realtà entro cui si possono cogliere in modo diretto e vitale le dimensioni di una nuova cultura della cittadinanza propria della società cognitiva. La Federazione CNOS-FAP

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Nel presente editoriale ci confronteremo con il lettore su tre questioni che spaziano dagli scenari europei a quelli italiani e regionali e che sono particolarmente rilevanti per il sistema educativo italiano di istruzione e formazione, in questo periodo. Ci riferiamo innanzitutto alle proposte avanzate dall’Unione Europea (UE) e in materia di mobilità professionale, multilinguismo e dispositivi per la trasparenza; in secondo luogo, al cammino che l’Italia sta compiendo per elaborare il Quadro Strategico Nazionale (QSN); in terzo luogo, ai contenuti dei programmi elettorali delle due coalizioni che si candidano a governare nella prossima legislatura. Mentre le proposte dell’UE sulla mobilità professionale, il multilinguismo e i dispositivi della trasparenza contribuiranno a consolidare una dimensione anche europea all’attuale sottosistema di Istruzione e formazione professionale (IeFP) nel nostro Paese, con l’approvazione del QSN, l’Italia deciderà sulla destinazione delle risorse europee nelle varie Regioni per i prossimi sette anni; le scelte del futuro Governo e quelle delle Regioni nei confronti degli attuali percorsi sperimentali triennali di formazione professionale iniziale, infine, saranno alla base dell’affermazione del sottosistema di IeFP, oppure della proposta di una nuova e generica scolarizzazione.

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