Pubblicazioni

Autori: Vittorio Pieroni & Antonia Santos Fermino
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Nella contemporanea società multiculturale, l’educazione all’alterità e al dialogo tra le diverse culture si delinea come un’esigenza sempre più pressante, ai fini di una convivenza civile che non sia semplicemente pacifica, ma che rappresenti una risorsa importante, un valore aggiunto per il nostro Paese. E il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione si può definire il “laboratorio” privilegiato nel quale avviare l’educazione interculturale proprio partendo dalle generazioni più giovani. Ma come? Per educare al dialogo è indispensabile prima educare alla comprensione delle differenze di chi vediamo come “diverso” da noi e quindi troppo lontano. Spesso, infatti, non sono tanto le differenze in sé che ci ostacolano nell’avvicinarci all’altro; piuttosto, ci spaventiamo per la mancanza di significato che può avere per noi un idioma, una tradizione, un’usanza particolare, un modo di fare o di essere… Per condividere esperienze è necessario quindi capirsi, comprendersi a fondo e, in quest’ottica, il dialogo diventa un presupposto, ma anche una naturale conseguenza. All’interno del sistema educativo di Istruzione e Formazione, il (sotto)sistema di Istruzione e Formazione professionale in modo particolare, in quanto luogo aperto all’educazione alla cittadinanza e al lavoro, ha il compito di facilitare il più possibile l’inserimento e l’integrazione sociale dei cittadini stranieri. Il volume “La valigia del ‘migrante’. Per viaggiare a cosmopolis”, curato da Vittorio Pieroni e Antonia Santos Fermino, rappresenta uno strumento valido e di facile fruibilità per avvicinarsi al mondo dell’“altro” con una “mappa” e una serie di “bussole” da utilizzare per una comprensione più profonda ed un dialogo più efficace. L’opera è suddivisa in due parti, precedute da un’introduzione che apre lo scenario sulle problematiche – connesse soprattutto ai flussi migratori – che attualmente interessano il panorama sociale, e individua le prospettive future che si delineano. La prima parte approfondisce una serie di parole chiave, partendo, innanzitutto, dal concetto di “cosmopolis”, intesa come città che raccoglie in sé tutte le culture. Segue poi un ampio dibattito sul concetto di “diritto”, di “identità”, di “cultura”, di “cittadinanza” e di “educazione alla cittadinanza”, tutti temi trattati in modo molto pratico e contestualizzati nello scenario dell’integrazione. Nella seconda parte, invece, gli autori lanciano alcune provocazioni, per sollecitare il lettore alla riflessione sulla necessità di “incontrare l’altro” perché «...Non è vero che siamo “uguali”. L’uguaglianza va vista nell’essere portatori di una “diversa identità”. […] La vera “alterità” è quella dove l’“altro” è così “altro-da-me”che non è raggiungibile se non a livello di messa-in-comune della propria “alterità”». La Sede nazionale si augura che il presente volume possa essere di stimolo e di aiuto a quanti, in Italia, operano a vario titolo nel campo dell’Istruzione e della Formazione professionale. MARIO TONINI

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Questa Linea guida, che si inserisce nella serie di strumenti progettuali realizzati da Ciofs-fp e Cnos-fap sulla base della nuova impostazione europea EQF, presenta alcuni elementi di novità che ne fanno uno strumento più avanzato rispetto ai precedenti: 1. In primo luogo, essa assume i cambiamenti in atto nel settore dell’autoriparazione che, sull’onda delle dinamiche economiche, tecnologiche e di mercato, stanno portando ad una quasi radicale trasformazione della figura professionale dell’autoriparatore così come era stata conosciuta fino a pochi anni fa. Tali cambiamenti comportano una più elevata preparazione tecnica degli operatori del settore basata su una consistente introduzione di tecnologie elettroniche e sulla conseguente ridefinizione delle procedure di lavoro che ora si avvalgono sempre più di sistemi diagnostici in grado di modificare – ma non di sostituire – la tradizionale maestria di tipo “diretto” dell’autoriparatore. 2. In secondo luogo, essa adotta una tecnologia didattica strutturata, in grado di formare gli allievi sulla base degli stessi sistemi diagnostici che vengono utilizzati dalle Case costruttrici; si tratta di un’impostazione che introduce nel percorso formativo un metodo centrato su una maggiore integrazione tra le dimensioni scientifica, tecnica e professionale del lavoro, consentendo di sviluppare una stretta integrazione fra queste componenti della formazione. Ciò consente di dare consistenza, in primo luogo professionale, all’approccio per competenze che viene adottato e che risulta strettamente connesso alle dinamiche del cambiamento proprie di un settore fortemente dinamico ed innovativo. In questo modo, si supera la giustapposizione tra area culturale ed area tecnico-professionale, consentendo di sviluppare un approccio olistico che consenta agli allievi di acquisire una reale padronanza professionale che coniuga l’operatività con la riflessività. 3. In terzo luogo, si assume più decisamente la prospettiva delle competenze di cittadinanza europea aggregando il ventaglio delle competenze oggetto degli standard formativi entro questa classificazione così da evitare frammentazioni che porterebbero surrettiziamente ad un’impostazione granulare e compositiva del processo formativo, inficiando in tal modo i vantaggi di una reale progettazione per competenze. 4. Infine, questa Linea guida segna un decisivo passo in avanti nel coinvolgimento degli stakeholder nella pratica formativa, tramite un’alleanza con le Aziende produttrici di autoveicoli centrata sulla co-progettazione, sulla condivisione del processo formativo (specie in riferimento alla pratica dell’alternanza formazione-lavoro) ed infine sulla corresponsabilità nella valutazione sia degli apprendimenti sia del processo e dell’offerta formativa posta in atto. Quest’ultimo aspetto, l’alleanza con gli stakeholder, porta a connotare la Linea guida tramite un Marchio di qualità di cui si possono avvalere i Centri di formazione che forniscono garanzie in ordine ai fattori di qualità della formazione per “Operatore alla riparazione dei veicoli a motore” ovvero i traguardi formativi, la loro articolazione in evidenze e livelli tramite le rubriche di competenza, le tecnologie, le pratiche didattiche chiave da svolgersi sia nel laboratorio sia presso le aziende nell’ambito dell’alternanza formativa, infine la valutazione e la certificazione degli esiti e degli apprendimenti. In tal modo si perseguono tre importanti obiettivi: si amplia l’area della corresponsabilità educativa e formativa coinvolgendo i vari soggetti interessati con particolare riferimento alle Aziende costruttrici, si introduce uno stimolo ulteriore per il miglioramento della qualità dei Centri di formazione professionale ed infine si conferisce una reale dinamicità all’apparato degli standard formativi e dei fattori della qualità che rischiano, se esclusivamente costretti nel rapporto con l’Autorità pubblica competente in tema di programmazione, di assumere una valenza eccessivamente burocratica, con il rischio di condurre il sistema formativo sul binario delle pratiche amministrative piuttosto che su quello delle intese proprie della società, che nel contesto attuale vede un forte e continuativo processo di cambiamento. In tal modo, viene ancora più accentuata la missione salesiana nell’ambito formativo, che consiste innanzitutto nel fornire alla gioventù una valida formazione, sempre aggiornata, rispettosa dell’integralità della persona dell’allievo, senza escludere nessuno, e nel contempo nel fornire alla comunità sociale un’occasione di reale corresponsabilità così da diffondere una sensibilità educativa e formativa tra i vari attori in gioco.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

La presente Guida si inserisce in un ampio lavoro, comprendente una “Linea guida generale per i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”, ed altre guide di comunità professionali così da costituire nell’insieme una proposta organica e orientata alla gestione formativa degli stessi percorsi. È promossa dagli enti di Istruzione e Formazione Professionale che si riconoscono nella prospettiva della “formazione efficace” centrata a sua volta sui principi del coinvolgimento degli allievi e della società civile, della personalizzazione, del compito reale, della comunità di apprendimento. In questo modo, la struttura formativa pone al centro del suo compito il “coltivare talenti” di tutti i cittadini, senza esclusione di nessuno, e propone la cultura – generale e professionale – come esperienza ed appropriazione personale in vista di un progetto di vita significativo. I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale che si intendono sostenere con queste guide si distinguono per quattro caratteristiche peculiari: – il riferimento ad opere espresse dalla realtà sociale, dotate di una tradizione tale da collocarle in modo stabile nel contesto locale oltre che nazionale; – la presenza di un’ispirazione educativa che ne connota l’azione attraverso lo stile della comunità educante, della valorizzazione dei talenti e potenzialità dei destinatari e del coinvolgimento dei soggetti del territorio; – la valorizzazione della cultura del lavoro “vitale” presente nel contesto come situazione di apprendimento entro cui svolgere percorsi di valore educativo, culturale e professionale; – la metodologia attiva tesa a sollecitare il coinvolgimento dei destinatari attraverso compiti reali così da stimolare l’apprendimento per soluzione dei problemi e per scoperta. La proposta qui contenuta è orientata su due criteri di fondo: il valore culturale del lavoro e il principio della continuità formativa. Il lavoro non è solo operatività, ma costituisce essenzialmente un fenomeno culturale in forza del quale esso risulta dotato di una valenza etica ed educativa. L’elemento centrale di tale cultura è costituito dall’azione ovvero dalla mobilitazione di tutte le risorse in vista di una risposta positiva ad un problema/opportunità ed ai compiti ad esso connessi; in tal modo il lavoro risulta un’esperienza umana privilegiata in grado di sostenere nella persona un comportamento razionale dal carattere pienamente sociale ed inoltre capace di stimolare l’apprendimento. Questa azione è quindi qualcosa di differente dalla semplice attività che indica una mobilitazione solo pratica del soggetto: è il modo umano di percepire la realtà, di entrare in relazione con essa, di scoprirne le caratteristiche, di cogliere la propria autonomia, di partecipare da protagonista alla costruzione di forme di vita sociale ricche di valore. Il lavoro rappresenta un processo di azione ricco di significati e di valori, oltre che di relazioni, che si svolge secondo una modalità che consente di cogliere la cultura entro una dimensione vitale. Il lavoratore «assume una rilevanza specifica in quanto modalità di espressione dell’identità personale, poiché in esso vengono coinvolte non unicamente le capacità operativo manuali, bensì la dimensione cognitiva, motivazionale creativa, culturale, etico valoriale» (Bocca, 1998, 104). Il principio di continuità formativa indica la possibilità, entro una specifica comunità professionale, di svolgere un percorso verso l’alto, che sollecita, nella persona che lo compie, un cammino di crescita ad un tempo educativa, culturale e professionale. In tal modo, l’allievo in formazione può accedere sia direttamente nel mercato del lavoro dopo un percorso triennale di qualifica IeFP sia proseguire nell’ambito della formazione superiore sia infine transitare tramite moduli formativi appropriati (Larsa) presso i percorsi del sistema di istruzione e dell’università. Esso si lega al criterio della equivalenza formativa, in forza del quale è possibile stabilire una corrispondenza tra due titoli o parti di una formazione in riferimento ai rispettivi programmi, tale da poter sviluppare una comparazione tra i percorsi e gli esiti formativi – anche in vista di passaggi e di processi di certificazione reciproci. Ciò è reso possibile dalla prospettiva europea, in particolare dal Quadro europeo dei titoli e delle certificazioni (EQF), un dispositivo di traduzione che consente di mettere in relazione e posizionare, in una struttura a otto livelli, i diversi titoli (qualifiche, diplomi, certificati, ecc.) rilasciati nei Paesi membri, sulla base degli esiti dell’apprendimento. Inteso nel senso corretto, il principio della continuità formativa richiede che il sistema si doti di un’Istruzione e Formazione Professionale iniziale di qualità, che sappia porre le basi del riconoscimento e della valorizzazione dei talenti degli adolescenti e dei giovani, che consenta loro un approccio positivo e costruttivo nei confronti della cultura, che insegni loro come apprendere a partire dalle esperienze, acquisendo quel metodo tramite cui l’adulto può trarre valore culturale dalle esperienze che conduce, a beneficio suo e della società in cui è impegnato. La Linea guida è rivolta innanzitutto ai formatori ed al personale coinvolto nelle azioni formative: essa propone loro un quadro di riferimento unitario, una metodologia organica e coerente che consente di gestire al meglio le attività formative tenendo conto delle caratteristiche dei destinatari, del contesto e dei vincoli/ opportunità della Istruzione e Formazione Professionale. Inoltre, è rivolta al personale delle amministrazioni statali, regionali e provinciali, che hanno la responsabilità della programmazione e dell’accompagnamento del sistema educativo e che possono trarre da essa spunti per la loro attività. È poi rivolta al personale delle istituzioni scolastiche affinché possa avere un riferimento per ciò che concerne i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale. Infine riteniamo che quanto elaborato possa costituire un’indicazione preziosa per gli orientatori affinché sappiano cogliere i talenti degli adolescenti e giovani e possano fornire una guida utile per il loro percorso di studio e di lavoro.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

La presente Guida si inserisce in un ampio lavoro, comprendente una “Linea guida generale per i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”, ed altre guide di comunità professionali così da costituire nell’insieme una proposta organica e orientata alla gestione formativa degli stessi percorsi. È promossa dagli enti di Istruzione e Formazione Professionale che si riconoscono nella prospettiva della “formazione efficace” centrata a sua volta sui principi del coinvolgimento degli allievi e della società civile, della personalizzazione, del compito reale, della comunità di apprendimento. In questo modo, la struttura formativa pone al centro del suo compito il “coltivare talenti” di tutti i cittadini, senza esclusione di nessuno, e propone la cultura – generale e professionale – come esperienza ed appropriazione personale in vista di un progetto di vita significativo. I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale che si intendono sostenere con queste guide si distinguono per quattro caratteristiche peculiari: – il riferimento ad opere espresse dalla realtà sociale, dotate di una tradizione tale da collocarle in modo stabile nel contesto locale oltre che nazionale; – la presenza di un’ispirazione educativa che ne connota l’azione attraverso lo stile della comunità educante, della valorizzazione dei talenti e potenzialità dei destinatari e del coinvolgimento dei soggetti del territorio; – la valorizzazione della cultura del lavoro “vitale” presente nel contesto come situazione di apprendimento entro cui svolgere percorsi di valore educativo, culturale e professionale; – la metodologia attiva tesa a sollecitare il coinvolgimento dei destinatari attraverso compiti reali così da stimolare l’apprendimento per soluzione dei problemi e per scoperta. La proposta qui contenuta è orientata su due criteri di fondo: il valore culturale del lavoro e il principio della continuità formativa. Il lavoro non è solo operatività, ma costituisce essenzialmente un fenomeno culturale in forza del quale esso risulta dotato di una valenza etica ed educativa. L’elemento centrale di tale cultura è costituito dall’azione ovvero dalla mobilitazione di tutte le risorse in vista di una risposta positiva ad un problema/opportunità ed ai compiti ad esso connessi; in tal modo il lavoro risulta un’esperienza umana privilegiata in grado di sostenere nella persona un comportamento razionale dal carattere pienamente sociale ed inoltre capace di stimolare l’apprendimento. Questa azione è quindi qualcosa di differente dalla semplice attività che indica una mobilitazione solo pratica del soggetto: è il modo umano di percepire la realtà, di entrare in relazione con essa, di scoprirne le caratteristiche, di cogliere la propria autonomia, di partecipare da protagonista alla costruzione di forme di vita sociale ricche di valore. Il lavoro rappresenta un processo di azione ricco di significati e di valori, oltre che di relazioni, che si svolge secondo una modalità che consente di cogliere la cultura entro una dimensione vitale. Il lavoratore «assume una rilevanza specifica in quanto modalità di espressione dell’identità personale, poiché in esso vengono coinvolte non unicamente le capacità operativo manuali, bensì la dimensione cognitiva, motivazionale creativa, culturale, etico valoriale» (Bocca, 1998, 104). Il principio di continuità formativa indica la possibilità, entro una specifica comunità professionale, di svolgere un percorso verso l’alto, che sollecita, nella persona che lo compie, un cammino di crescita ad un tempo educativa, culturale e professionale. In tal modo, l’allievo in formazione può accedere sia direttamente nel mercato del lavoro dopo un percorso triennale di qualifica IFP sia proseguire nell’ambito della formazione superiore sia infine transitare tramite moduli formativi appropriati (Larsa) presso i percorsi del sistema di istruzione e dell’università. Esso si lega al criterio della equivalenza formativa, in forza del quale è possibile stabilire una corrispondenza tra due titoli o parti di una formazione in riferimento ai rispettivi programmi, tale da poter sviluppare una comparazione tra i percorsi e gli esiti formativi – anche in vista di passaggi e di processi di certificazione reciproci. Ciò è reso possibile dalla prospettiva europea, in particolare dal Quadro europeo dei titoli e delle certificazioni (EQF), un dispositivo di traduzione che consente di mettere in relazione e posizionare, in una struttura a otto livelli, i diversi titoli (qualifiche, diplomi, certificati, ecc.) rilasciati nei Paesi membri, sulla base degli esiti dell’apprendimento. Inteso nel senso corretto, il principio della continuità formativa richiede che il sistema si doti di una istruzione e formazione professionale iniziale di qualità, che sappia porre le basi del riconoscimento e della valorizzazione dei talenti degli adolescenti e dei giovani, che consenta loro un approccio positivo e costruttivo nei confronti della cultura, che insegni loro come apprendere a partire dalle esperienze, acquisendo quel metodo tramite cui l’adulto può trarre valore culturale dalle esperienze che conduce, a beneficio suo e della società in cui è impegnato. La Linea guida è rivolta innanzitutto ai formatori ed al personale coinvolto nelle azioni formative: essa propone loro un quadro di riferimento unitario, una metodologia organica e coerente che consente di gestire al meglio le attività formative tenendo conto delle caratteristiche dei destinatari, del contesto e dei vincoli/ opportunità della Istruzione e Formazione Professionale. Inoltre, è rivolta al personale delle amministrazioni statali, regionali e provinciali, che hanno la responsabilità della programmazione e dell’accompagnamento del sistema educativo e che possono trarre da essa spunti per la loro attività. È poi rivolta al personale delle istituzioni scolastiche affinché possa avere un riferimento per ciò che concerne i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale. Infine riteniamo che quanto elaborato possa costituire un’indicazione preziosa per gli orientatori affinché sappiano cogliere i talenti degli adolescenti e giovani e possano fornire una guida utile per il loro percorso di studio e di lavoro.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

La presente Guida si inserisce in un ampio lavoro, comprendente una “Linea guida generale per i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”, ed altre guide di comunità professionali così da costituire nell’insieme una proposta organica e orientata alla gestione formativa degli stessi percorsi. È promossa dagli enti di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) che si riconoscono nella prospettiva della “formazione efficace” centrata a sua volta sui principi del coinvolgimento degli allievi e della società civile, della personalizzazione, del compito reale, della comunità di apprendimento. In questo modo, la struttura formativa pone al centro del suo compito il “coltivare talenti” di tutti i cittadini, senza esclusione di nessuno, e propone la cultura – generale e professionale – come esperienza ed appropriazione personale in vista di un progetto di vita significativo. I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale che si intendono sostenere con queste guide si distinguono per quattro caratteristiche peculiari: – il riferimento ad opere espresse dalla realtà sociale, dotate di una tradizione tale da collocarle in modo stabile nel contesto locale oltre che nazionale; – la presenza di un’ispirazione educativa che ne connota l’azione attraverso lo stile della comunità educante, della valorizzazione dei talenti e potenzialità dei destinatari e del coinvolgimento dei soggetti del territorio; – la valorizzazione della cultura del lavoro “vitale” presente nel contesto come situazione di apprendimento entro cui svolgere percorsi di valore educativo, culturale e professionale; – la metodologia attiva tesa a sollecitare il coinvolgimento dei destinatari attraverso compiti reali così da stimolare l’apprendimento per soluzione dei problemi e per scoperta. La proposta qui contenuta è orientata su due criteri di fondo: il valore culturale del lavoro e il principio della continuità formativa. Il lavoro non è solo operatività, ma costituisce essenzialmente un fenomeno culturale in forza del quale esso risulta dotato di una valenza etica ed educativa. L’elemento centrale di tale cultura è costituito dall’azione ovvero dalla mobilitazione di tutte le risorse in vista di una risposta positiva ad un problema/opportunità ed ai compiti ad esso connessi; in tal modo il lavoro risulta un’esperienza umana privilegiata in grado di sostenere nella persona un comportamento razionale dal carattere pienamente sociale ed inoltre capace di stimolare l’apprendimento. Questa azione è quindi qualcosa di differente dalla semplice attività che indica una mobilitazione solo pratica del soggetto: è il modo umano di percepire la realtà, di entrare in relazione con essa, di scoprirne le caratteristiche, di cogliere la propria autonomia, di partecipare da protagonista alla costruzione di forme di vita sociale ricche di valore. Il lavoro rappresenta un processo di azione ricco di significati e di valori, oltre che di relazioni, che si svolge secondo una modalità che consente di cogliere la cultura entro una dimensione vitale. Il lavoratore «assume una rilevanza specifica in quanto modalità di espressione dell’identità personale, poiché in esso vengono coinvolte non unicamente le capacità operativo manuali, bensì la dimensione cognitiva, motivazionale creativa, culturale, etico valoriale» (Bocca 1998, 104). Il principio di continuità formativa indica la possibilità, entro una specifica comunità professionale, di svolgere un percorso verso l’alto, che sollecita, nella persona che lo compie, un cammino di crescita ad un tempo educativa, culturale e professionale. In tal modo, l’allievo in formazione può accedere sia direttamente nel mercato del lavoro dopo un percorso triennale di qualifica IFP sia proseguire nell’ambito della formazione superiore sia infine transitare tramite moduli formativi appropriati (Larsa) presso i percorsi del sistema di istruzione e dell’università. Esso si lega al criterio della equivalenza formativa, in forza del quale è possibile stabilire una corrispondenza tra due titoli o parti di una formazione in riferimento ai rispettivi programmi, tale da poter sviluppare una comparazione tra i percorsi e gli esiti formativi – anche in vista di passaggi e di processi di certificazione reciproci. Ciò è reso possibile dalla prospettiva europea, in particolare dal Quadro europeo dei titoli e delle certificazioni (EQF), un dispositivo di traduzione che consente di mettere in relazione e posizionare, in una struttura a otto livelli, i diversi titoli (qualifiche, diplomi, certificati, ecc.) rilasciati nei Paesi membri, sulla base degli esiti dell’apprendimento. Inteso nel senso corretto, il principio della continuità formativa richiede che il sistema si doti di una Istruzione e Formazione Professionale iniziale di qualità, che sappia porre le basi del riconoscimento e della valorizzazione dei talenti degli adolescenti e dei giovani, che consenta loro un approccio positivo e costruttivo nei confronti della cultura, che insegni loro come apprendere a partire dalle esperienze, acquisendo quel metodo tramite cui l’adulto può trarre valore culturale dalle esperienze che conduce, a beneficio suo e della società in cui è impegnato. Questo volume è rivolto innanzitutto ai formatori ed al personale coinvolto nelle azioni formative: essa propone loro un quadro di riferimento unitario, una metodologia organica e coerente che consente di gestire al meglio le attività formative tenendo conto delle caratteristiche dei destinatari, del contesto e dei vincoli/ opportunità della Istruzione e Formazione Professionale. Inoltre, è rivolta al personale delle amministrazioni statali, regionali e provinciali, che hanno la responsabilità della programmazione e dell’accompagnamento del sistema educativo e che possono trarre da essa spunti per la loro attività. È poi rivolta al personale delle istituzioni scolastiche affinché possa avere un riferimento per ciò che concerne i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale. Infine riteniamo che quanto elaborato possa costituire un’indicazione preziosa per gli orientatori affinché sappiano cogliere i talenti degli adolescenti e giovani e possano fornire una guida utile per il loro percorso di studio e di lavoro.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Guidare i giovani verso la scelta formativo-professionale più appropriata, tenendo conto delle loro specifiche abilità, competenze, risorse e motivazioni è un’esigenza sempre più evidente, vista la complessità dell’attuale contesto socioculturale. La domanda di orientamento, oltre che dai singoli, emerge anche dalle istituzioni scolastiche e formative e dal mondo del lavoro. Da questo punto di vista, si può comprendere maggiormente il valore che viene ad acquisire la figura dell’“orientatore”, figura professionale, tra l’altro, non ancora chiaramente definita. Il Decreto Ministeriale 166/2001, che predispone l’Accreditamento della sede orientativa, disciplina vari aspetti in materia di orientamento ma non fornisce indicazioni circa la formazione professionale del formatore dell’orientamento e non esiste un profilo condiviso tra le varie istituzioni che se ne avvalgono. Non è neanche possibile usufruire di corsi di formazione riconosciuti come modello di riferimento. Il volume “Linee guida per l’orientamento nella Federazione CNOS-FAP” rappresenta un primo tentativo, in via di sperimentazione, atto a definire un profilo formativo che guidi il formatore dell’orientamento nel suo percorso di formazione. Il modello di riferimento che intende fornire è un modello centrato sulla descrizione delle competenze necessarie e su una valutazione attendibile delle competenze acquisite. A partire da esperienze reali, individua tre strumenti principali: il bilancio delle competenze, la strutturazione di un percorso formativo specifico, la certificazione finale. La Sede Nazionale del CNOS-FAP si augura che il volume possa rappresentare un buon punto di partenza, che avvi la riflessione per la costruzione di un profilo formativo valido e ben strutturato della figura professionale dell’orientatore, applicabile al contesto della Formazione Professionale, anche a livello europeo.

Autori: Marco Bay & Dariusz Grzadziel & Michele Pellerey
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Il presente volume fa parte di un’indagine motivata da una riflessione sulla legge 53/2003 che dà indicazioni precise sulla promozione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita della persona, sull’importanza di fornire a ciascuno pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali di sviluppo delle proprie capacità e competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento sociale e lavorativo. La suddetta legge sottolinea anche l’importanza della promozione delle dimensioni spirituali e morali nel percorso di sviluppo della personalità individuale. L’obiettivo perseguito dalla ricerca, promossa dalla Sede Nazionale del CNOSFAP, è dunque l’individuazione dello stretto legame tra costruzione di significato esistenziale e motivazione all’apprendimento e vuole rispondere ad un quesito fondamentale: quanto influisce la costruzione di una prospettiva esistenziale di significato per l’individuo nello sviluppo della capacità di apprendimento e nella progettazione del proprio iter educativo e formativo? L’indagine si sviluppa in tre volumi. Nel primo volume, “Processi formativi e dimensione spirituale e morale della persona. Dare senso e prospettiva al proprio impegno lungo tutto l’arco della vita” (a cura di Michele Pellerey, 2007) si argomentano le ipotesi su cui si basa l’indagine da una duplice prospettiva: teorico-filosofica e psico-educativa. Il secondo volume, il presente, “Promuovere la crescita nelle competenze strategiche che hanno le loro radici nelle dimensioni morali e spirituali della persona. Rapporto di ricerca” (a cura di Marco Bay, Dariusz Grądziel e Michele Pellerey) a partire dalle conclusioni teoriche raccolte nel volume precedente, descrive l’iter di costruzione di un questionario di indagine per la valutazione dello sviluppo delle competenze strategiche, facendo riferimento, in modo particolare, ai sistemi di Istruzione e della Formazione professionale e al Mondo del lavoro. La ricerca presentata in questo volume ha portato all’individuazione di alcune competenze strategiche messe in atto in contesti diversi; elencati di seguito: per capire e ricordare; relative alla disponibilità a collaborare nel lavoro e nell’apprendimento; nel comunicare e nel relazionarsi con altri; nel dare senso e prospettiva alla propria esistenza umana e lavorativa; nel gestire forme accentuate di ansietà; nel gestire se stessi nel lavoro e nell’apprendimento; nell’affrontare situazioni sfidanti o pericolose e nel decidere. Queste competenze strategiche costituiscono il quadro fondamentale di una persona in grado di dirigere se stessa. Motivato da questa conclusione è in progettazione un terzo volume “Imparare a dirigere se stessi. Progettazione e realizzazione di una guida e di uno strumento informatico per favorire l’autovalutazione e lo sviluppo delle proprie competenze strategiche nello studio e nel lavoro” (titolo provvisorio) che intende fornire un sostegno sistematico ai soggetti in formazione nel prendere coscienza della realtà e centralità di tali dimensioni della loro personalità e di impegnarsi per svilupparle adeguatamente, con responsabilità e in collaborazione con il contesto formativo nel quale sono inseriti. La Sede Nazionale CNOS-FAP si augura che il presente volume possa essere di stimolo e di aiuto per quanti operano, a vario titolo, nel campo dell’istruzione e della formazione professionale.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Il decennio 2000-2010 e l’anno 2010 in particolare sono percepiti da molti come “date simbolo” a vari livelli e per più aspetti. Solo esemplificando, per l’Europa il 2010 è l’anno del bilancio della c.d. strategia di Lisbona. Per l’Italia è l’anno dell’avvio del riordino del secondo ciclo del sistema educativo di Istruzione e Formazione. Per la maggioranza delle Regioni è l’anno delle elezioni. Il decennio e il 2010 in particolare sono divenuti, pertanto, un momento simbolo per compiere bilanci ed elaborare nuove strategie. Nel presente editoriale richiameremo alcuni eventi che appaiono partico- larmente significativi per il sistema educativo di Istruzione e Formazione ita- liano e che hanno nel 2010, in maniera più o meno esplicita, un riferimento.

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Autori: Josè Manuel Prellezo
Data di pubblicazione: Gennaio, 2010

Perché un volume come questo, in un momento storico come l’attuale, in cui stiamo celebrando, il 150° dell’Unità d’Italia? Per un motivo, direi, molto semplice. Se l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione Italiana, sono centinaia di migliaia gli Italiani che in questi 150 anni, nelle numerosissime case salesiane di tutta Italia, hanno “imparato un lavoro”, senza ovviamente contare le altre centinaia di migliaia di giovani che hanno “imparato a lavorare” mettendo le basi culturali per acquisire una più alta professionalità. Troppo facilmente oggi rischiamo di vivere in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato di cui pure siamo frutto. Troppo facilmente oggi anche gli storici italiani hanno “dimenticato” ciò che invece ex officio dovrebbero “ricordare” agli altri, il passato, tutto il passato. Ed in questo passato si trova che la legislazione relativa ad una riorganizzazione dell’istruzione professionale nel nostro Paese è di cinquant’anni dopo l’Unità d’Italia (1912), che essa recepì molto dell’apprezzata esperienza salesiana ma che non sortì effetti significativi a causa della Grande Guerra. La storia ci indica altresì che la riforma Gentile non considerò la Formazione Professionale come scuola di “pari dignità” con gli indirizzi umanistici, che durante il ventennio fascista la Scuola Professionale rimase in una specie di “limbo” legislativo – mentre le scuole salesiane continuavano la loro esperienza ed il loro ruolo di “supplenza” rispetto allo Stato – che anche la Carta della scuola del 1939, che pur tentava di correggere il tiro, ancora una volta, per lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, restò lettera morta. Solo negli anni cinquanta, in una Italia in cui ancora molti, troppi faticavano a vivere, in cui si trattava di dare lavoro e fiducia a tutti per ricostruire un tessuto sociale – ci ricorda sempre la storia – furono promossi dallo Stato corsi di “addestramento al lavoro”. Ma fu un episodio circoscritto, tanto più che presto sarebbe venuta la riforma della Scuola media unica e la situazione sarebbe cambiata radicalmente. Con tutto ciò solo ultimamente è stata editata un’ampia “Storia della formazione professionale in Italia”, guarda caso, proprio in una collana di pubblicazioni salesiane del CNOS-FAP, purtroppo relativa al solo triennio 1947-1977, praticamente dunque posteriore all’epoca cui si riferisce il presente volume di Prellezo. Il noto studioso spagnolo, da quattro decenni presente in Italia, docente emerito della Pontificia Università Salesiana ed autore di pregevoli saggi di storia salesiana, non vuole certo in questo testo colmare tale lacuna. Intende solo, sulla base in particolare delle fonti archivistiche salesiane, e della bibliografia esistente, ricostruire in quattro tappe la storia centenaria della Formazione Professionale salesiana, dagli umili laboratori di Torino-Valdocco dei primi cinquanta del secolo XIX fino alle “vere e proprie scuole professionali salesiane” del primo secolo successivo. L’indagine centenaria si chiude esattamente con il 1953. Cinque anni dopo don Bosco venne dichiarato patrono degli apprendisti. Ovviamente quella che Prellezo racconta è una storia ad intra della società salesiana, che però ha necessariamente operato a fronte di innumerevoli sfide ad extra: quelle dei nuovi fermenti sociali e dalla evoluzione della mentalità e del costume prodotti dai processi di industrializzazione e di modernizzazione economica, della crescita dei nuovi ceti sociali, dell’incremento dell’urbanizzazione, delle nuove ideologie e dei movimenti politici di massa, più tardi dalla “nazionalizzazione delle masse” e dall’educazione totalitaria della gioventù, fino a giungere alla ripresa economica del secondo dopoguerra; il tutto attraversato da profondi mutamenti del sistema scolastico nazionale e della dottrina sociale della Chiesa. Una storia dunque che ha vissuto momenti di euforia e momenti di crisi, momenti di serenità e momenti di difficoltà e di tragedia, vuoi per ragioni di ripensamento e riorganizzazione interna alla società salesiana dovuti magari a ristrettezze economiche e scarsità di personale, vuoi per rispondere ai sempre nuovi ed spesso urgenti appelli della società civile e delle autorità politiche, vuoi per aver dovuto portare le conseguenze di due guerre mondiali. Tutto questo è qui brevemente presentato, documentato, ed anche illustrato con fotografie più eloquenti delle parole. Non si può che essere grati all’autore. Lo sviluppo industriale dell’Italia, dai suoi timidi inizi torinesi al boom economico degli anni sessanta, fu reso possibile anche dalla non indifferente presenza di maestranze che i salesiani di don Bosco – e fra loro soprattutto la componente laicale, molte centinaia di “coadiutori”, italiani ed anche stranieri in un arricchente scambio interculturale – hanno preparato con seria disciplina, con nuove specializzazioni professionali, con ottima “qualità” di lavoro. “Mettere i giovani in grado di guadagnarsi onestamente il pane” in un ambiente sereno e sicuro, educarli ad essere “buoni cristiani, buoni cittadini, abili nell’arte” è stato un contributo prezioso che la società salesiana con le sue scuole professionali ed agricole ha dato (e continua a dare) al paese Italia. In esso gli ex allievi di tali scuole – per lo più figli di famiglie del ceto popolare - non solo hanno trovato modo di vivere dignitosamente del lavoro delle loro mani, ma si sono affermati proprio in ragione della loro capacità di produrre bene e servizi; non solo hanno potuto godere di un decente livello di sussistenza, ma spesso hanno anche acquisito un ruolo nella società di notevole prestigio. E non solo in Italia, visto che dall’Italia sono partiti salesiani capi-laboratori e maestri d’arte, che hanno creato dal nulla decine di apprezzate scuole professionali ed agricole in moltissimi paesi europei ed extraeuropei, sempre nel tentativo di rispondere alle “esigenze del tempo e del luogo” e di essere “con i tempi e con don Bosco”. Francesco Motto direttore Istituto Storico Salesiano

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Settembre, 2009

È sempre affascinante ripercorrere le tappe di una esperienza editoriale che ha segnato buona parte della riflessione di una rivista, soprattutto se chi si occupa di formazione professionale in Italia ha potuto seguire il percorso della Rivista Quadrimestrale “Rassegna CNOS”, particolarmente dedicata ai problemi della formazione dei giovani operai e delle Scuole Professionali. Ne vogliamo in questo saggio ripercorrere le tappe di 25 anni di storia. Sfilano infatti davanti ai nostri occhi vicende, esperienze, eventi, lotte e dibattiti politici, incontri di programmazione e di redazione con studiosi e politici, persone impegnate nella riflessione e nella progettazione, i cui nomi si rincorrono con affettuosa frequenza lungo gli indici dei diversi numeri. Sono ben più che semplici nomi. Sono soprattutto volti e persone che nella realtà costituiscono tutt’oggi una robusta e largamente accreditata scuola di pensiero e di prassi oltre che una profonda vicenda esistenziale di vita, che ha accomunato i diversi interessi, prospettive e approcci al medesimo orientamento educativo della formazione professionale in Italia dei giovani “poveri e abbandonati” sullo stile di Don Bosco e con la sua stessa passione e sofferenza educativa. Alcuni di questi, soltanto per indicare alcuni testimoni nella purtroppo intima persuasione di non ricordarli tutti (a cui è necessario giustamente chiedere venia), sono stati presenti sin dai primi numeri e lo sono ancora come De Pieri, Malizia, Nanni, Pellerey, Pieroni, Ransenigo, Rizzini, Tanoni, Zanni, altri che purtroppo ci hanno lasciato e ci hanno “preceduto nella casa del Padre”, come Magni, Milanesi, Viglietti, e altri ancora che si sono aggiunti lungo il cammino e stanno attualmente profondendo energie, progetti e fatiche come Tonini, Colombo, Colasanti, Mion, Nicoli, Salerno, Tacconi e cento altri illustri e generosi studiosi, che hanno fatto parte del Comitato Scientifico e di Redazione. La lista dei collaboratori che nei 25 anni si sono affacciati alla Formazione Professionale con particolari competenze e generosa partecipazione e hanno fatto crescere la Rivista, ne comprende oltre un centinaio. Ad essi va la gratitudine più generosa della Redazione, ma specialmente di tutti i lettori, che ne hanno apprezzato la competenza e la professionalità, espressa soprattutto nei contenuti da essi proposti, e che ora nel nostro excursus cercheremo di organizzare con criteri adeguati che diano conto della loro ricchezza nella vastità dell’impresa.

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