Salesiani Libri

Autori: Fulvio Ghergo
Data di pubblicazione: Gennaio, 2009

Nella letteratura in merito al Sistema della Formazione Professionale in Italia si nota la mancanza di un testo che ne raccolga una documentazione organica complessiva del suo sviluppo e della sua evoluzione. Questa carenza può essere annoverata tra le cause che hanno ostacolato l’avvio di un percorso serio di riflessione sull’importanza e sulla necessità dell’interconnessione tra Sistema educativo di Istruzione, Sistema della Formazione Professionale e Mondo del lavoro. Il volume “Storia della Formazione Professionale in Italia 1947-1977”, curato da Fulvio Ghergo, è il primo di due volumi che documentano un pezzo di storia importante ai fini di una più profonda comprensione dell’attuale Sistema italiano della Formazione Professionale, ma che, al tempo stesso, con la loro ricchezza di riferimenti normativi, rappresentano un valido strumento di consultazione e di approfondimento giuridico. È articolato in tre capitoli. Il primo capitolo descrive la nascita di un sistema giovanilistico di addestramento professionale nel secondo dopoguerra, contestualizzato storicamente lungo tutto il decennio degli Anni ’50. Nel secondo capitolo si analizzano gli elementi che hanno portato al consolidamento del sistema di addestramento professionale negli Anni ’60, evidenziando il graduale maggiore coinvolgimento, politico e giuridico, delle Regioni. Infine nel terzo capitolo si entra più profondamente nel merito del trasferimento dell’organizzazione e gestione del sistema di addestramento professionale alle Regioni, sviluppatosi lungo tutto il decennio degli Anni ’70 e si ripercorrono i passi fondamentali di questo processo attraverso l’analisi della prima legislazione organica con la Legge n.845 del 1978 “Legge-Quadro in materia di Formazione Professionale”. Ci sembra che questo primo volume possa assumere un significato importante in un momento come quello attuale, particolarmente delicato per il Sistema educativo di Istruzione, che sta attuando un processo di riforme, stimolato al rinnovo e al cambiamento dalle esigenze della società odierna. È dunque essenziale che la Formazione professionale nelle sue diverse articolazioni – Formazione professionale iniziale, Formazione professionale superiore, Formazione professionale continua, Educazione degli adulti – trovi la giusta considerazione in questo percorso di rinnovamento. La Sede Nazionale si augura che il presente volume possa essere di stimolo e di aiuto a quanti, in Italia, operano a vario titolo nel campo dell’Istruzione e Formazione professionale. La Sede Nazionale CNOS-FAP

Autori: Claudia Donati & Luigi Bellesi
Data di pubblicazione: Gennaio, 2009

La Sede Nazionale del CNOS-FAP, nel corso dell’anno 2009, avvalendosi del CENSIS, ha promosso una ricerca sul ruolo dell’interconnessione delle reti formative per verificarne l’impatto positivo ai fini di una formazione post-secondaria più completa, idonea a considerare aspetti diversi nell’iter formativo, quali: sviluppo delle attitudini professionali; sviluppo delle competenze tecniche e tecnologiche; riconoscimento e potenziamento delle peculiari e autonome identità personali dei soggetti che vi partecipano. Questa ricerca evidenzia in modo particolare l’evoluzione del concetto di Polo formativo nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale, definendolo come luogo privilegiato di incontro tra le diverse e variegate offerte educative dell’istruzione e della formazione professionale tecnico-superiore. Il presente volume, dal titolo “Verso una prospettiva di lungo periodo per il sistema della formazione professionale. Il ruolo della rete formativa. Rapporto finale”, descrive le esperienze regionali di costruzione dei Poli formativi in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto, esperienze forgiate su un modello creato anche con il contributo della Federazione CNOS-FAP. Il risultato maggiormente significativo che emerge da questa ricerca è l’orientamento verso la predilezione di una maggiore radicalizzazione territoriale dell’offerta di istruzione e formazione professionale. Inoltre, l’individuazione di una terminologia specifica può rappresentare un valido aiuto alle autorità politiche e istituzionali verso l’utilizzo di un linguaggio comune sul quale fondare l’identità statale dell’istruzione e della formazione professionale. La Sede Nazionale si augura che il presente volume, che contiene alcune esperienze significative, possa essere di stimolo e di aiuto a quanti operano, a vario titolo, nel campo dell’istruzione e formazione professionale. La Sede Nazionale CNOS-FAP

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

Il volume, in linea con il progetto educativo da sempre perseguito dalla realtà salesiana, si prefigge lo scopo di fornire mediante una raccolta di progetti, esperienze e riflessioni presenti all’interno o all’esterno della Federazione CNOS-FAP un aiuto pratico e di rapida consultazione per quanti operano in campo educativo, facilitandoli nella ricerca di buone pratiche da poter trasferire all’interno del loro contesto operativo e della propria esperienza lavorativa, proprio come una bussola che possa guidare lungo il “sentiero educativo” meno tortuoso. Il lavoro è il frutto di una ricerca che si è articolata nel tempo in varie fasi. In un primo momento è stata messa in atto dal CNOS-FAP un’attività di studio per l’elaborazione dei criteri di selezione in base ai quali individuare le iniziative candidabili, svolgendo contestualmente una azione di coinvolgimento di testimoni privilegiati e una ricerca con la raccolta di buone pratiche reperite attraverso una indagine bibliografica e visitando canali di ricerca Internet e appositi siti Web. Si è proceduto quindi al termine di questa prima fase all’individuazione di progetti, iniziative e attività che intervenissero nel campo oggetto del volume. Nella seconda fase, svolta dall’ISRE (Istituto Superiore Internazionale Salesiano di Ricerca Educativa) con il coordinamento del Professor Arleo, si è dato luogo alla sistematizzazione dei progetti con il loro progressivo inserimento in aree tematiche. La terza e ultima fase si è concretizzata in una azione svolta dal CNOS-FAP attraverso un intervento mirato a valutare la trasferibilità delle singole esperienze mediante una attenta catalogazione in schede di agile visione. È stato in questo momento dei lavori che si è ritenuto valido inserire i materiali del volume di Teresio Bosco “I cristiani e il lavoro” (ELLEDICI, 2006) che, attraverso un approfondimento storico dedicato alla Dottrina Sociale della Chiesa, ad alcuni Santi e a figure luminose del nostro tempo ci mostra quanto siano legate la santità cristiana e il lavoro impegnate all’unisono per il miglioramento delle condizioni culturali morali e sociali dei popoli. A conclusione dei lavori, è stato predisposto un CD ROM contenente tutti gli strumenti oggetto della prima parte del volume. Coerente alla sua ideazione e nella volontà di presentare nuove metodologie, il lavoro si candida a proporre nelle edizioni future altri progetti e strumenti operativi che possano essere in costante aggiornamento con l’evolversi dei tempi, come un cantiere sempre aperto che in continuo laborioso movimento è incessantemente volto a soddisfare le esigenze di coloro che sono i destinatari ultimi del nostro impegno educativo: I Giovani. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del presente volume. Un ringraziamento particolare va a Teresio Bosco e alla ELLEDICI Edizioni per averci permesso di utilizzare i materiali provenienti dal testo citato. Mario Tonini

Autori: Guglielmo Malizia & Mario Tonini & Lauretta Valente
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

È con la gioia di chi si sente in famiglia che introduco il presente volume dal titolo “Educazione e cittadinanza. Verso un nuovo modello culturale ed educativo perché in esso si dibatte un tema, l’educazione, che è vitale per il progresso della società, urgente a giudizio della Chiesa e centrale nella missione della Congregazione Salesiana. Anche nel 2000, e senz’altro in misura maggiore che nel passato, il servizio più significativo che possiamo offrire alle nuove generazioni consiste proprio in una formazione solida. In Italia, in Europa e nel mondo intero l’educazione è chiamata a confrontarsi con nodi problematici nuovi e numerosi. Secondo il Libro Bianco del 1995 su istruzione e formazione della Commissione europea, la società europea è entrata in una fase di transizione verso una nuova forma di società, la società della conoscenza. I macro fattori che influiscono più prepotentemente su questa trasformazione sono tre: l’avvento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, lo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica e la mondializzazione dell’economia. Se questi mutamenti hanno dilatato in misura inverosimile le possibilità di acquisire informazione e sapere, essi hanno anche significato per gruppi consistenti della popolazione una condizione di emarginazione che è divenuta intollerabile. In sostanza, tutto ciò implica che la collocazione di ogni individuo nella dipenderà fondamentalmente dalle conoscenze che egli possiede. La società del futuro sarà, quindi, una società che saprà investire nell’intelligenza, una società in cui si insegna e si apprende, in cui ciascun individuo potrà costruire la propria qualifica. Un nodo problematico importante riguarda l’educazione ai valori e ciò si può comprendere facilmente se si tiene conto del relativismo imperante nella cultura e nella società. Alle grandi ideologie, sulla scena delle idee di moda, sono succeduti i molti racconti, le più disparate offerte di conoscenza, la frammentazione dei saperi. Inoltre, nel contesto di piena globalizzazione nel quale viviamo, prevalgono un nuovo individualismo e un conseguente utilitarismo. Le coordinate del senso da dare alla vita personale e collettiva vengono identificate prevalentemente in fattori materiali, tecnici, procedurali. Si diffonde il convincimento che i problemi propri della convivenza vanno affrontati e risolti facendo leva sulle istanze del mercato e sul potere della maggioranza. Il passaggio alla società della conoscenza trasforma il senso e il modo di lavorare, nascono nuove professioni, vecchi mestieri cambiano configurazione, altri scompaiono definitivamente. Si diversificano i lavori, e prima ancora le tipologie e le forme giuridiche dei rapporti occupazionali. C’è un’indubbia “intellettualizzazione” del lavoro. E’ richiesta la flessibilità, la mobilità occupazionale e la polivalenza della cultura professionale. Per rispondere al meglio alle nuove esigenze si dovrà pensare a una nuova figura di lavoratore che non solo possieda i necessari requisiti tecnici, ma anche nuovi saperi di base, capacità personali e anche vere e proprie virtù del lavoro. Parte dell’emergenza educativa e suo fattore scatenante è certamente l’impreparazione dei genitori che tendono a rinunciare al loro compito educativo, anzi che neppure sanno più in che cosa consista. Data la problematicità che si riscontra a formare i giovani ai valori fondamentali della vita e a un comportamento corretto, si può capire la tendenza della scuola a ripiegare dalla educazione alla istruzione, alla trasmissione cioè di precise conoscenze, abilità e capacità di fare. Di fronte a queste sfide pedagogisti e studiosi denunciano l’affermarsi di una «emergenza educativa». Di emergenza educativa parla esplicitamente anche la Chiesa attraverso la voce del Papa, Benedetto XVI: «Educare – dice il Papa - non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia veramente la missione loro affidata. Troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita» (Discorso nella consegna alla Diocesi di Roma della Lettera sul compito urgente dell’educazione, 23 febbraio 2008). L’emergenza educativa interpella anche i Salesiani, la cui missione è la cura e l’accompagnamento dei ragazzi e dei giovani, specialmente della gioventù in difficoltà. «Nelle situazioni plurireligiose ed in quelle secolarizzate – scrive ancora Benedetto XVI ai Salesiani – occorre trovare vie inedite per far conoscere, specialmente ai giovani, la figura di Gesù, affinché ne percepiscano il perenne fascino». La tradizione pedagogica salesiana suggerisce, come metodologia fondamentale della relazione educativa, una pratica coniugazione di ragionevolezza culturale e umana, di orientamento valoriale e religioso significativo e di amorevolezza e vicinanza affettuosa e autorevole: oltre ogni lassismo e permissivismo, ma anche oltre ogni autoritarismo costrittivo e ogni protezionismo possessivo. Giudico pertanto molto rilevante la presente pubblicazione che si aggiunge ai numerosi studi sul Sistema Preventivo di don Bosco. Il testo vuole essere un commento a più voci alla Lectio Magistralis che il Rettor Maggiore dei Salesiani ha tenuto presso l’Università di Genova, Facoltà di Scienze della Formazione, in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa in scienze dell’educazione. Questo libro, che potrà essere usato come una “nuova ipotesi di modello educativo” e come uno “strumento di formazione” dai Salesiani e più in generale da tutti gli educatori che operano nella scuola e nella formazione professionale, sarà di stimolo a realizzare quella azione educativa che tanto sta a cuore alla Chiesa e alla Congregazione Salesiana. Card. Tarcisio Bertone Segretario di Stato Roma, 25 aprile 2008

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Autori: G. Malizia & V. Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

La presente ricerca-azione si colloca nel contesto della sperimentazione di nuovi percorsi di istruzione e formazione professionale in coerenza con la legge 53/03 e con l’Accordo Stato-Regioni su istruzione e formazione del 2003. Tra gli aspetti più significativi sottesi al modello CNOS-FAP e CIOFS/FP, un passaggio cruciale, ai fini della verifica del successo dell’intervento, consisteva indubbia- mente nel monitoraggio della transizione degli utenti dai percorsi del diritto-dovere al sistema produttivo. Tale “inserimento”, mentre per un verso gioca da elemento di controllo del processo formativo connesso alla formazione iniziale e all’orienta- mento, intesi come fattori mirati a valorizzare la vocazione peculiare di ogni sin- golo allievo, dall’altro permette di realizzare una interazione feconda tra forma- zione professionale e mondo del lavoro in tema di formazione iniziale. In questo quadro le Sedi Nazionali dei due Enti di FP, CNOS-FAP e CIOFS- FP, hanno realizzato la presente indagine, mirando al conseguimento dei seguenti obiettivi: a) monitorare, alla distanza di circa un anno dalla conclusione, la condizione degli allievi usciti nell’anno 2005-06 dai percorsi triennali sperimentali del diritto- dovere, per verificare se hanno proseguito gli studi all’interno del sistema edu- cativo di istruzione o di formazione professionale, oppure se hanno reperito un lavoro, o se si trovano ancora in una situazione in cui né studiano né lavorano; b) individuare eventuali ulteriori bisogni formativi ai fini di un completamento, di un perfezionamento o di una diversificazione delle loro competenze profes- sionali; c) verificare l’efficacia del percorso formativo in rapporto alle differenti scelte effettuate nel periodo successivo al conseguimento della qualifica e in paragone anche con i risultati di una indagine simile condotta nel 2003 (Malizia-Pieroni, 2003); d) avanzare proposte per migliorare e potenziare i percorsi triennali del diritto- dovere. Di fatto, la presente ricerca ripropone sostanzialmente gli scopi di una prece- dente investigazione che si era tenuta nel 2003 (Malizia-Pieroni, 2003). In ogni caso, dal punto di vista temporale essa è stata realizzata nell’anno formativo 2006-07. Il presente rapporto si articola in quattro capitoli. Il primo pone le premesse teoriche della ricerca, analizza i dati sulla transizione dei giovani dal sistema educativo al mondo del lavoro in Italia e descrive sia i cambiamenti che la riforma Moratti ha introdotto con particolare riferimento al tema centrale del rapporto sia le innovazioni che sono state volute dal Ministro Fioroni. Il secondo presenta il progetto dell’investigazione nel quadro delle ricerche effettuate dal CNOS-FAP e dal CIOFS/FP riguardo alla sperimentazione del diritto-dovere e illustra lo svolgi- mento della indagine. Il terzo analizza i risultati dell’indagine sugli ex-allievi/e che al termine dei percorsi triennali hanno ottenuto una qualifica o almeno un attestato di frequenza. Il quarto capitolo tenta di offrire un visione complessiva dei risultati della investigazione in una prospettiva di futuro; segue una bibliografia sintetica delle opere principali utilizzate nella ricerca e un’appendice costituita dagli stru- menti di indagine. In sintesi i principali risultati dell’indagine possono essere riassunti nei seguenti tre punti. 1) La condizione degli ex-allievi/e al momento del rilevamento Dai 2.514 ex-allievi/e che nell’anno formativo 2005-06 hanno portato a ter- mine il percorso triennale del diritto-dovere conseguendo quasi tutti una qualifica o ottenendo, quei pochi che non sono riusciti a ottenerla, un attestato di frequenza, sono stati scelti con metodo casuale 638 soggetti. Questi, che hanno composto il campione a cui è stata somministrata l’intervista, si presentavano così distribuiti tra i diversi possibili sbocchi: – la metà (329 = 51.6%) all’uscita dal percorso aveva scelto di lavorare e alla di- stanza di un anno aveva reperito un lavoro; – mentre l’altra metà si divideva in quote abbastanza vicine tra chi aveva optato di continuare a studiare (172 = 27%) e chi al momento non stava né studiando né lavorando (153 = 24%). Di conseguenza si può affermare che l’offerta formativa dei due Enti, CNOS- FAP e CIOFS/FP, relativa al diritto-dovere ha raggiunto nei confronti di almeno tre su quattro degli ex-allievi/e gli obiettivi che si prefiggevano i percorsi in questione, ossia di portare gli iscritti o ad inserirsi direttamente e da protagonisti nel mercato del lavoro o a poter continuare con successo i propri studi verso altri traguardi for- mativi. A conseguire l’una o l’altra meta non è invece riuscito circa uno su quattro, ma anche in questo caso occorre effettuare una distinzione: tra questi ultimi solo un gruppetto molto ridotto ha mancato totalmente l’obiettivo prefisso, mentre c’è stato chi in realtà il lavoro l’aveva trovato ma poi l’ha perso per varie ragioni (personali e strutturali), ragioni che si tiene a precisare non hanno niente a che vedere con una eventuale ipotesi di debolezza sul mercato del lavoro e delle professioni della for- mazione fornita dai percorsi del diritto-dovere. 2) Valutazione positiva dei percorsi del diritto-dovere Ai lavoratori è stato chiesto di valutare il percorso mettendolo in rapporto al contributo che esso ha dato loro per esercitare l’attuale occupazione. In questo modo è stato possibile verificare, grazie agli alti indici di gradimento espressi, che le competenze acquisite sono risultate indispensabili per svolgere quei compiti che attualmente sono stati loro affidati; inoltre il percorso ha contribuito a ridurre il tempo per trovare lavoro ed infine ha permesso anche di ottenere un buon contratto. A completamento di tali valutazioni favorevoli è venuta da parte di tutti, senza alcuna distinzione tra le variabili di status, la segnalazione secondo cui la qualifica conseguita è stata trovata pienamente corrispondente a quella delle mansioni attualmente svolte. Anche gli studenti fanno registrare una lunga serie di valutazioni elevate nei confronti del percorso del diritto-dovere. Anzitutto per quanto riguarda la sua corrispondenza alle loro attese: in questo caso l’intera gamma dei loro giudizi sugli aspetti presi in considerazione supera quella stessa data dai lavoratori, sebbene entrambi si siano espressi su alti valori. Una ulteriore conferma in questa direzione è venuta poi dal confronto tra la formazione ricevuta nei CFP del CNOS-FAP e del CIOFS/FP e l’attuale corso di studi; in tal modo è stato possibile costatare che gli intervistati non avvertono il bisogno di maggiori competenze in quanto le hanno già acquisite nei percorsi del diritto-dovere. Infine, a rafforzare ulteriormente il giudizio sul “buono stato di salute” della preparazione acquisita contribuiscono anche gli apprezzamenti veramente elevati che gli intervistati di questo sottocampione hanno dato nei confronti della educazione della personalità. L’analisi delle risposte degli ex-allievi inoccupati/disoccupati circa la corri- spondenza del corso alle proprie attese mette in evidenza che i giudizi, se non sono proprio così elevati come quelli degli studenti, tuttavia risultano assimilabili a quelli dei lavoratori. Anche chi è stato meno fortunato dichiara che l’offerta forma- tiva ha abbondantemente soddisfatto le proprie attese, esprimendo in proposito valutazioni medie che si attestano tra il “molto” e l’“abbastanza” e che eliminano il dubbio che i percorsi abbiano potuto formare soggetti destinati a rimanere inoc- cupati/disoccupati. A questo punto è possibile precisare i punti forti dei percorsi del diritto-dovere: – tutti gli intervistati riconoscono la piena corrispondenza della formazione ricevuta alle proprie attese in rapporto all’intera gamma degli aspetti consi- derati; – nel valutare complessivamente il percorso viene attribuito il primo posto alla formazione globale della personalità, anche se non è da meno la valutazione nei confronti della preparazione professionale; – la tenuta di tale preparazione, presa in tutti i suoi aspetti differenti ma comple- mentari, è stata poi confrontata e quindi convalidata in rapporto sia ai diversi ambienti produttivi che una parte degli ex-allievi/e ha potuto frequentare, che a quelli formativi di livello superiore. Dopo aver richiamato gli alti esiti e le elevate valutazioni che l’indagine ha espresso sui percorsi del diritto-dovere, si può aggiungere che al contrario le criti- cità sono veramente poche e di scarsa entità. In pratica esse riguardano principal- mente il gruppo dei disoccupati/inoccupati. 3) Conferme e provocazioni In sintesi, la presente ricerca-azione ha confermato la validità della proposta sperimentale dei percorsi del diritto-dovere del CNOS-FAP e del CIOFS-FP anche nel momento della transizione degli allievi al mercato del lavoro o ad un altro tipo di istruzione o di formazione. I dati della indagine hanno dimostrato il superamento sostanziale delle carenze che erano state indicate dalla precedente indagine del 2003: infatti, gli esiti della investigazione mettono in risalto il potenziamento delle strategie della pedagogia del successo formativo, della programmazione dei corsi che risulta più rispondente alla domanda del territorio e dell’offerta di orienta- mento/accompagnamento. Rimane quindi veramente inspiegabile la situazione di precarietà in cui la po- litica nazionale e, soprattutto, regionale tende a mantenere i percorsi sperimentali del diritto-dovere

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Autori: Michele Colasanto
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

Negli anni più recenti non c’è stata discussione o proposta di miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione, che non abbia preso a riferimento gli obiettivi che il vertice europeo di Lisbona aveva proposto come meta da conseguire entro il 2010, per fare dell’Europa l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. In particolare entro la data indicata gli stati membri avrebbero dovuto almeno dimezzare il tasso degli abbandoni scolastici precoci rispetto al tasso registrato nel 2000, al fine di arrivare a una media UE pari o inferiore al 10%; avrebbero dovuto almeno dimezzare il livello della disparità fra i sessi tra i laureati in matematica, scienze e tecnologia, garantendo allo stesso tempo un sensibile incremento complessivo del numero totale di laureati rispetto al 2000; avrebbero garantito che la percentuale media UE della popolazione di età compresa fra i 25 e i 64 anni, che ha assolto almeno l’istruzione secondaria superiore, avesse raggiunto o superato l’80%, la percentuale di quindicenni con livelli bassi di capacità di lettura e di nozioni matematiche e scientifiche avrebbe dovuto essere almeno dimezzata in tutti gli Stati membri; infine, il livello medio di partecipazione all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita avrebbe dovuto raggiungere almeno il 15% della popolazione attiva (fascia d’età compresa tra i 25 e 64 anni) e in nessun paese al di sotto del 10%. È noto in realtà come il dibattito più recente e gli stessi orientamenti ufficiali della Commissione Europea abbiano ormai dato, per acquisita l’impossibilità di conseguire questi obiettivi nell’arco di tempo previsto. Le azioni poste in campo attraverso le riforme ritenute necessarie hanno trovato un po’ dovunque difficoltà e resistenze inizialmente sottovalutate. Ma soprattutto i contesti economico-sociali e quelli politico istituzionali sono mutati sensibilmente sotto i colpi di una globalizzazione che ha preso strade non sempre previste. I mercati si sono internazionalizzati e il PIL dell’economia-mondo è cresciuto, ma con un decrescente protagonismo europeo, il cui modello di compromesso tra capitalismo e democrazia ha dovuto registrare un forte indebolimento. Ne hanno sofferto le politiche di welfare, il fulcro di questo compromesso, in cui si sono ridati i margini di investimento nei fattori di coesione e mutualità sociale; l’istruzione, specie in un paese come il nostro, si è trovata costretta tra due emergenze: quella educativa e quella occupazionale. La scuola ha perso capacità e legittimazione come agenzia di socializzazione primaria; le difficoltà del mondo del lavoro si sono tradotte in una minore coerenza tra aspettative legate agli investimenti educativi e prospettive occupazionali. Lisbona appare dunque lontana in questo contesto, specialmente là dove i ritardi (è il caso del nostro Paese) sono più significativi. Al tempo stesso però non vengono meno le ragioni che hanno promosso la strategia che porta il suo nome. Infatti, l’emergere di una globalizzazione multipolare (non solo Stati Uniti ed Europa ma anche India, Cina, e altri Paesi asiatici) ha rimesso in discussione il presupposto per un protagonismo europeo in campo economico – sociale e a maggior ragione, smentito l’ipotesi lineare di una occidentalizzazione del pianeta, occorre tornare sulle nostre chance di trovare un posizionamento originale nel contesto internazionale, in modi e gradi diversi dalle previsioni, ma in continuità certamente con il valore determinante della conoscenza, della sua produzione – condivisione e quindi anche dell’istruzione e della formazione. Per questo occorre tornare a Lisbona e renderla nuovamente più vicina nelle proposte programmatiche del nostro Paese.

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni & Antonia Santos Fermino
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

Il progetto nel suo complesso mirava a qualificare la rete integrata degli interventi che favoriscono l’accoglienza degli immigrati (adolescenti, giovani e adulti) ai fini di un loro inserimento nella FP e nella vita sociale e attiva. L’obiettivo ultimo dell’indagine quali-quantitativa consisteva quindi nella stesura di un report che nel raccogliere le buone prassi arrivasse poi ad indicare le linee-guida da mettere a disposizione delle figure di sistema per sperimentare modelli d’intervento finalizzati ad accogliere ed operare con la sempre maggiore presenza nei CFP di questa categoria di soggetti. In pratica si è trattato di predisporre una specie di “cassetta degli attrezzi”, che possa servire a chi lavora in questo settore lungo il processo di accoglienza, formazione e integrazione di allievi immigrati ai fini di un loro inserimento/integrazione nella vita sociale e attiva; A seguito di questo obiettivo generale vi era poi quello di arrivare a definire un quadro normativo della problematica sottesa all’attività con queste categorie di soggetti (capitolo 1). Per poter operare con soggetti appartenenti ad altre culture/etnie/religioni occorreva predisporre, in base ai recenti studi, un quadro concettuale dei fattori che favoriscono la costruzione dell’identità negli adolescenti di origine migratoria, e conseguentemente anche il processo di integrazione nei sistemi formativi e nella vita attiva (capitolo 2). Un ulteriore obiettivo consisteva nella raccolta di buone prassi per lavorare con queste categorie di soggetti, allo scopo poi di diffonderle/socializzarle (capitoli 3 e 4). A seguito della raccolta delle buone prassi veniva infine la ricostruzione di un modello d’intervento per favorire l’integrazione nei sistemi formativi e nella vita dei giovani immigrati, e su cui era affidata l’ipotesi di una successiva sperimentazione (capitolo 5). Per realizzare questi obiettivi si è fatto ricorso a metodologie di ricerca qualiquantitative. La dimensione quantitativa aveva come obiettivo primario quello di individuare i bisogni formativi espressi/inespressi de queste particolari categorie di soggetti. In questo caso il contributo è stato assicurato appoggiando il progetto ad un’indagine in atto nel Comune di Latina, territorio per eccellenza di vocazione migratoria e da tempo ormai nel focus della mobilitazione di variegate popolazioni/etnie. Per la dimensione prettamente qualitativa si è fatto ricorso invece ai focus group mirati a far emergere – da parte di un congruo numero di professionisti che lavorano nel settore (direttori dei Centri, docenti/formatori, psicologi, rappresentanti delle amministrazioni locali, dei servizi socio-assistenziali, delle associazioni di categoria…) – le diverse sfaccettature dell’esperienza in atto e le possibili strategie d’intervento. All’atto pratico l’indagine qualitativa si è svolta in 7 CFP scelti sulla base di una provata esperienza nel lavorare con queste categorie di soggetti: 1) CNOS-FAP Roma “T. Gerini” 2) CNOS-FAP Bologna 3) CIOFS/FP Emilia Romagna (Bologna) 4) CIOFS/FP Lazio (Ginori, Togliatti, Morrone, Ladispoli, Ostia, Colleferro) 5) ENAIP Veneto (Dolo, Mirano, Noale) 6) Fondazione Clerici Pavia 7) Casa di Carità Arti e Mestieri Torino Nella distribuzione delle attività per tempi/fasi si è partiti in un primo momento (primavera/estate 2007) dalla elaborazione dei primi due capitoli relativi al quadro teorico. Nell’autunno successivo si è passati quindi a visitare uno per uno i 7 Centri riportati sopra, attività che si è prolungata fino a gennaio 2008. Una volta sbobinati gli interventi che sono stati fatti dai vari protagonisti durante i focus, nella primavera successiva è stata ricostruita l’attività di ogni Centro sulla base delle buone pratiche messe a punto per l’accoglienza, la formazione e l’integrazione degli immigrati e poi si è passati a ricostruire le linee-giuda per allestire modelli d’intervento da sperimentare a favore degli immigrati, nell’ipotesi di una proseguimento del progetto. Un doveroso ringraziamento va a tutti coloro che hanno collaborato a questo lavoro partecipando alle varie attività, e in particolare a: – CNOS-FAP Roma “T. Gerini” – CNOS-FAP Bologna – CIOFS/FP Emilia Romagna (Bologna) – CIOFS/FP Lazio (Ginori, Togliatti, Morrone, Ladispoli, Ostia, Colleferro – ENAIP Veneto (Dolo, Mirano, Noale) – Fondazione Clerici Pavia – Casa di Carità Torino

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

Il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno pubblicato, nell’anno 2004, il volume “Linee guida per la realizzazione di percorsi organici nel sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale” e Guide per l’elaborazione di piani formativi personalizzati attinenti varie comunità professionali: alimentazione, aziendale e amministrativa, commerciale e vendite, elettrica ed elettronica, estetica, grafica e multimediale, legno e arredamento, meccanica, sociale e sanitaria, tessile e moda, turistica e alberghiera. I medesimi Enti, a distanza di pochi anni, hanno riscontrato la necessità di aggiornare e approfondire lo stesso argomento con la proposta di una nuova Linea Guida per i percorsi di istruzione e formazione professionale. Le motivazioni sono da rintracciare sia nell’evoluzione normativa che negli stimoli emersi dai monitoraggi delle sperimentazioni. L’attuale documento, che si ispira anche ad avanzate esperienze europee, quella francese in particolare, propone uno sperimentato modello di competenza e di cultura del lavoro, suggerisce percorsi scanditi da situazioni di apprendimento, consegna al formatore una rigorosa definizione di traguardi formativi, elabora un preciso iter valutativo del percorso e del servizio, contiene, infine, una modalità di accreditamento dei formatori. La proposta, articolata in percorsi e progetti, interessa in particolare i giovani in età compresa tra i 14 e i 18 anni e costituisce la base per una formazione che coinvolge la persona per tutto il corso della vita. La presente Linea Guida vuole concorrere a rendere progressivamente “stabile”, “strutturata”, “unitaria”, “professionalizzante” quella offerta formativa che si propone ai giovani che non intendono scegliere i percorsi della scuola secondaria superiore, una offerta dunque “distinta” (non separata) da quella ma “equivalente” nelle finalità formative. Oggi a beneficiarne sono soprattutto quei giovani che scelgono, dopo un primo ciclo di studi di base che termina, nella scuola secondaria di primo grado con un esame di Stato, di assolvere l’obbligo di istruzione in un percorso triennale di istruzione e formazione professionale. Sono, poi, quelli che, ancora soggetti all’obbligo, fuoriescono dagli istituti secondari di secondo grado e si spostano nei percorsi di istruzione e formazione professionale. Sono, infine, i giovani immigrati che optano per questa tipologia formativa che si rivela più idonea al loro progetto di vita e più efficace per l’inserimento nella società italiana. Una affermazione progressiva e stabile di questa particolare proposta sarebbe salutata positivamente dagli Enti di FP che sono stati protagonisti, in questi anni, della sperimentazione avviata dall’anno 2003. Il lavoro svolto punterebbe ad una meta, la collocazione di questa offerta all’interno dei percorsi di Istruzione e Formazione disciplinati dal D. Lgs. 226/05. Arriverebbe a soluzione positiva, inoltre, una prospettiva più volte affrontata ma sempre naufragata, quello cioè di poter assolvere l’obbligo sancito dall’articolo 34 della Costituzione non solo nella istituzione scolastica ma anche in quella formativa. Concorrerebbe, infine, ad aiutare i giovani nella scelta dopo la scuola media con una offerta che va nell’ottica della differenziazione e non dell’omologazione dei percorsi formativi, agendo così in forma preventiva anche sul grave fenomeno della dispersione scolastica. Il volume è articolato in più parti. Nell’introduzione vengono esposte le scelte culturali, metodologiche e procedurali per la progettazione e la gestione dei percorsi di istruzione e formazione professionale in diritto-dovere e dei progetti integrati nelle iniziative del secondo ciclo degli studi. Vari paragrafi, poi, affrontano le caratteristiche dell’impianto progettuale: gli aspetti fondativi, la proposta di una nuova alleanza tra giovani e cultura, la metodologia peculiare della IFP, l’offerta formativa, la progettazione e la gestione dei processi di apprendimento, la valutazione e la certificazione degli apprendimenti, la gestione organizzativa e l’autovalutazione del servizio, la qualificazione delle risorse umane impegnate. Numerosi allegati, infine, si propongono come proposte esemplari ai formatori: i traguardi formativi comuni (competenze chiave di cittadinanza europea), il piano formativo di massima, il profilo dell’allievo e il bilancio delle risorse personali, l’unità di apprendimento, il sussidio didattico, il portfolio, la gestione degli ingressi e delle uscite, gli strumenti di valutazione, le rubriche delle competenze comuni del triennio di qualifica professionale, la certificazione finale, la certificazione delle competenze, il libretto formativo del cittadino, l’autovalutazione del servizio, la metodologia di abilitazione del personale. La nuova versione della Linea Guida non sarebbe stata possibile senza che gli operatori della formazione professionale si fossero generosamente impegnati nell’apportare specifici contributi. A tutti loro va il nostro ringraziamento per l’impegno e la dedizione. Un ringraziamento particolare, poi, va al prof. Dario Nicoli che ha coordinato l’intero progetto, portandolo all’attuale stesura. Proponiamo la Linea Guida ai formatori e al personale coinvolto nelle azioni formative, al personale delle Amministrazioni statali, regionali e provinciali, al personale delle istituzioni scolastiche, agli operatori di orientamento, con l’auspicio che ciascuno vi trovi spunti utili per l’affermazione di questa offerta formativa. Mario Tonini Lauretta Valente (Presidente CNOS-FAP) (Presidente CIOFS/FP)

Autori: Cristina Baldi & Mariapia Locaputo
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

I processi di trasformazione, che negli ultimi decenni hanno investito le società contemporanee più evolute provocando decisi cambiamenti sul piano sociale, economico e prima ancora culturale, riguardano molto da vicino anche il mondo della formazione professionale. Oggi la sopravvivenza e la crescita delle imprese (in un mercato caratterizzato dagli sviluppi tecnologici, dall’internazionalizzazione, dalla dinamizzazione degli scambi e delle relazioni e, contemporaneamente, da una forte instabilità) è fortemente condizionata dalla capacità di innovarsi e trasformarsi: emerge con forza la centralità del “capitale intellettuale”e dell’investimento in conoscenza, ricerca e know how innovativi. Inizia a delinearsi una nuova logica in cui la risorsa umana, assume un ruolo centrale in quanto “veicolo” di qualità del prodotto o del servizio erogato dalle imprese. La ricerca della “qualità” determina investimenti forti e costanti in conoscenze e in cura del valore di cui sono portatrici le risorse umane, le uniche capaci di produrre innovazione apprendendo dalla soluzione dei problemi che esse stesse costantemente generano. Da oltre un decennio, il dibattito sulla formazione si presenta sempre più complesso e articolato, tanto da rendere altrettanto problematico fornire una definizione univoca del termine “formazione”, per via delle diversificate connotazioni che esso ha acquisito nell’attuale contesto sociale ed economico. Il crescente interesse attorno alla formazione professionale ha assunto declinazioni diverse, non solo in relazione ai contenuti delle attività formative, ma anche in funzione della fase del ciclo di vita professionale. In altri termini, formazione professionale iniziale, formazione professionale superiore, formazione permanente e formazione continua non si differenziano solo per una diversa centratura sull’addestramento o sull’aggiornamento. La stessa riforma del sistema educativo di istruzione e formazione professionale, sull’onda delle indicazioni dell’Unione Europea, sottolinea l’importanza di creare le condizioni affinché sia garantito ad ogni persona “il diritto a formarsi, ad apprendere per tutto l’arco della vita ”. In quest’ottica, il ruolo della formazione viene rafforzato e assume un’importanza cruciale per la crescita della persona e delle organizzazioni o delle comunità in cui questa è chiamata a investire le proprie competenze umane e professionali. La formazione, in tutte le sue accezioni, è sempre più la struttura portante di una società e di un mondo del lavoro articolato, flessibile e dinamico. Assumono rilievo sempre maggiore i significati della formazione in relazione a una società dominata dalla complessità e dalla frammentarietà e, più ancora, ci si interroga sul senso profondo del formarsi e del formare nell’ottica della realizzazione di un nuovo progetto di uomo. “Fare formazione” significa, dunque, gettare uno sguardo in avanti, verso la creazione di “mondi possibili”, costruendo “ponti” che abilitino i giovani – nostri destinatari privilegiati dell’azione formativa – a definire il proprio percorso di vita sociale e professionale. “Formarsi” significa, in primo luogo, imparare a farlo in modo sistemico e partecipato. La surmodernitè, che caratterizza infatti la complessità sociale dei nostri giorni, spinge a lavorare in rete, a creare “legami” tra i vari contesti in cui si svolge la vita dell’uomo per poter garantire qualità in termini di efficacia ed efficienza a un servizio di formazione. Di qui la necessità di pensare la formazione della persona come un “mosaico” alla cui realizzazione contribuiscono vari “tasselli”, ovvero vari soggetti che con la persona interagiscono (famiglie, scuole, istituzioni, gruppi amicali, ecc.). Di conseguenza, progettare la formazione delle persone nella loro pluridimensionalità necessita, oggi, del coinvolgimento di molti attori. In questo scenario, al progettista della formazione, si chiede di imparare a confrontarsi con le realtà nelle quali è chiamato a intervenire, sapendo dialogare e negoziare con esse, si richiedono competenze tecnico-professionali molto articolate e il possesso di un bagaglio culturale e scientifico estremamente variegato: sognare, sperimentare e meditare il possibile e a volte l’impossibile, per aiutare i giovani ad inserirsi nella società. A questa logica si ispira il presente lavoro che è il risultato di un’attività di formazione dei formatori che ha visto camminare insieme, attraverso il dialogo, il confronto attivo e la collaborazione, i formatori degli Enti di Formazione Professionale di ispirazione cristiana della Regione Puglia, al fine di garantire agli allievi, soprattutto ai più giovani, una formazione alla vita di qualità e un aiuto concreto alla realizzazione del proprio successo formativo.

Autori: Claudia Donati & Luigi Bellesi
Data di pubblicazione: Gennaio, 2008

A seguito della stagione delle grandi riforme (non sempre compiute) che hanno interessato organizzazione e governance dell’istruzione e della formazione professionale iniziale, ridisegnando più volte l’architettura del complessivo sistema di offerta – da una parte, la riforma Berlinguer del 2000 abrogata dalla successiva riforma Moratti del 2003, a cui ha fatto seguito l’elevamento dell’obbligo di istruzione a 16 anni introdotto dalla legge finanziaria 2007 e dall’altra, la riforma del titolo V del Costituzione con l’ampliamento delle competenze regionali nel campo della istruzione e formazione professionale, gli enti di formazione salesiani CNOSFAP e CIOFS/FP hanno inteso in collaborazione con il CENSIS promuovere delle azioni di ricerca che: – rimettessero al centro del dibattito l’evoluzione della domanda, in termini di aspettative e fabbisogni; – permettessero di indagare e analizzare l’eventuale gap tra le esigenze della domanda e gli orientamenti ed i contenuti delle politiche di offerta, essendo quest’ultime non delle variabili indipendenti, bensì legate alla domanda stessa da un rapporto di dipendenza funzionale. Pertanto, dopo aver svolto un’indagine sulla domanda individuale, in relazione alla classe d’età 14-19 anni, allo scopo di conoscere comportamenti, motivazioni, aspettative nei confronti delle scelte pregresse e future di studio e di lavoro di studenti iscritti a percorsi scolastici o di istruzione e formazione professionale, si è ritenuto opportuno prendere in considerazione anche il punto di vista del mondo imprenditoriale, così da comprendere quali siano le reali aspettative degli imprenditori rispetto a: – sistema della formazione professionale iniziale; – tipologie di competenze richieste – di base, tecnico professionali e trasversali; – aree di intervento e percorsi prioritari. In particolare, si è cercato di verificare l’esistenza o meno di eventuali asimmetrie tra fabbisogni formativi delle imprese e capacità di risposta dei sistemi regionali di formazione professionale; di verificare la rispondenza di alcune scelte di politica formativa operate dalle amministrazioni regionali all’effettiva strutturazione e alle esigenze del mercato del lavoro locale; di comprendere le reali aspettative degli imprenditori rispetto al sistema della formazione iniziale in termini di competenze richieste – di base, tecnico professionali e trasversali – e percorsi formativi.

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