Salesiani Libri

Autori: Mauro Frisanco
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Caro lettore questo volume richiama la tua attenzione su una proposta che sta avendo successo; si tratta dell’offerta formativa appartenente al sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), promossa dalle Regioni. Oggi questo sistema propone percorsi formativi di durata triennale e quadriennale, validati da una sperimentazione avviata nel 2002 ed ora messa a regime, percorsi formativi il cui numero è cresciuto nel tempo dal punto di vista quantitativo e l’offerta formativa è migliorata dal punto di vista qualitativo. Per il primo aspetto è sufficiente ricordare che da appena 23.000 allievi circa del 2002/2003 i frequentanti hanno raggiunto, nell’anno 2010/2011, quota 179.000 unità, pari al 7,9% del totale della popolazione tra 14 e 17 anni, come si legge nel volume del Ministero del Lavoro “I percorsi di istruzione e formazione professionale. A.F. 2009-10 e 2010-11”, pubblicato nel mese di gennaio 2012. Questo numero sarebbe stato anche maggiore, secondo l’osservatorio delle Sedi nazionali degli Enti di Formazione Professionale, se le risorse finanziarie fossero state adeguate alla domanda dei giovani. La sperimentazione effettuata ha messo in evidenza, per il secondo aspetto, che i percorsi si sono rivelati efficaci per la loro capacità di catturare la motivazione degli allievi o di rimotivarli ed hanno risposto positivamente alle esigenze del mondo del lavoro con alte percentuali di occupazione; il progetto formativo, inoltre, ha suscitato in molti giovani la volontà di proseguire nel sistema formativo (quarto anno) o rientrare nel sistema scolastico; l’allargamento di questa offerta formativa, infine, si è rivelata efficace nelle azioni di contrasto alla dispersione scolastica. L’ISFOL, il 12 maggio 2011, in un comunicato stampa di presentazione dei risultati di una ricerca avviata nel luglio 2010 e terminata a febbraio 2011 dal titolo Istruzione e Formazione Professionale, ha dichiarato: “I percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) sono un importante canale di accesso al mercato del lavoro: già a tre mesi dal conseguimento della qualifica un giovane su due ha trovato il suo primo impiego e dopo tre anni la quota degli occupati sale al 59%. L’IeFP è anche un valido strumento per stimolare la prosecuzione degli studi. Al termine del percorso un terzo dei partecipanti decide di realizzare un’altra esperienza formativa e dopo 3 anni un giovane su dieci sta ancora studiando”. Quali sono le ragioni di questo successo? È ancora l’ISFOL che, sulla base delle ricerche effettuate, lo spiega mettendo in risalto due ragioni: la passione educativa e l’adozione di particolari metodologie formative. La passione educativa innanzitutto: “Prima di tutto la grande passione degli operatori dei Centri, che con il loro carisma ed il loro entusiasmo, e soprattutto trasmettendo un personale e genuino interesse verso le sorti dei ragazzi, hanno fatto comprendere loro come ci fosse qualcuno che ne aveva davvero a cuore le sorti e che era disposto ad aiutarli concretamente”. Le metodologie formative partecipative, in secondo luogo: “Da un’altra parte, ma sempre in connessione con gli aspetti di recupero e rimotivazione, le difficili situazioni familiari e personali che i formatori si sono trovati ad affrontare, hanno richiesto l’attivazione di metodologie formative partecipative in grado di mobilitare un interesse che la scuola non era riuscita ad attivare ed in grado di restituire al ragazzo fiducia nei suoi mezzi e nelle sue possibilità”. Il desiderio di tutti gli Enti di Formazione Professionale e dei loro operatori, che hanno partecipato alla sperimentazione ed hanno contribuito al successo di questa proposta, è che questa offerta si stabilizzi e si affermi come risposta alle molteplici domande di formazione dei giovani. Il volume che viene proposto, affidato dalla CONFAP ad un esperto di processi formativi, il dott. Mauro Frisanco, vuole documentare i principali pezzi del sistema Istruzione e Formazione Professionale: il repertorio nazionale dell’offerta formativa di cui il sistema si è dotato e le sue modalità di “mantenimento” per rispondere alle attese formative dei giovani e ai bisogni occupazionali dei vari territori. Nel volume è allegato anche un dossier. Lo strumento contiene, in modo sintetico, i principali aspetti della riforma del sistema Istruzione e Formazione nella sua globalità per orientare l’operatore della formazione professionale nel complesso processo di riforma sempre in fieri. I curatori del volume e la Sede nazionale CONFAP si augurano che questo testo possa rivelarsi un utile strumento di conoscenza del sistema di Istruzione e Formazione Professionale per gli operatori del settore e per tutti coloro che, ai vari livelli istituzionali, hanno il compito di accompagnarne l’affermazione. Il Presidente CONFAP (ing. Attilio Bondone) Roma 1 giugno 2012

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Da alcuni anni la Sede Nazionale ha messo in campo un’iniziativa denominata “Concorso Nazionale dei Capolavori dei settori professionali”, un’iniziativa che coinvolge, in forma anche ludica, l’allievo, il CFP e la Federazione nella didattica per competenze che è un orientamento generale europeo e italiano, ma, di fatto, rappresenta ancora più una sfida che una prassi adottata e condivisa da tutti. Il “Capolavoro” proposto agli allievi e ai CFP della Federazione CNOS-FAP, si colloca nel solco della tradizione salesiana, rivelandosi contemporaneamente uno strumento di apprendimento e una prova mediante la quale l’allievo dimostra di possedere le competenze necessarie a fronteggiare i compiti e i problemi propri dell’ambito su cui si è formato, così da meritare la qualifica professionale prevista. Inoltre il Concorso si sta rivelando un ambiente più ampio, in cui entrano in gioco come attori partecipi anche le Imprese leader del settore professionale di riferimento: in tal modo questa evento viene ad acquisire un valore ancora più pratico ed esperienziale, che l’allievo può spendere lungo tutto il suo percorso formativo e professionale. Il presente volume ha l’obiettivo di documentare un’esperienza che è già alla sua quarta edizione (almeno per la maggioranza dei settori professionali) e vuole metterne in risalto i punti forti e gli aspetti di miglioramento, attraverso una serie di materiali raccolti: il bando di concorso, le prove, la documentazione tecnica, i criteri e la griglia di valutazione, il regolamento, ecc. La Sede Nazionale si augura che la socializzazione di questa iniziativa possa costituire un’occasione preziosa di condivisione e di confronto con altre esperienze simili presenti in Italia e in Europa, per migliorare e crescere dal punto di vista didattico e professionale.

Autori: Maurizio Frisanco
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Caro lettore questo volume richiama la tua attenzione su una proposta che sta avendo successo; si tratta dell’offerta formativa appartenente al sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), promossa dalle Regioni. Oggi questo sistema propone percorsi formativi di durata triennale e quadriennale, validati da una sperimentazione avviata nel 2002 ed ora messa a regime, percorsi formativi il cui numero è cresciuto nel tempo dal punto di vista quantitativo e l’offerta formativa è migliorata dal punto di vista qualitativo. Per il primo aspetto è sufficiente ricordare che da appena 23.000 allievi circa del 2002/2003 i frequentanti hanno raggiunto, nell’anno 2010/2011, quota 179.000 unità, pari al 7,9% del totale della popolazione tra 14 e 17 anni, come si legge nel volume del Ministero del Lavoro “I percorsi di istruzione e formazione professionale. A.F. 2009-10 e 2010-11”, pubblicato nel mese di gennaio 2012. Questo numero sarebbe stato anche maggiore, secondo l’osservatorio delle Sedi nazionali degli Enti di Formazione Professionale, se le risorse finanziarie fossero state adeguate alla domanda dei giovani. La sperimentazione effettuata ha messo in evidenza, per il secondo aspetto, che i percorsi si sono rivelati efficaci per la loro capacità di catturare la motivazione degli allievi o di rimotivarli ed hanno risposto positivamente alle esigenze del mondo del lavoro con alte percentuali di occupazione; il progetto formativo, inoltre, ha suscitato in molti giovani la volontà di proseguire nel sistema formativo (quarto anno) o rientrare nel sistema scolastico; l’allargamento di questa offerta formativa, infine, si è rivelata efficace nelle azioni di contrasto alla dispersione scolastica. L’ISFOL, il 12 maggio 2011, in un comunicato stampa di presentazione dei risultati di una ricerca avviata nel luglio 2010 e terminata a febbraio 2011 dal titolo Istruzione e Formazione Professionale, ha dichiarato: “I percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) sono un importante canale di accesso al mercato del lavoro: già a tre mesi dal conseguimento della qualifica un giovane su due ha trovato il suo primo impiego e dopo tre anni la quota degli occupati sale al 59%. L’IeFP è anche un valido strumento per stimolare la prosecuzione degli studi. Al termine del percorso un terzo dei partecipanti decide di realizzare un’altra esperienza formativa e dopo 3 anni un giovane su dieci sta ancora studiando”. Quali sono le ragioni di questo successo? È ancora l’ISFOL che, sulla base delle ricerche effettuate, lo spiega mettendo in risalto due ragioni: la passione educativa e l’adozione di particolari metodologie formative. La passione educativa innanzitutto: “Prima di tutto la grande passione degli operatori dei Centri, che con il loro carisma ed il loro entusiasmo, e soprattutto trasmettendo un personale e genuino interesse verso le sorti dei ragazzi, hanno fatto comprendere loro come ci fosse qualcuno che ne aveva davvero a cuore le sorti e che era disposto ad aiutarli concretamente”. Le metodologie formative partecipative, in secondo luogo: “Da un’altra parte, ma sempre in connessione con gli aspetti di recupero e rimotivazione, le difficili situazioni familiari e personali che i formatori si sono trovati ad affrontare, hanno richiesto l’attivazione di metodologie formative partecipative in grado di mobilitare un interesse che la scuola non era riuscita ad attivare ed in grado di restituire al ragazzo fiducia nei suoi mezzi e nelle sue possibilità”. Il desiderio di tutti gli Enti di Formazione Professionale e dei loro operatori, che hanno partecipato alla sperimentazione ed hanno contribuito al successo di questa proposta, è che questa offerta si stabilizzi e si affermi come risposta alle molteplici domande di formazione dei giovani. Il volume che viene proposto, affidato dalla CONFAP ad un esperto di processi formativi, il dott. Mauro Frisanco, vuole documentare i principali pezzi del sistema Istruzione e Formazione Professionale: il repertorio nazionale dell’offerta formativa di cui il sistema si è dotato e le sue modalità di “mantenimento” per rispondere alle attese formative dei giovani e ai bisogni occupazionali dei vari territori. Nel volume è allegato anche un dossier. Lo strumento contiene, in modo sintetico, i principali aspetti della riforma del sistema Istruzione e Formazione nella sua globalità per orientare l’operatore della formazione professionale nel complesso processo di riforma sempre in fieri. I curatori del volume e la Sede nazionale CONFAP si augurano che questo testo possa rivelarsi un utile strumento di conoscenza del sistema di Istruzione e Formazione Professionale per gli operatori del settore e per tutti coloro che, ai vari livelli istituzionali, hanno il compito di accompagnarne l’affermazione. Il Presidente CONFAP (ing. Attilio Bondone) Roma 1 giugno 2012

Autori: Vittorio Pieroni & Antonia Santos Fermino
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

PERCHÉ questa ulteriore pubblicazione? Perché sintetizza e completa in forma pratica, di Laboratorio, la serie delle attività che in questi ultimi anni sono state promosse da parte della Sede Nazionale del CNOS-FAP in merito all’educazione alla cittadinanza: − con La valigia del “migrante”. Per viaggiare a Cosmopolis (2010), si è cercato di mettere in valigia i concetti-base per affrontare il viaggio verso una ipotetica città a cui viene attribuita l’utopia di una convivenza umana fondata sulle pari opportunità di accesso ai diritti di cittadinanza e sulla volontà di ciascuno di rispettare i doveri che tali diritti comportano; − con queste Unità di Laboratorio (UdL) si è avvertito l’urgenza di tradurre i concetti de “La valigia” in esercizi pratici destinati ai giovani che oggi sono in formazione, ma già “cittadini” della futura Cosmopolis; − nel frattempo tra queste due pubblicazioni è stata realizzata un’indagine su 5.000 allievi/studenti delle scuole/CFP di tutta Italia (“Cittadini si diventa”), in base alla quale si è costatato il “ritardo educativo” accumulato dai sistemi di istruzione e formazione rispetto all’evolversi dei cambiamenti epocali e, di conseguenza, l’urgenza di preparare il “cittadino” a vivere nel futuro di questa società multietnica, multiculturale, cosmopolita. Il focus di quest’ultimo lavoro, quindi, mira essenzialmente a FORMARE LA PERSONALITÀ di un giovane che, rispetto alle passate generazioni, si trova a dover affrontare sfide a livello: − generazionale (le mutazioni genetiche, le generazioni - tecno, le identità virtuali, …); − macro-sociale (i processi di mobilità su scala planetaria, incrociati da interessi diversamente motivati: lavoro, affari, turismo, guerre, ricerca di una migliore qualità della vita, …); − macro-ambientale (la difesa dell’ecosistema climatico - ambientale e la sua ricaduta sulla vita delle popolazioni locali, …); − macro-culturale (le sempre più inevitabili contaminazioni tra etnie, culture e religioni diverse, …); − macro-economico (la globalizzazione dei sistemi economico - finanziari e il susseguirsi delle loro crisi, …); − geo-politico (la primavera delle nuove generazioni nordafricane e medio - orientali, l’urgenza di nuove governance a livello sovranazionale/mondiale, …). Scaturisce da qui un primo interrogativo che non può lasciare indifferente chI sta all’interno dei sistemi educativo - formativi: cosa ereditano da noi le giovani generazioni per poter “abitare” nella futura Cosmopolis? Volendo parafrasare Gibran: “Noi siamo l’arco, loro (i figli) le frecce proiettate verso il futuro …” al precedente interrogativo se ne aggiunge un’altro ancor più provocatorio: quanto noi adulti/educatori siamo “ATTREZZATI” per dare loro la “spinta” verso il futuro? Il contributo che queste 22 UdL intendono offrire può essere così interpretato: − il bersaglio = l’obiettivo sotteso a questo lavoro: quello cioè di far acquisire alle nuove generazioni, caratterizzate da mutazione genetica, quella forma mentis che è necessaria per vivere da “buoni e onesti cittadini” in una società cosmopolita; − l’arco = lo strumento adottato: il quadro teorico corredato da esercizi pratici e da piste di ricerca-approfondimento; − la forza per scagliare la freccia = i contenuti espressi in forma “provocatoria” (teorie, canzoni, foto, testi e frasi per riflettere …), mirati a far acquisire autonomia, libertà di pensiero, responsabilità nella gestione della propria vita, equilibrio tra autodeterminazione e bisogno di protagonismo. È in quest’ottica che vanno interpretati quindi gli obiettivi, la metodologia e la stessa sperimentazione che è stata realizzata per verificare la tenuta di questo Laboratorio. 1. L’OBIETTIVO è quello di: − contribuire anzitutto alla costruzione dell’“impalcatura portante” della personalità del giovane, − attraverso attività laboratoriali teorico-pratiche, − con lo scopo di aiutarlo ad assolvere quei “compiti di sviluppo”, − che avranno in seguito una ricaduta sul futuro ruolo di “cittadino” onesto e responsabile, − in grado di contribuire attivamente con i propri valori alla costruzione della “città cosmopolita”. In questo senso, il percorso delle UdL si snoda secondo un itinerario che, toccando le basi su cui si fonda la personalità (identità, progetto di vita, …), si allarga progressivamente al rapporto con il “tu” (pedagogia dell’alterità) e, mediante un ulteriore salto di qualità nel far maturare una coscienza critica, intende affrontare poi il tragitto verso una cittadinanza responsabile e attiva, fino a raggiungere valori sempre più elevati all’insegna della solidarietà e del volontariato. 2. Quanto alla METODOLOGIA adottata, è necessario tener conto anzitutto che le UdL sono state volutamente giocate: − su un linguaggio rivolto al “tu” del giovane, in modo da farlo sentire protagonista, coinvolto in prima persona nella tematica/problematica di volta in volta trattata; − sull’inserimento di contenuti teorici e di interrogativi tematici formulati spesso in modo provocatorio, così da provocare appunto una ricaduta sulla coscienza critica del giovane, nell’intento di formare una forma mentis aperta, dialogica, flessibile, in ricerca …; − sul ricorso a citazioni bibliografiche e a testi corredati da frasi, canzoni, foto …, mirati a far riflettere, a portare il giovane a pensare con la propria testa, a saper assumere le proprie responsabilità. Oltre alla I parte, teorica, ogni UdL presenta una II parte, di LABORATORIO, composta da esercizi vari, impostati su una serie di dinamiche particolarmente adatte alla conduzione di gruppi/classe, tra cui in particolare: − il role - playing: attraverso la simulazione di un ruolo predefinito il giovane deve interpretare, nel rispetto di alcune regole di comportamento, un ruolo che gli servirà per sviluppare il processo di auto riflessione prima, e di decentramento poi, a seguito dell’interscambio dei ruoli e/o del confronto con il ruolo degli altri; − il circle - time: i partecipanti, disposti in cerchio, nel discutere di un problema o nel fare progetti anzitutto stabiliscono essi stessi le regole di conduzione; in questi casi l’insegnante non ha tanto il compito di dirigere l’azione quanto piuttosto quello di far prendere coscienza al gruppo/classe della necessità di autoregolare dall’interno il processo di interazione tra gli “attori”; metodologia che permette di maturare progressivamente il senso di partecipazione, di autonomia e di responsabilità individuale/di gruppo; − il metodo dialogico - narrativo di ascolto/confronto: attraverso questa metodologia si focalizza una delle più importanti attività di espressione e di auto riflessione di un sé impegnato a scavarsi dentro, a descrivere la propria esperienza, quale premessa indispensabile per la costruzione dell’identità personale, ma anche occasione per andare alla scoperta del “tu” dell’altro. 3. A questo punto è importante far presente che è stata realizzata, in collaborazione con la Commissione Nazionale Cultura e con i Formatori dell’area linguaggi e storico-sociale del CNOS-FAP, una SPERIMENTAZIONE su 20 classi di vari CFP del nord, centro e sud Italia, la quale ha dato i seguenti risultati: a) la valutazione complessiva emersa dal voto degli insegnanti, su una scala 1-10, si aggira intorno a “7”; b) le osservazioni critiche hanno riguardato in particolare il linguaggio, ritenuto: • in alcuni casi elevato; • in altri “vecchio”, in merito soprattutto a certe canzoni e/o relativi autori; c) di conseguenza i suggerimenti emersi sono stati soprattutto quelli di inserire: • generi musicali più adatti ai giovani (rock, rap, pop …), anche in altre lingue; • film e documentari sui contenuti delle UdL; • più esercizi di laboratorio in grado di coinvolgere l’intera classe. A seguito del quadro valutativo e delle osservazioni/sollecitazioni ricevute, e tenendo conto che nessuno ha contestato l’impianto complessivo del lavoro nella sua distribuzione per aree e relative UdL, nel preparare il report definitivo: − un primo intervento è consistito nel correggere, ripulire, spostare i contenuti teorici a seconda dei suggerimenti dati; − successivamente si è cercato di andare alla ricerca di nuovo materiale da inserire (film, documentari, testi, canzoni, …) ritenuto più vicino al linguaggio dei giovani; tutto questo ha portato poi a scomporre la II parte (il “Laboratorio”) tra “Esercizi” pratici e “Piste di ricerca-approfondimento”. A questo punto è necessario far presente ai docenti/operatori: − non è affatto scontato che, anche dopo le modifiche apportate, il linguaggio risponda a quello preferito dai giovani, per cui suggeriamo che la tematica di cui è composta ciascuna UdL venga considerata soprattutto come pista per orientare la ricerca verso altro materiale più rispondente alle loro esigenze, grazie soprattutto al contributo che essi possono dare; − questo far leva sul contributo del gruppo/classe può riguardare in particolare le canzoni: quelle inserite nel testo sono state scelte essenzialmente sulla base dei contenuti che esprimono, per cui anche se ritenute “vecchie” o non piacciono, possono benissimo essere sostituite da quelle suggerite dai giovani (pure in altre lingue), purché in qualche modo si tenga conto della coerenza con i contenuti della tematica trattata di volta in volta. Per finire, il docente/operatore, nel prendere in considerazione questo Laboratorio partirà ovviamente dal chiedersi “quanto sia spendibile” all’interno della propria disciplina. 1. L’impianto del lavoro permette di prendere separatamente ciascuna area o le UdL, così da poterle “spendere” anche in altre discipline, oltre alla cultura generale. 2. Inoltre anche le singole parti/componenti delle UdL possono essere utilizzate come “cassetta degli attrezzi” che permette ad operatori/educatori di varie altre strutture formative e di animazione (centri di orientamento, comunità, centri di accoglienza per minori, oratori, campi scuola, …) di prendere separatamente quel che serve loro (contenuti teorici, esercizi di laboratorio, test, frasi, canzoni per riflettere, …) per utilizzarlo nella propria attività. 3. E comunque va fatto presente una volta per tutte che la vera “spendibilità” di questo materiale sta essenzialmente nella personalità di docenti/operatori/educatori … che si caratterizzano per la loro apertura mentale a “guardare nel futuro” e, in particolare, per essere un pizzico “provocatori”, quel tanto che basta per promuovere/generare effetti innovativi sia a livello personale, che di gruppo/classe e di società in cammino verso Cosmopolis. BUON LAVORO!

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Il volume presenta nei dettagli i risultati della seconda fase di un progetto di ricerca di ampio respiro che il CNOS-FAP ha realizzato con la collaborazione dell’Istituto di Sociologia dell’Università Salesiana sul tema dell’inserimento nel lavoro dei qualificati della propria IeFP. Lo studio si pone in linea di continuità con due indagini condotte recentemente dal CNOS-FAP, una sulla transizione al lavoro degli allievi dei corsi triennali sperimentali di IeFP (Malizia e Pieroni, 2008) e una sul loro accompagnamento al lavoro (Malizia e Pieroni, 2009). Queste ricerche hanno evidenziato due problematiche che sembravano rendere opportuni ulteriori approfondimenti: la percentuale dei qualificati dell’anno formativo 2005-06 che all’uscita dal percorso aveva scelto di lavorare e che a distanza di un anno aveva conseguito un lavoro, era certamente consistente, 51.6%, ma non così elevata come si sarebbe potuto aspettare, tenendo conto del carattere immediatamente professionalizzante della IeFP; in ogni caso risultava difficile valutare con esattezza il significato della percentuale del 51.6% di occupati, perché mancavano dati regionali e nazionali complessivi sulla IeFP e su gruppi di giovani in situazioni comparabili sia a livello quantitativo che qualitativo. Per queste ragioni si è pensato di avviare una indagine che cercasse di identificare con più precisione la situazione dei qualificati della IeFP al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro in una prospettiva comparativa. Per motivi di tempo e di risorse la prima fase della ricerca è stata focalizzata sui qualificati nel 2008-09 dei settori automotive ed elettro/elettronico della IeFP salesiana (Malizia e Pieroni, 2010); la seconda fase, di cui il presente volume ha illustrato gli esiti principali, ha riguardato gli allievi dei percorsi biennali, triennali e quadriennali sperimentali di IeFP del CNOS-FAP, qualificati nell’anno formativo 2009-10, relativamente a 5 macrosettori (automotive, elettro/elettronico, grafico, meccanica industriale, turistico alberghiero) più vari altri (edilizia, lavorazione artistica del legno, agricoltura, benessere, amministrazione, punto vendita) che sono stati trattati insieme per la loro ridotta consistenza numerica. Al fine di valutare gli esiti della transizione al lavoro si è deciso di ricorrere alla seguente metodologia di ricerca: in un primo momento ci si è rivolti alle segreteria dei 47 CFP del CNOS-FAP, per conoscere il numero dei qualificati a giugno-luglio 2010, suddivisi per settori di qualifica operativi in ciascun CFP e per ottenere i dati anagrafici suddivisi per settori di qualifica; a seguito di queste prime informazioni è stato raggiunto, tramite intervista telefonica personalizzata, l’universo degli ex-allievi (2.609). Ad essi è stata applicata una breve scheda, articolata in una decina di domande, sostanzialmente la stessa utilizzata nella prima fase della ricerca (Malizia e Pieroni, 2010). Il report si divide in tre parti, per complessivi tre capitoli: − nella prima parte viene ricostruito lo scenario della transizione dalla formazione al lavoro a partire dagli anni ’60 fino ai tempi nostri, per passare poi, dopo aver ripercorso i risultati delle precedenti indagini del CNOS-FAP sugli esiti occupazionali, all’attuale crisi occupazionale e alle politiche di welfare attivo proposte dal governo in carica; − nella seconda parte si entra direttamente nel vivo dei risultati conseguiti attraverso il monitoraggio su 2609 ex allievi, a loro volta suddivisi tra i totali nazionali e quelli per singole regioni e all’interno di ciascuna per singoli CFP; − la terza parte, conclusiva, riassume i principali concetti espressi nella prima parte (quadro teorico) e quindi i risultati conseguiti attraverso il monitoraggio, al fine di offrire una visione d’insieme dello status quo del rapporto formazione-occupazione, relativamente alla IeFP del CNOS-FAP. Da ultimo, possono essere così sintetizzate le conclusioni principali della ricerca. a) Per quanto riguarda i dati di scenario, le punte percentualmente emergenti, riguardano: − la concentrazione al Nord dei qualificati (70.3%); − la provenienza da due settori trainanti, all’interno del CNOS-FAP: l’elettro/elettronico e la meccanica industriale. b) Passando ai dati anagrafici si osserva in relazione al totale nazionale: − una netta presenza della componente maschile (85.2%), − una discreta presenza di qualificati di origine migratoria (14.1%), pari al doppio rispetto ai loro coetanei iscritti nelle scuole secondarie di 2° grado. c) A un anno dalla qualifica la posizione in base alle scelte effettuate permette di evidenziare che: − il 21.3% si trova in una condizione di inattività; 2053 (78.7%) lavorano, studiano o fanno altro; − sia coloro che hanno proseguito gli studi (32.8%) come quelli che sono entrati nel mercato del lavoro (34.5%) presentano quote abbastanza vicine. d) Rispetto alla posizione dei lavoratori va evidenziato: − nel rapportare il numero dei qualificati a quello degli occupati nello stesso settore, le più alte percentuali si sono verificate nell’automotive (49.5%) e tra i settori “altri” (90.5%); questi in particolare hanno accolto 43 lavoratori sui 76 che non avevano trovato un’occupazione all’interno del proprio settore di qualifica; − il 58.5% ha trovato un lavoro subito o al massimo entro tre mesi dal conseguimento della qualifica e che dei 360 allievi che hanno chiesto aiuto al proprio CFP per trovare lavoro, 316 l’hanno effettivamente ottenuto; − quanto alle tipologie contrattuali, bisogna tener presente la consistenza dei contratti atipici (intorno a un quarto) e di quelli a tempo determinato (un altro quarto circa), mentre la maggioranza relativa dei contratti di apprendistato sembra anticipare la riforma che si va delineando a livello nazionale nei rapporti di lavoro, la cui validità dipenderà, però, dalla volontà politica di dare loro un vero contenuto formativo. e) L’attuale ricerca del CNOS-FAP, anche se non è comparabile come tale a quella dell’Isfol per le evidenti diversità indicate nel presente volume, ha comunque confermato i principali andamenti positivi di quella indagine: l’incidenza rilevante della IeFP sull’inserimento lavorativo dei giovani nella fascia 15-24, quella cioè che presenta maggiori problemi nella transizione occupazionale; l’impatto favorevole di tali percorsi sulla formazione dei qualificati; la brevità dei tempi di attesa per il reperimento di un lavoro; la coerenza di quest’ultimo con la preparazione ricevuta nella IeFP. Mentre la percentuale di quanti continuano gli studi o la formazione rimane pressappoco la stessa, diminuisce quella di chi riesce a trovare un lavoro e aumenta quella di coloro che hanno fatto registrare una posizione inattiva: su queste due differenze ha certamente influito la diversità della situazione del mondo produttivo che nel 2006-07, l’anno dei qualificati dell’Isfol, era in crescita mentre oggi risulta in grave crisi, soprattutto riguardo ai giovani. f) Anche le tre indagini del CNOS-FAP non sono comparabili come tali perché la prima riguarda un campione di qualificati anche del CIOFS/FP, la seconda considera l’universo dei qualificati del CNOS-FAP ma limitatamente ai settori automotive ed elettro/elettronico e l’attuale investiga l’universo dei qualificati della IeFP salesiana. È possibile, però, accostarle con un approccio globale e gli andamenti sono in generale positivi, anche se poi i risultati vanno utilizzati sul piano propositivo con molta prudenza. Il primo dato favorevole è costituito dalla diminuzione nel tempo della percentuale dei qualificati che non studiano né lavorano: essa era pari al 24% tra gli ex allievi del 2005-06, era salita al 30% quasi tra i meccanici d’auto (27.6%) e gli elettro/elettronici (29.5%) del 2008-09, mentre diviene il 21.3% tra i qualificati del 2009-10 oggetto della presente ricerca. Tuttavia, nonostante il miglioramento constatato, ci si aspetterebbe un ulteriore riduzione in tempi brevi di tale percentuale. L’altro andamento positivo è che la percentuale complessiva di quanti lavorano, continuano a studiare o fanno altro rimane pressoché invariata: 78.6% nel campione CNOS-FAP - CIOFS/FP (qualificati nel 2005-06) e 78.7% nell’universo del CNOS-FAP (2009-10), dopo un abbassamento tra i meccanici d’auto (72.4%) e tra gli elettro/elettronici (62.2%, ma con una percentuale dell’8.3% di non risposte) (2008-09). Indubbiamente, cresce l’entità di quanti studiano rispetto a quanti lavorano, ma il dato probabilmente è l’effetto sia della grave crisi occupazionale sia del cambiamento in atto dell’utenza della IeFP che è aumentata e comprende non solo giovani che vogliono entrare subito nel mondo del lavoro, ma anche coloro che, valorizzando la cultura del fare, intendono perseguire mete formative più ambiziose della qualifica. Inoltre, vengono confermate altre tendenze positive già evidenziate nel confronto con gli esiti dell’indagine Isfol: l’impatto favorevole di percorsi di IeFP sulla formazione dei qualificati; la brevità dei tempi di attesa per il reperimento di un lavoro; la coerenza di quest’ultimo con la preparazione ricevuta nella IeFP.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Le finalità, gli obiettivi, i contenuti e le metodologie adottate per progettare e realizzare, a cadenza biennale, seminari di studio per i coordinatori pastorali delle Scuole e dei Centri di Formazione Professionale in Italia sono stati presentati nel primo volume che contiene gli Atti del seminario svolto nel 2009. Nel presentare questo volume, che contiene gli Atti del secondo seminario, mi limito a illustrarne, in maniera sommaria, l’impostazione. Il seminario ha trovato nella Lettera del Rettor Maggiore “La necessità di convocare” (2011) la sua fonte ispirativa: “Dopo la Strenna del 2010, ‘Signore, vogliamo vedere Gesù’, sull’urgenza di evangelizzare, mi è sembrata la cosa più logica e naturale fare un accorato appello a tutta la Famiglia Salesiana a sentire, insieme a noi SDB, la necessità di convocare. Infatti, noi salesiani, sentiamo oggi più forte che mai la sfida di creare una cultura vocazione in ogni ambiente, in modo che i giovani scoprano la vita come chiamata e che tutta la pastorale salesiana diventi realmente vocazionale. Ciò richiede di aiutare i giovani a superare la mentalità individualistica e la cultura dell’autorealizzazione, che li spinge a progettare il futuro senza mettersi in ascolto di Dio; ciò domanda pure di coinvolgere e formare famiglie e laici. Un impegno particolare deve essere messo nel suscitare tra i giovani la passione apostolica (p. 7). … Evangelizzazione e vocazione, cari fratelli e sorelle, sono due elementi inseparabili. Anzi, criterio di autenticità di una buona evangelizzazione è la sua capacità di suscitare vocazioni, di maturare progetti di vita evangelica, di coinvolgere interamente la persona di coloro che sono evangelizzati, sino a renderli discepoli ed apostoli (p. 8-9). … Siamo, dunque, chiamati a rinnovare in noi questo dinamismo vocazionale: comunicare e condividere l’entusiasmo e la passione con cui stiamo vivendo la nostra vocazione, in modo tale che la nostra vita diventi essa stessa proposta vocazionale per gli altri. Proprio come fece don Bosco, che più che campagne vocazionali seppe creare a Valdocco un microclima dove crescevano e maturavano le vocazioni, formando un’autentica cultura vocazionale in cui la vita è concepita e vissuta come dono, come vocazione e missione, nella diversità delle opzioni” (p.9). Dei molteplici stimoli contenuti nella lettera, gli organizzatori del seminario ne hanno privilegiati soprattutto tre: la funzione dell’ambiente, la qualità della didattica, le iniziative più specificatamente mirate alla promozione della cultura vocazionale. Il primo aspetto è stato trattato dal punto di vista storico. La relazione del prof. don Canino Zanoletty Miguel ha permesso ai partecipanti di riflettere sulla pedagogia sperimentata e vissuta da don Bosco per promuovere la cultura vocazionale. Il secondo aspetto è stato trattato a partire dalla situazione attuale. Era importante interrogarsi, infatti, sulla visione di uomo che la Scuola e la Formazione Professionale, soprattutto attraverso gli strumenti che sono propri di questo pubblico servizio, propongono agli allievi. La relazione è stata affidata al prof. Giuseppe Savagnone. Il terzo aspetto è stato trattato dall’angolatura del “che cosa fare”. I partecipanti al seminario sono i Coordinatori pastorali delle Scuole e dei Centri di Formazione Professionale salesiani. Don Francesco Marcoccio, terzo relatore, ha invitato i presenti a riflettere sulle condizioni che sono necessarie nelle opere salesiane perché ogni giovane possa scoprire, assumere e seguire responsabilmente la propria vocazione. Come è stato positivamente sperimentato nel primo seminario, le relazioni sono state intervallate da panel per facilitare lo scambio di esperienze e per rendere il seminario anche un’occasione di formazione e non solo di ascolto. Questo secondo seminario ha dato a tutti i partecipanti l’opportunità, in estrema sintesi,di interrogarsi ed elaborare proposte su tre problematiche che sono vissute dagli operatori della Scuole e della Formazione Professionale salesiana oggi: - quali aspetti concorrono e quali contrastano alla costruzione di un ambiente che è chiamato a promuovere la cultura vocazionale? - Quale ruolo svolgono le discipline e i percorsi formativi professionalizzanti nella promozione della cultura vocazionale? - Quale attenzione viene riservata agli aspetti più specificatamente educativi nel processo di animazione e di proposta vocazionale? Mi auguro che gli Atti pubblicati possano essere utili innanzitutto ai Coordinatori pastorali che, nella nostra tradizione, sono i “registi” nella gestione dei processi formativi e di educazione alla fede all’interno dell’opera salesiana ma anche a tutti coloro che, salesiani e laici, vivono l’esperienza educativa all’interno della Scuola e della Formazione Professionale salesiana.

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Perché una nuova Linea Guida sulla progettazione formativa di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)? Avvalendosi della consulenza del prof. Dario Nicoli, la Sede Nazionale CNOS-FAP aveva elaborata una prima Linea Guida nel 2004, aggiornata poi nel 2008 e, con la collaborazione dei Settori professionali, aveva scritto Guide per specifiche Comunità Professionali. Perché, dunque, una nuova Linea Guida? Prima di presentare le caratteristiche di questo documento, rispondo alla domanda. Più che una Linea Guida “nuova”, si tratta di una Linea Guida “aggiornata” e “rinnovata” sulla base dell’esperienza maturata in questi anni, soprattutto a seguito della sperimentazione dei percorsi formativi triennali e quadriennali. Quindi, con questa pubblicazione, la Sede Nazionale propone a tutti gli operatori della Federazione CNOS-FAP e quanti operano, a vari livelli, in questo ambito, un “manuale”, una “guida” aggiornata e rinnovata nei contenuti e negli strumenti per accompagnarli nell’azione della progettazione formativa. Con l’avvio delle sperimentazioni dei percorsi formativi triennali nel 2003 il (sotto)sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) si è dotato di una metodologia organica, in grado di coniugare cultura del lavoro e cittadinanza. Possiamo affermare, senza cadere nella retorica, che la sperimentazione ha dato origine ad un modello di IeFP che si caratterizzata soprattutto per la personalizzazione dei percorsi, la didattica attiva e per competenze, il perseguimento del successo formativo per tutti, nessuno escluso, la valorizzazione delle potenzialità dei giovani, indipendentemente dai livelli di ingresso, la motivazione formativa connessa al lavoro ed alla professionalità soprattutto attraverso la valorizzazione dei laboratori e gli stage in impresa, la relazione educativo - formativa che rende il Centro di Formazione Professionale Professionale una vera e propria comunità nella quale formarsi è piacevole oltre che utile. Questo modello, pur in presenza di soluzioni differenti a livello regionale, ha dato vita anche ad un modello organizzativo di CFP imperniato sulla flessibilità, la partnership con le aziende del territorio, la figura del formatore-docente e la figura del tutor. Oggi, tuttavia, pur in presenza dei molti aspetti positivi acquisiti, il (sotto)sistema di IeFP è chiamato a fronteggiare, in modo particolare, tre sfide: a. superare la separazione tra discipline teoriche e discipline pratiche ancora presente, creando legami forti tra le materie degli assi culturali e l’area professionale e definendo una proposta culturale appropriata, i “contenuti irrinunciabili”, per i giovani dei percorsi di IeFP; b. superare la tendenza ad insegnare per abilità e procedure, dove si pone l’enfasi esclusivamente sulla diligenza, e stimolare, invece, i giovani a fronteggiare compiti e problemi che contemplino anche l’imprevisto, nella prospettiva dell’autonomia e della responsabilità; c. superare la tendenza all’abbassamento dell’asticella, comune, secondo vari esperti, a tutto il secondo ciclo di istruzione e formazione, e rilanciare, invece, il progetto educativo e formativo per veri cittadini della società complessa. Questa Linea Guida sulla progettazione formativa ha l’ambizione di aiutare gli operatori della IeFP a fronteggiare queste sfide approfondendo le modalità per rilanciare la didattica delle competenze applicata alla IeFP, una didattica che si caratterizza, per due aspetti: “imparare lavorando” e “imparare a lavorare”. Circa il primo aspetto, imparare lavorando, va riconosciuto che il cardine dello sviluppo cognitivo risiede nella relazione tra individuo e ambiente, mediata dalla cultura. Ciò consente di suscitare processi di costruzione della conoscenza che risultano situati nelle attività proprie di un contesto. Il percorso formativo è, pertanto, costituito dalla sequenza delle esperienze (“situazioni di apprendimento”) che mobilitano le risorse intrinseche degli allievi e permettono loro di fare esperienza personale del sapere, nel momento in cui assolvono a compiti reali e significativi e risolvono i problemi che questi compiti via via presentano. Circa il secondo aspetto, imparare a lavorare, va riconosciuto il fatto che un Centro di Formazione Professionale Professionale, inteso come comunità di apprendimento, presenta una decisa apertura alla realtà come fonte e riscontro delle occasioni di apprendimento più significative. La ricerca del sapere che viene sollecitata presso gli allievi non può essere rinchiusa entro uno spazio circoscritto, ma trova il suo ambito naturale di riferimento nella realtà intesa come totalità composta dalle sue varie componenti. L’apertura alla realtà si manifesta come sollecitazione agli allievi affinché considerino la cultura proposta non come un insieme inerte di nozioni bensì come un fattore vitale in grado di spiegare la realtà ed i suoi processi, ed inoltre come stimolo volto a scoprire insieme il sapere (buono) iscritto nelle dinamiche del reale così da renderlo personale attraverso la conquista e la conferma della corrispondenza con i tratti del proprio mondo personale. Il mondo reale e quello del lavoro in particolare, in tal modo, non sono tenuti fuori dal CFP, ma divengono un “libro di testo” che merita di essere sfogliato affinché il suo valore potenziale possa essere messo a frutto da parte degli allievi. In questo modo, il processo di crescita culturale si presenta come un cammino volto a rendere evidente il sapere implicito nei processi reali; per fare ciò il CFP è chiamato a sollecitare nei destinatari il desiderio e la passione della conoscenza ed a far intuire loro che è alla loro portata la possibilità di trovare soddisfazione a tale desiderio con un metodo di coinvolgimento attento e di investigazione aperta all’insegnamento emergente dal reale. L’apertura alla realtà comporta infine un aumento delle occasioni di relazione ovvero degli apporti di “maestri” non formali capaci di fornire un contributo significativo alla crescita culturale dei giovani. Prima di concludere questa presentazione mi sembra importante richiamare un altro contributo dato da questa Linea Guida. La proposta intende colmare anche una lacuna. Nel capitolo “La rubrica delle competenze”, infatti, l’autore così descrive la lacuna denunciata: La rubrica ha l’ambizione di colmare il vuoto lasciato dalla Conferenza Stato-Regioni il cui passaggio da un ordinamento centrato sui “programmi nazionali” ad un altro che predilige i “risultati di apprendimento” (knowledge outcome) risulta largamente incompiuto, e quindi equivoco, nel momento in cui ha prodotto gli “standard formativi” che sono in realtà standard di competenza poiché descrivono le conoscenze, abilità e/o competenze necessarie per una determinata professione, mentre ha omesso di indicare gli standard di apprendimento e di valutazione-certificazione, ovvero le caratteristiche ed i livelli delle prestazioni attese affinché si possano rilasciare i titoli ed i certificati previsti, limitandosi ad enunciare le competenze-traguardo articolate in conoscenze ed abilità. In sintesi, la IeFP è chiamata ad un salto di qualità, in direzione di una prospettiva pienamente umana: rendere esplicito il proprio profilo educativo, per formare lavoratori competenti, cittadini attivi e consapevoli, persone capaci di vivere in modo autentico la propria libertà. Ciò richiede una cultura della progettazione formativa che, superando la logica compilativa, adotti una prospettiva volta a progettare, allestire, gestire, valutare “ambienti di apprendimento” che valorizzi un modo di fare formazione per problemi presentati attraverso l’illustrazione di situazioni autentiche, significative, attinte dalla vita reale. In questo modo, gli allievi sono stimolati a scoprire la cultura facendone esperienza concreta, assumendo un profilo di corresponsabilità in riferimento al proprio percorso educativo e formativo. Per agevolare gli operatori in questo difficile compito la Sede Nazionale ha ideato questo nuovo strumento che si caratterizza per brevità e praticità. Sono brevi ed essenziali, infatti, i richiami teorici sottesi alla progettazione formativa. Sono numerosi ed esemplari, invece, gli strumenti operativi allegati per rendere più agevole questa nuova progettazione formativa

Autori: Guglielmo Malizia
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Mi permetto di presentare un altro libro nato dall’esperienza di quaranta anni di inse-gnamento nel curricolo di Pedagogia per la Scuola e la Formazione Professionale della Facoltà di Scienze dell’Educazione della Università Salesiana. Il titolo del corso che co-stituisce il punto di riferimento di questa pubblicazione non è quello tradizionale di so-ciologia dell’educazione, ma di sociologia delle istituzioni scolastiche e formative. Ri-tornerò successivamente sulle ragioni del nome, ma per il momento desideravo sottoli-neare una coincidenza dell’inciso “istituzioni scolastiche e formative” con il binomio che caratterizza il titolo di questo volume “istruzione e formazione” e in parte con i de-stinatari principali del volume che sono i formatori e i dirigenti della FP del CNOS-FAP. Un altro punto di contatto può essere trovato nella circostanza che molti dei miei studenti all’università possono già vantare una esperienza più o meno lunga di inse-gnamento o di coordinamento e talora pure di dirigenza alla stessa guisa della più gran parte dei lettori del presente volume. Accenno anche a una altra somiglianza. La mia esperienza mi suggerisce che i miei studenti come anche i dirigenti e i formatori del CNOS-FAP siano esposti alla tentazio-ne di ritenere che la dimensione sociologica non sia poi così necessaria per la loro pre-parazione. Non hanno dubbi sull’apporto della formazione antropologica perché hanno bisogno di un modello di uomo e di donna e anche di cristiano/a a cui educare i loro giovani, né su quella metodologica che li aiuta a stabilire buone relazioni e a creare una comunità fra tutte le parti interessate in vista di interventi efficaci, né su quella didattica in quanto consente loro di impostare correttamente il processo di insegnamento-apprendimento; da qualche tempo si sono convinti della rilevanza della prospettiva or-ganizzativa poiché può assicurare il coordinamento di tutte le attività del proprio CFP (o di una scuola) in funzione della realizzazione del progetto educativo/formativo, mentre ritengono che la conoscenza delle condizioni psicologiche individuali dello sviluppo dei loro giovani siano un prerequisito necessario della efficacia della loro azione educativa. La dimensione sociologia sembra invece riguardare il funzionamento del macrosistema educativo che sfugge al loro controllo o, se entra nel micro, diviene di competenze di figure più specializzate come le assistenti sociali. Essi, però, non tengono conto che per esempio anche oggi lo strumento diagnostico più sicuro del successo di un giovane a scuola e nella vita è rappresentato dalla sua condizione socio-culturale ed economica. Ma forse la rilevanza della dimensione sociologica per l’azione di un insegnante/formatore o di un dirigente potrà apparire in tutta la sua chiarezza solo dopo aver cercato di definire cos’è la sociologia dell’istruzione e della formazione, cosa che mi accingo a fare, o probabilmente solo alla fine del volume se i lettori avranno la pazienza di percorrerlo tutto. Guglielmo Malizia

Autori: Raffaele Mantegazza
Data di pubblicazione: Gennaio, 2011

Questo libro cerca di proporre tracce di una educazione alla democrazia utilizzando la Costituzione come strumento educativo. La lettura della Costituzione non è affatto educativa di per sé, perché in generale è educativo ciò che rientra in un progetto pedagogico. Dunque la Costituzione va mediata pedagogicamente, come qualunque altro oggetto didattico. Se i ragazzi e le ragazze non vivono la scuola come uno spazio democratico, che intercetta i loro desideri e le loro ansie, le loro gioie e le loro paure, uno spazio all’interno del quale vale la pena di spendere le proprie mattinate perché offre qualcosa di straordinario a livello affettivo, allora anche la lettura della Costituzione rischia di rimanere lettera morta. Ricordiamo le parole di Amos Komensky, scritte più di 500 anni fa: “la scuola deve essere la scuola deve essere un pubblico sanatorio, una pubblica palestra, un pubblico parlatorio, un pubblico centro di illuminazione, un pubblico laboratorio, una pubblica fabbrica di virtù, una immagine dello Stato, una Chiesa visibile (…) una piccola amministrazione piena di esercizi per la condotta della casa, una piccola repubblica, una piccola chiesa, un piccolo paradiso pieno di delizie e di passeggiate amene, di spettacoli e di colloqui sia improvvisati per divertire sia intorno agli argomenti proposti per indurre alla riflessione. E poi dibattiti per chiarire questioni, e redazione di lettere, e infine rappresentazioni di drammi per procurasi un’onesta libertà di parola”. Chi, da docente odierno, leggesse queste parole solo come una provocazione intellettuale o come una superata utopia dovrebbe interrogarsi sul senso del suo quotidiano insegnare. La Costituzione ha 62 anni. Sono tanti? Pochi? È giovane? Vecchia? Superata? A volte si sente dire che è difficile entusiasmare i ragazzi parlando di fatti così lontani nel tempo e distanti dalla loro sensibilità: a parte il fatto che abbiamo visto giovanissimi uscire entusiasti dal Museo Egizio, qualcuno oserebbe andare in Francia durante le celebrazioni per il 14 luglio e dire “Ma cosa state ancora a parlare di cose successe 221 anni fa?” oppure visitare Philadelphia il 4 luglio e stupirsi per l’entusiasmo concernente fatti di 234 anni or sono? Crediamo che il problema non sia pedagogico ma sociale e politico: la Costituzione e la democrazia nel nostro Paese non sono ancora diventate costume, non sono state affettivizzate, i ragazzi non li considerano storia loro, qualcosa che li riguardi da vicino. Esiste un precedente di una Costituzione evolutissima e per certi versi anche in anticipo sui propri tempi ma che non aveva fatto breccia nel cuore e nelle emozioni dei cittadini: è costituito dalla Repubblica di Weimar e chi ricordi come sia finita allora la questione forse concorderà sul fatto che un errore del genere non è da ripetere. Questo è il senso dunque delle numerosissime attivazioni ed esercitazioni proposte in questo libro: si tratta quasi sempre di proposte atte a far emergere l’immaginario dei ragazzi e delle ragazze a proposito di temi assai delicati; e proprio in questi campi (il razzismo, la pena di morte, la differenza di genere, i diritti, l’immigrazione, il carcere) occorrerà stare molto attenti a non lasciar trapelare atteggiamenti di tipo moralistico da parte dei docenti. I ragazzi e le ragazze sono figli e figlie della nostra e loro epoca: una generazione adulta che ha contribuito in larga parte a far cadere nel vuoto molte delle prescrizioni della Carta Costituzionale non ha il diritto di indignarsi quando i giovani propongono soluzioni o idee contrarie alla lettera o allo spirito del documento fondante la nostra Repubblica. Occorre allora sempre raccogliere queste idee, chiarirle, non giudicarle ma confrontarle con il Testo, in un continuo lavoro altalenante tra gli articoli della Costituzione e i lavori dei ragazzi. E occorre sempre un lavoro di supervisione e di restituzione adulta, perché anche le esercitazioni, come la Costituzione, da sole non educano proprio a nulla. Quello che proponiamo dunque è un laboratorio all’interno del quale far reagire l’immaginario politico dei ragazzi e delle ragazze e l’idea di democrazia e di convivenza civile che era propria dei Padri Costituenti; sperando che la scuola aiuti a far raggiungere ai ragazzi (e alla nostra democrazia) quella che sarebbe la reale conquista di un Paese civile: il fatto cioè che la democrazia diventi una sorta di seconda pelle, un habitus quotidiano, e la Costituzione diventi così ovvia da poterla quasi dimenticare, in un Paese così abituato a mettere in pratica quotidianamente le sue prescrizioni e i suoi valori da non avere nemmeno più bisogno di testi come questo. Lavorare perché i giovani non abbiano più bisogno di noi, lavorare per essere inutili: non è questo il senso di ogni attività educativa, di ogni tensione pedagogica, di ogni autentico insegnamento? Arcore, fine inverno 2011

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2011

Il “benvenuto” e il “grazie” a tutti voi che avete accettato l’invito per questo seminario. L’idea del seminario è contenuta nel Progetto di Animazione e Governo del Rettor Maggiore e del suo Consiglio per il sessennio 2008-2014; detto in altre parole, questa iniziativa è stata progettata dalla Congregazione Salesiana. Nel presentare questo progetto, il Rettor Maggiore scrive: “… oggi, più che ieri, l’evangelizzazione, l’educazione, la formazione, il governo richiedono una mentalità progettuale, per superare il rischio non immaginario della frammentazione della nostra attività, e chiarezza di progetto per definire bene le aree da privilegiare, il traguardo da raggiungere, i processi da attivare e gli interventi da attuare” (Atti del Consiglio Generale, n. 402, p. 10). Le “priorità” della Congregazione per il sessennio 2008-2014 sono state indicate dal Capitolo Generale 26°: 1. Ritorno a don Bosco per ripartire da lui; 2. Urgenza di evangelizzare e di convocare; 3. Semplicità di vita e nuove frontiere. Questo seminario è uno degli interventi programmati per la Regione Salesiana Italia e Medio Oriente e si colloca all’interno della priorità: “Urgenza di evangelizzare e di convocare”. Nel testo citato, alla sezione “Applicazione del progetto nelle singole Regioni” si legge ancora: Il CNOS/Scuola e il CNOS-FAP nazionali promuovono, con cadenza biennale, un incontro residenziale per i coordinatori pastorali (catechisti) delle scuole e dei Centri di Formazione Professionale. Gli obiettivi che ci si prefiggono sono: (a) permettere lo scambio delle esperienze; (b) consolidare – nel mutuo confronto – gli itinerari di educazione alla fede in atto; (c) assicurare la formazione per il compito affidato. A tal fine ci si potrà avvalere del contributo del Servizio nazionale di Pastorale giovanile. Sono previste, lungo l’anno, forme di accompagnamento e di comunicazione stabili. Ho voluto intenzionalmente riportare alcuni passaggi del Progetto di Animazione e Governo del Rettor Maggiore e del suo Consiglio per il sessennio 2008-2014 per affermare che l’impostazione dei tre seminari programmati - questo è il primo, gli altri due si svolgeranno dal 4 al 6 novembre 2011 (tema: necessità di convocare nei contesti della Scuola e della FP salesiana) e dall’8 al 10 novembre 2013 (tema: Le nuove frontiere nei contesti della Scuola e della FP salesiana) - è già tracciata. Oggi non incontrerete illustri relatori esterni o esperti della materia individuati fuori dal mondo salesiano ma, con ruoli diversi, salesiani impegnati nell’educazione e nell’evangelizzazione. Negli obiettivi richiamati sopra, ciascuno potrà ritrovare i principali aspetti fondativi e organizzativi di questo seminario. Infatti - vi abbiamo invitati a portare la documentazione che viene prodotta nelle Ispettorie e nelle case per “permettere lo scambio delle esperienze”; - abbiamo centrato il seminario, oltre che su due relazioni fondative, su numerosi “panel” (che nel linguaggio tecnico vuol dire “riunione di esperti che esaminano un problema specifico) per “consolidare - nel mutuo confronto - gli itinerari di educazione alla fede in atto; - abbiamo previsto tempi di confronto tra ispettorie e tempi assembleari per progettare la formazione necessaria per svolgere il compito affidato. In sintesi, questo primo seminario intende - mettere a fuoco gli elementi fondativi della evangelizzazione e dell’educazione da realizzare nel mondo della Scuola e della Formazione Professionale salesiana; - leggere le esperienze in atto per evidenziarne punti di forza e criticità; - progettare il cammino di questo sessennio, per superare o contrastare la eventuale “frammentazione” denunciata dal Capitolo Generale e potenziare la necessaria “mentalità progettuale” nel campo dell’evangelizzazione e dell’educazione. Prima di concludere, voglio richiamare ancora la vostra attenzione su un aspetto. Il tema di questo seminario si declina bene con un’altra priorità, indicata dalla Congregazione, per i salesiani d’Europa: la scelta prioritaria - da parte della Congregazione - della presenza salesiana nella Scuola e nella Formazione Professionale in Europa. L’Associazione CNOS/Scuola e la Federazione CNOS-FAP non potevano non dare rilievo a questa ulteriore priorità. Hanno programmato, per questo, un incontro con il Rettor Maggiore, il 20 aprile 2010, organizzandolo in una specifica giornata di studio. Dal programma, ormai quasi definito e messo in cartella, i partecipanti potranno notare come la Congregazione Salesiana, attraverso l’intervento del Rettor Maggiore e la Chiesa in Italia, attraverso l’intervento di s.e. mons. Mariano Crociata, Segretario generale dei CEI, si pronunceranno sull’impegno educativo a favore dei giovani, avendone tutti rilevato lo stato di emergenza. Noi confidiamo che, al di là degli sviluppi che il “Progetto” potrà avere nelle Ispettorie Salesiane in Europa, anche con questa iniziativa, per la quale caldeggiamo la partecipazione, la Federazione CNOS-FAP e l’Associazione CNOS/Scuola possano offrire il proprio contributo nell’individuare aspetti specifici della natura, degli obiettivi e delle strategie della presenza salesiana in Italia nel sistema della Scuola e della Formazione Professionale per continuare nelle rispettive comunità salesiane il progetto educativo di don Bosco a favore dei giovani, specialmente i più poveri. Penso, a questo punto, di aver motivato il seminario e illustrata l’organizzazione. Rinnovo il “benvenuto” e il “grazie” ai partecipanti e a quanti si sono impegnati anche nell’organizzazione e nell’accoglienza, con la guida di don Gennaro Comite. A tutti dico “grazie” per la partecipazione e “auguri” di un buon lavoro. Don Mario Tonini

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