Salesiani Libri

Autori: José-Manuel Prellezo
Data di pubblicazione: Dicembre, 2013

Perché un volume come questo, in un momento storico come l'attuale, in cui è da poco trascorso il 150° dell'Unità d'Italia e la Congregazione Salesiana si appresta a celebrare, nel 2015, il bicentenario della nascita di don Bosco? Per un motivo molto semplice. Se l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione italiana, sono centinaia di migliaia gli italiani che in questi 150 anni, nelle numerosissime case salesiane di tutta Italia, hanno "imparato un lavoro", senza ovviamente contare le altre centinaia di migliaia di giovani che hanno "imparato a lavorare" mettendo le basi culturali per acquisire una più alta professionalità e hanno portato avanti il messaggio del "buon cristiano e onesto cittadino".

Autori: Fulvio Ghergo
Data di pubblicazione: Dicembre, 2013

Con questo terzo volume si conclude la Storia della formazione professionale in Italia 1947-1997. Il volume intende raccogliere le evoluzioni culturali normative e gli avvenimenti del Sistema formativo regionale dal 1990 al 1997.

Autori: Giuseppe Tacconi, Gustavo Mejia Gomez
Data di pubblicazione: Dicembre, 2013

La ricerca che viene qui presentata ha inteso esplorare in profondità il ruolo che l'esperienza vissuta all'interno di un Centro di Formazione Professionale (CFP) ha assunto nelle biografie di un gruppo di ex-allievi di tali percorsi che si sono particolarmente distinti nell'ambito lavorativo e, più in generale, in quello della vita personale e dell'impegno sociale.

Autori: S. Salatino (a cura di)
Data di pubblicazione: Ottobre, 2013

Nel 1988, per il centenario della morte di don Bosco, i salesiani tutti decidono di dare nuovo impulso al carisma originario: dedicarsi ai ragazzi più poveri e abbandonati. Don Alfonso Alfano (per tutti Zì Fonzo il fondatore del Centro) già da qualche tempo dedica energie e nottate sulla strada e nei quartieri periferici per conoscere più a fondo la realtà dei minori a rischio. Così è nata l’idea del centro diurno; per rispondere ai bisogni dei ragazzi che arrivavano al centro è sorta l’esigenza di collegarci in rete con tante realtà e di avviare con creatività e in un continuo stato di sperimentazione esperienze originali di scuola, sostegno psico – educativo, di lavoro educativo di strada, di avviamento al lavoro…

Il Centro polifunzionale diurno del Borgo ragazzi Don Bosco, situato nel quartiere Centocelle di Roma, è un servizio polifunzionale diurno per minori italiani e stranieri soggetti a provvedimenti penali con misure alternative al carcere o provenienti dall’area della dispersione scolastica. All’interno del Borgo il Centro è inserito nell’area “emarginazione e disagio” denominata “Rimettere le ali”, insieme alla Casa Famiglia, il movimento famiglie affidatarie, la Skolè, l’S.O.S ascolto giovani.
Al Centro Don Bosco sono accolti ragazzi provenienti da quasi tutti i municipi di Roma.

Negli anni è cresciuta una comunità educativa corresponsabile dei progetti educativi dei singoli ragazzi, sia che ce ne fosse uno soltanto, come i primi anni capitava, sia che ne fossero presenti cento. Un elemento fondante è stata da sempre la formazione degli operatori.

Il Centro svolge vari servizi unitari, suddivisi in diversi settori:
- Area penale: i destinatari sono minori, maschi e femmine, soggetti a provvedimenti penali alternativi al carcere, di età compresa tra i 14 e 18 anni (anche oltre se hanno commesso il reato nella minore età), inviati al centro dai Servizi Sociali della Giustizia Minorile. All’interno dell’area del penale vi è una sezione particolare: il Gruppo Nomadi, per il quale è organizzato un servizio specifico.
- Scuola popolare Multietnica: accoglie minori e giovani provenienti dall’area della dispersione scolastica e da gravi situazioni di disagio sociale e culturale.
- Corsi base di formazione professionale e di avviamento al lavoro (meccanica, ristorazione, estetista, cucito).
- Skolé: i destinatari sono minori stranieri di prima e di seconda generazione, accompagnati e non, per favorire i processi di integrazione scolastica, linguistica e sociale; offre recupero scolastico, insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, laboratori ludico-ricreativi e un accompagnamento allo studio.

Autori: M. Pellerey, D. Grzadziel, M. Margottini, F. Epifani, E. Ottone
Data di pubblicazione: Ottobre, 2013

La ricerca intitolata “Progettazione e realizzazione di una guida e di uno strumento informatico per favorire l’autovalutazione e lo sviluppo delle proprie competenze strategiche nello studio e nel lavoro” è stata sviluppata nel corso degli anni 2010 e 2011. Essa intendeva valorizzare quanto studiato e documentato nel corso di due precedenti ricerche i cui risultati sono stati pubblicati da parte del CNOS-FAP: M. Pellerey, Processi formativi e dimensione spirituale e morale della persona. Dare senso e prospettiva al proprio impegno nell’apprendere lungo tutto l’arco della vita, Roma, CNOS-FAP, 2007; M. Bay - D. Grządziel - M. Pellerey, Promuovere la crescita nelle competenze strategiche che hanno le loro radici nelle dimensioni morali e spirituali della persona, Roma, CNOS-FAP, 2010.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Luglio, 2013

Da alcuni anni la Sede Nazionale ha messo in campo un’iniziativa denominata “Concorso Nazionale dei Capolavori dei settori professionali”, un’iniziativa che coinvolge, in forma anche ludica, l’allievo, il CFP e la Federazione nella didattica per competenze che è un orientamento generale europeo e italiano, ma, di fatto, rappresenta ancora più una sfida che una prassi adottata e condivisa da tutti. Il “Capolavoro” proposto agli allievi e ai CFP della Federazione CNOS-FAP, si colloca nel solco della tradizione salesiana, rivelandosi contemporaneamente uno strumento di apprendimento e una prova mediante la quale l’allievo dimostra di possedere le competenze necessarie a fronteggiare i compiti e i problemi propri dell’ambito su cui si è formato, così da meritare la qualifica professionale prevista. Inoltre il Concorso si sta rivelando un ambiente più ampio, in cui entrano in gioco come attori partecipi anche le Imprese leader del settore professionale di riferimento: in tal modo questa evento viene ad acquisire un valore ancora più pratico ed esperienziale, che l’allievo può spendere lungo tutto il suo percorso formativo e professionale. Il presente volume ha l’obiettivo di documentare un’esperienza che è già alla sua quarta edizione (almeno per la maggioranza dei settori professionali) e vuole metterne in risalto i punti forti e gli aspetti di miglioramento, attraverso una serie di materiali raccolti: il bando di concorso, le prove, la documentazione tecnica, i criteri e la griglia di valutazione, il regolamento, ecc. La Sede Nazionale si augura che la socializzazione di questa iniziativa possa costituire un’occasione preziosa di condivisione e di confronto con altre esperienze simili presenti in Italia e in Europa, per migliorare e crescere dal punto di vista didattico e professionale.

Autori: A. G. Curotti
Data di pubblicazione: Luglio, 2013

La scelta di questa tesi nasce dall’incontro tra un vissuto biografico e lo studio accademico dell’economia civile. La personale esperienza è quella di un salesiano di don Bosco consacrato per i giovani, specialmente i più poveri che ha incontrato a Bologna la formazione professionale di un CNOS-FAP e lo studio accademico dell’economia civile, dei suoi presupposti filosofico-antropologici e del suo ruolo nella storia dell’economia.
Questi due elementi sono subito suonati in accordo e sintonia. La dedizione incondizionata ai giovani vista nel centro di formazione e la riconoscenza incontrata negli ex-allievi non era razionalmente ben comprendibile dai presupposti dell’economia classica o neoliberale. L’incontro è stato, quanto meno a livello personale, molto proficuo.
Questo lavoro, in piena coerenza con l’insegnamento accademico a cui fa riferimento, vive di un’unità di oggetto (la formazione professionale salesiana) nella compresenza di due sguardi: il primo storico-genetico e il secondo istituzionale-analitico (le due sezioni). Questa impostazione ci sembra la più coerente a livello epistemologico, in quanto un carisma nasce alla modalità dell’evento storico e in tal modo continua a svilupparsi; ma un carisma, così come l’idea di un filosofo, ha una vita propria e autonoma dal fondatore/ideatore. Non si può capire un carisma senza questo duplice sguardo, così come non si può capire una idea filosofica escludendo l’esperienza biografica del filosofo e le conseguenze/applicazioni della sua idea/modello.
Nel primo capitolo abbiamo presentato l’esperienza personale di Giovanni Bosco, tracciato le origini dell’economia civile ricavandone i relativi principi e lo specifico lessico e siamo giunti ad affermare che don Bosco ha vissuto come autentico imprenditore civile e carismatico.
Nel secondo capitolo abbiamo mostrato come l’intuizione del Santo presentasse uno stile intrinsecamente normativo. Proprio questo stile e l’utilizzo dei Regolamenti, del Mutuo Soccorso e di altri strumenti giuridici (come l’Apprendistato) ed imprenditoriali (come l’Editoria), ha permesso di incarnare l’intuizione del Santo in un’istituzione da lui fondata.
Nel capitolo terzo abbiamo evidenziato come i primi successori del Santo alla guida dell’istituzione salesiana siano riusciti a rimanere fedeli all’intuizione carismatica del fondatore ,ma allo stesso tempo attenti ai segni dei tempi. Il principio guida, nella grande espansione dell’opera salesiana, è stato sintetizzato nell’espressione “con don Bosco e con i tempi”; la sua gestione è passata tra le mani dei consiglieri professionali generali fino alla costituzione in Italia di un ente specifico: il CNOS.
Nel capitolo quarto abbiamo gettato uno sguardo sulla regionalizzazione della formazione professionale e sull’azione della federazione CNOS-FAP a livello nazionale e locale. Abbiamo concluso illustrando brevemente i documenti che lanciavano prospettive di futuro, selezionandoli tra quelli della UE, della Chiesa Cattolica e della Congregazione salesiana.
La sezione analitica inizia con il capitolo quinto che introduce alle particolarità del settore della cura della persona e degli indicatori utilizzati per le misurazioni e le analisi nel settore della formazione. Abbiamo attuato un confronto tra i principali studi esistenti relativi al successo formativo nell’ambito della Formazione Professionale a livello nazionale e a livello di Opere salesiane. Abbiamo poi proposto un nostro studio comparativo sulla base dei dati dell’accreditamento della regione Emilia-Romagna e concluso riportando alcune interviste che hanno confermato il carattere originale della Formazione Professionale Salesiana la quale è caratterizzata da un metodo educativo proprio (nato da un carisma specifico) che ha continuato ad amplificare il suo successo nella storia principalmente grazie alla capacità educativo - integrale focalizzata sulla cura della persona del giovane curandone eminentemente l’orientamento/vocazione.
Nel Sesto e ultimo capitolo tracciamo le effettive conclusioni tracciando un carta d’identità della Formazione Professionale Salesiana, compendiamo i risultati delle due sezioni e riaffermiamo l’amplificatore del successo nel metodo educativo capace di una educazione integrale con un ambiente che accoglie e una relazione di famiglia capace di orientare in ottica vocazionale.
Con una certa libertà (seppur nel rispetto della prospettiva esegetica) propongo la narrazione di Giuseppe d’Egitto (libro della Genesi, capp 37 e ss.) come cifra sintetica per ogni carisma economico civile e la sua realizzazione nell’azione di don Bosco e dei suoi salesiani.

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Dicembre, 2012

Quanto emerge dalla presente rilevazione sui nuovi percorsi formativi sperimentali finalizzati al rilascio del diploma professionale di tecnico, conferma l’importanza di una FP dotata di un proprio statuto peculiare, inserita in un complessivo sistema educativo ad un tempo unitario e pluralistico, in grado di rappresentare un sottosistema dotato di pari dignità rispetto a quello dell’istruzione e con questo interrelato con possibilità di passaggi, al fine di offrire ai giovani l’opportunità di acquisire un diploma professionale che sancisce, oltre che la continuità all’assolvimento del diritto dovere, anche l’acquisizione di competenze professionali spendibili direttamente nel mondo del lavoro.
Nelle azioni formative, così come emerso dalla ricerca azione di supporto alla sperimentazione, si sono composte in maniera sinergica l’istanza educativa, che è peculiare della FPI in quanto ha come destinatari adolescenti e giovani, il raccordo organico con il sistema economico – produttivo da cui riceve indicazioni e proposte sui fabbisogni professionali del territorio, ed infine la personalizzazione del percorso (attuata soprattutto attraverso alcune azioni di sistema quali l’accoglienza, l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro).

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Settembre, 2012

Perché una nuova Linea Guida sulla progettazione formativa di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)? Avvalendosi della consulenza del prof. Dario Nicoli, la Sede Nazionale CNOS-FAP aveva elaborata una prima Linea Guida nel 2004, aggiornata poi nel 2008 e, con la collaborazione dei Settori professionali, aveva scritto Guide per specifiche Comunità Professionali. Perché, dunque, una nuova Linea Guida? Prima di presentare le caratteristiche di questo documento, rispondo alla domanda. Più che una Linea Guida “nuova”, si tratta di una Linea Guida “aggiornata” e “rinnovata” sulla base dell’esperienza maturata in questi anni, soprattutto a seguito della sperimentazione dei percorsi formativi triennali e quadriennali. Quindi, con questa pubblicazione, la Sede Nazionale propone a tutti gli operatori della Federazione CNOS-FAP e quanti operano, a vari livelli, in questo ambito, un “manuale”, una “guida” aggiornata e rinnovata nei contenuti e negli strumenti per accompagnarli nell’azione della progettazione formativa. Con l’avvio delle sperimentazioni dei percorsi formativi triennali nel 2003 il (sotto)sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) si è dotato di una metodologia organica, in grado di coniugare cultura del lavoro e cittadinanza. Possiamo affermare, senza cadere nella retorica, che la sperimentazione ha dato origine ad un modello di IeFP che si caratterizzata soprattutto per la personalizzazione dei percorsi, la didattica attiva e per competenze, il perseguimento del successo formativo per tutti, nessuno escluso, la valorizzazione delle potenzialità dei giovani, indipendentemente dai livelli di ingresso, la motivazione formativa connessa al lavoro ed alla professionalità soprattutto attraverso la valorizzazione dei laboratori e gli stage in impresa, la relazione educativo - formativa che rende il Centro di Formazione Professionale una vera e propria comunità nella quale formarsi è piacevole oltre che utile. Questo modello, pur in presenza di soluzioni differenti a livello regionale, ha dato vita anche ad un modello organizzativo di CFP imperniato sulla flessibilità, la partnership con le aziende del territorio, la figura del formatore-docente e la figura del tutor. Oggi, tuttavia, pur in presenza dei molti aspetti positivi acquisiti, il (sotto)sistema di IeFP è chiamato a fronteggiare, in modo particolare, tre sfide: a. superare la separazione tra discipline teoriche e discipline pratiche ancora presente, creando legami forti tra le materie degli assi culturali e l’area professionale e definendo una proposta culturale appropriata, i “contenuti irrinunciabili”, per i giovani dei percorsi di IeFP; b. superare la tendenza ad insegnare per abilità e procedure, dove si pone l’enfasi esclusivamente sulla diligenza, e stimolare, invece, i giovani a fronteggiare compiti e problemi che contemplino anche l’imprevisto, nella prospettiva dell’autonomia e della responsabilità; c. superare la tendenza all’abbassamento dell’asticella, comune, secondo vari esperti, a tutto il secondo ciclo di istruzione e formazione, e rilanciare, invece, il progetto educativo e formativo per veri cittadini della società complessa. Questa Linea Guida sulla progettazione formativa ha l’ambizione di aiutare gli operatori della IeFP a fronteggiare queste sfide approfondendo le modalità per rilanciare la didattica delle competenze applicata alla IeFP, una didattica che si caratterizza, per due aspetti: “imparare lavorando” e “imparare a lavorare”. Circa il primo aspetto, imparare lavorando, va riconosciuto che il cardine dello sviluppo cognitivo risiede nella relazione tra individuo e ambiente, mediata dalla cultura. Ciò consente di suscitare processi di costruzione della conoscenza che risultano situati nelle attività proprie di un contesto. Il percorso formativo è, pertanto, costituito dalla sequenza delle esperienze (“situazioni di apprendimento”) che mobilitano le risorse intrinseche degli allievi e permettono loro di fare esperienza personale del sapere, nel momento in cui assolvono a compiti reali e significativi e risolvono i problemi che questi compiti via via presentano. Circa il secondo aspetto, imparare a lavorare, va riconosciuto il fatto che un Centro di Formazione Professionale, inteso come comunità di apprendimento, presenta una decisa apertura alla realtà come fonte e riscontro delle occasioni di apprendimento più significative. La ricerca del sapere che viene sollecitata presso gli allievi non può essere rinchiusa entro uno spazio circoscritto, ma trova il suo ambito naturale di riferimento nella realtà intesa come totalità composta dalle sue varie componenti. L’apertura alla realtà si manifesta come sollecitazione agli allievi affinché considerino la cultura proposta non come un insieme inerte di nozioni bensì come un fattore vitale in grado di spiegare la realtà ed i suoi processi, ed inoltre come stimolo volto a scoprire insieme il sapere (buono) iscritto nelle dinamiche del reale così da renderlo personale attraverso la conquista e la conferma della corrispondenza con i tratti del proprio mondo personale. Il mondo reale e quello del lavoro in particolare, in tal modo, non sono tenuti fuori dal CFP, ma divengono un “libro di testo” che merita di essere sfogliato affinché il suo valore potenziale possa essere messo a frutto da parte degli allievi. In questo modo, il processo di crescita culturale si presenta come un cammino volto a rendere evidente il sapere implicito nei processi reali; per fare ciò il CFP è chiamato a sollecitare nei destinatari il desiderio e la passione della conoscenza ed a far intuire loro che è alla loro portata la possibilità di trovare soddisfazione a tale desiderio con un metodo di coinvolgimento attento e di investigazione aperta all’insegnamento emergente dal reale. L’apertura alla realtà comporta infine un aumento delle occasioni di relazione ovvero degli apporti di “maestri” non formali capaci di fornire un contributo significativo alla crescita culturale dei giovani. Prima di concludere questa presentazione mi sembra importante richiamare un altro contributo dato da questa Linea Guida. La proposta intende colmare anche una lacuna. Nel capitolo “La rubrica delle competenze”, infatti, l’autore così descrive la lacuna denunciata: La rubrica ha l’ambizione di colmare il vuoto lasciato dalla Conferenza Stato-Regioni il cui passaggio da un ordinamento centrato sui “programmi nazionali” ad un altro che predilige i “risultati di apprendimento” (knowledge outcome) risulta largamente incompiuto, e quindi equivoco, nel momento in cui ha prodotto gli “standard formativi” che sono in realtà standard di competenza poiché descrivono le conoscenze, abilità e/o competenze necessarie per una determinata professione, mentre ha omesso di indicare gli standard di apprendimento e di valutazione-certificazione, ovvero le caratteristiche ed i livelli delle prestazioni attese affinché si possano rilasciare i titoli ed i certificati previsti, limitandosi ad enunciare le competenze-traguardo articolate in conoscenze ed abilità. In sintesi, la IeFP è chiamata ad un salto di qualità, in direzione di una prospettiva pienamente umana: rendere esplicito il proprio profilo educativo, per formare lavoratori competenti, cittadini attivi e consapevoli, persone capaci di vivere in modo autentico la propria libertà. Ciò richiede una cultura della progettazione formativa che, superando la logica compilativa, adotti una prospettiva volta a progettare, allestire, gestire, valutare “ambienti di apprendimento” che valorizzi un modo di fare formazione per problemi presentati attraverso l’illustrazione di situazioni autentiche, significative, attinte dalla vita reale. In questo modo, gli allievi sono stimolati a scoprire la cultura facendone esperienza concreta, assumendo un profilo di corresponsabilità in riferimento al proprio percorso educativo e formativo. Per agevolare gli operatori in questo difficile compito la Sede Nazionale ha ideato questo nuovo strumento che si caratterizza per brevità e praticità. Sono brevi ed essenziali, infatti, i richiami teorici sottesi alla progettazione formativa. Sono numerosi ed esemplari, invece, gli strumenti operativi allegati per rendere più agevole questa nuova progettazione formativa. Mario Tonini Presidente CNOS-FAP

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2012

Perché un volume dal titolo “Cultura associativa e Federazione CNOS-FAP: storia e attualità”? Innanzitutto per ricordare un salesiano che sulla cultura associativa e sulla Formazione Professionale è stato maestro: “… per oltre 40 anni” si è impegnato per i giovani attraverso la Formazione Professionale. In secondo luogo per raccogliere materiali utili per quanti, salesiani e laici, oggi operano nell’ambito della Formazione Professionale, invitati dal Rettor Maggiore a “rilanciare” l’«onesto cittadino» e il «buon cristiano». Commenta don Pascual la Strenna 2013: In riferimento al «onesto cittadino», ci si impone una riflessione profonda. Innanzitutto, a livello speculativo, essa deve estendere la sua considerazione a tutti i contenuti relativi al tema della promozione umana, giovanile, popolare, avendo, al contempo, attenzione alle diverse qualificate considerazioni filosofico-antropologiche, teologiche, scientifiche, storiche, metodologiche pertinenti. Questa riflessione si deve poi concretizzare sul piano della esperienza e della riflessione operativa dei singoli e delle comunità. Vorrei qui ricordare che, per i Salesiani di don Bosco, un Capitolo Generale di grande rilievo, il CG 23, aveva indicato come importanti luoghi ed obiettivi dell’educazione la “dimensione sociale della carità” e “l’educazione dei giovani all’impegno e alla partecipazione alla politica”, “ambito da noi un po’ trascurato e disconosciuto” (cfr CG 23, numeri 203-2010-212-214). Se da una parte comprendiamo la scelta di don Bosco di non fare se non “la politica del Padre Nostro”, dall’altra dobbiamo anche chiederci quanto la sua iniziale scelta di un’educazione intesa in senso stretto, e la conseguente prassi dei suoi educatori di escludere dalla propria vita la “politica”, non abbiano condizionato e limitato l’importante dimensione socio-politica nella formazione degli educandi. Oltre alle obiettive difficoltà create da differenti regimi politici con i quali don Bosco ha dovuto convivere, non vi hanno per caso contribuito anche degli educatori propensi al conformismo, all’isolazionismo, con un’insufficiente cultura ed una scarsa conoscenza del contesto storico-sociale? Dovremo quindi procedere nella direzione di una riconferma aggiornata della “scelta socio-politica-educativa” di don Bosco. Questo significa non promuovere un attivismo ideologico, legato a particolari scelte politiche di partito, ma formare ad una sensibilità sociale e politica, che porta comunque a investire la propria vita come missione per il bene della comunità sociale, con un riferimento costante agli inalienabili valori umani e cristiani. Si tratta quindi di operare all’insegna di una più coerente attuazione pratica nel settore specifico. Detto in altri termini, la riconsiderazione della qualità sociale dell’educazione - già immanente, anche se imperfettamente realizzata nell’opzione giovanile fondamentale, anche dal punto di vista delle enunciazioni e delle formule - dovrebbe incentivare la creazione di esplicite esperienze di impegno sociale nel senso più ampio. Ma ciò suppone anche uno specifico impegno teorico e vitale, ispirato ad una più ampia visione dell’educazione stessa insieme a realismo e concretezza. Non bastano proclami e manifesti. Occorrono anche concetti teorici e progetti operativi concreti da tradurre in programmi ben definitivi e articolati. E altrettanto si dovrebbe dire del rilancio del “buon cristiano”. Don Bosco, “bruciato” dallo zelo per le anime, ha compreso l’ambiguità e la pericolosità della situazione, ne ha contestato i presupporti, ha trovato forme nuove di opporsi al male con le scarse risorse (culturali, economiche, …) di cui disponeva. Ma come attualizzare il «buon cristiano» di don Bosco? Come salvaguardare oggi la totalità umano - cristiana del progetto in iniziative formalmente o prevalentemente religiose e pastorali, contro i pericoli di antichi e nuovi integrismi ed esclusivismi? Come trasformare la tradizionale educazione, il cui contesto era “una società monoreligiosa”, in una educazione aperta, e al tempo stesso critica, di fronte al pluralismo contemporaneo? Come educare a vivere in autonomia e nello stesso tempo essere partecipi in un mondo plurireligioso, pluriculturale, plurietnico? A fronte dell’attuale superamento della tradizionale pedagogia dell’obbedienza, adeguata ad un certo tipo di ecclesiologia, come promuovere una pedagogia della libertà e della responsabilità, tesa alla costruzione di persone responsabili, capaci di libere decisioni mature, aperte alla comunicazione interpersonale, inserire attivamente nelle strutture sociali, in atteggiamento non conformistico, ma costruttivamente critico? Il volume non intende offrire risposte a queste impegnative domande. Ha il solo umile scopo di riportare pezzi di storia, che sono state delle risposte all’impegno salesiano della formazione dell’onesto cittadino e buon cristiano. Noi amiamo pensare, infatti, che l’impegno di don Pasquale Ransenigo e l’impegno dei salesiani e dei laici che operano nella Federazione CNOS-FAP siano “attuazione pratica”, una delle modalità per la formazione dell’onesto cittadino e del buon cristiano. L’organizzazione del volume che pubblichiamo rispecchia queste due finalità. Riportando testi scritti da don Pasquale Ransenigo vogliamo ricordare, innanzitutto, l’impegno di un salesiano che resta, per tutti noi, di stimolo a lavorare in questo particolare ambito. Raccogliendo documenti di storia della Federazione CNOS-FAP e di magistero salesiano sul rapporto tra salesiani e mondo del lavoro, in secondo luogo, vogliamo offrire spunti di riflessione per l’oggi e per il domani. Nel volume il lettore troverà la riflessione sul valore della cultura associativa e come la Federazione CNOS-FAP ha cercato di realizzare questi valori nel contesto italiano (prima parte). Sono stati riportate, inoltre, i principali interventi / documenti del magistero salesiano che hanno riflettuto sul ruolo dei Salesiani nell’ambito del mondo del lavoro (seconda parte). L’augurio che la presente pubblicazione, oltre che memoria, si riveli di stimolo e di incoraggiamento a tutti i salesiani e i laici che operano nella formazione professionale soprattutto quella rivolta ai giovani. La Sede Nazionale Roma 2 marzo 2013

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