Salesiani Libri

Autori: Guglielmo Malizia, Maria Paola Piccini, Sergio Cicatelli
Data di pubblicazione: Dicembre, 2015

Se gli allievi sono i destinatari principali dell’attività educativa dei CFP del CNOS-FAP, il motore dei relativi processi va identificato in primo luogo nei formatori. Negli ultimi anni non sono mancate indagini sui giovani che frequentano i Centri di Formazione Professionale, come per esempio quella annuale sul loro successo nella IeFP (Malizia e Pieroni, 2913a e b: Marchioro, 2014; Malizia e Gentile, 2015) o quella del 2013 sui rapporti tra allievi, CFP e famiglia (Orlando, 2014), mentre l’ultima ricerca sui formatori risale a più di dieci anni fa (Malizia, Pieroni e Salatin, 2001); era perciò necessario e urgente avviare uno studio su di loro, non tanto su tutti gli aspetti del loro complesso ruolo, quanto su ciò che ne rende possibile l’esercizio efficace, la formazione specialmente in servizio.

Autori: M. Becciu, A.R. Colasanti
Data di pubblicazione: Dicembre, 2015

L’obiettivo delle LG per la realizzazione della Leadership Educativa nei CFP è triplice: individuazione e adozione di un modello condiviso di Leadership Educativa nei CFP che testimoni la specificità e l’originalità del carisma salesiano; ottimizzazione delle azioni di leadership già presenti nei CFP e rispondenti ai principi della leadership educativa; modifica di comportamenti inadeguati e acquisizione di azioni maggiormente rispondenti ai principi valoriali della Leadership Educativa e carismatica salesiana.

Autori: Guglielmo Malizia, Mario Tonini
Data di pubblicazione: Dicembre, 2015

Come i due precedenti volumi, “Politiche educative di istruzione di formazione: la dimensione internazionale” e “Sociologia dell’istruzione e della formazione: una introduzione”, anche questo libro è nato dall’esperienza di quaranta anni di insegnamento nel curricolo di Pedagogia per la Scuola e la Formazione Professionale della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Salesiana (Guglielmo Malizia) e di un lungo periodo si servizio al CNOS-FAP (Mario Tonini). Il titolo del corso che costituisce il punto di riferimento di questa pubblicazione è quello tradizionale di “legislazione e organizzazione scolastica” che era focalizzato agli inizi sulle dimensioni giuridica e amministrativa dei sistemi educativi e che col tempo si è sviluppato enormemente, divenendo da una parte “politica”, cioè l’insieme degli interventi posti in essere dall’autorità pubblica a livello macro-strutturale nel sistema di istruzione e di formazione in vista del raggiungimento del bene comune, e dall’altra “organizzazione”, ossia, come si vedrà meglio successivamente, coordinamento di tutte le attività interne della singola scuola o del singolo CFP in vista della realizzazione del progetto che li guida. Per questo al corso di legislazione e organizzazione scolastica, che è rimasto uno per la forza della tradizione e della convenienza, corrispondono ormai due discipline e anche due volumi introduttivi, quello già pubblicato di “Politiche educative di istruzione e di formazione” e quello che ora viene dato alle stampe sull’“Organizzazione della scuola e del CFP”. E qui emerge una seconda novità rispetto alla tradizione che consiste nell’ampliamento dello studio dell’organizzazione oltre la scuola e l’istruzione in modo da comprendere il CFP e la formazione. In questa maniera il volume rispetta l’identità sia dei destinatari principali del libro che sono i formatori e i dirigenti della FP del CNOS-FAP sia di molti degli studenti all’università che potevano già vantare una esperienza più o meno lunga di insegnamento o di coordinamento e talora pure di dirigenza nel mondo della scuola e della FP.

Autori: Luca Malavolta, Marco Ghelfi, Francesco Zamboni
Data di pubblicazione: Ottobre, 2015

Sin dall’antichità l’uomo ha vissuto in profonda simbiosi con la terra che lo ospitava; per soddisfare i propri bisogni ha saputo adeguarsi alle condizioni del luogo utilizzando i materiali presenti, sfruttando le condizioni favorevoli e proteggendosi dalle avversità del clima, adattandosi sistematicamente alle condizioni ambientali che lo circondavano e sfruttando a suo beneficio le risorse naturali. In particolare l’uomo ha fondato negli ultimi secoli la propria crescita attraverso lo sfruttamento di risorse fossili disponibili ma limitate.
Storicamente l’utilizzo di risorse naturali non ha mai inciso in maniera drastica o irreparabile nei confronti del territorio, nonostante la concentrazione di attività in luoghi ben definiti sia avvenuta sin dalla notte dei tempi.
Tutto ciò si è mantenuto pressoché invariato sino all’avvento dell’era industriale, durante la quale si è verificata e si sta tutt’ora verificando la concomitanza di più fattori che possono essere raggruppati in poche macro-famiglie.
Lo sviluppo tecnologico ed industriale degli ultimi decenni, se da un lato ha consentito innegabili progressi in campo socio-economico, dall’altro, a causa soprattutto del continuo ricorso a risorse non rinnovabili per la produzione di energia, dell’immissione nell’ambiente di una quantità di sostanze inquinanti e del prelevamento sempre più consistente di materie prime dall’ambiente naturale ha spesso pregiudicato fortemente gli equilibri ambientali.
Nei Paesi sviluppati la tecnologia ha trasformato profondamente gli stili di vita e di lavoro; oggi si sta verificando lo stesso fenomeno anche nei Paesi in via di sviluppo.
Si è generata una sorta di dipendenza uomo-energia che ha sconvolto il rapporto uomo-natura generando sfruttamento del territorio, diseguaglianze e lotte sociali, danni all’ambiente che lentamente si ripercuotono sui suoi occupanti. Basti pensare ai disastri meteorologici che spesso coinvolgono la nostra penisola e che sono per lo più dovuti all’incuria e all’abuso dell’uomo.
Quando si sente parlare di consumo delle risorse, in genere il pensiero corre subito alle fonti energetiche primarie; tuttavia, considerando la crescente pressione demografica, devono essere inseriti a pieno titolo anche il consumo idrico, lo sfruttamento dei suoli coltivabili, l’abbattimento indiscriminato delle foreste vergini (soprattutto della fascia equatoriale e subtropicale), lo sconvolgimento del sottosuolo per la ricerca di risorse minerarie, l’urbanizzazione selvaggia; l’elenco potrebbe continuare, tuttavia, come già accennato, tutte le voci possono essere ricondotte alla continua ricerca di un malinteso benessere, univocamente rivolto al consumismo più sfrenato e senza criteri, nonché a politiche industriali completamente proiettate al raggiungimento del massimo profitto ad ogni costo, senza tenere conto degli eventuali danni irreparabili scaricati sulla collettività (a tal proposito vale la pena ricordare l’esempio delle discariche abusive del Sud Italia che per anni hanno accolto rifiuti tossici provenienti soprattutto dalla grandi industrie del Nord).
Tali scenari fanno riflettere sulla necessità di definire e intraprendere uno sviluppo futuro legato non più alla logica del profitto, della cementificazione e del consumo di suolo, ma alla salvaguardia del nostro territorio.
In questo panorama si inserisce la presente guida la quale, pur avendo una decisa caratura tecnologica ed impiantistica, vuole dare informazioni utili a formare le nuove coscienze che domani dovranno raccogliere la pesante eredità lasciata dalle generazioni precedenti, che non hanno pensato con sufficiente lucidità ad un uso veramente sostenibile delle risorse.

Autori: Schneider Electric
Data di pubblicazione: Luglio, 2015

Le recenti Direttive Europee legate al campo energetico, citate nel capitolo precedente, sottolineano l’importante ruolo dell’Ente pubblico quale riferimento nel campo dell’informazione e della educazione al risparmio energetico. In particolare, “il settore pubblico costituisce uno strumento importante per stimolare la trasformazione del mercato verso prodotti, edifici e servizi più efficienti, nonché per indurre cambiamenti di comportamento dei cittadini e delle imprese relativamente al consumo di energia. Inoltre, la diminuzione del consumo di energia grazie a misure che permettono di migliorare l’efficienza energetica può liberare risorse pubbliche da destinare ad altri fini. Gli enti pubblici a livello nazionale, regionale e locale dovrebbero svolgere un ruolo esemplare in materia di efficienza energetica. [...] È opportuno che gli Stati membri incoraggino i comuni e altri enti pubblici ad adottare piani di efficienza energetica integrati e sostenibili che abbiano obiettivi chiari, a coinvolgere i cittadini nella loro elaborazione e attuazione e a informare adeguatamente i cittadini in merito ai contenuti e ai progressi nel raggiungimento degli obiettivi. Tali piani possono comportare risparmi considerevoli di energia, soprattutto se attuati mediante sistemi di gestione dell’energia che consentano agli enti pubblici interessati di gestire meglio il loro consumo di energia. È opportuno incoraggiare lo scambio di esperienze tra città e altri enti pubblici sulle esperienze più innovative” (fonte Direttiva 2012/27/UE, premessa 15/18). Un esempio virtuoso in tal senso è il Patto dei Sindaci, ossia il movimento europeo cui hanno aderito numerose autorità locali (in Italia più di 1400 comuni hanno sottoscritto il Patto), che si pone l’obiettivo di sostenere pienamente le azioni in materia di sviluppo e crescita sostenibile portate avanti dalla UE. “Al di là del risparmio energetico, i risultati delle azioni dei firmatari sono molteplici: la creazione di posti di lavoro stabili e qualificati non subordinati alla delocalizzazione; un ambiente e una qualità della vita più sani; un’accresciuta competitività economica e una maggiore indipendenza energetica. Queste azioni vogliono essere esemplari per gli altri, in modo particolare con riferimento agli “Esempi di eccellenza”, una banca dati di buone prassi creata dai firmatari del Patto. Il Catalogo dei Piani d’azione per l’energia sostenibile è un’altra eccezionale fonte d’ispirazione, in quanto mostra a colpo d’occhio gli ambiziosi obiettivi fissati dagli altri firmatari e le misure chiave che questi hanno identificato per il loro raggiungimento” (fonte: http://www.pattodeisindaci.eu, 06/06/2014).

Autori: Michele Pellerey
Data di pubblicazione: Luglio, 2015

La ricerca in oggetto si propone di sviluppare, a un adeguato livello di profondità di analisi e di plausibilità delle conclusioni operative, uno studio attento delle potenzialità e dei limiti che queste tecnologie offrono a livello di apprendimento scolastico, soprattutto per il secondo ciclo di Istruzione e Formazione.

Autori: Dario Nicoli, Giulia Norcia
Data di pubblicazione: Luglio, 2015

A differenza delle linee guida sin qui elaborate, centrate su precisi settori e figure professionali, quella che stiamo affrontando si distingue decisamente a causa del carattere polisemico, quindi più ampio e nel contempo più profondo, del termine “energia”. Sotto certi aspetti, la sfida che ci propone è un segnale indicativo del movimento culturale in cui siamo immersi. Mentre le varie figure professionali sino ad ora affrontate sono state aggregate in base alle classificazioni dei settori economici ed al tipo di tecnologie utilizzate generando a loro volta discipline ben distinte, la visione del mondo del lavoro e delle professioni che si apre a partire dalla prospettiva dell’energia introduce una diversa articolazione. Ciò deriva da un paradosso, in base al quale se pure non vi è un preciso settore professionale che potremmo definire “energetico”, si può affermare che nessuno ne risulta estraneo. Come altri termini chiave dal progresso culturale e scientifico (si pensi – per fare due esempi – all’“ecologia” oppure a quello di “mente” per le neuroscienze), l’energia ed il suo corrispettivo etico cui è strettamente intrecciata, la “sostenibilità”, presentano una valenza ampia ed inclusiva, staremmo quasi per dire olistica, essendo espressioni che abbracciano molti ambiti settoriali e disciplinari tradizionali, senza potere essere rinchiusi in confini ben chiari e distinti.

Autori: Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Maggio, 2015

Questa pubblicazione sulla cultura ed etica del lavoro in Italia e nel mondo nasce dalla volontà del CNOS-FAP nazionale, in collaborazione con TUTTOSCUOLA, di verificare se dietro alla gravissima disoccupazione giovanile, causa di una delle più grandi esclusioni delle giovani generazioni dalla vita sociale che la storia ricordi, non vi sia soltanto la crisi economica, ma un atteggiamento culturale, e di costume, di una società che ha ritenuto di sostituire al valore del lavoro – cioè della responsabilità pubblica - la prospettiva dell’estetica dei consumi – quindi dell’immagine pubblica del cittadino.
Per sondare quest’ipotesi, si è pensato di svolgere un’indagine su come il lavoro viene presentato nei libri di testo dei vari corsi di studi, sia nella prospettiva dell’educazione alla cittadinanza sia in quella della storia e dell’insegnamento tecnico. Iniziata la ricerca, subito ci si è trovati di fronte ad una impasse piuttosto grave. In sostanza sul tema del lavoro nei libri di testo del nostro Paese si registra non solo un atteggiamento riluttante, quasi che si trattasse di un tema minore, di scarso valore culturale, ma una vera e propria omissione come accade di solito nei confronti di un argomento considerato un tabù oppure un disvalore nella prospettiva dell’educazione dei giovani. Infatti, tranne l’eccezione dei servizi sociali e sanitari, i pochi casi in cui il tema è trattato rivelano che intorno al lavoro si è tessuta una tela di critiche di varia natura, soprattutto di origine ideologica, tendenti a definire una linea di contrasto tra lavoro e libertà, tra esercizio di una professione e possibilità di espressione autentica dell’individuo. In certo qual modo, l’esclusione del tema del lavoro dalla proposta formativa delle scuole avrebbe un’origine prettamente intellettuale e proverebbe che la disoccupazione non è solo subita, ma perlomeno di una parte non secondaria della società italiana, quella che Luca Ricolfi chiama “signorile”, risulta in qualche modo perseguita, nella prospettiva di una vita che si ritiene umana in quanto liberata dal servaggio lavorativo.

Autori: G. Allulli
Data di pubblicazione: Aprile, 2015

L’ambito di questo testo riguarda sia le politiche condotte dall’Unione Europea per promuovere lo sviluppo di sistemi formativi europei in grado di affrontare le sfide poste dal processo di globalizzazione in atto, sia le politiche condotte dagli Stati membri dell’Unione per rispondere alle sollecitazioni proposte a livello europeo e mondiale, con particolare attenzione al versante dell’Istruzione e Formazione Professionale.In particolare il testo prende in esame le politiche condotte a partire dalla strategia di Lisbona, varata nel 2000, fino allo sviluppo della strategia per il 2020.Si è trattato di un periodo molto intenso per quanto riguarda l’attività europea in questo ambito, perché ha preso corpo la Cooperazione rafforzata che ha portato, nel quadro del processo di Copenaghen, alla definizione di un sistema orientato all’apprendimento permanente ed al varo di tre importanti Raccomandazioni che hanno introdotto un Quadro europeo per le qualifiche, un sistema di riconoscimento dei crediti formativi, un riferimento europeo per l’assicurazione di qualità.L’esame di questo periodo offre anche l’opportunità di condurre una verifica di cosa è stato realizzato rispetto agli obiettivi stabiliti nell’anno 2000, di quali sono i problemi tuttora aperti e di come si stanno muovendo i Paesi europei.

Autori: D. M. Marchioro
Data di pubblicazione: Dicembre, 2014

Da diversi anni la Federazione CNOS-FAP conduce una rilevazione periodica allo scopo di monitorare la situazione dei qualificati nei propri CFP al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro. Il presente lavoro interessa tutti gli allievi che hanno concluso i percorsi triennali di qualifica e di diploma quadriennale nell’anno formativo 2011-12.
Il principale obiettivo è stato quello di individuare l’incidenza dei percorsi formativi di IeFP sull’inserimento lavorativo dei giovani qualificati dei Centri di Formazione Professionale della Federazione CNOS-FAP, sia in termini qualitativi che temporali. Si è cercato di valutare, successivamente, l’impatto complessivo di tali percorsi sul livello di formazione e sulla occupazione dei qualificati/diplomati, anche in comparazione con altre rilevazioni e studi di settore.

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