Salesiani Libri

Autori: Sante Toniolo
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Mettere per iscritto una esperienza educativa significa “impoverirla”. Non è possibile, infatti, descrivere tutte le attenzioni di un educatore nei confronti dei giovani. Non sarà mai possibile documentare fedelmente il tono confidenziale di un colloquio, la premura adottata in occasione di una particolare situazione, la dolcezza e la fermezza di un intervento educativo… Pur consapevoli di questi limiti, abbiamo giudicato utile diffondere di questa esperienza. Il testo narra l’attività di un educatore che coordina e, in buona parte, anima in prima persona tutta una gamma di iniziative che hanno l’obiettivo di accompagnare l’adolescente in un percorso di progressiva maturazione delle proprie scelte, sia come persona che come allievo impegnato in una esperienza formativa e, in futuro, anche lavorativa. La persona, il mondo della formazione professionale e del lavoro, la preparazione al dopo la formazione sono i principali temi del testo. Il sussidio è strutturato in schede; il coordinatore può utilizzarle a livello sia individuale che di piccolo gruppo; esse possono costituire lo spunto per una riflessione, la traccia per un intervento educativo e la fonte per eventuali verifiche sull’efficacia dell’intervento. L’esperienza è maturata nel contesto dell’attuazione dell’obbligo formativo, all’interno delle misure della personalizzazione. Si tratta di una esperienza superata, per questo? Oltre a ritenere che la dimensione educativa deve essere sempre presente in ogni tipologia di percorso formativo, riteniamo questa documentazione utile e stimolante anche per l’immediato futuro, soprattutto perché la Legge 53/03, in fase di attuazione, finalizza i percorsi del secondo ciclo alla “crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi” e auspica che il sistema dell’istruzione e della formazione sviluppi “l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale” (Legge 53/03, art. 2, comma g). I materiali raccolti possono essere, dunque, un utile contributo per il nuovo sistema, oltre che una testimonianza educativa anche nel percorso dell’obbligo formativo. LA SEDE NAZIONALE DEL CNOS-FAP

Autori: Sandra D’agostino & Dario Nicoli & Gianni Mascio & Guglielmo Malizia
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il Decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 17 ottobre 2005 concernente la “Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003”, n. 53, all’articolo 18, comma 2, recita: “Gli standard minimi formativi relativi alle competenze di cui al comma 1, lettera b) sono definiti con Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai fini della spendibilità nazionale ed europea dei titoli e qualifiche professionali conseguiti all’esito dei percorsi”. L’esigenza di dotare di standard formativi minimi il sistema della formazione professionale prima, del sistema dell’istruzione e formazione professionale oggi, è stata ed è ancora affermata come necessità, come prerequisito per l’avvio di un vero sistema formativo a dimensione nazionale ed europea. Già la Legge 21 dicembre 1978, n. 845 (“Legge quadro in materia di formazione professionale”) all’articolo 18 recitava: “Spettano al Ministero del lavoro e della previdenza sociale: (...) la disciplina dell’ordinamento delle fasce di mansioni e di funzioni professionali omogenee ai fini dei rapporti contrattuali di lavoro. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale provvede con propri decreti, da emanarsi entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, sentita la commissione di cui all’articolo precedente, e tenuto conto degli accordi internazionali e comunitari in vigore, alla definizione delle qualifiche professionali, dei loro contenuti tecnici, culturali ed operativi e delle prove di accertamento per la loro attribuzione. Con successivi decreti si provvederà ai necessari aggiornamenti”. Dopo l’approvazione della Legge 17 maggio 1999, n. 144, contenente disposizioni relative all’obbligo di frequenza di attività formative, l’accordo tra Governo, Regioni, Comuni e Comunità montane del 2 marzo 2000, che aveva il fine di dare attuazione a quanto previsto dalla suddetta legge, prevedeva: “Al fine di diffondere standard formativi omogenei a livello nazionale, nella strutturazione dei percorsi formativi si persegue l’obiettivo dello sviluppo di competenze di base, di competenze tecnico-professionali e di competenze trasversali anche mediante le attività di tirocinio, al fine di realizzare un percorso educativo unitario”. Il Decreto legislativo attuativo della Legge 53/03 sopra citato descrive i livelli essenziali delle prestazioni del percorso formativo; all’articolo 18, comma 1, lettera d), prevede: b) l’acquisizione, ai sensi dell’art. 1, comma 5, di competenze linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, storico sociali ed economiche, destinando a tal fine quote dell’orario complessivo obbligatorio idonee al raggiungimento degli obiettivi indicati nel profilo educativo, culturale e professionale dello studente, nonché di competenze professionali mirate in relazione al livello del titolo cui si riferiscono; d) il riferimento a figure di differente livello, relative ad aree professionali definite, sentite le parti sociali, mediante accordi in sede di Conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recepiti con decreti del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Tali figure possono essere articolate in specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio. Viene spontaneo chiedersi: in questa materia si è ancora all’anno zero? Senza richiamare tutta la letteratura prodotta dall’ISFOL in materia e volendo riferirci solamente ad alcuni testi elaborati negli anni più recenti, possiamo affermare che sia Enti di formazione professionale che Regioni hanno elaborato proposte molto vicine agli obiettivi ancora una volta dichiarati nel decreto legislativo concernente il secondo ciclo. Il CNOS-FAP e il CIOFS/FP, in occasione della ricerca azione di supporto alla sperimentazione della formazione professionale iniziale, avevano provveduto ad elaborare un dispositivo di validazione delle figure professionali per il sistema della formazione professionale iniziale, con l’intento di formulare una proposta atta a far superare la proliferazione delle qualifiche professionali e a dotare di indicazioni, espresse in termini di competenze, le figure professionali scelte. Fermarsi alle sole denominazioni non avrebbe risolto di per sé la questione della validazione delle figure professionali, se non sul piano dell’etichetta. Si sarebbe corso il pericolo di elaborare una proposta in grado di garantire trasparenza e uniformità solo dal punto di vista formale, lasciando alla soggettività dei diversi attori sociali il compito di riempire di contenuti le denominazioni proposte e sacrificando in tal mondo la spendibilità sociale delle qualifiche professionali. La scelta, pertanto, è stata quella di problematizzare la questione fino alle competenze che ciascuna figura sottende, poiché da ciò dipende, in ultima istanza, la possibilità di definire degli standard formativi validi per tutti in grado di dare ordine a una materia che da sempre si è distinta per frammentazione e contingenza. Per realizzare il dispositivo, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno definito un percorso di riconoscimento della qualifica mediante il confronto con alcuni sistemi di classificazione delle professioni, sia tra quelli presenti all’interno dell’offerta formativa delle Regioni sia tra quelli elaborati a sostegno dell’attività di incontro domanda-offerta di lavoro, sia infine tra i repertori costruiti per l’analisi delle professioni e a supporto delle politiche formative e del lavoro. Le fonti consultate sono state: ErgOnLine, OBNF (anagrafe delle figure professionali), ISFOL (repertorio delle professioni), il CCNL di riferimento, le Regioni Piemonte (standard formativi), Toscana (repertorio dei profili professionali), Veneto (banca dati Ulisse), Lombardia (Direttiva regionale). Il percorso di riconoscimento si è articolato in tre distinti livelli di analisi. Il primo livello di confronto ha riguardato solo le denominazioni delle figure professionali. Per ciascuno dei sistemi di classificazione considerati sono state indicate una o più denominazioni giudicate equivalenti rispetto a quella scelta. Là dove è stato possibile sono stati riportati anche i dati relativi al tipo di utenza di riferimento, requisiti di ingresso, titolo rilasciato, durata, eventuali indirizzi previsti, comparto produttivo. Il secondo livello di confronto ha riguardato, invece, il cosiddetto referenziale professionale, ossia il documento che specifica la figura professionale, il tipo di competenze associate, nonché il grado di padronanza delle stesse. Il referenziale formativo è stato, infine, caratterizzato dall’indicazione dei prerequisiti e dei tempi. Il materiale elaborato è confluito nella stesura delle linee guida che hanno ispirato la sperimentazione dei percorsi formativi triennali a seguito dell’Accordo Stato-Regioni del giugno 2003 e nelle successive guide per l’elaborazione di piani formativi personalizzati articolate in comunità professionali. Accanto a queste ed altre documentazioni degli Enti, esistono pubblicazioni elaborate dalle Regioni che, in questi anni, hanno avviato le sperimentazioni di percorsi triennali (secondo l’Accordo quadro del giugno 2003) in collaborazione con gli Enti. Ci riferiamo in particolare alle Regioni Liguria, Lombardia, Sardegna, Veneto. Stimolato a seguito dei dati emergenti dai monitoraggi sui percorsi triennali promossi all’interno della Federazione e dalle varie documentazioni regionali, il CNOS-FAP ha ritenuto utile approfondire la problematica attraverso una azione di monitoraggio delle politiche di alcune Regioni in tema di istruzione e formazione professionale allo scopo di pervenire ad alcune conclusioni orientative. Il volume si apre con un primo commento sul decreto legislativo concernente il secondo ciclo che offre al lettore una prima analisi generale sulla proposta di riordino della scuola secondaria superiore e sulle caratteristiche fondamentali del sottosistema di Istruzione e formazione professionale in particolare. Lo studio è stato affidato ai professori Guglielmo Malizia e Dario Nicoli. Segue l’analisi di quattro casi di studio, e più precisamente le Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e la Provincia autonoma di Trento che presentano una fase avanzata di proposta in materia di standard, affidata dal CNOS-FAP alla dott.ssa Sandra D’Agostino, ricercatrice ISFOL. Il suo contributo delinea una panoramica non solo dal punto di vista di ciò che avviene in queste Regioni, ma anche dal punto di vista culturale e politico. Al dott. Gianni Mascio, esperto in processi formativi, è stato chiesto, di elaborare un saggio comparativo che ponesse in luce alcuni elementi di rilievo quali il riferimento alla riforma in atto, la contestualizzazione entro le politiche dell’amministrazione e le caratteristiche del sistema culturale, economico, sociale ed istituzionale, il modello di intervento, sia dal punto di vista istituzionale che metodologico, una interpretazione dei modelli entro lo schema-tipo che prevede le finalità prevalenti ed il grado di innovazione. Al prof. Dario Nicoli, consulente in tema di istruzione e formazione professionale, è stato affidato il compito di una valutazione dei modelli anche in rapporto ai dati campionari dei monitoraggi in atto nella Federazione CNOS-FAP e nell’Associazione CIOFS/FP. A questo punto ci preme sottolineare che la sperimentazione del modello integrale, o puro, è quello che maggiormente ha permesso agli operatori coinvolti di dare vita a proposte di standard descritti sia in compiti caratteristici di area che di figura collocata all’interno della medesima area di differente livello (qualifica professionale e diploma professionale); queste proposte ci sembrano coerenti con le finalità proprie del sistema di istruzione e formazione professionale che sono quelle del lavoro e della cittadinanza. Nel ringraziare vivamente i collaboratori che hanno reso possibile la realizzazione del volume, ci auguriamo che il presente studio risulti un utile contributo per quanti sono impegnati, nelle Istituzioni, a definire quell’insieme di competenze, relative alle singole figure professionali, assunto come standard formativo minimo e ritenuto indispensabile per il rilascio di qualifiche o diplomi. Riteniamo, infine, che anche tutti gli operatori della formazione professionale, che hanno vissuto il cambiamento di questi ultimi anni, possono trovare nelle pagine che seguono utili approfondimenti e spunti di riflessione per la loro azione formativa. La sede regionale CNOS-FAP

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

I giovani e le famiglie italiane mostrano di preferire, in maniera crescente, la scuola secondaria superiore e l’università; scelte alternative (apprendistato, formazione professionale iniziale) si attestano su percentuali molto contenute. È pressoché unanime la sottolineatura di questa tendenza negli studi o nei rapporti più recenti: Se la piena scolarità è ormai diffusa in tutto il ciclo dell’obbligo, anche nella secondaria di II grado il trend crescente sembra essere confermato e addirittura rafforzato, nonostante l’abolizione della legge sull’innalzamento dell’obbligo scolastico: il valore dell’indicatore passa, infatti, dal 91,5% del 2002/2003 al 94% dell’anno successivo (Rapporto CENSIS, 2004, 141). Il complessivo grado di partecipazione della popolazione italiana alle attività del sistema educativo e formativo è in crescita ormai da oltre un decennio, soprattutto grazie ad un intenso processo di scolarizzazione delle generazioni più giovani avviatosi all’inizio degli anni Novanta. Negli ultimi anni, inoltre, il processo riformatore culminato con l’introduzione del diritto dovere ad istruzione o formazione sino al compimento del diciottesimo anno di età ha ulteriormente accresciuto, tra i giovani, il numero di quanti permangono nei canali formativi (Rapporto ISFOL, 2004, 215-216). L’organizzazione di una offerta di tali dimensioni, tuttavia, sta mostrando oggi i suoi aspetti positivi ma anche i suoi limiti. Il CNEL ha tracciato nel corrente anno un’ampia fotografia di cui riportiamo la parte introduttiva: Pur muovendosi da una posizione di ritardo rispetto al resto dell’Unione, l’Italia non ha conseguito tutti i risultati che ci si poteva aspettare ed è tra i paesi che hanno fatto meno progressi nello sviluppare la Strategia di Lisbona. Ne danno conto i parametri prescelti sulle tematiche dell’istruzione e della formazione: la dispersione scolastica raggiunge il 24% dei giovani; solo il 73% completa almeno l’istruzione secondaria superiore; la percentuale di allievi con competenze di base insufficienti è tra le più elevate; la quota di adulti interessati da azioni di formazione permanente è meno della metà della media UE attuale, circa 1/3 di quella (CNEL, Educazione e formazione, aprile 2005, 4). Ma, oltre alla dispersione scolastica, il calo nelle competenze di base, la scarsa formazione permanente, c’è ancora un gruppo di adolescenti e giovani che è fuori di ogni sistema formativo: si tratta di un “3,4% di 15-24enni che, ancora nel 2003, risulta possedere al massimo la licenza elementare. Si tratta, in valori assoluti, di circa 220.000 giovani inseriti in situazioni di estremo disagio sociale ed economico, terreno fertile per fenomeni di devianza giovanile per lo più concentrati in specifiche aree del Paese” (Rapporto ISFOL, 2004, 222). Noi riteniamo che i primi destinatari di ogni riforma educativa siano innanzitutto i giovani che stanno fuori del sistema e, immediatamente dopo, quelli che stanno dentro, per i quali si devono fare proposte valide. La presente pubblicazione delinea una proposta specifica per questi giovani che “stanno fuori”, giovani che non si incontrano tra i banchi di scuola, destinatari classificati per lo più come “ragazzi difficili”, come soggetti che “abitano il disagio” in modo permanente. L’obiettivo del “successo formativo” obbliga ogni educatore a scommettere anche su questi giovani, per accompagnarli nel faticoso cammino della costruzione di un progetto di vita. Il sistema della formazione professionale, dotatasi nel tempo di proposte flessibili e personalizzate che valorizzano l’esperienza concreta e l’intelligenza pratica, può essere un aiuto prezioso per la vittoria di questa scommessa. La Sede Nazionale CNOS-FAP affida questo volume alla Federazione, augurandosi che anche questa fatica possa essere di aiuto a tutti gli operatori che quotidianamente si misurano con le difficoltà della didattica e della motivazione all’apprendere, consapevoli che, prima di ogni legge, è il loro impegno a dare attuazione al processo riformatore. Mario Tonini (Presidente CNOS-FAP)

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il presente documento si propone come uno strumento a disposizione delle istituzioni formative per la strutturazione dell’esame per il conseguimento della qualifica professionale al termine dei percorsi triennali sperimentali di istruzione e formazione professionale avviati nelle Regioni secondo l’Accordo quadro StatoRegioni del 19 giugno 2003. Le modalità organizzative in uso nelle varie Regioni per la realizzazione degli esami di qualifica dei corsi tradizionali di prima formazione sono molto disparate, sia nella durata che nella consistenza delle prove, per cui si è cercato di mediare tra le varie realtà per produrre una strumento che possa essere di riferimento per tutto il territorio nazionale. La definizione di un modello è stata resa urgente dal fatto che i primi percorsi triennali sperimentali, avviati con l’anno formativo 2002-2003, si sono conclusi nel giugno 2005. Alla proposta che qui presentiamo, già diffusa in bozza, si sono ispirate alcune istituzioni formative, per esempio della Lombardia e della Provincia di Roma, per strutturare la prova di qualifica. La Federazione Nazionale CNOS-FAP aveva già prodotto un modello di riferimento per l’esame finale dei percorsi biennali dell’ex obbligo formativo; questo lavoro si situa in continuazione con il precedente, facendo frutto dell’esperienza maturata nelle applicazioni concrete. Il presente documento è stato elaborato dai gruppi di lavoro dei Settori – comparti professionali e delle Commissioni dell’area culturale, scientifica e informatica del CNOS-FAP mentre la stesura definitiva è opera dell’équipe della Sede Nazionale. Essendo un modello da sperimentare, sarà necessario, in seguito alle sperimentazioni concrete, porre mano ad ulteriori revisioni per arrivare ad un documento conclusivo il più possibile condiviso dalle varie realtà regionali. Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato per la definizione di questo strumento, in particolare Lucio Reghellin e Daniela Antonietti che ne hanno curato la stesura definitiva, coloro che hanno messo a disposizione il materiale già elaborato nei singoli Centri di Formazione Professionale e tutti i gruppi di lavoro dei Settori – comparti professionali e delle Commissioni dell’area culturale, scientifica e informatica del CNOS-FAP. Ci auguriamo che questo documento torni utile per il lavoro di progettazione a cui le istituzioni formative sono chiamate e sia un ulteriore tassello per la definizione dei percorsi del sottosistema dell’istruzione e formazione professionale su tutto il territorio nazionale. La Sede Nazionale CNOS-FAP

Autori: Angela Loiacono & Valentina Fidanza
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01, legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale, che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti. 1) Aspetti della nuova offerta formativa I ragazzi che, avendo compiuto il percorso di istruzione obbligatoria per almeno otto anni (art. 34 Cost.), in forza di quanto specificato dall’art. 68 della legge 144/99 in tema di obbligo formativo, non intendono proseguire gli studi nel contesto scolastico, necessitano di una nuova offerta formativa che preveda i seguenti aspetti: a) sviluppo di percorsi formativi conformi con i requisiti della “società della conoscenza” così come indicati dall’istanza comunitaria, consentendo a tutti l’accesso ad un più elevato livello culturale ed il perseguimento del successo formativo di tutte le persone, nessuna esclusa, valorizzandone gli apprendimenti formali, non formali ed informali, lungo tutto il corso della vita, garantendo il diritto-dovere di istruzione e formazione ed i diritti educativi e formativi comunque intesi; b) collocazione delle diverse componenti dell’offerta entro un disegno di sistema di istruzione e formazione professionale con carattere di organicità e continuità, che prevede percorsi pluralistici di qualifica, diploma e diploma superiore collocati in un organico processo di offerta dal carattere progressivo. Ciò considerando le diverse opzioni possibili (orientamento e bilancio, corsi strutturati, apprendistato, corsi destrutturati, alternanza formativa, servizi di accompagnamento, ecc.) entro un quadro unitario di offerta formativa; c) sostegno del processo di innovazione dei diversi organismi erogativi verso un modello di servizio aperto alla soddisfazione dei bisogni degli utenti e del territorio, di qualità, nella logica del partenariato e della rete, in una prospettiva di “servizio della società civile”; d) adozione della metodologia della personalizzazione basato su piani di studio e portfolio delle competenze comprendente un sistema di riconoscimento delle acquisizioni e loro gestione sotto forma di crediti formativi; e) qualificazione continuativa dell’offerta puntando in particolare all’eccellenza formativa in stretta connessione tra il sistema di istruzione e formazione professionale e gli ambiti economico-sociali e culturali che sviluppano un know how di alto livello; f) garanzia della contestualizzazione del sistema di offerta formativa e dello sviluppo di una governance territoriale tramite la cura della rete territoriale che veda il coinvolgimento dei diversi attori che insistono nel medesimo ambito di riferimento con attenzione anche al primo ciclo degli studi, al sistema dei licei e all’Università. Per sostenere l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, il CNOS-FAP e il CIOFS-FP hanno elaborato delle specifiche “Guide” strutturate per comunità professionali, in coerenza con le “Linee guida” di riferimento (Nicoli, 2004).

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Perché una raccolta degli editoriali della rivista “Rassegna CNOS”? Due sono state le ragioni che hanno spinto i membri della Sede Nazionale alla presente iniziativa: una motivazione legata alla funzione della rivista, l’altra alla vita della Federazione. La rivista “Rassegna CNOS” è l’osservatorio della Federazione sul sistema educativo, con particolare riferimento all’orientamento e alla formazione professionale. Il periodo preso in considerazione è stato ricco di eventi, fotografato con la metafora del “cantiere”. Alla fine degli anni Novanta, infatti, un editoriale titolava: “ ‘Il cantiere aperto della Formazione’: con questa affermazione il presidente dell’ISFOL, prof. Michele Colasanto, avviava la sua relazione di presentazione del ‘Rapporto ISFOL 1997’. Un cantiere finalmente aperto, si potrebbe aggiungere!”. Gli editoriali hanno seguito questo complesso periodo: il riordino della formazione professionale nella direzione dell’accreditamento e della qualità, l’innalzamento dell’obbligo scolastico, l’introduzione dell’obbligo formativo, una prima proposta organica di riforma di tutto il sistema educativo, la riforma del titolo V della Costituzione, una seconda proposta organica di riforma del sistema educativo... una somma di eventi importanti letti nel più ampio contesto regionale e nazionale, a livello politico, civile ed ecclesiale e sullo sfondo degli orientamenti europei. Il lettore potrà ripercorrere questi anni, ricavandone un ricco capitolo di “storia della formazione professionale” in Italia. Quel “cantiere” oggi è ancora aperto! Le leggi più recenti, infatti, hanno profondamente ridisegnato il ruolo e le modalità operative del sistema di istruzione e di formazione. L’affermazione del diritto – dovere alla formazione, l’alternanza, i nuovi “apprendistati” ... gli editoriali continueranno ad informare, riflettere, proporre... per continuare nel servizio ai giovani e agli operatori che agiscono nelle varie Regioni. Il secondo motivo è interno alla Federazione CNOS-FAP, presieduto, nel periodo considerato, dall’ing. Stefano Colombo. Se gli editoriali riflettono il pensiero della Federazione, il coordinatore, l’estensore, l’elaboratore della sintesi è del Presidente, il quale ha assolto questo compito con puntualità e competenza. La presente pubblicazione vuole essere anche un gesto di stima e di ringraziamento dei suoi più stretti collaboratori per il suo servizio. Un grazie sincero, dunque, a don Stefano che, in qualità di Presidente, ha guidato per nove anni la Federazione CNOS-FAP, mettendo a disposizione la sua competenza e la sua professionalità, e, come salesiano, ha amato i giovani in modo “indiretto” perché impegnato in una scrivania, in un ufficio e non in un laboratorio, in un cortile... come “di norma” vive ogni salesiano impegnato con i giovani.

Autori: CNOS-FAP & CIOFS/FP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01, legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale, che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti.

Autori: Angela Loiacono & Giuseppe Pinna
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01, legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale, che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti. 1) Aspetti della nuova offerta formativa I ragazzi che, avendo compiuto il percorso di istruzione obbligatoria per almeno otto anni (art. 34 Cost.), in forza di quanto specificato dall’art. 68 della legge 144/99 in tema di obbligo formativo, non intendono proseguire gli studi nel contesto scolastico, necessitano di una nuova offerta formativa che preveda i seguenti aspetti: a) sviluppo di percorsi formativi conformi con i requisiti della “società della conoscenza” così come indicati dall’istanza comunitaria, consentendo a tutti l’accesso ad un più elevato livello culturale ed il perseguimento del successo formativo di tutte le persone, nessuna esclusa, valorizzandone gli apprendimenti formali, non formali ed informali, lungo tutto il corso della vita, garantendo il diritto-dovere di istruzione e formazione ed i diritti educativi e formativi comunque intesi; b) collocazione delle diverse componenti dell’offerta entro un disegno di sistema di istruzione e formazione professionale con carattere di organicità e continuità, che prevede percorsi pluralistici di qualifica, diploma e diploma superiore collocati in un organico processo di offerta dal carattere progressivo. Ciò considerando le diverse opzioni possibili (orientamento e bilancio, corsi strutturati, apprendistato, corsi destrutturati, alternanza formativa, servizi di accompagnamento, ecc.) entro un quadro unitario di offerta formativa; c) sostegno del processo di innovazione dei diversi organismi erogativi verso un modello di servizio aperto alla soddisfazione dei bisogni degli utenti e del territorio, di qualità, nella logica del partenariato e della rete, in una prospettiva di “servizio della società civile”; d) adozione della metodologia della personalizzazione basato su piani di studio e portfolio delle competenze comprendente un sistema di riconoscimento delle acquisizioni e loro gestione sotto forma di crediti formativi; e ) qualificazione continuativa dell’offerta puntando in particolare all’eccellenza formativa in stretta connessione tra il sistema di istruzione e formazione professionale e gli ambiti economico-sociali e culturali che sviluppano un know how di alto livello; f) garanzia della contestualizzazione del sistema di offerta formativa e dello sviluppo di una governance territoriale tramite la cura della rete territoriale che veda il coinvolgimento dei diversi attori che insistono nel medesimo ambito di riferimento con attenzione anche al primo ciclo degli studi, al sistema dei licei e all’Università. Per sostenere l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, il CNOS-FAP e il CIOFS-FP hanno elaborato delle specifiche “Guide” strutturate per comunità professionali, in coerenza con le “Linee guida” di riferimento (Nicoli, 2004).

Autori: Egidia Casale & Angela Loiacono & Antonio Simone
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01, legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale, che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti.

Autori: CNOS-FAP & CIOFS/FP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2004

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01; legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale (IFP), che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti. 1) Aspetti della nuova offerta formativa I ragazzi che, avendo compiuto il percorso di istruzione obbligatoria per almeno otto anni (art. 34 Cost.), in forza di quanto specificato dall’art. 68 della legge 144/99 in tema di obbligo formativo, non intendono proseguire gli studi nel contesto scolastico, necessitano di una nuova offerta formativa che preveda i seguenti aspetti. a) Sviluppo di percorsi formativi conformi con i requisiti della “società della conoscenza” così come indicati dall’istanza comunitaria, consentendo a tutti l’accesso ad un più elevato livello culturale ed il perseguimento del successo formativo di tutte le persone, nessuna esclusa, valorizzandone gli apprendimenti formali, non formali ed informali, lungo tutto il corso della vita, garantendo il diritto-dovere di istruzione e formazione ed i diritti educativi e formativi comunque intesi. b) Collocazione delle diverse componenti dell’offerta entro un disegno di sistema di istruzione e formazione professionale con carattere di organicità e continuità, che prevede percorsi pluralistici di qualifica, diploma e diploma superiore collocati in un organico processo di offerta dal carattere progressivo. Ciò considerando le diverse opzioni possibili (orientamento e bilancio, corsi strutturati, apprendistato, corsi destrutturati, alternanza formativa, servizi di accompagnamento, ecc.) entro un quadro unitario di offerta formativa. c) Sostegno del processo di innovazione dei diversi organismi erogativi verso un modello di servizio aperto alla soddisfazione dei bisogni degli utenti e del territorio, di qualità, nella logica del partenariato e della rete, in una prospettiva di “servizio della società civile”. d) Adozione della metodologia della personalizzazione basato su piani di studio e portfolio delle competenze comprendente un sistema di riconoscimento delle acquisizione e loro gestione sotto forma di crediti formativi. e) Qualificazione continuativa dell’offerta puntando in particolare all’eccellenza formativa in stretta connessione tra il sistema di istruzione e formazione professionale e gli ambiti economico-sociali e culturali che sviluppano un know how di alto livello. f) Garanzia della contestualizzazione del sistema di offerta formativa e dello sviluppo di una governance territoriale tramite la cura della rete territoriale che veda il coinvolgimento dei diversi attori che insistono nel medesimo ambito di riferimento con attenzione anche al primo ciclo degli studi, al sistema dei licei e all’Università. Per sostenere l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno elaborato delle specifiche “Guide” strutturate per comunità professionali, in coerenza con le “Linee guida” di riferimento (Nicoli, 2004).

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