Salesiani Libri

Autori: Dario Nicoli & Giuseppe Tacconi
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

Il volume che si presenta propone tre parti corrispondenti ad altrettante tappe di un lavoro di ricerca-azione sul tema della valutazione e della certificazione riferito ai percorsi di istruzione e formazione professionale. 1. La prima parte presenta una ricognizione teorica mirata a comprendere i problemi e le questioni più rilevanti riferiti al processo valutativo nella IFP. Si tratta di un punto di vista interessante poiché unisce in modo creativo tutte le problematiche proprie di una scuola con le questioni – e le opportunità – che si aprono in percorsi formativi che hanno come riferimento il tema del lavoro e della professionalità. La proposta cui si giunge si ispira ad un approccio valutativo promozionale e riconoscente ovvero che contribuisca ad apprendere sempre più e sempre meglio. Ciò significa porsi nella prospettiva di promozione della persona nella convinzione che questa attenzione consente anche di orientare più efficacemente l’apprendimento dei soggetti verso le mete desiderate. Sul piano della verifica, si suggeriscono compiti orientati a mettere il soggetto nelle condizioni di fornire evidenze di apprendimenti particolarmente complessi che richiedono per lo più una notevole disponibilità di tempo; inoltre si sollecitano prove di valutazione con strumenti quantitativi, costituite ciascuna da un compito complesso, mirate a verificare la profondità della comprensione e a raccogliere indizi relativi allo sviluppo di competenze così da assumere attendibilità nella misura in cui contengono una molteplicità di quesiti di diverso tipo. Ciò consente di intrecciare e integrare diversi fattori nella valutazione degli apprendimenti: i risultati delle prestazioni/prodotti degli allievi, l’osservazione da parte dei docenti e dei tutor, l’autovalutazione da parte dell’allievo. 2. La seconda parte si occupa più espressamente della tematica della certificazione, che è stata introdotta in Italia in maniera un po’ debole e con un debole profilo istituzionale e metodologico, mutuando nella gran parte approcci e riflessioni dalle elaborazioni europee e dalle esperienze di Paesi partner, prime fra tutti Inghilterra e Francia. La realtà italiana presenta infatti una notevole quantità di norme, inserite in una varietà di testi riferiti ad ambiti differenti del “sistema educativo”, ma con un taglio in generale segnato da debolezza. Nonostante questo, è possibile rintracciare una linea di intervento su cui vale la pena disegnare un approccio valutativo che abbia anch’esso un carattere promozionale nei confronti dei destinatari ed inoltre che consenta di attribuire ad essi un valore sociale condiviso tra le parti in gioco. Ne consegue una proposta di riconoscimento e certificazione delle competenze che supera la valenza amministrativa, ma comprende una prospettiva di animazione della comunità professionale dei docenti, finalizzata a consolidare una metodologia di gestione dei processi di apprendimento, di valutazione e riconoscimento delle acquisizioni e dei crediti, tale da favorire il successo formativo degli studenti, l’intesa con i referenti economico-sociali ed istituzionali, la valorizzazione della professionalità docente, la creazione di condizioni organizzative e di sistema favorevoli all’innovazione metodologica e didattica. 3. La terza parte si riferisce ad una ricognizione svolta entro cinque centri di formazione professionale appartenenti alla Federazione CNOS-FAP e collocati variamente sul territorio nazionale, volta a rilevare quali siano le pratiche valutative e certificative in atto e su quali tipi di riflessioni queste si appoggiano. Questa indagine ha potuto rilevare come il tema della valutazione sia effettivamente una questione tuttora critica, specie per la non ancora armonizzazione delle sue tre componenti: i saperi, le competenze professionali, i comportamenti o condotta. Ma si è anche scoperto che nell’ambito della Federazione, nonostante i diversi approcci e modelli spesso determinati dalle politiche regionali, esiste un solido “metodo salesiano” che si ispira ad una precisa proposta educativa ed informa in modo consistente ed armonico l’intera attività. Si tratta pertanto di delineare un approccio valutativo innovativo che valorizzi questo patrimonio vitale e consenta di affrontare in modo razionale le tre sfide che si presentano: la nuova rilevanza della competenza intesa come “saper agire” da parte dell’allievo di fronte a situazioni sfidanti, l’apertura al contesto esterno, ed in particolare alle imprese ed agli enti partner, che divengono veri e propri corresponsabili della qualità della formazione, ampliando in tal modo il concetto di comunità educante, la questione della certificazione delle competenze che è sempre più rilevante nella prospettiva europea. Su queste tre piste si propone un modello di innovazione delle metodologie valutative e certificative volta a realizzare una sperimentazione nelle strutture già oggetto di indagine. Questo primo volume si presenta quindi come un lavoro organico, secondo un itinerario che, attraverso la ricognizione della letteratura e delle metodologie più significative, oltre che tramite una ricognizione nelle concrete realtà formative, si pone il fine di delineare una prospettiva attenta al dibattito in corso ma non soggetta alle “mode” del momento, per loro natura transeunti, ma orientata a dotare le opere educative salesiane di un contributo coerente con la loro ispirazione educativa ed in grado di fornire agli operatori metodi e strumenti gestibili, fondati sui due caratteri di fondo della promozionalità della persona e della attendibilità dei giudizi.

Autori: Giuseppe Ruta
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

Questo volume è una piattaforma per riflettere sulla tua personalità confrontandoti su alcuni aspetti che identificano la persona umana, la ricerca di Dio, la figura di Gesù Cristo, il nucleo centrale del cristianesimo (la Pasqua) e la forza della sua trasmissione lungo i secoli.

Autori: Giuseppe Ruta
Data di pubblicazione: Gennaio, 2007

L’educazione religiosa è componente essenziale di qualsiasi istituzione scolastica o formativa. La Federazione CNOS-FAP, che persegue finalità istituzionali di orientamento, di formazione e di aggiornamento professionale ispirandosi esplicitamente ai valori cristiani, al sistema preventivo di don Bosco e agli apporti della prassi educativa salesiana, ha risposto a questa istanza elaborando specifici sussidi e strumenti destinati sia ai formatori che agli allievi. In tempi recenti ha chiesto al prof. Giuseppe Ruta, professore ordinario di pedagogia religiosa presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, di elaborare una proposta organica di formazione della dimensione etico–religiosa della persona. L’autore, che si è avvalso anche di esperti oltre che di formatori della Federazione CNOS-FAP, ha realizzato dapprima il volume Etica della persona e del lavoro, edito nel 2004, e ristampato nel 2007, accompagnandolo con una Guida per il formatore. Tra gli esperti vanno ricordati i professori Giuseppe Cassaro, Nunzio Conte, Giovanni Cravotta, Antonino Di Vincenzo, S.E. Mons. Calogero La Piana, Giovanni Russo, Francesco Varagona. I formatori coinvolti sono stati, invece, soprattutto quelli che hanno operato nell’area della cultura generale, oggi denominata area delle competenze di base. Negli anni successivi la sede nazionale del CNOS-FAP ha chiesto all’autore, insieme all’équipe, di proseguire nello studio e nella progettazione di uno strumento per gli allievi. Ne è risultato un progetto editoriale di tre volumi. Nel corrente anno vengono pubblicate la guida per il formatore totalmente rinnovata rispetto alla proposta precedente e il primo volume: RUTA G. (ed.), VIVERE… Linee guida per i formatori di Cultura etica e religiosa nei percorsi di Istruzione e Formazione professionale, 2007. RUTA G. (ed.), VIVERE IN… 1. L’identità. Percorso di cultura etica e religiosa, 2007. Nell’anno 2008 sono previsti i restanti volumi: RUTA G. (ed.), VIVERE CON… 2. La relazione. Percorso di cultura etica e religiosa. RUTA G. (ed.), VIVERE PER… 3. Il progetto. Percorso di cultura etica e religiosa. Il progetto editoriale appare ormai completo. Il formatore ha a disposizione le Linee guida e il volume Etica della persona e del lavoro. All’allievo viene dato un sussidio attivo e ricco di stimoli. Una proposta organica, dunque, basata su dimensioni che sono fondamentali nella formazione della persona: l’identità, la relazionalità, la progettualità e la responsabilità. Un “testo di religione” per i giovani della Formazione professionale iniziale? Non propriamente. Il progetto vuole essere un sussidio organico per il formatore che è impegnato nella formazione della persona dell’allievo dal punto di vista etico e religioso. Ciò si rende particolarmente necessario ed utile in questa fase, dal momento che la vigente legge 53/03 contiene, tra le sue finalità, la promozione di una formazione spirituale e morale dei giovani, mentre la normativa successiva relativa ai percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale, che riorganizza la classica area della “cultura generale” in standard formativi minimi riferiti alle competenze di base e, più recentemente, in saperi e competenze legate all’obbligo di istruzione aggregati in assi culturali (dei linguaggi, matematico, scientifico – tecnologico, storico – sociale) non contiene alcun riferimento a questa finalità. In questa situazione transitoria, riteniamo che il presente progetto si presenti prezioso perché offre spunti significativi per dare più sostanza alla declinazione della formazione spirituale e morale indicata nella legge 53/03 e colma il vuoto dei documenti successivi. Il progetto, che è stato riscritto sulla base della metodologia induttiva, ampiamente applicata nella formazione professionale iniziale, si presenta utile al formatore per l’elaborazione di un itinerario formativo organico e sistematico per aiutare i giovani a costruirsi una vita ben riuscita, dentro una prospettiva ricca di senso. La Sede Nazionale, che ha ben presente la fatica ed il tempo profuso per la realizzazione del progetto, ringrazia tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo e si augura che lo strumento si riveli utile a tanti altri formatori impegnati nel difficile compito educativo e formativo dei giovani.

Autori: CNOS-FAP
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Filippo Hazon negli anni Ottanta del secondo scorso, in un testo in possesso di molti operatori della Formazione professionale iniziale dell’epoca, lanciava la sfida di una vera e propria scuola del lavoro, alternativa alla scuola secondaria superiore. La scuola del lavoro è un sistema formativo dotato di finalità autonome, di una sua logica, di un suo accumulo di esperienze. Di progetti di ricerca e sperimentazione, di cultura, di pedagogia, di didattica; va promosso e sostenuto tramite organici, permanenti collegamenti col mondo imprenditoriale e sindacale, esige stretti rapporti con gli enti locali, con gli osservatori del lavoro; deve essere programmato negli obiettivi da raggiungere in relazione ai piani di sviluppo ai vari livelli territoriali e deve procedere organicamente, utilizzando tutte le risorse disponibili: strutture, attrezzature, aziende, scuole; deve disporre di operatori, di docenti che oltreché dalle università provengano dai campi, dalle officine, dal management, dai servizi e che abbiamo una passione tutta particolare per la loro missione di educatori, e non abbiano alcuna nostalgia per i sistemi tradizionali di “fare scuola”. Con la Legge n. 845 del 1978, infatti, prendeva vita un sistema di formazione professionale (FP) iniziale le cui caratteristiche erano distinte, rispetto a quelle della scuola secondaria superiore. I percorsi formativi dovevano avere un carattere unitario, pur articolati in varie aree (l’area pratico-operativa, l’area tecnologica, l’area scientifica, l’area culturale e lo stage); dovevano essere brevi ed essenziali (4 cicli della durata massima di 600 ore ciascuno) e centrati su fasce professionali omogenee, polivalenti e organiche; inoltre dovevano avere una finalità formativa, anche se connessi alle politiche attive regionali del lavoro; dovevano prevedere, al termine del corso, un attestato di qualifica utile per l’inserimento nel mondo del lavoro. Ancora oggi, a distanza di decenni, gli enti di FP, convinti della bontà di quelle intuizioni, respingono ogni tentativo di omologazione dei percorsi formativi, attualmente triennali, con quelli della scuola secondaria superiore. Il progetto formativo della FP, pur perseguendo la medesima finalità educativa dei percorsi liceali, si distingue perché assume la “cultura del lavoro” come fondamento educativo e culturale e professionale, privilegia la didattica che sa integrare preparazione di base ed esperienza operativa, coinvolge gli allievi in compiti-problemi reali e progressivi per stimolarne l’apprendimento, sviluppa l’insieme delle loro potenzialità secondo un disegno di educazione globale della persona. Il suo approccio, pertanto, è pienamente formativo e non meramente addestrativo. In quanto servizio di interesse pubblico appartiene a pieno titolo all’unico sistema educativo di istruzione e formazione. La sua unitarietà è garantita dal raggiungimento delle finalità del medesimo Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) che lo studente deve conseguire in uscita dal secondo ciclo, a prescindere dal percorso seguito, liceale o professionale: “Il secondo ciclo, finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi, è finalizzato a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale” (legge 53/03, art. 2, comma g). Quanto sopra è sufficiente a giustificare la presente fatica compiuta da componenti della sede nazionale e formatori della Federazione CNOS-FAP, quella di proporre uno strumento a tutti i formatori per affinare l’approccio metodologico proprio della FP. Uno strumento che si propone a tutti i formatori della Federazione CNOS-FAP, perché tutti, entrando in un’aula o in un laboratorio devono accostarsi all’allievo.

Autori: Mario Becciu & Anna Rita Colasanti
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Il presente lavoro è frutto di una esperienza triennale sulla corresponsabilità CFP-famiglia realizzata con il CNOS-FAP nazionale negli anni 2004-2006. Tale esperienza, che ha visto impegnati 31 operatori della formazione professionale nella promozione di una serie di iniziative progettuali indirizzate a favorire l’inserimento e il coinvolgimento attivo dei genitori, ha coinvolto 21 Centri. Nel corso del triennio il gruppo di lavoro ha partecipato ad un percorso formativo, guidato da Mario Becciu, sul tema della corresponsabilità e, dopo aver riflettuto sulle peculiarità di tipo giuridico, pedagogico e metodologico in essa implicate, ha individuato alcune iniziative volte, da una parte, a sensibilizzare e coinvolgere il personale direttivo e i formatori all’interno dei singoli Centri rappresentati, dall’altra, ad avviare esperienze di partecipazione diretta da parte dei genitori alla vita dei CFP. Il lavoro in oggetto, che vuole appunto documentare il percorso effettuato, si articola in quattro parti. La prima parte intende raccontare il lungo percorso giuridico-normativo, pedagogico e culturale attraversato dal nostro Paese nel negare prima, nell’accogliere poi, seppure parzialmente, fino a recepire totalmente la presenza dei genitori nei contesti istruttivi e formativi. La seconda parte presenta principi, condizioni e strategie per la realizzazione della corresponsabilità. Essa attinge ampiamente a contributi provenienti dalla realtà statunitense che a questo riguardo ha maturato già significative esperienze. Le indicazioni fornite, quindi, seppure preziose, vogliono essere soprattutto occasioni di riflessione e stimolo per avviare iniziative di corresponsabilità educativa nei nostri contesti. La terza parte riprende l’esperienza formativa realizzata nei CFP documentando ampiamente il percorso effettuato nel triennio e le diverse azioni che si sono prodotte. L’ultima parte, infine, consiste in un’appendice nella quale sono inclusi alcuni strumenti operativi ai quali attingere per realizzare eventuali attività all’interno dei Centri. Ci auguriamo che il presente contributo possa costituire un utile ausilio a coloro che pioneristicamente decidono di farsi promotori di progetti orientati ad una reale corresponsabilità educativa.

Autori: Dario Nicoli & Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

Il monitoraggio oggetto del presente lavoro si riferisce alle iniziative sperimentali nei percorsi di istruzione e formazione professionale, in atto nelle Regioni e Province Autonome sulla base dei Protocolli di intesa con il MIUR, in riferimento all’anno formativo 2004-2005, svolte dai Centri CNOS-FAP e CIOFS/FP, ma con una prospettiva più ampia, volta a comprendere le diverse strategie poste in atto dalle Regioni in questo ambito. Si tratta della continuazione dell’attività svolta già a partire dal 2003 e che ha inteso fornire una conoscenza approfondita e rigorosa dal punto di vista pedagogico e socio-istituzionale dei nuovi percorsi di istruzione e formazione professionale, al fine di accompagnare un intervento di forte carattere innovativo, tendenzialmente in grado di fornire pari dignità educativa, culturale e professionale ai percorsi formativi attuati entro il processo di riforma del sistema educativo complessivo. Per monitoraggio si intende un intervento sistematico e continuativo di rilevazione, confronto, accompagnamento e assistenza riferito ad un insieme definito di percorsi formativi, secondo una metodologia mista che comprende la raccolta dei dati sulla base di un linguaggio ed un modello comune, la riflessione di un gruppo rappresentativo di coordinatori tramite incontri ad hoc, la rielaborazione delle riflessioni e il completamento dei dati per consentire una reale comparazione dei diversi casi oggetto di studio, infine la creazione di una maggiore consapevolezza circa l’insieme delle tematiche pedagogiche, sociali e istituzionali poste in gioco nelle iniziative rilevate. Il quadro sottostante il monitoraggio appare peraltro piuttosto complesso, visto che, nonostante il completamento del processo riformatore (si pensi, ad esempio, ai decreti sul diritto-dovere e sul secondo ciclo degli studi), le modalità di attuazione (o non attuazione) dello stesso appaiono fortemente diversificate tra le diverse Regioni e Province Autonome; si tratta di una conferma, al di là delle diverse motivazioni politico-ideologiche, del carattere particolaristico in cui si svolge il processo di decentramento e di “devoluzione” che rischia di dar vita ad una frammentazione di tanti sistemi formativi quante sono le articolazioni del territorio; ciò in un contesto tanto delicato, trattandosi di interventi di diritto-dovere rivolti ad adolescenti e giovani, da condurre ad una distorsione tale da rendere difficile il compito educativo, culturale e professionale degli organismi formativi. Nonostante ciò, sulla base della comune necessità di risposte alle esigenze dei giovani e delle loro famiglie, oltre che dei contesti territoriali, e a partire dal riferimento allo stato dell’arte dell’elaborazione e delle pratiche riferite al sistema di istruzione e formazione professionale, emerge dalla presente rilevazione una notevole convergenza in ordine ad un nucleo di opzioni metodologiche e di strumenti di intervento, tale da poter dar vita ad un modello formativo consistente, non influenzabile da opzioni ideologiche, preferenze metodologiche ed organizzative, interessi in definitiva non compatibili con la formazione. Al centro di questo nucleo, si riscontrano quattro elementi: la personalizzazione dei percorsi formativi, la pedagogia dei compiti reali e del successo formativo, la pluralità delle opzioni, l’apertura al contesto sociale nella prospettiva di una comunità formativa territoriale. Si tratta di fattori che valorizzano le migliori tradizioni di intervento formativo in questi ambiti e che segnalano la necessità di superare un approccio tradizionale basato sull’epistemologia delle discipline e sulla prevalenza della formula liceale per sostenere e diffondere una proposta formativa sistematica e consistente basata sulla cultura del lavoro e della professionalità intese come realtà entro cui si possono cogliere in modo diretto e vitale le dimensioni di una nuova cultura della cittadinanza propria della società cognitiva. La Federazione CNOS-FAP

Autori: Alfonso Alfano
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

La presente pubblicazione, curata dalla Sede Nazionale del CNOSFAP, intende presentare l’esperienza del Centro Accoglienza Don Bosco di Roma, diretto da don Alfonso Alfano, S.D.B. Tale Centro, situato nel quartiere Termini, nei pressi della stazione, è un servizio polifunzionale diurno per minori italiani e stranieri soggetti a provvedimenti penali con misure alternative al carcere o provenienti dall’area della dispersione scolastica. È convenzionato dal 1992 con il Ministero della Giustizia, e ha protocolli d’intesa con Centri Territoriali Permanenti, con Istituti Professionali statali, per il riconoscimento di crediti nell’ambito dell’obbligo formativo e per le relative qualifiche professionali nei settori della meccanica, elettromeccanica, informatica, ristorazione. I ragazzi accolti vengono inviati dal Servizio Sociale della Giustizia Minorile o dei vari Municipi, da scuole pubbliche o accolti direttamente dalla strada. Dal 1992 ad oggi hanno frequentato il Centro circa 900 ragazzi di cui la metà provenienti direttamente dall’area del penale. In questo lavoro è presentata tale esperienza di accoglienza attraverso la raccolta di tre sussidi, realizzati ed utilizzati da don Alfano nel Centro Accoglienza Don Bosco, rispettivamente per la formazione degli operatori, l’accoglienza dei ragazzi e la formazione dei genitori. I sussidi sono presentati integralmente e con le caratteristiche con cui sono stati pensati dall’Autore, considerando i destinatari a cui sono rivolti; hanno, quindi, un’impostazione semplice e pragmatica. Sono presentati in modo indipendente l’uno dall’altro e presentano ognuno una propria struttura interna. Vengono offerti come uno strumento in vista di un duplice obiettivo: promuovere la conoscenza di questa esperienza di accoglienza salesiana e fornire un materiale che, con gli adattamenti necessari a seconda delle esigenze, può essere esportato in contesti educativi anche diversi rispetto a quello nel quale è stato prodotto. Nella prima parte viene presentato il sussidio “Sulle strade del cuore”, pensato e realizzato per formare gli educatori del Centro di accoglienza. Esso è introdotto da una presentazione del Centro stesso, in cui viene delineata la storia di tale istituzione, il riferimento alla figura educativa di Don Bosco e l’idea di formazione che soggiace alla missione educativa in questa realtà. Viene, quindi, proposto un itinerario di formazione attraverso la presentazione di 14 schede, di cui le prime 5 riguardano le caratteristiche dei destinatari del Centro, mentre nelle rimanenti 9 vengono descritte le strategie educative utili per accompagnare i ragazzi accolti. Infine, sono presentati come allegati alcuni testi di approfondimento, utili per la formazione degli educatori. Nella seconda parte viene presentato il sussidio “Benvenuti alla scuola della vita”. Esso rappresenta un insieme di materiali, piuttosto variegati tra loro ed esposti con una modalità accattivante, utili per una prima fase di accoglienza dei ragazzi che entrano nella realtà del Centro. In esso è delineato un percorso attraverso cui è possibile facilitare l’ingresso del giovane in una realtà a lui nuova e la conoscenza progressiva da parte degli educatori della storia di vita e formativa del giovane stesso. Infine, la terza parte è dedicata alla presentazione del sussidio “Gli esami non finiscono mai”. Tale materiale è stato pensato e realizzato per condurre una “scuola di vita” per genitori e adulti in generale che vogliono crescere nella loro capacità di accogliere i loro figli e i ragazzi in situazione di disagio. Similmente al manuale per la formazione degli educatori, anche questo sussidio è suddiviso in schede, nelle quali sono enucleati diversi temi educativi, e in tavole di approfondimento, utili per focalizzare in modo approfondito i diversi argomenti.

Autori: Guglielmo Malizia & Vittorio Pieroni & Dario Nicoli
Data di pubblicazione: Gennaio, 2006

La nostra regione sta attraversando un momento particolarmente delicato dal punto di vista socio economico: da un lato riscontriamo le aspettative dei giovani e delle loro famiglie per ottenere servizi rispondenti alle proprie esigenze anche in termini di qualità e le difficoltà del sistema educativo a dare una risposta positiva alle diverse istanze; dall’altro assistiamo a profonde trasformazioni del mercato del lavoro derivate dalla globalizzazione della produzione, a condizioni sociali difficili di molte persone che si sono spostate da altri paesi per cercare in Piemonte migliori presupposti di vita, ecc.. Tali problematiche inducono a concentrare l’attenzione sulla definizione e lo sviluppo di uno spettro di una pluralità di azioni educative articolate e complesse. La pubblica amministrazione non può esimersi dall’affrontare questi temi spinosi che, se lasciati alla deriva possono produrre situazioni insostenibili e nel lungo periodo generare regressioni non solo di tipo economico. La formazione professionale piemontese nel panorama del sistema educativo, è certamente un comparto vivace e propositivo, animato da uno spirito che pone al centro dell’attenzione i bisogni della persona e lo sta a dimostrare questo volume che presenta l’impianto, le metodologie e gli esiti dei percorsi sperimentali svolti in Piemonte a seguito degli accordi intercorsi tra lo Stato e le Regioni. Nello scorrere le pagine del rapporto, si coglie come l’espressione “formazione” oggi abbia acquisito valenze nuove rispetto al passato anche recente: non si tratta solamente di attività di addestramento di natura prevalentemente tecnica, ma rappresenta processi rilevanti dal punto di vista delle politiche educative, sociali e di sviluppo delle economie locali. Il monitoraggio e la valutazione dei percorsi sperimentali ne mette in luce il valore sotto quattro prospettive: essa consente al giovane una crescita culturale a partire da realtà concrete in cui si svolge il lavoro umano, e quindi di cogliere il legame che intercorre tra compiti reali, processi tecnologici, aspetti scientifici, elementi della cultura linguistica, della storia, delle scienze umane, della cittadinanza attiva. In secondo luogo, essa presenta una metodologia basata sulla didattica attiva e sull’apprendimento dall’esperienza, centrata sulle competenze e sul profilo educativo, culturale e professionale del destinatario. Ciò al fine di realizzare un approccio amichevole che valorizza la vita dei giovani e conduce in modo induttivo verso traguardi di sapere soddisfacenti orientati a compiti concreti, valutati sulla base di specifici prodotti. In terzo luogo, la Formazione professionale consente una cooperazione tra soggetti di varia natura, erogativi, istituzionali, tecnici, economici, sociali, così da delineare una convergenza di intenti e di risorse al fine di qualificare l’offerta formativa in stretta (anche se non esclusiva) relazione con il territorio. Infine, è in grado di svolgere un’opera educativa concreta a favore della gioventù, in un tempo in cui spesso si concentrano le energie nell’analizzare la crisi piuttosto che nel tentare di superarla. Il dibattito politico che anima la discussione sul ruolo della formazione regionale nel panorama dell’offerta educativa, è in una fase cruciale: si auspica che la strategia da perseguire possa prendere forma e connotarsi in modo chiaro nel breve periodo. La Regione Piemonte sarà pronta in ogni caso e l’esperienza maturata in questa ed altre sperimentazioni tornerà certamente utile per meglio definire il futuro assetto del sistema educativo piemontese. Dott.sa Giovanna Pentenero Assessore all’Istruzione e Formazione Professionale Regione Piemonte

Autori: Lucio Reghellin & Elisabetta Serra & Francesco Usai
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Con la nuova normativa sul sistema educativo (legge cost. 3/01; legge 53/03, legge 30/03), nel secondo ciclo degli studi si prevede (accanto a quello liceale) il sottosistema dell’istruzione e della formazione professionale (IFP), che realizza le mete del “Profilo educativo, culturale e professionale” (PECUP) avvalendosi di una metodologia fondata sulla valorizzazione delle culture del lavoro e mediante un approccio basato sulla pedagogia per progetti. 1) Aspetti della nuova offerta formativa I ragazzi che, avendo compiuto il percorso di istruzione obbligatoria per almeno otto anni (art. 34 Cost.), in forza di quanto specificato dall’art. 68 della legge 144/99 in tema di obbligo formativo, non intendono proseguire gli studi nel contesto scolastico, necessitano di una nuova offerta formativa che preveda i seguenti aspetti. a) Sviluppo di percorsi formativi conformi con i requisiti della “società della conoscenza” così come indicati dall’istanza comunitaria, consentendo a tutti l’accesso ad un più elevato livello culturale ed il perseguimento del successo formativo di tutte le persone, nessuna esclusa, valorizzandone gli apprendimenti formali, non formali ed informali, lungo tutto il corso della vita, garantendo il diritto-dovere di istruzione e formazione ed i diritti educativi e formativi comunque intesi. b) Collocazione delle diverse componenti dell’offerta entro un disegno di sistema di istruzione e formazione professionale con carattere di organicità e continuità, che prevede percorsi pluralistici di qualifica, diploma e diploma superiore collocati in un organico processo di offerta dal carattere progressivo. Ciò considerando le diverse opzioni possibili (orientamento e bilancio, corsi strutturati, apprendistato, corsi destrutturati, alternanza formativa, servizi di accompagnamento, ecc.) entro un quadro unitario di offerta formativa. c) Sostegno del processo di innovazione dei diversi organismi erogativi verso un modello di servizio aperto alla soddisfazione dei bisogni degli utenti e del territorio, di qualità, nella logica del partenariato e della rete, in una prospettiva di “servizio della società civile”. d) Adozione della metodologia della personalizzazione basato su piani di studio e portfolio delle competenze comprendente un sistema di riconoscimento delle acquisizione e loro gestione sotto forma di crediti formativi. e) Qualificazione continuativa dell’offerta puntando in particolare all’eccellenza formativa in stretta connessione tra il sistema di istruzione e formazione professionale e gli ambiti economico-sociali e culturali che sviluppano un know how di alto livello. f) Garanzia della contestualizzazione del sistema di offerta formativa e dello sviluppo di una governance territoriale tramite la cura della rete territoriale che veda il coinvolgimento dei diversi attori che insistono nel medesimo ambito di riferimento con attenzione anche al primo ciclo degli studi, al sistema dei licei e all’Università. Per sostenere l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno elaborato delle specifiche “Guide” strutturate per comunità professionali, in coerenza con le “Linee guida” di riferimento (Nicoli, 2004).

Autori: Dario Nicoli & Chiara Savatteri
Data di pubblicazione: Gennaio, 2005

Il presente volume è in continuità con la precedente pubblicazione “Linee guida per la realizzazione di percorsi organici nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale” (Nicoli, 2004) e ne approfondisce un aspetto importante. Già in quel testo, infatti, all’interno della descrizione di un insieme di offerte formative e di diverse tipologie di interventi, inquadrati in un orizzonte normativo, veniva abbozzato un progetto di percorso annuale di diploma professionale, successivo al percorso triennale di qualifica. D’altra parte il riordino delle filiere di istruzione e formazione professionale, anticipato dalle sperimentazioni sui percorsi di formazione professionale triennale è ormai al nodo cruciale: ancora nel 1999 l’OCSE, nel rapporto sulle politiche dell’istruzione in Italia, indicava queste ultime particolarmente in difficoltà, segnate da un eccessivo processo di liceizzazione che di fatto riduceva la capacità professionalizzante a un 25% dell’intera filiera formativa (rispetto ad un fabbisogno, legato alla stessa domanda sociale, stimato attorno al 50%) e perché non in grado di mettere in campo una sufficiente diversificazione di opportunità capaci di garantire una formazione fino a 18 e 23 anni. L’effettiva affermazione di un sistema diversificato richiede di andare oltre il triennio ma anche oltre i quattro e i cinque anni se non sul piano ordinamentale, attraverso la previsione di un piano di sperimentazioni sufficientemente visibile e convincente, che includa anche ipotesi di formazione superiore. La presente pubblicazione si rende oggi ancor più necessaria perché segue immediatamente la firma di un Protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero del Lavoro e la Regione Liguria per la realizzazione, a partire dall’anno scolastico 2004/2005, di progetti pilota finalizzati a far conseguire un diploma professionale prioritariamente a coloro che concludono i percorsi sperimentali previsti dall’Accordo quadro del 19 giugno 2003. Il Protocollo porta la data del 26 gennaio 2005. Anche questa tappa, come quella dei percorsi triennali, dovrà essere gestita attraverso un approccio autenticamente sperimentale, con un adeguato sistema di monitoraggio, accompagnamento e valutazione, in modo da realizzare prototipi formativi fortemente innovativi. Il testo ci sembra meritevole di attenzione anche per altri motivi. La proposta conserva, innanzitutto, la metodologia di lavoro della collana del CNOS-FAP e del CIOFS/FP: non nasce, cioè, da uno studio teorico ma si avvale dei contributi degli operatori appartenenti alle rispettive organizzazioni regionali, già impegnati nelle sperimentazioni dell’obbligo formativo prima e dei percorsi triennali di qualifica poi. A differenza delle precedenti pubblicazioni, questa, tuttavia, resta “una proposta da sperimentare” perché non c’era in Italia un progetto di annualità coerente e successivo ad un triennio di istruzione e formazione professionale. Il volume completa, infine, un ciclo di progetti riconducibili al diritto-dovere sancito dalla legge 53/03. Ci riferiamo alle citate “Linee guida per la realizzazione di percorsi organici nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale”, alle varie “Guide per l’elaborazione dei piani formativi personalizzati” relative alle comunità professionali alimentazione, aziendale e amministrativa, commerciale e delle vendite, elettrica ed elettronica, estetica, grafica e multimediale, legno e arredamento, meccanica, sociale e sanitaria, tessile e moda, turistica e alberghiera (CNOS-FAP e CIOFS/FP 2004-2005), ai volumi “Proposta di esame finale per il conseguimento della qualifica professionale” (CNOS-FAP, 2005), “Prova di valutazione per la qualifica: addetto ai servizi d’impresa” (CIOFS/FP, 2003), “Le parole chiave della formazione professionale” (Malizia-Antonietti-Tonini, 2004), al presente volume “Il diploma di istruzione e di formazione professionale. Una proposta per il percorso quadriennale”. Il Protocollo di intesa rende evidente che il sistema di istruzione e formazione professionale non rappresenta una soluzione “minore” rispetto a quella liceale, ma si articola in una logica progressiva, istituzionale, pluralistica e di pari dignità, con una combinazione di opportunità che possono prevedere un cammino formativo fino ai 23 anni (10 anni formativi). La presente proposta ci sembra riconducibile a un modello che si caratterizza come un cammino di pari dignità rispetto ai percorsi liceali, basato su un approccio peculiare dell’istruzione e formazione professionale, fondato sulla valenza educativa, culturale e professionale del lavoro, considerato questo come il giacimento privilegiato che si propone all’allievo sotto forma di compito problemi che suscitano in esso il desiderio di mettersi alla prova in modo attivo e responsabile. Un sincero ringraziamento lo esprimiamo a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del presente volume. In primo luogo, al prof. Dario Nicoli che, a partire dagli apporti ricevuti, ne ha curato l’impianto scientifico e progettuale, oltre che la stesura. Quindi un riconoscimento alla Dott.ssa Chiara Savatteri, curatrice del paragrafo 5 (“Uno sguardo sull’Europa”) e un grazie a tutti gli operatori CNOS-FAP e CIOFS/FP che hanno contribuito con la loro esperienza e hanno redatto i vari allegati, in particolare ai partecipanti ai seminari nazionali. Le sedi nazionali del CNOS-FAP e del CIOFS/FP si augurano che anche questa fatica possa costituire un contributo per le Regioni che sono chiamate a realizzare un sottosistema di istruzione e formazione professionale che, se realizzato, permetterebbe all’Italia di adeguarsi alle migliori esperienze educative europee. Le Sedi Nazionali del CNOS-FAP e del CIOFS/FP

Pagine