Monitoraggio delle politiche regionali in tema di Istruzione e Formazione Professionale

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Il Decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 17 ottobre 2005 concernente la “Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003”, n. 53, all’articolo 18, comma 2, recita: “Gli standard minimi formativi relativi alle competenze di cui al comma 1, lettera b) sono definiti con Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai fini della spendibilità nazionale ed europea dei titoli e qualifiche professionali conseguiti all’esito dei percorsi”. L’esigenza di dotare di standard formativi minimi il sistema della formazione professionale prima, del sistema dell’istruzione e formazione professionale oggi, è stata ed è ancora affermata come necessità, come prerequisito per l’avvio di un vero sistema formativo a dimensione nazionale ed europea. Già la Legge 21 dicembre 1978, n. 845 (“Legge quadro in materia di formazione professionale”) all’articolo 18 recitava: “Spettano al Ministero del lavoro e della previdenza sociale: (...) la disciplina dell’ordinamento delle fasce di mansioni e di funzioni professionali omogenee ai fini dei rapporti contrattuali di lavoro. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale provvede con propri decreti, da emanarsi entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, sentita la commissione di cui all’articolo precedente, e tenuto conto degli accordi internazionali e comunitari in vigore, alla definizione delle qualifiche professionali, dei loro contenuti tecnici, culturali ed operativi e delle prove di accertamento per la loro attribuzione. Con successivi decreti si provvederà ai necessari aggiornamenti”. Dopo l’approvazione della Legge 17 maggio 1999, n. 144, contenente disposizioni relative all’obbligo di frequenza di attività formative, l’accordo tra Governo, Regioni, Comuni e Comunità montane del 2 marzo 2000, che aveva il fine di dare attuazione a quanto previsto dalla suddetta legge, prevedeva: “Al fine di diffondere standard formativi omogenei a livello nazionale, nella strutturazione dei percorsi formativi si persegue l’obiettivo dello sviluppo di competenze di base, di competenze tecnico-professionali e di competenze trasversali anche mediante le attività di tirocinio, al fine di realizzare un percorso educativo unitario”. Il Decreto legislativo attuativo della Legge 53/03 sopra citato descrive i livelli essenziali delle prestazioni del percorso formativo; all’articolo 18, comma 1, lettera d), prevede: b) l’acquisizione, ai sensi dell’art. 1, comma 5, di competenze linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, storico sociali ed economiche, destinando a tal fine quote dell’orario complessivo obbligatorio idonee al raggiungimento degli obiettivi indicati nel profilo educativo, culturale e professionale dello studente, nonché di competenze professionali mirate in relazione al livello del titolo cui si riferiscono; d) il riferimento a figure di differente livello, relative ad aree professionali definite, sentite le parti sociali, mediante accordi in sede di Conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recepiti con decreti del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Tali figure possono essere articolate in specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio. Viene spontaneo chiedersi: in questa materia si è ancora all’anno zero? Senza richiamare tutta la letteratura prodotta dall’ISFOL in materia e volendo riferirci solamente ad alcuni testi elaborati negli anni più recenti, possiamo affermare che sia Enti di formazione professionale che Regioni hanno elaborato proposte molto vicine agli obiettivi ancora una volta dichiarati nel decreto legislativo concernente il secondo ciclo. Il CNOS-FAP e il CIOFS/FP, in occasione della ricerca azione di supporto alla sperimentazione della formazione professionale iniziale, avevano provveduto ad elaborare un dispositivo di validazione delle figure professionali per il sistema della formazione professionale iniziale, con l’intento di formulare una proposta atta a far superare la proliferazione delle qualifiche professionali e a dotare di indicazioni, espresse in termini di competenze, le figure professionali scelte. Fermarsi alle sole denominazioni non avrebbe risolto di per sé la questione della validazione delle figure professionali, se non sul piano dell’etichetta. Si sarebbe corso il pericolo di elaborare una proposta in grado di garantire trasparenza e uniformità solo dal punto di vista formale, lasciando alla soggettività dei diversi attori sociali il compito di riempire di contenuti le denominazioni proposte e sacrificando in tal mondo la spendibilità sociale delle qualifiche professionali. La scelta, pertanto, è stata quella di problematizzare la questione fino alle competenze che ciascuna figura sottende, poiché da ciò dipende, in ultima istanza, la possibilità di definire degli standard formativi validi per tutti in grado di dare ordine a una materia che da sempre si è distinta per frammentazione e contingenza. Per realizzare il dispositivo, il CNOS-FAP e il CIOFS/FP hanno definito un percorso di riconoscimento della qualifica mediante il confronto con alcuni sistemi di classificazione delle professioni, sia tra quelli presenti all’interno dell’offerta formativa delle Regioni sia tra quelli elaborati a sostegno dell’attività di incontro domanda-offerta di lavoro, sia infine tra i repertori costruiti per l’analisi delle professioni e a supporto delle politiche formative e del lavoro. Le fonti consultate sono state: ErgOnLine, OBNF (anagrafe delle figure professionali), ISFOL (repertorio delle professioni), il CCNL di riferimento, le Regioni Piemonte (standard formativi), Toscana (repertorio dei profili professionali), Veneto (banca dati Ulisse), Lombardia (Direttiva regionale). Il percorso di riconoscimento si è articolato in tre distinti livelli di analisi. Il primo livello di confronto ha riguardato solo le denominazioni delle figure professionali. Per ciascuno dei sistemi di classificazione considerati sono state indicate una o più denominazioni giudicate equivalenti rispetto a quella scelta. Là dove è stato possibile sono stati riportati anche i dati relativi al tipo di utenza di riferimento, requisiti di ingresso, titolo rilasciato, durata, eventuali indirizzi previsti, comparto produttivo. Il secondo livello di confronto ha riguardato, invece, il cosiddetto referenziale professionale, ossia il documento che specifica la figura professionale, il tipo di competenze associate, nonché il grado di padronanza delle stesse. Il referenziale formativo è stato, infine, caratterizzato dall’indicazione dei prerequisiti e dei tempi. Il materiale elaborato è confluito nella stesura delle linee guida che hanno ispirato la sperimentazione dei percorsi formativi triennali a seguito dell’Accordo Stato-Regioni del giugno 2003 e nelle successive guide per l’elaborazione di piani formativi personalizzati articolate in comunità professionali. Accanto a queste ed altre documentazioni degli Enti, esistono pubblicazioni elaborate dalle Regioni che, in questi anni, hanno avviato le sperimentazioni di percorsi triennali (secondo l’Accordo quadro del giugno 2003) in collaborazione con gli Enti. Ci riferiamo in particolare alle Regioni Liguria, Lombardia, Sardegna, Veneto. Stimolato a seguito dei dati emergenti dai monitoraggi sui percorsi triennali promossi all’interno della Federazione e dalle varie documentazioni regionali, il CNOS-FAP ha ritenuto utile approfondire la problematica attraverso una azione di monitoraggio delle politiche di alcune Regioni in tema di istruzione e formazione professionale allo scopo di pervenire ad alcune conclusioni orientative. Il volume si apre con un primo commento sul decreto legislativo concernente il secondo ciclo che offre al lettore una prima analisi generale sulla proposta di riordino della scuola secondaria superiore e sulle caratteristiche fondamentali del sottosistema di Istruzione e formazione professionale in particolare. Lo studio è stato affidato ai professori Guglielmo Malizia e Dario Nicoli. Segue l’analisi di quattro casi di studio, e più precisamente le Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e la Provincia autonoma di Trento che presentano una fase avanzata di proposta in materia di standard, affidata dal CNOS-FAP alla dott.ssa Sandra D’Agostino, ricercatrice ISFOL. Il suo contributo delinea una panoramica non solo dal punto di vista di ciò che avviene in queste Regioni, ma anche dal punto di vista culturale e politico. Al dott. Gianni Mascio, esperto in processi formativi, è stato chiesto, di elaborare un saggio comparativo che ponesse in luce alcuni elementi di rilievo quali il riferimento alla riforma in atto, la contestualizzazione entro le politiche dell’amministrazione e le caratteristiche del sistema culturale, economico, sociale ed istituzionale, il modello di intervento, sia dal punto di vista istituzionale che metodologico, una interpretazione dei modelli entro lo schema-tipo che prevede le finalità prevalenti ed il grado di innovazione. Al prof. Dario Nicoli, consulente in tema di istruzione e formazione professionale, è stato affidato il compito di una valutazione dei modelli anche in rapporto ai dati campionari dei monitoraggi in atto nella Federazione CNOS-FAP e nell’Associazione CIOFS/FP. A questo punto ci preme sottolineare che la sperimentazione del modello integrale, o puro, è quello che maggiormente ha permesso agli operatori coinvolti di dare vita a proposte di standard descritti sia in compiti caratteristici di area che di figura collocata all’interno della medesima area di differente livello (qualifica professionale e diploma professionale); queste proposte ci sembrano coerenti con le finalità proprie del sistema di istruzione e formazione professionale che sono quelle del lavoro e della cittadinanza. Nel ringraziare vivamente i collaboratori che hanno reso possibile la realizzazione del volume, ci auguriamo che il presente studio risulti un utile contributo per quanti sono impegnati, nelle Istituzioni, a definire quell’insieme di competenze, relative alle singole figure professionali, assunto come standard formativo minimo e ritenuto indispensabile per il rilascio di qualifiche o diplomi. Riteniamo, infine, che anche tutti gli operatori della formazione professionale, che hanno vissuto il cambiamento di questi ultimi anni, possono trovare nelle pagine che seguono utili approfondimenti e spunti di riflessione per la loro azione formativa. La sede regionale CNOS-FAP

Autori: 
Sandra D’agostino & Dario Nicoli & Gianni Mascio & Guglielmo Malizia
Editori: 
ASW S.r.l.
Data di pubblicazione: 
Gennaio, 2005
Copertina: 
Id Libro: 
urn:uuid:3dc887bf-0417-401f-b5d8-e9cba4f51d79