Linea guida sulla progettazione formativa di percorsi di istruzione e formazione professionale - Un manuale per i formatori

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Perché una nuova Linea Guida sulla progettazione formativa di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)? Avvalendosi della consulenza del prof. Dario Nicoli, la Sede Nazionale CNOS-FAP aveva elaborata una prima Linea Guida nel 2004, aggiornata poi nel 2008 e, con la collaborazione dei Settori professionali, aveva scritto Guide per specifiche Comunità Professionali. Perché, dunque, una nuova Linea Guida? Prima di presentare le caratteristiche di questo documento, rispondo alla domanda. Più che una Linea Guida “nuova”, si tratta di una Linea Guida “aggiornata” e “rinnovata” sulla base dell’esperienza maturata in questi anni, soprattutto a seguito della sperimentazione dei percorsi formativi triennali e quadriennali. Quindi, con questa pubblicazione, la Sede Nazionale propone a tutti gli operatori della Federazione CNOS-FAP e quanti operano, a vari livelli, in questo ambito, un “manuale”, una “guida” aggiornata e rinnovata nei contenuti e negli strumenti per accompagnarli nell’azione della progettazione formativa. Con l’avvio delle sperimentazioni dei percorsi formativi triennali nel 2003 il (sotto)sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) si è dotato di una metodologia organica, in grado di coniugare cultura del lavoro e cittadinanza. Possiamo affermare, senza cadere nella retorica, che la sperimentazione ha dato origine ad un modello di IeFP che si caratterizzata soprattutto per la personalizzazione dei percorsi, la didattica attiva e per competenze, il perseguimento del successo formativo per tutti, nessuno escluso, la valorizzazione delle potenzialità dei giovani, indipendentemente dai livelli di ingresso, la motivazione formativa connessa al lavoro ed alla professionalità soprattutto attraverso la valorizzazione dei laboratori e gli stage in impresa, la relazione educativo - formativa che rende il Centro di Formazione Professionale una vera e propria comunità nella quale formarsi è piacevole oltre che utile. Questo modello, pur in presenza di soluzioni differenti a livello regionale, ha dato vita anche ad un modello organizzativo di CFP imperniato sulla flessibilità, la partnership con le aziende del territorio, la figura del formatore-docente e la figura del tutor. Oggi, tuttavia, pur in presenza dei molti aspetti positivi acquisiti, il (sotto)sistema di IeFP è chiamato a fronteggiare, in modo particolare, tre sfide: a. superare la separazione tra discipline teoriche e discipline pratiche ancora presente, creando legami forti tra le materie degli assi culturali e l’area professionale e definendo una proposta culturale appropriata, i “contenuti irrinunciabili”, per i giovani dei percorsi di IeFP; b. superare la tendenza ad insegnare per abilità e procedure, dove si pone l’enfasi esclusivamente sulla diligenza, e stimolare, invece, i giovani a fronteggiare compiti e problemi che contemplino anche l’imprevisto, nella prospettiva dell’autonomia e della responsabilità; c. superare la tendenza all’abbassamento dell’asticella, comune, secondo vari esperti, a tutto il secondo ciclo di istruzione e formazione, e rilanciare, invece, il progetto educativo e formativo per veri cittadini della società complessa. Questa Linea Guida sulla progettazione formativa ha l’ambizione di aiutare gli operatori della IeFP a fronteggiare queste sfide approfondendo le modalità per rilanciare la didattica delle competenze applicata alla IeFP, una didattica che si caratterizza, per due aspetti: “imparare lavorando” e “imparare a lavorare”. Circa il primo aspetto, imparare lavorando, va riconosciuto che il cardine dello sviluppo cognitivo risiede nella relazione tra individuo e ambiente, mediata dalla cultura. Ciò consente di suscitare processi di costruzione della conoscenza che risultano situati nelle attività proprie di un contesto. Il percorso formativo è, pertanto, costituito dalla sequenza delle esperienze (“situazioni di apprendimento”) che mobilitano le risorse intrinseche degli allievi e permettono loro di fare esperienza personale del sapere, nel momento in cui assolvono a compiti reali e significativi e risolvono i problemi che questi compiti via via presentano. Circa il secondo aspetto, imparare a lavorare, va riconosciuto il fatto che un Centro di Formazione Professionale, inteso come comunità di apprendimento, presenta una decisa apertura alla realtà come fonte e riscontro delle occasioni di apprendimento più significative. La ricerca del sapere che viene sollecitata presso gli allievi non può essere rinchiusa entro uno spazio circoscritto, ma trova il suo ambito naturale di riferimento nella realtà intesa come totalità composta dalle sue varie componenti. L’apertura alla realtà si manifesta come sollecitazione agli allievi affinché considerino la cultura proposta non come un insieme inerte di nozioni bensì come un fattore vitale in grado di spiegare la realtà ed i suoi processi, ed inoltre come stimolo volto a scoprire insieme il sapere (buono) iscritto nelle dinamiche del reale così da renderlo personale attraverso la conquista e la conferma della corrispondenza con i tratti del proprio mondo personale. Il mondo reale e quello del lavoro in particolare, in tal modo, non sono tenuti fuori dal CFP, ma divengono un “libro di testo” che merita di essere sfogliato affinché il suo valore potenziale possa essere messo a frutto da parte degli allievi. In questo modo, il processo di crescita culturale si presenta come un cammino volto a rendere evidente il sapere implicito nei processi reali; per fare ciò il CFP è chiamato a sollecitare nei destinatari il desiderio e la passione della conoscenza ed a far intuire loro che è alla loro portata la possibilità di trovare soddisfazione a tale desiderio con un metodo di coinvolgimento attento e di investigazione aperta all’insegnamento emergente dal reale. L’apertura alla realtà comporta infine un aumento delle occasioni di relazione ovvero degli apporti di “maestri” non formali capaci di fornire un contributo significativo alla crescita culturale dei giovani. Prima di concludere questa presentazione mi sembra importante richiamare un altro contributo dato da questa Linea Guida. La proposta intende colmare anche una lacuna. Nel capitolo “La rubrica delle competenze”, infatti, l’autore così descrive la lacuna denunciata: La rubrica ha l’ambizione di colmare il vuoto lasciato dalla Conferenza Stato-Regioni il cui passaggio da un ordinamento centrato sui “programmi nazionali” ad un altro che predilige i “risultati di apprendimento” (knowledge outcome) risulta largamente incompiuto, e quindi equivoco, nel momento in cui ha prodotto gli “standard formativi” che sono in realtà standard di competenza poiché descrivono le conoscenze, abilità e/o competenze necessarie per una determinata professione, mentre ha omesso di indicare gli standard di apprendimento e di valutazione-certificazione, ovvero le caratteristiche ed i livelli delle prestazioni attese affinché si possano rilasciare i titoli ed i certificati previsti, limitandosi ad enunciare le competenze-traguardo articolate in conoscenze ed abilità. In sintesi, la IeFP è chiamata ad un salto di qualità, in direzione di una prospettiva pienamente umana: rendere esplicito il proprio profilo educativo, per formare lavoratori competenti, cittadini attivi e consapevoli, persone capaci di vivere in modo autentico la propria libertà. Ciò richiede una cultura della progettazione formativa che, superando la logica compilativa, adotti una prospettiva volta a progettare, allestire, gestire, valutare “ambienti di apprendimento” che valorizzi un modo di fare formazione per problemi presentati attraverso l’illustrazione di situazioni autentiche, significative, attinte dalla vita reale. In questo modo, gli allievi sono stimolati a scoprire la cultura facendone esperienza concreta, assumendo un profilo di corresponsabilità in riferimento al proprio percorso educativo e formativo. Per agevolare gli operatori in questo difficile compito la Sede Nazionale ha ideato questo nuovo strumento che si caratterizza per brevità e praticità. Sono brevi ed essenziali, infatti, i richiami teorici sottesi alla progettazione formativa. Sono numerosi ed esemplari, invece, gli strumenti operativi allegati per rendere più agevole questa nuova progettazione formativa. Mario Tonini Presidente CNOS-FAP

Autori: 
Dario Nicoli
Editori: 
ASW S.r.l.
Data di pubblicazione: 
Settembre, 2012
Copertina: 
Id Libro: 
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