Educare alla costituzione

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Questo libro cerca di proporre tracce di una educazione alla democrazia utilizzando la Costituzione come strumento educativo. La lettura della Costituzione non è affatto educativa di per sé, perché in generale è educativo ciò che rientra in un progetto pedagogico. Dunque la Costituzione va mediata pedagogicamente, come qualunque altro oggetto didattico. Se i ragazzi e le ragazze non vivono la scuola come uno spazio democratico, che intercetta i loro desideri e le loro ansie, le loro gioie e le loro paure, uno spazio all’interno del quale vale la pena di spendere le proprie mattinate perché offre qualcosa di straordinario a livello affettivo, allora anche la lettura della Costituzione rischia di rimanere lettera morta. Ricordiamo le parole di Amos Komensky, scritte più di 500 anni fa: “la scuola deve essere la scuola deve essere un pubblico sanatorio, una pubblica palestra, un pubblico parlatorio, un pubblico centro di illuminazione, un pubblico laboratorio, una pubblica fabbrica di virtù, una immagine dello Stato, una Chiesa visibile (…) una piccola amministrazione piena di esercizi per la condotta della casa, una piccola repubblica, una piccola chiesa, un piccolo paradiso pieno di delizie e di passeggiate amene, di spettacoli e di colloqui sia improvvisati per divertire sia intorno agli argomenti proposti per indurre alla riflessione. E poi dibattiti per chiarire questioni, e redazione di lettere, e infine rappresentazioni di drammi per procurasi un’onesta libertà di parola”. Chi, da docente odierno, leggesse queste parole solo come una provocazione intellettuale o come una superata utopia dovrebbe interrogarsi sul senso del suo quotidiano insegnare. La Costituzione ha 62 anni. Sono tanti? Pochi? È giovane? Vecchia? Superata? A volte si sente dire che è difficile entusiasmare i ragazzi parlando di fatti così lontani nel tempo e distanti dalla loro sensibilità: a parte il fatto che abbiamo visto giovanissimi uscire entusiasti dal Museo Egizio, qualcuno oserebbe andare in Francia durante le celebrazioni per il 14 luglio e dire “Ma cosa state ancora a parlare di cose successe 221 anni fa?” oppure visitare Philadelphia il 4 luglio e stupirsi per l’entusiasmo concernente fatti di 234 anni or sono? Crediamo che il problema non sia pedagogico ma sociale e politico: la Costituzione e la democrazia nel nostro Paese non sono ancora diventate costume, non sono state affettivizzate, i ragazzi non li considerano storia loro, qualcosa che li riguardi da vicino. Esiste un precedente di una Costituzione evolutissima e per certi versi anche in anticipo sui propri tempi ma che non aveva fatto breccia nel cuore e nelle emozioni dei cittadini: è costituito dalla Repubblica di Weimar e chi ricordi come sia finita allora la questione forse concorderà sul fatto che un errore del genere non è da ripetere. Questo è il senso dunque delle numerosissime attivazioni ed esercitazioni proposte in questo libro: si tratta quasi sempre di proposte atte a far emergere l’immaginario dei ragazzi e delle ragazze a proposito di temi assai delicati; e proprio in questi campi (il razzismo, la pena di morte, la differenza di genere, i diritti, l’immigrazione, il carcere) occorrerà stare molto attenti a non lasciar trapelare atteggiamenti di tipo moralistico da parte dei docenti. I ragazzi e le ragazze sono figli e figlie della nostra e loro epoca: una generazione adulta che ha contribuito in larga parte a far cadere nel vuoto molte delle prescrizioni della Carta Costituzionale non ha il diritto di indignarsi quando i giovani propongono soluzioni o idee contrarie alla lettera o allo spirito del documento fondante la nostra Repubblica. Occorre allora sempre raccogliere queste idee, chiarirle, non giudicarle ma confrontarle con il Testo, in un continuo lavoro altalenante tra gli articoli della Costituzione e i lavori dei ragazzi. E occorre sempre un lavoro di supervisione e di restituzione adulta, perché anche le esercitazioni, come la Costituzione, da sole non educano proprio a nulla. Quello che proponiamo dunque è un laboratorio all’interno del quale far reagire l’immaginario politico dei ragazzi e delle ragazze e l’idea di democrazia e di convivenza civile che era propria dei Padri Costituenti; sperando che la scuola aiuti a far raggiungere ai ragazzi (e alla nostra democrazia) quella che sarebbe la reale conquista di un Paese civile: il fatto cioè che la democrazia diventi una sorta di seconda pelle, un habitus quotidiano, e la Costituzione diventi così ovvia da poterla quasi dimenticare, in un Paese così abituato a mettere in pratica quotidianamente le sue prescrizioni e i suoi valori da non avere nemmeno più bisogno di testi come questo. Lavorare perché i giovani non abbiano più bisogno di noi, lavorare per essere inutili: non è questo il senso di ogni attività educativa, di ogni tensione pedagogica, di ogni autentico insegnamento? Arcore, fine inverno 2011

Autori: 
Raffaele Mantegazza
Editori: 
ASW S.r.l.
Data di pubblicazione: 
Gennaio, 2011
Copertina: 
Id Libro: 
urn:uuid:facbc340-72ed-481f-8a8d-7d6b41553b5b