Apprendistato nei percorsi di diritto-dovere

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Il volume nasce con l’obiettivo di fotografare una realtà che è stata a lungo trascurata. Infatti, se l’inserimento dell’apprendistato come opzione per l’assolvimento dell’obbligo formativo nel 1999, quando fu approvata la legge n. 144, fu salutata come una conquista, che riconosceva dignità formativa al lavoro al pari dell’istruzione effettuata nei luoghi più tradizionali del sapere, dopo quella data l’interesse per tale segmento dell’apprendistato è stato sempre minoritario. Quando l’apprendistato è stato confermato come opzione per l’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione in seguito all’approvazione della riforma Moratti, non per questo è aumentato l’interesse per tale tipologia di contratto formativo; anzi, il rallentamento nella fase di implementazione della legge n. 53/03, dovuto al lungo processo di concertazione che ha caratterizzato la definizione dei regolamenti attuativi in particolare per il ciclo secondario superiore, ha di fatto impedito la regolamentazione dell’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere: si tratta della prima delle tre tipologie di apprendistato introdotte dalla legge n. 30/03 (meglio nota come “riforma Biagi”) e dal suo decreto di attuazione (d.lgs. n. 276/03). Concepite pressoché contemporaneamente, in un impeto di razionalità sistemica le due norme hanno tentato di raccordarsi proprio nel disegno di quelle forme contrattuali delineate in modo da favorire la transizione dalla scuola al mondo del lavoro; il ritardo accumulato nella definizione degli standard minimi dei percorsi dell’istruzione e formazione superiore ha finito per vanificare l’intento originario, per cui il necessario raccordo è divenuto un ostacolo alla regolamentazione della nuova tipologia di apprendistato. Il risultato è che oggi tale forma di contratto di apprendistato non esiste ed anzi vanno crescendo le pressioni da parte di quanti chiedono un elevamento fino a 18 anni dell’obbligo di istruzione, che superi la possibilità di entrare nel mercato del lavoro prima del raggiungimento della maggiore età. Ciò non significa che non esistano minori inseriti nel mercato del lavoro. Analizzando il solo caso dell’occupazione regolare o almeno di quella censita nelle statistiche ufficiali, ossia nella rilevazione delle forze di lavoro effettuata dall’ISTAT, risulta che il numero di minori occupati in Italia è al momento attestato intorno alle 60.000 unità. Molti di questi ragazzi sono occupati proprio con un contratto di apprendistato, come si vedrà meglio in seguito, anche se si tratta ancora della forma contrattuale definita dalla legge del 1955 e modificata dalla legge Treu (ossia dalla legge n. 196/97): ossia di una forma di apprendistato che si rivolge indistintamente ad un’utenza di giovani 15-24enni (o 26enni), senza differenziarsi per tener meglio conto delle diverse esigenze dei vari gruppi di utenza. L’intento che ha mosso il CNOS-FAP nel proporre il lavoro che segue è quello di gettare il velo su tale realtà, ed esaminare più da vicino alcune esperienze di formazione per i ragazzi minorenni che sono occupati in apprendistato. La ricerca ha quindi voluto seguire un approccio di tipo bottom up: individuate alcune esperienze realizzate sul territorio, queste sono state approfondite al fine di estrarne elementi utili a elaborare una proposta volta a migliorare il funzionamento di tale segmento formativo. Non è stato affatto facile individuare tali esperienze di formazione per apprendisti minori. Pur avendo circoscritto la ricerca alla rete di strutture formative che fanno capo al CNOS FAP e al CIOFS, ci si aspettava la presenza di un numero molto più ampio di casi da esaminare in virtù del tradizionale ancoraggio dell’offerta formativa di tali strutture proprio alla formazione iniziale per i ragazzi che hanno assolto l’obbligo di istruzione. Invece, le cinque esperienze che vengono riportate già nel loro scarso numero sono una indicazione delle difficoltà che vive tale segmento formativo; ma non la sola: i casi che vengono esaminati mostrano una serie di criticità per le quali si pone la necessità di individuare una risposta che consenta di rendere effettivamente esigibile il diritto alla formazione per i minorenni occupati come apprendisti. Da tale obiettivo nasce la proposta che viene illustrata nell’ultimo paragrafo, con l’obiettivo di rianimare il dibattito intorno a questa forma contrattuale, che si ritiene possa costituire una opzione efficace per il successo formativo di quei ragazzi che abbandonano i percorsi di istruzione e formazione a tempo pieno.

Autori: 
Sandra D'Agostino
Editori: 
ASW S.r.l.
Data di pubblicazione: 
Gennaio, 2007
Copertina: 
Id Libro: 
urn:uuid:199918ce-9005-4571-bfeb-931c85719050