“Fare gli italiani” con l’educazione - L’apporto di don bosco e dei salesiani, in 150 anni di storia

Leggi Epub

Scarica Epub

Nel 150° dell’Unità d’Italia, che ci apprestiamo a celebrare, il volume che qui si presenta è un modo specifico di far memoria non solo di chi “ha fatto l’Italia”, ma anche di chi “ha fatto gli italiani”, tanto nel “bel Paese” che all’estero. Tra quest’ultimi sono senz’altro da porre san Giovanni Bosco (1815-1888) – che i suoi prosecutori tradizionalmente chiamano ancora e sempre “Don Bosco” – e in generale i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Cooperatori, gli ex-allievi e tutti i movimenti e le comunità religiose che si collegano a Don Bosco e che globalmente vengono considerate come Famiglia Salesiana. Sulla scia del fondatore, tutti costoro hanno cercato, e cercano tuttora, di coniugare fedeltà al carisma religioso e ai bisogni educativi dei giovani nella concretezza dei loro contesti vitali, attenti alla tradizione di educazione cristiana ma al contempo alle novità del tempo e della storia, alle innovazioni sociali, politiche, scientifico-tecnologiche, agendo “con Don Bosco e con i tempi”. Una delle formule, con cui Don Bosco prospettava i fini della sua azione, era quella di “formare buoni cristiani e onesti cittadini”. Essa è diventata comune nella tradizione educativa salesiana ed è a tutt’oggi accolta con favore dall’opinione pubblica. Infatti, essa definisce bene le finalità educative, sociali ed ecclesiali del Sistema Preventivo salesiano (vale a dire il modo di educare salesiano che fa perno sul “punto accessibile al bene”, che c’è in ognuno e nel contesto, e che stimola responsabilmente ragazzi e giovani a farlo crescere, arricchire, strutturare, dilatare: in una parola, “educare”!). Inoltre, essa manifesta, nel linguaggio di Don Bosco, lo stretto rapporto che egli e i suoi prosecutori hanno sempre inteso porre tra l’educazione dei giovani, il “bene della società” e la “salvezza eterna”. In tal senso, la formula manifesta a suo modo il programma educativo, plenario e differenziato, che tendenzialmente Don Bosco proponeva a tutti ed in particolare ai giovani “poveri e abbandonati”. Con essa si intendeva dire, in ogni caso, che l’educazione aveva da puntare alla formazione di persone, capaci di coniugare “lavoro, religione, virtù” e “pietà, moralità, cultura, civiltà”. Anche in queste parole-chiave è facile intravedere la felice sintesi di quella che altrove Don Bosco chiamava “la morale, civile e cristiana educazione”. L’opera di Don Bosco è iniziata come “un semplice catechismo” e come un modo cristiano di raccogliere ragazzi e giovani per toglierli dai pericoli della strada. Ma essa si è progressivamente ampliata e articolata, diventando oratorio, scuole domenicali, scuole serali, laboratori professionali, ospizi, convitti, scuole secondarie, associazionismo, ecc. L’oratorio, iniziato quale istituzione educativa totale (includente cioè la scuola, il laboratorio per gli artigiani, il collegio-pensionato e anche il seminario vocazionale, il cortile-ricreatorio), si è poi nel corso della storia venuto a identificare come il settore della “casa”/parrocchia salesiana che funge da centro giovanile, in cui ci si conosce e si sta insieme, si fa pratica di responsabilità e di creatività, si partecipa ad attività ludiche ma anche di volontariato civile e ecclesiale. Attenti in particolare ai giovani delle classi popolari, Don Bosco e i suoi “figli” – altro modo di indicare tutti coloro che hanno proseguito la sua opera – offrirono ed offrono loro la possibilità di apprendere un mestiere: i centri di formazione professionale sono ancora oggi un vanto della Congregazione Salesiana. I collegi e le scuole secondarie, di primo e secondo grado (al massimo gli ultimi anni delle elementari) sono diventati l’opera più diffusa dell’educazione salesiana e hanno formato i quadri amministrativi (e anche molti leader) del nuovo Regno d’Italia e dell’Italia passata e attuale. Il mutare dei tempi ha portato i Salesiani ad assumere e gestire parrocchie, anch’esse però segnate da una chiara impronta educativa, giovanile, popolare, ben integrata nel territorio civile circostante. Ma Don Bosco e i Salesiani hanno fatto anche opera di cultura con la creazione di editrici scolastiche e in genere di promozione culturale (nell’orizzonte religioso dell’ “apostolato della buona stampa”); hanno portato la cultura italiana nel mondo con l’opera delle missioni e dell’evangelizzazione dei popoli. Come si è accennato, il volume, di carattere divulgativo, intende appunto sottolineare l’apporto che i Salesiani (e in qualche modo l’intera “Famiglia Salesiana”) hanno dato al consolidamento e allo sviluppo dell’Italia nei suoi 150 anni di storia. Non sembra pretesa esagerata dire che si è trattato di un contributo prezioso: in particolare per lo sviluppo del sistema educativo del Paese e prima di tutto per la formazione e l’educazione di tante generazioni, istruite e formate con competenza, serietà e solidità personale, senso civico e apertura ai valori e al bene. Più specificamente, il volume raccoglie alcune delle iniziative e realtà più significative, attraverso le quali il contributo dei Salesiani si è espresso, arricchendo così dal punto di vista educativo, valoriale, culturale e professionale la Società italiana e in particolare la “porzione più delicata dell’umana società”, la gioventù povera, abbandonata e “pericolante”, così come usava esprimersi Don Bosco. Si vorrebbe in particolare evidenziare due aspetti che attraversano i vari saggi proposti. Il primo. I Salesiani hanno sempre portato avanti l’idea di un’Italia unitaria, senza distinzioni all’interno del Paese tra le Regioni e i cittadini per ciò che riguarda i diritti e la dignità (e soprattutto i bisogni educativi e formativi) di ciascun ragazzo o ragazza e delle rispettive famiglie. Il secondo. La Congregazione Salesiana, nata a Torino nel 1859, ha avuto una vicenda per molti versi parallela alla nascita e alla storia dell’Italia unita. Fino a tempi piuttosto recenti, si è presentata come un “corpus” di educatori che parlava la stessa “lingua” in contesti linguistici, sociali e geografici distanti, se non opposti, l’uno dall’altro: a tal punto da essere molte volte accusata di collaborare “politicamente” alla diffusione (se non alla difesa) dell’“italianità” nel mondo, sia per le sue scuole “italiane” sia per l’assistenza religiosa e pastorale agli emigranti di origine italiana. In verità – a motivo del suo carisma religioso ed ecclesiale – ciò è stato sempre vissuto e pensato in una intrinseca unitarietà con la sua dimensione sovra-nazionale e cattolicamente ecclesiale e universale. Oggi, ciò è più evidente anche a motivo dell’identità personale dei membri della Congregazione Salesiana, che la fanno essere una congregazione religiosa decisamente internazionale. Ma forse anche questo aspetto può andare di pari passo con una Italia che ormai fa parte dell’Unione Europea e che si proietta in un quadro socio-politico internazionale e mondiale, segnato profondamente dalla globalizzazione, dalla società della conoscenza e della comunicazione informatizzata e telematica.

Autori: 
Giorgio Rossi
Editori: 
ASW S.r.l.
Data di pubblicazione: 
Gennaio, 2011
Copertina: 
Id Libro: 
urn:uuid:7d1656c8-8622-4c4a-9156-3e9fe1e88a2a
Riservato Agli Abbonati: 
no